Ordine del giorno Direzione Nazionale SI del 9 febbraio 2019


A distanza di ormai un anno dalle elezioni politiche e di otto mesi dall’insediamento del Governo gialloverde, é possibile trarre un primo bilancio della fase politica.
L’Italia è ufficialmente in recessione, con aspettative molto ridotte di crescita economica nel 2019.
Questo dipende certamente da una congiuntura economica internazionale negativa, condizionata dalla fine delle manovre espansive da parte della maggiori banche centrali, dalla guerra commerciale fra USA e Cina, dall’approssimarsi del punto di massima espansione della bolla finanziaria cresciuta dopo la crisi del 2008-2014.
È tuttavia innegabile che le scelte compiute dalla maggioranza con la legge di bilancio 2019 contribuiscano a rendere l’Italia più fragile in un contesto di generale difficoltà.
Lo scontro con la UE si è infatti concluso con la ritirata del Governo, spinto ad accettare una manovra non espansiva dopo aver bruciato miliardi per l’aumento del costo del debito.
Tale manovra si caratterizza peraltro per la forte incidenza della spesa corrente e per lo scarso peso degli investimenti, che sarebbero invece indispensabili per il rilancio dell’economia.
Né si può affermare che si facciano passi avanti sul piano dell’uguaglianza e della giustizia sociale.
Apprezziamo infatti i timidi correttivi introdotti alla legge Fornero, anche se molto limitati nel tempo e nella platea potenziale, con particolare riferimento alle donne, di fatto escluse dalla cosiddetta quota 100.
Allo stesso tempo non neghiamo il valore di aver incrementato i fondi a disposizione della lotta alla povertá, destinati al cosiddetto reddito di cittadinanza.
Non possiamo d’altra parte non vedere che tali e tante sono le condizionalitá imposte a quello che dovrebbe essere uno strumento di welfare innovativo, da renderlo di fatto l’ennesimo fattore di spinta alla deflazione salariale e alla compressione dei diritti di chi lavora. Il vero limite di entrambi i provvedimenti è inoltre la totale assenza di qualsiasi vocazione redistributiva, che dovrebbe invece essere alla radice di interventi sul piano del welfare.
Le fonti di finanziamento non si sono infatti cercate sul lato della tassazione dei grandi patrimoni, sul rilancio della progressività fiscale, sulla lotta all’evasione fiscale.
Al contrario si è introdotta una sorta di Flat tax che discrimina il lavoro dipendente, si sono prodotti condoni di ogni tipo, si è escluso esplicitamente qualsiasi intervento sulla piccola minoranza che si è arricchita negli anni della crisi.
Quota 100 e reddito di cittadinanza sono pagati dal blocco delle assunzioni pubbliche, dall’aumento delle addizionali locali che peseranno sui redditi da lavoro, esattamente come le pesantissime clausole di salvaguardia sull’IVA, e dall’incremento del debito pubblico, tutto a carico dei contribuenti onesti.
Davanti a queste scelte, noi rilanciamo un programma di investimenti pubblici nelle piccole opere indispensabili ad un territorio sociale e ambientale sempre più fragile, un piano straordinario di assunzioni pubbliche nella scuola, sanità e assistenza, un disegno per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario e per la riconquista dei diritti fondamentali, a partire dall’art.18.
Siamo convinti che queste siano le necessità del paese, in sintonia anche con quanto emerso dall’ultimo congresso della CGIL, il cui esito salutiamo con grande soddisfazione.
Il più grande sindacato italiano ha dimostrato grande capacità di confronto democratico, di sintesi e di innovazione, e questo é un valore per tutta la sinistra e per la democrazia italiana.
Abbiamo bisogno oggi più che mai di un rinnovato protagonismo delle organizzazioni sociali, davanti ad un Governo che gioca sistematicamente ad alimentare, quando non a creare ad arte, la guerra fra i poveri.
Da quando Salvini siede al Viminale, siamo infatti impegnati in una lotta quotidiana contro la barbarie calata dall’alto e scagliata contro la parte più debole e indifesa della società, a partire dai migranti.
Abbiamo dovuto assistere alla politica dei porti chiusi in assenza di qualsiasi procedura legale, alla criminalizzazione delle ONG, alla complicità nei confronti dei criminali libici, all’utilizzo della vita delle persone come merce di scambio sul terreno della politica e della propaganda.
Il decreto sicurezza sta producendo quotidianamente i suoi effetti, marginalizzando e segregando migliaia di persone negli angoli bui del nostro paese, esponendole al peggiore sfruttamento e spingendole nelle mani della criminalità.
Lo stesso stato di diritto è in pericolo, nel momento in cui si afferma impunemente il diritto di un Ministro di sequestrare 177 persone per 5 giorni, violandone i diritti fondamentali, alla sola condizione che abbia una maggioranza parlamentare pronta a sostenerne la possibilità di abusare del proprio potere.
