Il problema casa non si risolve con la repressione di chi occupa

 

La sentenza di pochi giorni fa della Corte di Cassazione che sancisce un’accelerazione dell’applicazione del Decreto Sicurezza di Matteo Salvini, Ministro dell’Interno, sugli sgomberi degli immobili occupati, nasconde la realtà di un gravissimo problema reale e strutturale conclamato in tutto il Paese. Strumentalizzare tale criticità trasformandola quasi banalizzandola in mera questione di ordine pubblico è fin troppo comodo: cavalca gli istinti peggiori che aumentano con l’aumentare della disgregazione sociale provocando una lotta senza tregua fra ultimi e penultimi dove nessuno esce vincitore .

Non leggere per opportunità politica la realtà dell’emergenza abitativa per ciò che è e da dove deriva, apre uno scenario pericoloso che non risolverà il problema ma lo acutizzerà inevitabilmente dal momento che la crisi strutturale non accenna a fermarsi. Ci sono validi motivi che dovrebbero aiutarci a leggere il problema e a tradurlo con una chiave inequivocabile per capire: il diritto alla casa è prima di tutto un diritto sociale che seppur non espresso nella Costituzione Italiana è un diritto di tutti i cittadini come sancito dalla Carta Sociale Europea introdotta nella legislazione italiana tramite ratifica avvenuta con la Legge 9 febbraio 1999 n. 30 e n. 31 e come tale deve essere accolto e trattato da qualsiasi Istituzione dello Stato.

In tale contesto, la città di Livorno, definita capitale delle occupazioni, vive un’emergenza che ormai non stupisce più, ma è sempre forte il pugno nello stomaco che avverte chi legge una cronaca che ancora non restituisce appieno i numeri reali di chi occupa, e neppure quali siano i motivi reali che spingono singoli e famiglie ad occupare immobili pubblici così come privati. Il controllo di sicurezza sociale imposto dal Ministro Salvini ad alzo zero non può e non deve essere accolto e per questo deve essere fatta un’analisi chirurgica del problema. Un incrocio di dati aiuterebbe a leggere la corrispondenza disarmante fra l’impennata del livello di povertà collegata alla gravissima crisi occupazionale che avvolge ogni cosa e toglie ogni speranza di farcela per chi soffre di più in questa città, separando le necessità dal dolo, che pure esiste e si alimenta nascondendosi e confondendosi nel mare delle necessità ma deve essere giustamente ricondotto alla legalità anche con la forza ove si rendesse necessario.

Per anni, a Livorno, si è continuato a consumare suolo costruendo abitazioni economicamente inaccessibili alle fasce più deboli di reddito da parte di imprenditori senza scrupoli, dall’altro lato, Casalp, una macchina lenta, incapace ancora a oggi di quantificare e censire i suoi beni per l’indolenza di un mastodonte reso poco agile dalla gestione politica, appesantito dalle garanzie offerte e ricevute in decenni di governo incontrastato monocolore, non ha offerto l’efficienza dovuta, l’ascolto e soprattutto quelle soluzioni abitative accettabili per chi una casa non può comprarla e deve ricorrere alle lunghe liste di attesa per approdare ad un alloggio, spesso fatiscente e inadeguato ai suoi bisogni primari.

Perdere il controllo sulle proprietà pubbliche è facile, affinchè non accada, servono verifiche efficienti sulle liste di attesa, continui aggiornamenti, ma soprattutto nessun favore a chi non sia titolato per requisito ad essere inserito nelle graduatorie di reddito. Oggi purtroppo fanno notizia solo i numerosi casi di emarginazione sociale che vivono nei condomini Casalp o i casi di nomi eccellenti che indisturbatamente e per anni hanno usufruito di un alloggio pubblico senza averne diritto alcuno, seduti sulla garanzia di un cognome e di un nome, ma è bene sapere che sono molti di più, e per questo andrebbero eseguiti più controlli, più verifiche.

Ci sono migliaia di persone che vivono silenziosamente nel disagio, non hanno conti in banca e nemmeno uno stipendio mensile garantito col quale potersi pagare un affitto al prezzo di mercato, ma non trovano altra sponda se non quella dei servizi sociali una tantum che fanno ciò che possono.

