Documento dell’Assemblea Federale del 23 marzo 2018

 

Assemblea Federale del 23 marzo 2018 a Vada

 

Analisi

Sono passate poco più di due settimane dal voto del 4 marzo e le analisi post elettorali dei risultati esprimono un chiaro quadro di fallimento sul consenso attribuito alla lista LeU. Il trend nazionale del 3, 8%, sui territori e solo per meriti nominali, ha raggiunto medie superiori, ma si tratta di fenomeni isolati, collegati alla novità nella proposta di candidatura che hanno in molti casi trascinato le candidature ritenute più forti e blindate, che al contrario hanno espresso tutta la debolezza del messaggio politico proposto: invece di guardare avanti abbiamo continuato a riproporre quel passato scomodo che abbiamo sempre condannato per le scelte fatte immediatamente alle spalle e mai smentite a chiare parole nemmeno in campagna elettorale. Aver scelto vecchie facce improponibili ci ha fortemente danneggiato e ha danneggiato anche i volti nuovi che con grandissima fatica eravamo riusciti ad esprimere. Con 18 rappresentanti in un Parlamento dove saremo irrilevanti, non c’è stato nemmeno un gesto di ringraziamento per chi si è preso i calci in faccia sui territori per difendere i vari Bersani, D’Alema, Epifani ecc.. Tutto questo è profondamente grave così come lo è continuare una folle corsa che porterà a estinguerci definitivamente. Ciò che si deve ad un paese è il rispetto di quello schiaffo meritato che andrà smentito con il lavoro duro di chi è stato eletto e deve essere presente sui territori per garantire collegamento e conoscenza per agire. Noi in Toscana non avremo una rappresentanza legata a questo territorio, ed è bene dirselo che queste non sono state elezioni che hanno premiato il buon lavoro e la continuità parlamentare, ma solo le vecchie logiche che hanno vinto per l’ennesima volta ed è stato un grave errore lasciare che questo accadesse. Inutile dare la colpa del frutto avvelenato al Rosatellum era facile prevedere che sarebbe accaduto visto il ricco portfolio della Toscana.

Gli errori

‘L’alternativa’ che abbiamo proposto con la lista in realtà non lo è mai stata e il miraggio di un posto in Parlamento è servito a giustificare una scelta quasi suicida, ma si sapeva ed è questo comportamento che deve essere sanzionabile. Ritenere che chi avrebbe dovuto esprimere consenso non abbia capito ciò che la lista esprimeva è un errore: coloro che volevamo ci ascoltassero, ci hanno ignorato e siamo stati noi a non capire. Per questo motivo serve un’analisi profonda dei cambiamenti avvenuti nella società e dei motivi di uno scollamento progressivo del voto nei confronti di ciò che noi continuiamo, sbagliando a proporre e a chiamare Sinistra ma non lo è. Basta un semplice calcolo per capire che chi ci ha votato non ha i problemi esistenziali che noi avremmo dovuto rappresentare. Dovuto per onestà e non voluto per calcolo basato sulla fedeltà nei secoli dei secoli di una massa che si è rivelata poi inesistente perchè ha votato M5s e Lega. L’approccio tiepido e incolore della comunicazione e dei contenuti proposti ha sbiadito una linea che partiva dalla base di pensiero come espressa nel programma di fondazione di Sinistra Italiana, col risultato di voler adesso buttare via il bambino con l’acqua sporca, cioè il nostro stesso partito. Il messaggio depotenziato e avvilito per ‘amor dell’unità’ ci obbliga a fermarci e a fare chiarezza, non sull’opportunità di riprendere un viaggio solitario, ma sulle scelte dei compagni di viaggio che hanno reali motivazioni coincidenti o perlomeno simili alle nostre. Sinistra italiana deve mettersi a disposizione per essere sostegno di un ragionamento più ampio e non monodirezionale, aprirsi senza pregiudizio e aiutare un processo unitario ampio che tocchi davvero la vita delle persone. Ma può farlo con gli attuali compagni di viaggio? Questa è una domanda dirimente dal momento che il nostro collaudato sodalizio anche a livello locale con Possibile è stato duramente messo in discussione per il peso sbilanciato delle tre componenti fra loro (vedi gestione candidature che hanno lasciato ai margini Possibile) e per il peso eccessivo volto sempre a condizionare e strattonare la linea politica della lista unitaria da parte di MdP Articolo Uno. Al momento Possibile è in fase congressuale, ma sta guardando altrove e questo dovrebbe dispiacere molto più di quanto appaia, MdP, invece continua la rincorsa a riprendersi la ditta territorio dopo territorio ed è un grosso guaio continuare a nasconderlo per coprire un evidente fallimento.

Nodi da sciogliere

Esistono nodi nazionali da sciogliere che hanno ricadute gravissime sui territori e un’analisi di ciò che si riflette sul singolo individuo andrebbe letta a fondo.

