Civati e Fratoianni a Falcone e Montanari: Noi ci siamo

 

Perché una Sinistra di popolo non può che rinascere dal popolo

L’appello lanciato da Tomaso Montanari e Anna Falcone si chiude con una frase densa e intensa.

Ma anche aperta, non risolta: di qui l’importanza di riempirla di contributi concreti, altrettante tessere di un mosaico che colorano il pavimento su cui incamminarci, insieme.

È un appello che sentiamo nostro perché parla di radicalità, che non esiste senza comportamenti e scelte coerenti, trasparenti, leggibili.

Perché parla di radicalità.

La crisi (che, almeno nel nostro Paese, non è finita) ha reso più evidenti e più feroci le fortissime disuguaglianze che affliggono la nostra società in ogni suo campo. Contrapporre un presente cinico e baro, a un passato recente di un presunto paradiso in cui tutti stavano bene, mette fuori strada e non restituisce la dimensione dei problemi sul campo. Il presente è figlio delle scelte fatte – o più spesso non fatte – negli anni, anche recenti, in cui sono mancate azioni forti, ambiziose, capaci di cambiare prospettiva rispetto a ciò che veniva sempre presentato come inevitabile.

Per questo serve una proposta radicale, all’altezza della sfida, all’altezza dei problemi che le persone vivono quotidianamente. Nessuno schema predefinito ci mette al riparo dalla tempesta, se giocato sul piano della politica politicata.

Perché definisce la rappresentanza.

Non esistono leadership naturali, tanto più se non tengono in debito conto i percorsi politici fatti e gli sviluppi di questi ultimi anni.

Per il referendum costituzionale del 4 dicembre si è mosso per davvero e come non accadeva da tempo, forse dai referendum per l’acqua pubblica del 2011, un popolo che ha espresso con convinzione la necessità di riprendere parola, di esprimersi con forza e con chiarezza. 20 milioni di persone hanno detto no allo stravolgimento della Costituzione.

Ecco, la Costituzione, uscita più forte dal referendum, deve essere ora applicata secondo gli ideali progressisti (del socialismo, dell’azionismo, del liberalismo e del cattolicesimo sociale) che vi sono alla base, riprendendo un percorso interrotto proprio quando si è iniziato a parlare più di riforma che di attuazione.

La rappresentanza ha a che fare con la capacità democratica di un corpo, con la possibilità di riconoscersi in un contesto, in un progetto, che esprime un punto di vista chiaro e definito sul mondo e sul paese. E non può che definirsi in rapporto al paese, a partire dai conflitti e dalle conquiste ottenute.

Perché parla di unità.

Nessuna fuga in avanti, nessun “chi mi ama mi segua”, ma una proposta a un popolo. Che stia nei partiti, o che abbia deciso di organizzarsi in forme municipali, o che abbia scelto la strada dei conflitti sociali.

Parla di unità, in un momento in cui piuttosto si tende a dividere, a imporre un marchio, a definire i confini delle proposte senza discuterne fino in fondo, ma attraverso meccanismi di primogenitura.

Non è questo il tempo e non deve esserlo più.

È piuttosto il momento dell’umiltà e dell’unità.

Un’unità che vogliamo costruire attorno a un progetto che dia risposte reali e concrete ai bisogni e alle aspirazioni delle persone che chiedono soluzioni alle molte disuguaglianze ed ingiustizie sociali che impediscono loro di vedere un futuro fatto di giorni migliori.

Per questo vogliamo dare noi un segnale a tutte e tutti e firmiamo in maniera congiunta questa risposta. Per dire che ci siamo, per dire che ci sono tutte le condizioni storiche, sociali ed economiche per definire una proposta che stia con i piedi ben piantati nel mondo e in quello che accade.

Per dire Sì, è Possibile.

Pippo Civati – Nicola Fratoianni

Un’alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza

 

Siamo di fronte ad una decisione urgente. Che non è decidere quale combinazione di sigle potrà sostenere il prossimo governo fotocopia, ma come far sì che nel prossimo Parlamento sia rappresentata la parte più fragile di questo Paese e quanti, giovani e meno giovani, in seguito alla crisi, sono scivolati nella fascia del bisogno, della precarietà, della mancanza di futuro e di prospettive. La parte di tutti coloro che da anni non votano perché non credono che la politica possa avere risposte per la loro vita quotidiana: coloro che non sono garantiti perché senza lavoro, o con lavoro precario; coloro che non arrivano alla fine del mese, per stipendi insufficienti o pensioni da fame.

