Un’altra morte bianca dentro il Porto di Livorno

 

In pochi mesi un altro marittimo è morto nelle acque dell’Alto Fondale del porto di Livorno.

Era al lavoro sulle paratie della nave da crociera come addetto alle pulizie, come mille altre volte, rischiando come mille altre volte per l’inosservanza forse delle misure di sicurezza mai troppo adeguate e stringenti sui grandi giganti del mare.

Era giovane e resta poco da dire perché saranno le indagini a chiarire le dinamiche ed i perché di questa morte.

Restano nodi enormi da sciogliere rispetto all’applicazione ferrea delle procedure di sicurezza, in terra e in mare per chi arriva e riparte da Livorno.

A rimetterci la vita sono sempre lavoratori sottopagati e sottoposti a ritmi insostenibili.

Ridurre alla fatalità ogni incidente diventa sempre più difficile, soprattutto quando entrano in gioco dinamiche che riguardano tempi e modalità di gestione del lavoro di un personale marittimo sempre più sfruttato e sempre meno specializzato al quale si chiede sempre di più in termini di resa per poche lire, in barba alla sicurezza.

Il far west delle regole fa sentire il suo peso ogni volta che accade un incidente, poi tutto passa in cavalleria per tornare al frenetico lavoro di arrivi e partenze rispettando una tabella di marcia che non si può interrompere. Resta da dire che il personale di terra che accoglie, controlla ciò accade in banchina sui traffici di uomini e merci, poco può su ciò che l’occhio non vede e accade dentro le navi. 

Il groviglio normativo che disciplina il lavoro dei marittimi si intreccia ai protocolli vigenti in Europa e nel Paese ma ogni Compagnia Armatoriale ha regole interne tutte sue e molto dipende dalla bandiera issata sul pennone.

Servirebbe iniziare a dire che se il mare non ha confini, nemmeno chi li naviga dovrebbe averne, e tutto ciò dovrebbe valere per le regole che tutelano i lavoratori che provengono da tutti e cinque i Continenti.

Non vogliamo più lavoratori morti dentro e fuori dal porto di Livorno.

Circolo Territoriale SI Livorno Collesalvetti

 

Foto Vigili del Fuoco Livorno

Fratoianni: “Investire sulla portualità, rafforzando un’occupazione che è di grande qualità”

 

Questa mattina le candidate e i candidati nell’ area livornese di ‘Liberi e Uguali con Pietro Grasso’ hanno visitato il Porto di Livorno per approfondire e conoscere i dettagli della situazione attuale in relazione a ciò che accadrà con la realizzazione del progetto ‘Piattaforma Europa’. Erano con Nicola Fratoianni, capolista candidato alla Camera plurinominale nel collegio Toscana 2, Fabrizio Pucci, candidato alla Camera uninominale al collegio Toscana 13, Giulio Cesare Ricci, candidato al Senato plurinominale al collegio Toscana 2, Catia Sonetti, candidata al Senato uninominale  al collegio Toscana 7, Monica Bellandi  e Claudio Riccio entrambi candidati alla Camera plurinominale nel collegio Toscana 2 candidati alla Camera plurinominale collegio Toscana 2. Insieme hanno incontrato alcune delle realtà produttive  e istituzionali interne all’ambito portuale per capire come la politica possa essere di supporto per uscire dalle terribili secche nelle quali versa la città: dal rilancio occupazionale, alla ripresa del ruolo fondamentale di volano per lo sviluppo dell’attività più storicamente e qualitativamente strategica e predominante per vocazione e capacità che ancora resiste a Livorno.
 