Davanti al decadimento progressivo e accelerato della qualità della nostra vita democratica imposto dalla Lega, il M5S ha assunto il ruolo di complice silenzioso, impegnato solo a occupare posizioni di potere e privilegio rilanciando battaglie di nessun peso sostanziale, ma piuttosto pericolose per l’equilibrio istituzionale, come l’ennesimo attacco alla Costituzione.
Nonostante abbia ottenuto al Sud un grandissimo successo, sembra disinteressato persino alla prossima approvazione della cosiddetta autonomia differenziata, che nasconde in realtà una vera e propria secessione delle regioni più ricche a discapito del mezzogiorno d’Italia. Ha inoltre tradito le aspettative generate sui temi ecologisti, a partire dal tradimento nei confronti del movimento no tav e no triv.
Nella stessa legge di bilancio nessuna politica di mitigazione dei cambiamenti climatici viene messa in campo, quando invece questa emergenza dovrebbe essere la premessa di qualsiasi azione di conversione ecologica dell’ economia, a partire dai programmi per le prossime elezioni europee.
D’altra parte il PD, impegnato in un Congresso di cui è difficile cogliere il tema di fondo, appare prigioniero di una linea di opposizione condotta in nome della conservazione dell’esistente e delle peggiori scelte del passato.
In questo quadro noi avvertiamo con la massima urgenza la forte necessità di mettere in campo un progetto di alternativa all’altezza della sfida pesantissima messa in campo dalla destra.
Si tratta di intervenire per allargare lo spazio politico di una proposta alternativa tanto al nazionalismo xenofobo, razzista e inconcludente, quanto al liberismo, alla supremazia del mercato, alla nostalgia dell’austerità.
Siamo tanto consapevoli che si debba agire in questa direzione, quanto della nostra assoluta insufficienza.
Abbiamo alle spalle un anno complesso, segnato dalla sconfitta elettorale e dal fallimento del tentativo messo in campo con Liberi e Uguali.
È stato un anno che ha messo a dura prova la nostra tenuta politica e organizzativa, caratterizzato da un dibattito interno acceso e dalla difficoltà di trovare una rotta che mantenesse inalterati gli obiettivi di cambiamento radicale dell’attuale assetto politico e sociale, e di unità delle forze della sinistra, adattandoli ad un quadro profondamente mutato dopo il terremoto del 3 marzo.
Abbiamo lavorato in particolare in due direzioni.
Da un lato il consolidamento delle esperienze a noi più vicine, a partire da una parte di quelle con cui avevamo condiviso l’esperienza di LeU, con lo scopo dichiarato di mettere fino in fondo Sinistra Italiana a disposizione di un processo di allargamento e unità.
Dall’altro un percorso di confluenza verso le elezioni europee con tutte le forze di sinistra, civiche, antirazziste e ambientaliste che condividano l’esigenza di allargare il terzo spazio fra liberismo e nazionalismo.
Oggi possiamo dire che si sono registrati importanti passi in avanti in entrambe le direzioni, che vanno interpretate come parte di un medesimo impegno per costruire una credibile alternativa alle destre che oggi governano l’Italia e l’Europa.
L’interlocuzione con ciò che si è raccolto intorno agli autoconvocati di LeU, ma anche con personalità e altri movimenti della sinistra, è nelle condizioni di aprire dopo le elezioni europee una fase che abbia l’ambizione di essere costituente.
Il confronto avviato da alcune settimane con partiti e associazioni in prospettiva delle elezioni europee è ormai pronto a manifestarsi esplicitamente come appello per una lista di sinistra, civica e ecologista, aperta alla partecipazione di tutte e di tutti, nella consapevolezza che l’Europa che conosciamo ha bisogno di una radicale trasformazione, ma senza alcun cedimento a regressioni nazionaliste.
Una lista di lotta politica, sociale e civile, che abbia l’obiettivo di contendere l’egemonia a Lega e M5S, ben lontana da qualsiasi ipotesi di fronte dei conservatori, come quello ipotizzato da Calenda.
Una lista che abbia l’ambizione di lanciare dall’Italia un ponte fra le culture politiche europee alternative al binomio PSE-PPE, appartengano esse alla storia della sinistra o dell’ambientalismo, aprendosi in Italia alle migliori esperienze civiche.
Una lista che sappia coniugare innovazione e valorizzazione delle lotte e delle esperienze di questi anni.
Riteniamo che Sinistra Italiana possa essere un soggetto in grado di dare un contributo determinante tanto per il successo della lista Europea, tanto per un processo costituente della sinistra del XXI secolo.
Per questo a partire da oggi lanciamo il tesseramento 2019 e chiediamo a tutte e tutto uno straordinario impegno per favorire l’adesione al nostro partito e il rilancio del finanziamento attraverso il 2 per mille.
Ringraziamo le compagne e i compagni impegnati negli importanti appuntamenti elettorali in corso in Abruzzo e Sardegna, e nella preparazione del prossimo turno delle amministrative, che rappresenteranno nel complesso una fondamentale tappa di reinsediamento e costruzione dell’alternativa.
Insieme, per cambiare l’Italia e l’Europa.