La nostra collocazione in Europa non è cosa da poco e ci identificherà a prescindere dalla nostra volontà di smarcarci con le proposte quindi è utile riflettere per capire se siamo davvero convinti che il PSE sia casa nostra dopo aver capito quanto parlare di socialdemocrazia sia divenuto obsoleto e controproducente dal momento che il modello è fallito e la sua traduzione non guarda a sinistra. Il nostro rapporto con l’idea di centro sinistra e conseguentemente con il PD è un altro aspetto determinante. Aver creato un precedente con l’appoggio a Zingaretti nel Lazio, ha aperto una serie infinita di problemi che riguardano le alleanze alle amministrative: la scadenza elettorale elettorale a breve giro risulta un’ulteriore scusa per una miriade di alleanze proposte con furbizia nei comuni al voto e l’atteggiamento troppo accondiscendente e possibilista di LeU rende la nostra immagine sempre meno credibile.

La presenza ingombrante del Governatore Rossi, fra i padri fondatori di MdP Articolo Uno e esponente di spicco di LeU, appare ai più come un tema regionale circoscritto, mentre in realtà ha portata nazionale dal momento che c’è una chiara sovrapposizione di voci nella rappresentanza di LeU. E in Toscana, ben conosciamo la smania di potere di un Presidente che per essere gradito a Renzi è andato oltre Renzi.

La sua presenza è per noi insostenibile all’interno della lista per il peso delle scelte praticate nell’arco della sua reggenza che a oggi si prefigura come votata al matrimonio certo con un PD.

D’altra parte gli fornisce l’ossigeno per continuare la sua folle corsa fino al 2020, quindi la ricetta auspicata di un manifesto condiviso con il PD a nome della lista LeU, ci lascia non attoniti, ma indignati per il tipo di contenuto che porta ad una riconferma assoluta della sua linea politica regionale proposta come modello. A poco servono gli appelli all’unità dal momento che l’abitudine è quella dell’agire d’imperio, con la certezza di una copertura: sappia Rossi che Livorno non la garantirà mai, resterà all’opposizione confermando il suo appoggio ai rappresentanti regionali di SI Toscana a Sinistra, perché abbiamo pagato troppo e troppo continuiamo a pagare scelte sbagliate contro questo territorio nel tentativo di comprimerlo e incatenarlo.

Non accetteremo mai l’ingresso in Giunta Regionale di un membro di LeU, nemmeno se fosse di Sinistra Italiana per costituire il gruppo e seguire Rossi in maggioranza. Molti rumors parlano insistentemente di questo e non vorremmo ritrovarci a nostra insaputa con una rappresentanza combinata ad hoc utile a tacitare il dissenso interno alla lista.

L’azione di Rossi sulla Provincia di Livorno giace nell’evidente fallimento fotografato dagli errori commessi su Piombino, con la crisi delle acciaierie, sul sistema infrastrutturale costiero che comprende l’idea dell’autostrada linea Tirrenica per ora scongiurata, gli errori sul bando Darsena Europa, progetto strategico per risollevare Livorno dalla crisi, le scelte incaute e fuori controllo sulla gestione dei rifiuti e, non ultima per importanza la scelta di una contrazione del servizio sanitario regionale pubblico in favore della privatizzazione che ha visto, non sanzionata l’assessore di riferimento, ma premiata per il risultato raggiunto. Rossi ha recato pregiudizio sul sistema vitale dei cittadini toscani minando alla base temi costituzionali come diritto al lavoro, diritto di cura e tutela del territorio. E questo è per noi inaccettabile.

Una lezione da imparare

Ben vengano oggi i 4 Ddl già proposti in Parlamento per l’avvio delle attività dei 18 eletti, sarà forse utile sorvegliare le attività di Rossi per capire se continuano a divergere o meno nonostante i proclami. A questo proposito per noi servirebbe rovesciare il paradigma: guardare prima il dito e poi la luna. Ha vinto quel populismo che critichiamo tanto dall’alto ma che invece ha capito ciò che noi dall’alto non riusciamo a capire. Sulla luna ci siamo noi perché è mancata la vicinanza effettiva e ‘affettiva’, quel rapporto uno a uno fra politica e cittadino, abbiamo trasformato tutti i cittadini in precari che nessuno ascolta.

Non basta parlare dei temi fondamentali che riguardano i diritti umani ormai percepiti come troppo aerei e poco palpabili, va rimessa la lente sul dettaglio, sui beni primari dell’esistenza dei singoli per poter creare un precedente e rompere se necessario lo schema istituzionale capace di creare leggi che non solo non rispondo più ai bisogni, ma che vanno contro la vita e il diritto dei singoli di sentirsi di nuovo parte di una comunità. La politica deve essere fatta di empatia e di ascolto, e noi ci siamo adeguati e limitati a grattare leggermente la superficie.