La grande questione del nostro tempo è questa: la diseguaglianza. L’infelicità collettiva generata dal fatto che pochi lucrano su risorse e beni comuni in modo da rendere infelici tutti gli altri.

La scandalosa realtà di questo mondo è un’economia che uccide: queste parole radicali – queste parole di verità – non sono parole pronunciate da un leader politico della sinistra, ma da Papa Francesco. La domanda è: «E’ pensabile trasporre questa verità in un programma politico coraggioso e innovativo»? Noi pensiamo che non ci sia altra scelta. E pensiamo che il primo passo di una vera lotta alla diseguaglianza sia portare al voto tutti coloro che vogliono rovesciare questa condizione e riconquistare diritti e dignità.

Per far questo è necessario aprire uno spazio politico nuovo, in cui il voto delle persone torni a contare.

Soprattutto ora che sta per essere approvata l’ennesima legge elettorale che riporterà in Parlamento una pletora di “nominati”. Soprattutto in un quadro politico in cui i tre poli attuali: la Destra e il Partito Democratico – purtroppo indistinguibili nelle politiche e nell’ispirazione neoliberista – e il Movimento 5 Stelle o demoliscono o almeno non mostrano alcun interesse per l’uguaglianza e la giustizia sociale.

Ci vuole, dunque, una Sinistra unita, in un progetto condiviso e in una sola lista. Una grande lista di cittadinanza e di sinistra, aperta a tutti: partiti, movimenti, associazioni, comitati, società civile. Un progetto capace di dare una risposta al popolo che il 4 dicembre scorso è andato in massa a votare “No” al referendum costituzionale, perché in quella Costituzione si riconosce e da lì vorrebbe ripartire per attuarla e non limitarsi più a difenderla.

Per troppi anni ci siamo sentiti dire che la partita si vinceva al centro, che era indispensabile una vocazione maggioritaria e che il punto era andare al governo. Da anni contempliamo i risultati: una classe politica che si diceva di sinistra è andata al governo per realizzare politiche di destra. Ne portiamo sulla pelle le conseguenze, e non vogliamo che torni al potere per completare il lavoro.

Serve dunque una rottura e, con essa, un nuovo inizio: un progetto politico che aspiri a dare rappresentanza agli italiani e soluzioni innovative alla crisi in atto, un percorso unitario aperto a tutti e non controllato da nessuno, che non tradisca lo spirito del 4 dicembre, ma ne sia, anzi, la continuazione.

Un progetto che parta dai programmi, non dalle leadership e metta al centro il diritto al lavoro, il diritto a una remunerazione equa o a un reddito di dignità, il diritto alla salute, alla casa, all’istruzione.

Un progetto che costruisca il futuro sull’economia della conoscenza e su un modello di economia sostenibile, non sul profitto, non sull’egemonia dei mercati sui diritti e sulla vita delle persone.

Un progetto che dia priorità all’ambiente, al patrimonio culturale, a scuola, università e ricerca: non alla finanza; che affronti i problemi di bilancio contrastando evasione ed elusione fiscale, e promuovendo equità e progressività fiscale: non austerità e politiche recessive.

Un simile progetto, e una lista unitaria, non si costruiscono dall’alto, ma dal basso. Con un processo di partecipazione aperto, che parta dalle liste civiche già presenti su tutto il territorio nazionale, e che si apra ai cittadini, per decidere insieme, con metodo democratico, programmi e candidati.

Crediamo, del resto, che il cuore di questo programma sia già scritto nei principi fondamentali della Costituzione, e specialmente nel più importante: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese» (art. 3).

È su questa piattaforma politica, civica e di sinistra, che vogliamo costruire una nuova rappresentanza. È con questo programma che vogliamo chiamare le italiane e gli italiani a votare.

Vogliamo che sia chiaro fin da ora: noi non ci stiamo candidando a guidarla. Anzi, non ci stiamo candidando a nulla: anche perché le candidature devono essere scelte dagli elettori. Ma in un momento in cui gli schemi della politica italiana sembrano sul punto di ripetersi immutabili, e immutabilmente incapaci di generare giustizia ed eguaglianza, sentiamo – a titolo personale, e senza coinvolgere nessuna delle associazioni o dei comitati di cui facciamo parte – la responsabilità di fare questa proposta. L’unica adeguata a questo momento cruciale.

Perché una sinistra di popolo non può che rinascere dal popolo.

Invitiamo a riunirsi a Roma il prossimo 18 giugno tutti coloro che si riconoscono in questi valori, e vogliono avviare insieme questo processo.