Andiamo oltre appelli, cantieri e tatticismi ma parliamo di contenuti a Sinistra

 

Abbiamo visto moltiplicarsi nelle ultime settimane nascite di cantieri, annunci di liste più o meno schierate e appelli all’unità per la ragion di Stato, ma in pochi hanno capito che la sommatoria algebrica in politica non funziona più. Il voto è mobile e si adegua alla pancia e a ciò che ricade sulla pelle di cittadini sempre più consapevoli che cercano risposte e non chiacchiere.

Le vecchie operazioni strategiche compiute da un ceto politico oggi in affanno sono destinate a fallire per questo e ciò che servirebbe ora è un passo indietro per farne cento in avanti.
Riconoscere questo dato aiuterebbe a ritrovare paradossalmente il senso e il significato dell’azione politica come scelta civile di pratica quotidiana da condividere.

La confusione sotto il cielo è enorme e se a livello nazionale abbiamo assistito ad una rivoluzione che ha sovvertito un ordine che pareva immutabile, la scomposizione è in atto anche a livello locale, e non bastano i generici quanto opportunistici appelli all’unità contro i nuovi barbari, perché ad osservare bene è impossibile non notare che le posizioni di chi governa questa città siano diverse. Così come non basta pensare di riesumare un centro sinistra morto e che ha fallito i suoi obiettivi perché ha cambiato verso e volto, virando a destra per ciò che ci ha lasciato in dote.

In attesa delle amministrative del 2019 c’è lo spazio per guardare ciò che sta accadendo altrove, a quelle esperienze che maturano in altre città attraverso la pratica del municipalismo per ricreare una connessione fra governo dei luoghi e risposta a bisogni primari.