Non bastano poi le rassicurazioni su un cambio di rotta, vanno osservate la pratica e l’azione diretta. Molti passaggi democratici sono stati sviliti e imbavagliati per consentire un triste lasciapassare che ha avuto tutto il sapore di una beffa nei confronti dei territori. Scarsa rappresentanza e scarsa partecipazione conseguente sono il risultato di un’operazione asettica decisa nella stanza dei bottoni e chi ha deciso dovrà assumersi la piena responsabilità di aver quasi distrutto in un colpo solo tutto ciò che come partito ci eravamo impegnati a costruire da più di un anno a questa parte con la rete capillare dei circoli e delle federazioni.

La riproposizione di un modello già fallito e già punito a Livorno avrebbe dovuto insegnarci che gli schiaffi ricevuti a livello locale si possono prendere anche a livello nazionale per gli stessi motivi. Questo territorio aveva già punito la logica dell’eterno ritorno scardinando un sistema settantennale nel 2014 con l’elezione di Nogarin, ma non è bastato nemmeno questo dato a farci capire che non si sarebbe trattato di un caso isolato ma un precedente da osservare con cura. Eppure le facce punite allora ce le siamo ritrovate di nuovo qui ‘a vendere parole e promesse ciò che nessuno giustamente ha voluto comprare.’

Chi ha lavorato con impegno alla costruzione sui territori è stato spesso utilizzato come cavallo di Troia e questo non è accettabile. Evidenti a Livorno comportamenti viziati che hanno pregiudicato la costruzione di un percorso elettorale sereno e proficuo della lista LeU.

La diversità di obiettivi è parsa chiara fra noi di Sinistra Italiana e Possibile, nei confronti di MdP fin dal primo momento con l’impossibilità di costruire un coordinamento operativo e politico che condividesse non solo l’organizzazione ma una visione comune. Abbiamo assistito ad atteggiamenti sempre volti al condizionamento delle posizioni, praticati con l’assenza di collegialità, la scarsa trasparenza sulle risorse e la mancanza di un dialogo sincero fra le parti a causa di comportamenti che fanno capo a vecchi di schemi relativi all’insana abitudine di esercitare forzature inopportune attraverso la sopraffazione delle voci plurali.

Alle sollecitazioni per un grande incontro assembleare pubblico risponderemo non appena saranno chiarite le posizioni nazionali sopra riportate sperando che le difficoltà possano essere superate dal momento che sul territorio la presenza di coordinamenti di LeU si è dimostrata più collegiale, anche se a prescindere dai rapporti, infruttuosa sul piano del coinvolgimento e dei risultati elettorali raggiunti.

A nulla serve velocizzare un percorso che va lasciato decantare, la velocità andava impressa attraverso l’organizzazione di iniziative unitarie nel momento della costruzione elettorale per restituire credibilità al progetto di LeU, farlo ora sarebbe un grosso limite ed esporrebbe la lista stessa ad un pericolo di implosione che al momento non serve davvero.

Attendiamo con fiducia la prossima assemblea di Sinistra Italiana regionale dell’8 aprile sperando di poter cogliere l’inizio di un percorso di rinnovamento anche e soprattutto nella struttura regionale, dal momento che sia prima che durante la campagna elettorale sono emerse evidenti criticità non solo nel metodo organizzativo e operativo di vicinanza ai territori, ma è spesso mancato il supporto politico nell’approccio ai problemi sul territorio. La dualità di conduzione ha rivelato tutte le sue criticità e secondo questa Federazione non può proseguire in modo sereno l’attività politico organizzativa del Partito perché lo scenario è profondamente cambiato.

Non può esserci una visione a due velocità diverse di pensiero e traduzione nel messaggio politico espresso da Sinistra Italiana in ambito regionale, così come i nostri rapporti verso l’esterno che non possono avere evidenti diversità di linea, nelle modalità e nell’approccio. Occorre ripensare ad un organismo snello che sia davvero operativo e che sia efficiente nei tempi di risposta soprattutto in ragione delle difficili sfide che dovremo affrontare.

Ci aspettiamo una conferma a breve giro dell’appuntamento con l’assemblea nazionale per il 14 marzo, riteniamo sia un passaggio obbligatorio per l’esercizio della democrazia interna al partito che possa restituire immediatamente ai territori qualsiasi scelta interna venga fatta prima di prendere impegni su un futuro attualmente troppo nebuloso per decidere.

Esiste uno Statuto che fino a prova contraria garantisce l’ordine dei passaggi e la disciplina di comportamento da adottare in frangenti difficili come quello attuale. Ciò ci tiene al riparo e ci indica un percorso da seguire, troppe volte ultimamente abbiamo soprasseduto e abbozzato, ma l’elasticità non può essere solo praticata verso l’esterno, va anche pretesa. Per questo, auspichiamo modalità condivise senza forzature.