Queste le dichiarazioni rilasciate da Nicola Fratoianni durante la conferenza stampa presso il Terminal Crociere di Livorno nel primo pomeriggio di oggi:
 
“E’ necessario investire sulla portualità per molte ragioni, per questa città, ma non solo, anche per la Toscana per questo paese.” Continua Fratoianni : “ Tutto questo significa immaginare un’idea di trasporto che ci porti a liberarci del trasporto su gomma quanto più possibile rafforzando l’idea delle ‘autostrade del mare’,  rafforzando l’occupazione che c’è ed è di grande qualità e professionalità, immaginando un’espansione possibile attraverso l’attuazione del progetto Piattaforma Europa così fondamentale, anche se sappiamo che il porto di per sé non può risolvere da solo il difficile problema della crisi, ma può dare un aiuto importante in termini diretti e indiretti attraverso l’indotto. E’ necessario quindi che i progetti di sviluppo vengano portati a termine più in fretta possibile con grande attenzione all’impatto ambientale delle opere, anche se oggi durante gli incontri fatti abbiamo avuto la rassicurazione di processi di controllo molto approfonditi. Conclude poi dicendo che: “Noi saremo in  campo per dire che la portualità per un paese come l’Italia con centinaia e centinaia di km di costa, non può essere un fattore marginale, ma deve essere un elemento di investimento strategico all’attenzione del nostro Governo e di tutte le istituzioni nel paese, la Lista ‘Liberi e Uguali’ si farà carico di tutto questo”.
 

un’altra Darsena Europa, che sia volta giusta ?

 

La Federazione di Sinistra Italiana di Livorno prende atto dell’accelerazione sul progetto Darsena Europa che sostituirà la vecchia proposta messa a bando e attualmente ritirata, auspicando che non ci siano ulteriori rinvii o errori sulla stesura strategica del bando. Apprezziamo la non trasformazione del progetto nella versione ‘light’ perché crediamo che una riduzione non sarebbe stata utile allo sviluppo del porto e della città. Per il futuro del nostro scalo non si deve aver paura di espansioni negli investimenti da parte di network internazionali della logistica che possono essere una valida alternativa a contrastare all’ipotesi di monopolio assoluto di singole compagnie di navigazione. Nello stesso tempo per la città, accettare investitori dall’esterno non significa accettare una rinuncia alla sovranità della città sul porto ma una possibilità che il nostro scalo torni ad essere leader all’interno dello scenario Mediterraneo.

In questo quadro di sviluppo infrastrutturale,riteniamo quanto meno necessario una progressiva riorganizzazione del lavoro nel porto, con l’espansione del pool di manodopera in stretto rapporto con le imprese terminaliste. Purtroppo la stampa di oggi riporta un disegno opposto presentato dal Dott. Massimo Provinciali, Segretario Generale dell’Autorità di Sistema Portuale dell’Alto Tirreno (notiamo una forte contraddizione rispetto al suo ruolo di presidente di ALP srl partecipata di Adps al 49%) dal momento che riteniamo inopportuna che gli Art. 16 possano fornire lavoro a chiamata, quando è un servizio esclusivo dell’Art. 17. Questa proposta di continua frammentazione degli appalti e dei segmenti del ciclo di lavoro portuale, sviluppa solo la precarizzazione del lavoro e abbassa il livello professionale.
Questa ipotesi di gestione del mercato del lavoro non sarà mai la riposta giusta per un progetto come quello di Darsena Europa perchè esso richiederà stabilità e qualità del lavoro.

Lo sviluppo del progetto Darsena Europa dovrà avere Adsp come capofila della cabina di regia fra Comune, Regione e Ministero, ma per realizzarla deve essere formalizzata entro fine del mese di luglio la composizione del Comitato di Gestione. Quindi invitiamo il Sindaco Nogarin a nominare il rappresentante del Comune di Livorno e riteniamo indispensabile una discontinuità nella figura del Segretario Generale dell’Adsp Alto Tirreno.

Riteniamo che questo progetto non dovrà mai diventare merce di scambio o bacino di consenso politico fine a se stesso, ma risorsa innovativa che possa rilanciare sul panorama internazionale Livorno e la sua capacità di egemonizzare il mercato nel Mediterraneo, come fulcro di sviluppo appetibile per la sua collocazione strategica e la sua articolata presenza di attività logistiche di sistema integrate terra – mare.