Le esperienze sono molte, serve declinare un principio, senza copiarlo a scatola chiusa perché sarebbe l’ennesimo errore. Significa parlare di economie di circolari e territoriali legate al contesto, di gestione dei beni comuni e di un ruolo di garanzia da restituire al pubblico, di sicurezza sociale che non usa la repressione ma che ascolta anche ciò che è scomodo ascoltare senza nascondersi, significa stimolare la partecipazione fra i cittadini che hanno uguali problemi e cercano le medesime soluzioni.

Governare una città è cosa complessa, così come è complesso convergere sulla figura giusta di un candidato capace di rappresentare il volto di una città intera con competenza e preparazione adeguata. Per questo sarebbe utile a tutta la Sinistra, quella di oggi e non quella che fu, aprire con umiltà il dibattito senza salti in avanti da parte di dirigenti politici, elite, spin doctor o santoni dell’ultima ora con la verità in tasca, ma insieme ai cittadini, quei potenziali elettori che a ragione, sono lontani e distanti perché privi di voce ma sensibili ad una cosa: la ricerca di conflitto per riappropriarsi dei loro diritti.

La città, tutta, ringrazierebbe e cerchiamo tutti insieme di andare oltre appelli, cantieri e tatticismi ma parliamo di contenuti a Sinistra

Simona Ghinassi

Coordinatrice Sinistra Italiana – Federazione di Livorno

 

Fratoianni: disponibili a costruirle nuovo partito. Ma serve discontinuità e cambio generazionale

 

«Siamo disponibili a lavorare alla costruzione del nuovo partito della sinistra a patto che indichi una netta discontinuità con il passato, anche generazionale, e abbandoni un profilo troppo simile al Pd pre-renziano». Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, al termine della segreteria del partito, conversando con l’ANSA, si rivolge così alle altre forze confluite nella lista Liberi e Uguali, in vista del processo costituente di una nuova forza della sinistra italiana.

«L’annuncio della nascita del nuovo soggetto il 5 marzo – aggiunge Fratoianni – era un’allegoria: i partiti non nascono per decreto. Ora si avvia un comune percorso costituente. Tuttavia è chiaro che noi ci stiamo solo se il nuovo soggetto cambi nettamente il profilo che purtroppo ha avuto in questa campagna elettorale». Fratoianni sottolinea che “i limiti” che LeU ha patito in questo voto riguardano tutte le forze alleate. «Mi assumo la responsabilità delle scelte comuni. E dico che siamo stati poco efficaci nel recuperare il voto dei delusi del Pd perché non abbiamo offerto una discontinuità abbastanza netta e perché il nostro profilo era troppo vicino a un Pd pre-renziano. Ora – conclude – dobbiamo lavorare assieme per ricominciare con il piede giusto: serve un cambio di passo e un rinnovamento anche generazionale».

Il programma di Alternativa Festival !

 

Alternativa Festival nasce da un progetto collettivo di Sinistra Italiana Livorno, una collaborazione fra le tre strutture organizzative di Sinistra Italiana del territorio livornese: Circolo Territoriale di Livorno Collesalvetti, Federazione di Livorno e Circolo Tematico Mutualismo e Solidarietà Pier Paolo Pasolini.

ll Circolo Arci “Divo Demi”, è uno dei luoghi storici per eccellenza di Livorno, un luogo denso di tracce, di segni, di ricordi e memorie che appartengono alla Sinistra di questa città e sono sopravvissute grazie alla loro forza evocativa. 

Ciò che di meglio la Sinistra può offrire oggi per i contenuti e le visioni che riguardano il futuro di questo paese e di questa città, lo troverete qui, alla Guglia, un quartiere simbolo che Sinistra Italiana vuole aiutare a far rinascere.

Ogni sera cena al prezzo popolare di € 10 !

ALTERNATIVA FESTIVAL