Piazza Garibaldi, non diventi la piazza della discordia

 

Riqualificare una piazza dovrebbe significare riportarla al suo ruolo originario quale fulcro collettivo di incontro fra le persone che vivono nella città. Sono troppi invece gli esempi di piazze riqualificate ma senza vita, non-luoghi privi di identità, autentiche cattedrali nel deserto, bacini di risorse pubbliche sprecate giusto per riempire un vuoto urbano, ma che in realtà abbiamo quasi il terrore di attraversare perché psicologicamente respingenti dal punto di vista progettuale.

Non è il caso di piazza Garibaldi a Livorno perché si tratta di una piazza antica, popolare, omogenea al contesto nel quale sorge, resa viva dalle attività che vi si affacciano da sempre e da chi la frequenta abitualmente. Rendere accogliente e vissuta una piazza è il servizio più alto che si possa fare alla collettività da parte di un’amministrazione pubblica. Favorirne l’utilizzo e creare le condizioni perché ciò accada è indispensabile soprattutto quando si deve risolvere un problema di sicurezza e marginalità che genera e aumenta il livello di disgregazione sociale. E’ un atto miope attenersi ad un regolamento di disciplina quando è in gioco l’equilibrio di una comunità e ci riferisce ad un quartiere problematico dove grazie ad un intervento preciso di apertura verso la città, il risultato sperato è arrivato. Entrando nel merito specifico, la rigidità nei confronti di chi ha investito nel passato risorse da investire nella sua attività commerciale ed ha un contratto registrato che vale fino al 2026, ha esattamente gli stessi diritti di chi ha scommesso oggi sulla rinascita di piazza Garibaldi, perciò va aiutato non sanzionato. Quella piazza e ciò che è divenuta grazie alle attività commerciali e di ristoro che si sono stabilite in quel luogo ieri come oggi, ha una funzione di controllo sociale e non possiamo sottovalutarne le ricadute positive. E’ profondamente sbagliato creare dissapori e distinzioni attraverso la difformità di trattamento nei confronti delle attività commerciali presenti, va adeguata la situazione dal punto di vista amministrativo, dal momento che la volontà di pagare la concessione per il suolo pubblico esiste da parte di tutti per esporre la merce e far funzionare un’attività.

Confidiamo nell’intelligenza dell’Assessore Paola Baldari, dal momento che sarebbe utile, prima di stipulare nuove convenzioni per le baracchine, risolvere i problemi relativi ai contratti del passato. Una soluzione va trovata prima che sia troppo tardi, altrimenti, per dirla citando Bobo Rondelli, quella piazza si riempirà di nuovo di ‘Anime storte’ che verranno lasciate sole.

Andrea Cionini
Coordinatore Circolo SI Territoriale di Livorno Collesalvetti