Spiace rilevare che i dati forniti alla stampa riguardino solo gli stanziamenti economici relativi all’attuazione del progetto, ma non i volumi di traffico e soprattutto il numero di lavoratori e il tipo di impegno richiesto alle professionalità richieste dal maxi progetto alla sua entrata a regime. Attendiamo perciò un chiarimento nel merito, suggerendo che alla valutazione sull’impatto dell’opera con i risvolti economici che sarà in grado di offrire agli investitori, sia studiato un nuovo metodo organizzativo e strutturale nella gestione del lavoro interno e che la riorganizzazione a livello di pianificazione sia attuata secondo le vocazioni reali delle attività presenti seguendo il Piano Regolatore Portuale con la finalità di accorpare e raggruppare imprese portuali che trattano la stessa tipologia di merce.

 

La battaglia navale di Livorno

 

Il dibattito politico ed economico livornese è dominato, da quasi due anni, dal braccio di ferro sanguinoso fra Comune ed Autorità Portuale. Nell’ambito della nuova governance del porto prevista dalla riforma Del Rio, il Sindaco Nogarin ha chiesto ufficialmente, a Febbraio scorso, di essere nominato personalmente come rappresentante del Comune nel nuovo comitato di gestione della neonata Autorità portuale di sistema, che governerà i porti di Livorno e Piombino. Che un politico faccia parte di tale comitato non è un fatto nuovo, né sconvolgente: la Serracchiani, in Friuli Venezia Giulia, ne è componente. Nell’ultimo comitato portuale pre-riforma, il Sindaco di Collesalvetti, Bacci, un piddino di fede renziana, era un componente. Tuttavia, a Nogarin (come peraltro anche al Sindaco di Civitavecchia, anch’egli grillino, che ha chiesto di entrare nel comitato portuale) il Presidente dell’Autorità ha negato la richiesta di nomina, adducendo che il profilo dei nuovi comitati post-riforma debba essere tecnico e non politico.
Ne è seguita una battaglia legale, tuttora in corso, accompagnata da diverse ritorsioni, come il tentativo fallito di Nogarin di bloccare l’ulteriore proroga dell’attuale segretario generale dell’Autorità, fortemente voluta dal Presidente, dopo aver invece acconsentito alla proroga precedente, quando ancora i rapporti fra i due erano improntati alla diplomazia. Che Nogarin voglia fortemente essere nominato personalmente rappresentante del Comune nel comitato di gestione evidenzia, da un lato, come egli non possa fidarsi di un “tecnico” di un Comune tuttora fortemente “infiltrato” dal Pd, che ha governato ininterrottamente la città fino al 2014. D’altra parte, ciò evidenzia anche come dentro la gestione futura del porto sia in atto una guerra politico-economica feroce, che spiega anche la resistenza dei vertici dell’Autorità (il cui Presidente è stato nominato dal Ministero delle Infrastrutture in accordo con il Presidente della Regione Toscana, quindi deve la sua nomina a istituzioni governate dal Pd).
Il vero pomo della discordia ha nome e cognome: si chiama “Nuovo Terminal Darsena Europa”, un progetto da 650 milioni di euro, entrato nella fase di pre-appalto, per la realizzazione di una nuova piattaforma a mare con fondali fino a 17 metri e lunghezza di banchine fino a 1.500 metri, idonea per accogliere le nuove maxi-portacontainer Post-Panamax e Triple E aventi capacità di carico fino a 18.000 teus. Navi che, nella tendenza in atto al gigantismo crescente legata ad economie di scala, secondo molti rappresentano il futuro del traffico container, e che oggi non possono attraccare nella esistente Darsena Toscana del porto, che ha fondali troppo bassi e lunghezza troppo ridotta. Un progetto sul quale sia il Governo Renzi, sia il governatore toscano Rossi, quando ancora era nel Pd, hanno scommesso molto, investendo ciascuno 170 milioni di euro.
Tale progetto è fortemente avversato dai 5 Stelle. Sin dal suo programma elettorale, Nogarin aveva promesso una revisione dello studio di fattibilità, non per bloccarlo, ma per rivedere alcuni aspetti progettuali, in una logica di impatto ambientale negativo (sostenendo che l’opera potrebbe accelerare l’erosione della costa e il dragaggio dei fondali potrebbe inquinare di velenosissimi fanghi da risulta lo scolmatore, che fa da confine fra l’imboccatura della nuova piattaforma a mare ed un parco naturale regionale). Tuttavia, la diplomazia di Nogarin, mirata solo a rivedere alcuni aspetti progettuali, è scavalcata dal ben più forte radicalismo dei meetup grillini livornesi e pisani, e di alcuni dei suoi Assessori, che mirano a bloccare l’intero progetto, avanzando, oltre al tema ambientale, timori di infiltrazioni mafiose nei lavori e una riconsiderazione dell’analisi di impatto economico/finanziario dello studio di fattibilità, alla luce di stime più pessimistiche circa l’andamento futuro dei traffici.
