Una Sinistra che unisce per ricostruire e non per dividere

 

Mano a mano che ci si allontana dall’agitazione scatenata con il voto del 4 marzo, si chiarisce un quadro forse impietoso ma molto aderente alla realtà. Ho trovato molto interessante l’analisi in chiave anagrafica del voto uscita ieri su ‘il Tirreno’ a firma di Mauro Zucchelli, di fatto, smentisce uno scenario forse assolutorio che la politica è abituata a ricercare per giustificare i propri fallimenti.

Quei dati devono far riflettere ancor di più su ciò che è accaduto e potrà accadere in questa città.

E’ qui che lo sguardo impone di ritrovare fiducia in ciò che leggiamo per ristabilire il ruolo che potrà o meno avere la Sinistra in questo scenario. I giovani non sono ciò che molti si ostinano a descrivere. Millantare la loro superficialità serve a nascondere la scarsità di proposte e di risposte che la politica è riuscita a dare. Vado oltre: che la Sinistra è riuscita a dare.

Indecorosa la risposta di alcuni che commentando dicevano “non ci hanno capito”, mentre siamo stati noi a non capire. Il problema forse sta nel fatto che l’immagine restituita aveva davvero più il sapore di un Centro Sinistra riscaldato che si trascinava in modo evidente tutti i suoi fallimenti rincorrendo la ditta ora ‘nel bosco’, ora in pascoli pieni di mucche. Vede queste cose solo chi continua a guardare alle proprie spalle e non si rende conto che oggi le metafore non funzionano più, ammesso che abbiano mai funzionato e a questo la Sinistra avrebbe dovuto ribellarsi, mentre ha finito per ripiegare se stessa dando credito a vecchie voci con nuove facce solo in apparenza. Ma i maquillages durano lo spazio di un giorno. La parola Centro agitata come una clava e accostata alla Sinistra dal alcuni leaders troppo ansiosi di ritornare a vincere, ha distrutto ogni aspettativa durante la campagna elettorale perché, giustamente, le folle oceaniche erano altrove.

I giovani, più di altri, hanno colto il messaggio forte e chiaro, e invece di perdersi nel bosco hanno fatto la loro scelta.

Quindi, ai tanti cuculi labronici e non, che speravano di riprendersi o rubare il nido altrui per sistemarsi nell’attesa dell’eterno ritorno, giunga la notizia che i legittimi proprietari di una casa, pur malconcia, ma dalle solide fondamenta, continueranno a vigilare correggendo ciò che c’è da correggere con umiltà, perché siamo all’anno zero e non c’è più nulla da perdere. Resta la dignità e no, quella non siamo disposti a giocarcela ai dadi per un posto in più.

Chi è rimasto più o meno scientemente nel PD, è stato più onesto di chi sta fuori e continua a tentennare avvelenando un clima che rende ormai impossibile qualsiasi ricucitura. Vanno cambiati non solo i giocatori, ma la discontinuità sia la sola regola da praticare per non disperdere la parola Sinistra. Per chi vuole restare, queste sono le condizioni, gli altri, tornino a casa, la loro.

In questo quadro, solo il M5s e la Lega hanno saputo interpretare il malessere e tradurlo in appeal, per ragioni molto diverse fra loro, ma il gioco sta tutto nella proposta efficace dell’essere anti sistema. Come dare torto al ragionamento dal momento che il sistema ha miseramente fallito? Non ha protetto il futuro di nessuna generazione, nemmeno di quei giovani in attesa di futuro, da qui la punizione di un voto contrario alla ricetta, l’unico mezzo democraticamente ancora garantito. E questo suona come un nuovo ceffone che suona la sveglia come è accaduto il 4 dicembre 2016, con la sostanziale differenza che questa volta è toccato anche a noi.

Se la Sinistra si è posta come attenta ai grandi temi democratici dell’esistenza, non ha saputo tradurli forse per insincerità di fondo con una parte dei volti proposti a rappresentarla. Non ha saputo e forse voluto personalizzarli con ‘quel io’ sofferente che chiede soccorso per esistere e non trova soluzioni.

La società è molto cambiata, seppur sottoposta con trasversalità diffusa ai medesimi problemi, chiede quell’attenzione all’individuo singolo, al problema singolo e alla singola ricerca della risposta. Berlinguer sapeva parlare ad ogni singolo cuore, aveva quella ‘cura’ che manca tanto oggi. Ma Berlinguer non c’è più da molto tempo e se una Sinistra potrà rinascere accadrà solamente se impareremo ad ascoltare senza generalizzare. Generalizzare significa banalizzare e questo è inaccettabile soprattutto quando non si è disponibili a rischiare, a forzare le regole quando sono ingiuste.

Se le generazioni precedenti hanno dimenticato perché molto di più hanno avuto, i giovani hanno iniziato a capire. C’è una lezione importante da cogliere: una comunità si crea solo se si è disposti a riconoscerla, non per comparti, ma riconnettendone fra loro le componenti perché altrimenti oltre alla lotta fra poveri a vincere sarà anche quella fratricida fra generazioni.

Serve dare respiro alle voci e serve tempo per ascoltare anche ciò che non vogliamo sentire. Serve scendere da quel piedistallo e smettere di guardare il complessivo per tornare a terra a vedere il dettaglio, dove sono tutti gli altri a misurarsi con le difficoltà vere della vita per smettere di giudicare. Le scelte dovranno essere pensate ribaltando un ragionamento semplice in questa città in termini di futuro, ovvero chi potrà essere a determinare un’inversione di rotta rispetto al ripiegamento in atto? Ho letto più volte, ma soprattutto ho ascoltato più volte durante la campagna elettorale, che nel momento in cui la generazione dei pensionati di oggi non potrà più garantire la vitalità della città, molti luoghi finiranno con il desertificarsi definitivamente, per la perdita relativa di storia e competenze. Il compito della Sinistra per impedire quello svuotarsi non solo in senso fisico della città, è quello di ricomporre questo quadro, che rappresenti una comunità intera e perciò va ripensata una strada di rispetto e gratitudine che non abbandoni ciò che ci sta lasciando, ma sappia guardare con fiducia a ciò che sta crescendo, per ricostruire insieme e non per dividere.

Simona Ghinassi

Coordinatrice Sinistra Italiana – Federazione di Livorno