Il futuro

Ci aspetta sulla città e sul territorio Livornese un duro lavoro di costruzione per le amministrative del 2019, per le Europee e le Regionali del 2020, intendiamo confrontarci con chiunque si muova a sinistra e sia compatibile con noi di Sinistra Italiana, ma non ci lasceremo sopraffare dalla fretta, da richieste inaccettabili condizionate dalle opportunità personali di una poltrona da preconfezionare per sanare favori o risolvere obblighi, saremo aperti e chiari, guarderemo sempre fuori da noi, ma non dimenticheremo mai chi siamo e perché Sinistra Italiana è nata un anno fa.

Il futuro si può riscrivere, basta volerlo.

Assemblea Federale Sinistra Italiana – Federazione di Livorno

 

 

Ammoniaca nel mare di Vada, avanti a tutto va messa la salute e l’incolumità dei cittadini e dei lavoratori

 

Martedì 12 alle ore 10 si terrà la commissione 5, quella relativa all’ambiente, sulla questione del disservizio occorso alla sodiera Solvay lo scorso 28 agosto.
Così come da noi indicato immediatamente a seguito dell’incidente è stata richiesta la presenza sia Arpat che della Società Solvay, le quali speriamo possano entrambe partecipare così come speriamo possano essere presenti il Sindaco e l’assessore all’ambiente Donati.
Ringraziamo per la sensibilità dimostrata la Presidente della Commissione Vivaldi.

Quanto avvenuto in merito alla presenza di ammoniaca in mare ci spinge a rinnovare l’importanza del controllo delle istituzioni pubbliche rispetto agli impianti industriali, a maggior ragione se chimici e ad impatto elevato sul territorio e sull’ambiente.

Avanti a tutto va messa la salute e l’incolumità dei cittadini e dei lavoratori.
Speriamo che durante la commissione possano essere chiariti i molti dubbi che ancora oggi permangono sulla questione dell’ammoniaca in mare.

Niccolò Gherarducci – Sinistra Italiana Bassa Val di Cecina e gruppo consiliare Sinistra Unità per il Lavoro

I caraibi della Toscana, le spiagge bianche di Vada, dimostrano, purtroppo, ogni giorno di più, di essere una grande discarica industriale

 

I cittadini di Rosignano e di Vada se ne sono accorti alla fine di agosto quando, dopo aver chiaramente sentito un pungente odore di ammoniaca, hanno visto una grande moria di pesci di medie dimensioni che hanno riempito il mare e la sabbia delle spiagge bianche.

I referti analitici dei campioni di acqua di mare prelevati in prossimità della battigia hanno mostrato una presenza di ammoniaca con concentrazioni superiori a quelle riscontrate durante i monitoraggi marino costieri routinari. I valori rilevati mostrano una andamento decrescente delle concentrazioni di ammoniaca allontanandosi dallo scarico Solvay.

Verrebbe quasi da ringraziare l’azienda che, avendo magari commesso un errore di gestione dei suoi prodotti, ha messo in risalto il grande disastro ambientale che si sta consumando su questo tratto di coste livornesi da anni.

L’osservatorio nazionale amianto in uno studio recentemente pubblicato dal relatore Claudio Marabotti afferma che “oltre alla presenza di amianto si registrano nell’aria e nelle acque metalli pesanti. Tutti questi agenti hanno causato non solo malattie tumorali, ma anche a carico dell’apparato cardiaco e vascolare come ictus e ischemie, casi di Alzheimer. In totale stimiamo che dal 2001 al 2010 a Rosignano, per questi agenti patogeni, si siano verificati appunto 250 morti in più rispetto a quanto era atteso secondo le stime.” Non solo ammoniaca quindi.

Ormai a inizio settembre si parla nuovamente di vietare la balneazione, un po’ come spesso succede e, magicamente, di permetterala di nuovo a maggio, pronti per la stagione estiva, con la connivenza totale delle amministrazioni locali, piegate ad interessi di bassa bottega.

Questo non è il modo di fare politica.

Chiediamo con forza agli enti competenti, ARPAT  e comuni coinvolti, oltre alla regione Toscana, di monitorare strettamente la fabbrica, di definire una volta per tutte gli inquinanti presenti nei sedimenti delle spiagge bianche e negli sversamenti a mare, di estendere studi epidemiologici sulle popolazioni interessate e di chiedere al ministero competente se non sia il caso, al termine di questa analisi, di ricomprendere le spiagge bianche in un nuovo sito di interesse nazionale per la bonifica industriale.

Alessandro Brunini

 Sanità e Welfare – Sinistra Italiana Toscana

Simona Ghinassi  

Coordinatrice Sinistra Italiana – Federazione di Livorno