Questa battaglia è stata combattuta, da entrambi i fronti, usando armi pesanti e colpi sotto la cintura. Come quando, a Febbraio 2015, Nogarin prese la parola durante la presentazione ufficiale dello studio di fattibilità, presso la sede dell’Autorità portuale e, davanti agli sguardi allibiti di investitori internazionali ed operatori del settore, si lasciò andare ad una critica assoluta sui numeri e gli scenari previsionali dello studio stesso. O quando la nuova legge urbanistica regionale, approvata dalla Giunta-Rossi a novembre 2014, ha modificato i termini con i quali i Comuni possono approvare varianti ai piani regolatori portuali, assegnando un termine massimo, assolutamente ingestibile, di 60 giorni, in modo da impedire alla Giunta Nogarin di far passare una variante di blocco del progetto di Darsena Europa.
Gli interessi economici in gioco sono enormi, e non riguardano soltanto la torta degli appalti per l’opera. I fondi di investimento inglesi che oramai controllano la Darsena Toscana di Livorno potrebbero, come si vocifera, avere in mente un progetto di integrazione strategica fra i traffici container delle banchine che controllano a Livorno ed a Genova, o che controlleranno (perché accanto al progetto di Darsena Europa livornese, anche lo scalo ligure ha un analogo progetto). Un progetto concepito da tali fondi di investimento per spartirsi il crescente traffico derivante, almeno nel breve periodo, dal raddoppio del canale di Suez e dall’apertura della Nuova Via della Seta, e quindi dall’incremento dei traffici polarizzati sul Mediterraneo occidentale. Mentre il quadrante dei mercati dell’Europa centro orientale e del Vicino e Medio Oriente dovrebbe essere presidiato da scali come il Pireo, Port Said-Damietta, gli scali turchi e, sperabilmente, Taranto e Trieste, i traffici provenienti da Panama e Suez destinati al quadrante dell’Europa occidentale e meridionale, oltre che del Nord Africa, potrebbero, secondo la visione di Infracapital e degli altri fondi che investono su Livorno e Genova con un approccio di sistema, essere catturati in modo crescente da questi due scali, se si realizzeranno le infrastrutture per l’accoglienza delle navi giganti. Inutile dire che tali progetti dovranno combattere, sul quadrante di mercato evidenziato, contro la nutritissima concorrenza dei potentissimi ed attrezzatissimi scali del Northern Range (la triade mortale Rotterdam-Anversa-Amburgo), di Marsiglia, Algeciras, Tangeri, Marsaxlockk, o, in Italia, La Spezia e Civitavecchia.
E’ comunque tutta roba che passa ampiamente al di sopra della testa della politica italiana, locale, regionale o nazionale. Mentre i piddini, fedeli alla loro natura, assecondano in modo totalmente acritico i progetti di espansione navale dei grandi player privati internazionali, sostenendo e finanziando il progetto di Darsena Europa, i grillini fanno una opposizione altrettanto demagogica ed acritica, basata su ipotesi di impatto ambientale che andrebbero asseverate scientificamente in modo neutrale, e su timori di infiltrazioni mafiose (che però porterebbero al blocco totale di qualsiasi opera pubblica nel nostro Paese, se dovessero essere assecondate sempre). In entrambi i casi, manca completamente una visione strategica del futuro di Livorno. Manca un ragionamento complessivo sulla sostenibilità dei driver di sviluppo, nel medio-lungo termine, della città. Siamo sicuri che il futuro passi in via prioritaria dai container ? Se la concorrenza sul quadrante occidentale del Mediterraneo è, come si è visto, così feroce (parliamo di porti che infrastrutture come la Darsena Europa le hanno già realizzate, e non di rado hanno valori di costo e produttività del lavoro in banchina molto più vantaggiosi di quelli italiani) ? Se, come iniziano a sostenere alcuni studiosi, il fenomeno del gigantismo navale dovesse invertirsi, per via di costi ambientali ed energetici non più sostenibili ? Se le ipotesi di aumento futuro dei traffici mediterranei fossero sovradimensionate, in un mondo in cui USA ed Europa sembrano correre verso forme di protezionismo reciproco ?
Se le attività portuali rappresentano un terzo del Pil cittadino, sarebbe forse opportuno chiedersi se una multifunzionalità dello scalo, piuttosto che una specializzazione eccessiva sui container, non dia più garanzie di sviluppo futuro. Se l’ipotesi crocieristica sia ancora da percorrere, ed in questo quadro, se la privatizzazione di Porto 2000 sia stata una scelta corretta o meno. Se una banchina multifunzionale, che fornisse anche servizi di Ro-Ro, oltre che di traffico teu, non potesse essere una opzione percorribile per Darsena Europa. Nessuno si è fatto domande. La politica cittadina, regionale e nazionale si divide fra chi obbedisce alle direttive dei mercati e chi fa una opposizione sterile, senza proporre un progetto alternativo. Se vogliamo, la vicenda qui narrata è paradigmatica del tracollo dell’intero Paese, e dell’assenza di prospettive di recupero futuro.