E’ qui che servono più manutenzioni, un’inversione sul livello di investimento con opere di recupero e salvaguardia che garantiscano sicurezza e fruizione a chi abita e vive in un immobile convenzionato. Un piano di emergenza abitativa teso a riqualificare anche il patrimonio pubblico esistente tramite opportuna trasformazione urbanistica, potrebbe rispondere in tempi brevi, ai bisogni reali di chi una casa potrebbe acquistarla con convenzione, così da garantire la possibilità di liberare e rendere disponibile in tempi congrui un immobile ad altri in attesa. Servirebbe modificare la disciplina nell’uso e nella assegnazione di un bene pubblico ma fondamentale come la casa, ricapitalizzando interventi di riqualifica degli inquilini, ciò garantirebbe la restituzione di un bene pubblico  ricco di valore aggiunto, più sicuro e confortevole, subito assegnabile.

Infine, sarebbe utile capire che in una città come Livorno, il danno erariale che si produce con le occupazioni, è nettamente inferiore a quello prodotto da assegnazioni superficiali senza requisiti, dall’attesa che consuma gli edifici rendendoli inagibili perché privi di interventi o ancora dal numero ancora indefinito di alloggi non riassegnati da anni e chiusi da cancelli anti intrusione che sono un deciso insulto a chi è in attesa di una casa.

Sinistra Italiana di Livorno auspica pertanto che la discussione in atto del nuovo Piano Strutturale Comunale includa non solamente un’analisi dettagliata dello stato di fatto, ma preveda una proposta atta a rispondere ai bisogni reali dei cittadini in difficoltà, investendo risorse non nella repressione di un diritto, ma nel trovare la soluzione e far valere il diritto di ogni cittadino di avere una casa dove abitare.

Esecutivo Sinistra Italiana – Federazione di Livorno

 

Piano strutturale, la montagna ha partorito un topolino

 

Approvare di corsa uno strumento che ha durata ventennale come il Piano Regolatore Comunale e riguarda il destino di una città, è controproducente rispetto agli effetti che la pratica della pianificazione urbanistica dovrebbe invece restituire.

Per questa ragione Sinistra Italiana di Livorno chiede formalmente al Sindaco e alla Giunta che sia preso in considerazione un ripensamento sulla modalità di discussione e approvazione con un conseguente rinvio approvazione a fine di questo anno, per rispettare tempi e modi di condivisione e partecipazione.

Il percorso possiede ancora i margini per essere aperto e osiamo dire non solamente a tecnici che dovranno applicarne e seguirne le prescrizioni, ma alla città che non può vivere questo momento come un iter burocratico.

Ricordiamo l’esperienza dei tavoli di lavoro organizzati alla Bottega del Caffè ma anche il progetto dell’Urban Center nei fatti mai decollato che avevano i proposito di un confronto teso alla condivisione di un’idea di città per il futuro e quale integrazioni con i comuni limitrofi in particolare Collesalvetti.

Quel percorso si è concluso troppo in fretta, non abbiamo visto altre modalità se non passaggi burocratici e non può passare sotto silenzio l’Aula del Consiglio Comunale e la solitudine dell’Architetto Cagnardi. Ora vanno colmate le lacune troppo evidenti ed importanti che a oggi appaiono ancora nebulose visto lo scenario ancora troppo incerto e variabile e senza una idea chiara di città perchè se siamo d’accordo sul l’idea di zero consumo del territorio ma non vediamo una idea complessiva di riqualificazione su importanti aree della città.

Nello stesso tempo ci risulta da parte dei preposti uffici comunali che siano stati espressi dubbi sull’avvallo dell’iter e sarebbe utile capire le motivazioni. Venti anni di programmazione sono lunghissimi e il rischio sarebbe quello di imbalsamare nell’errore o nell’incertezza, scelte e prospettive che farebbero un gravissimo danno alla città.

Esecutivo Sinistra Italiana – Federazione di Livorno

Coordinamento Circolo Territoriale SI Livorno Collesalvetti