Riccardo Achilli

 

Basta morti nel porto di #Livorno ! @Sinistrait_

Non ci sono parole per commentare quanto avvenuto all’Alto Fondale con l’incidente mortale successo a un autotrasportatore, schiacciato da un fork lift.
Innanzitutto vanno le nostre condoglianze ai familiari del lavoratore che ha perso la vita e auspichiamo la piena chiarezza nella dinamica dell’incidente.
Noi come forza politica siamo consapevoli che la frenesia del lavoro, l’eccessivo uso di straordinari fa aumentare le probabilità che possono portare a eventi tragici come quello avvenuto oggi.
Nello stesso tempo siamo convinti che non possono essere scaricate tutte le responsabilità sul lavoratore portuale che ha causato questo incidente, si deve andare fino a fondo in tutti gli aspetti delle procedure di sicurezza dell’impresa, della turnistica che essa adottata in rapporto alle modalità di uso degli straordinari e del riposo dei lavoratori nell’arco delle ventiquattro ore
Oggi volevamo fare un comunicato per il sostegno alle ragioni dello sciopero indetto dalle RSU di ALP (CIB UNICOBAS) ma questo evento ci porta a rafforzare sia il nostro sostegno allo sciopero che la nostra richiesta che i sindacati siano uniti per la sicurezza dei lavoratori e contro la precarietà nel porto di Livorno.
Sinistra Italiana Esecutivo di Livorno
immagine calata pisa