#unnuovofuturo assemblea aperta di #sinistraitaliana #16luglio #Roma @Sinistrait_

Un’assemblea nazionale aperta per decidere insieme come proseguire il nostro cammino, per decidere le priorità politiche, organizzare la nostra mobilitazione e la nostra lotta nei territori e nelle istituzioni e rilanciare il percorso.
Ora dobbiamo impegnarsi per costruire un nuovo futuro è per noi un dovere etico e una grande responsabilità. Non possiamo arrenderci alle ingiustizie e lasciare che in Italia ogni prospettiva di riscatto sociale e civile venga rasa al suolo e dimenticata. Non possiamo nemmeno arrenderci all’idea che l’Europa resti quella che è oggi: un grande meccanismo a-democratico incapace di costruire diritti e migliorare la qualità della vita della sua popolazione.

Ogni giorno qualcosa di reale, di crudo, qualcosa che accade fuori dalle sceneggiature scritte dai comunicatori di certa politica ce lo ricorda. 

Il razzismo, fuori dagli schermi televisivi, diventa la violenza cieca che in una città di provincia ha ucciso Emmanuel e strappato alla vita un sogno di pace e futuro. 

E basta un fruscìo inaspettato, quello delle banconote, per zittire le giaculatorie sull’Italia che cambia ed è già cambiata grazie alla rottamazione renziana: la corruzione e il clientelismo tornano in scena fragorosamente, non a milioni di chilometri di distanza ma a poche centinaia di metri dai palazzi in cui una classe dirigente che si voleva rinnovata, si scopre lambita e influenzata dall’appetito degli interessi e dei faccendieri.

E ancora la vicenda della presenza di Cosa Nostra tra le aziende che lavoravano alla costruzione dei padiglioni Expo ci dice che serve un investimento sugli apparati investigativi e sull’antimafia sociale più forte, più visibile, più diffuso. 

Infine dobbiamo avere sempre presenti alla mente quei numeri, tanti, che vengono dagli istituti di ricerca e che demoliscono una retorica dell’ottimismo priva dei fondamentali, cioè di quelle scelte politiche concrete che servirebbero per dare prospettive ai tanti e alle tante vittime di una disuguaglianza sociale intollerabile. Basti un dato su tutti, che parla della fine dell’universalità del diritto alla salute: nel 2016 sono stati 11 milioni gli italiani che hanno dovuto rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie a causa di difficoltà economiche, non riuscendo a pagarle di tasca propria. 2 milioni in più rispetto al 2012.
Sinistra Italiana non sarà una forza opportunista, una banderuola esposta agli intrighi di palazzo, un ammasso di persone di disposte a cambiare posizione su tutto a seconda delle convenienze del momento: serve una forza di buona politica e solida cultura, che proponga soluzioni strutturali al paese e all’Europa, che abbia un progetto vasto e popolare, che cerchi davvero di risolvere i problemi delle persone e per questa via di acquisirne la partecipazione e il consenso.

Per questo abbiamo insieme il compito di rilanciare il processo costituente, entrando in una nuova fase che camminerà su due gambe, con la schiena dritta e il volto rivolto al futuro da cambiare. La prima gamba ha il nome della partecipazione e della democrazia: è tempo di liberare le energie dei territori e costruire quei luoghi in cui insieme si possano prendere decisioni, agire, disseminare iniziativa politica. La seconda gamba quello delle nostre proposte: un approfondimento programmatico che ci aiuti a definire qual è il profilo della forza che vogliamo costruire, propedeutico al nostro primo congresso che si terrà a Dicembre. 

La fase politica che si apre è molto complessa: il governo dopo le amministrative e le inchieste che coinvolgono compagini della sua maggioranza attraversa una fase travagliata. La sfida del referendum di ottobre diventa una sfida cruciale, perché da quel voto dipenderà la qualità della democrazia e quindi la possibilità di cambiare un copione che per mesi è sembrato già scritto. Tocca a noi ricostruire una prospettiva di sinistra, battere il renzismo, combattere le destre populiste e razziste, arginare la forza delle lobby che premono per una politica economica a loro vantaggio. Dobbiamo mobilitare le nostre energie come non abbiamo mai fatto prima: puoi dare la tua disponibilità come volontario sul sito http://www.noidiciamono.it 

Per fare tutto questo, dobbiamo prima discuterlo insieme. Per questo è stata convocata a Roma per il 16 Luglio dalle ore 10.00, presso il Centro Congressi Frentani (molto comodo dalla Stazione Termini), un’assemblea nazionale aperta a tutti coloro che dai territori vorranno partecipare. Durante l’assemblea ci confronteremo anche sulle modalità con cui avviare la discussione politica e la preparazione dei regolamenti per il congresso di dicembre.

Attiviamoci! 

Un nuovo futuro è nelle mani di chi si impegna per costruirlo. 

Riflessioni da #Livorno @Sinistrait_ @CommoHub

In questa tornata elettorale delle amministrative i partiti tradizionali, Pd e Forza Italia, soffrono e avanzano invece le forze antisistema o più populiste, come Lega e Fratelli d’Italia. Un dato su tutti prende forma e importanza: l’ulteriore passo in avanti riscosso dal  Movimento 5 Stelle, che si conferma nel giudizio della Gente come alternativa realmente riconosciuta (con la quale la stessa sinistra si trova oggi più che mai a fare i conti).
E’ il primo partito a Torino ed è eclatante il risultato di Roma, dove Virginia Raggi approfitta delle difficoltà dei partiti tradizionali per fare il pieno di voti. Se la Raggi dovesse diventare sindaco di Roma lo stesso M5S compierebbe probabilmente un passo significativo sulla via della legittimazione come forza politica di governo, lasciandosi alle spalle quella che fino ad oggi sembrava essere soltanto una vocazione di protesta o di opposizione. La Capitale è la città nella quale il Movimento 5 Stelle avanza di più, e non è un caso, visto che è precipitata da tempo in un baratro politico e amministrativo.
Le inchieste di Mafia Capitale hanno scoperchiato un sistema di corruzione diffuso e la defenestrazione del sindaco Ignazio Marino è l’ultimo atto di un Pd che a Roma Fabrizio Barca ha definito a suo tempo «un partito pericoloso».
Nella «capitale morale» Milano, è testa a testa tra Pd e centrodestra. La parte più a sinistra della città è evidente che non ha creduto fino in fondo al renziano Sala che si è presentato come l’erede legittimo di Pisapia. Sotto le aspettative il risultato ottenuto dalla lista di Sinistra a sostegno dello stesso Sala.  Sebbene portasse avanti la testimonianza programmatica dei cinque anni di governo targato Pisapia, Sinistra x Milano non riesce ad ottenere più di 4 i Municipi, lasciando gli altri 5 in mano ad una destra agguerrita e determinata più di altre volte.
Come Sinistra Italiana avevamo messo in campo due candidati di rilievo a sinistra del Pd: Stefano Fassina, a Roma e Giorgio Airaudo a Torino. Simili le percentuali di voto, intorno al 4 per cento, ma non sufficienti per dare un segnale politico significativo che permettesse loro di essere percepiti come la novità e la vera alternativa. La sinistra, dunque, non sfonda ma dimostra di essere viva attraverso il buon risultato di Bologna, dove riesce a strappare il 9% e, sia pur con aspetti diversi, con l’impennata di consensi ricevuti a Napoli da De Magistris, in pole position in vista del futuro ballottaggio partenopeo.
Da Bologna arriva il segnale che fa più scalpore: l’uscente Virginio Merola è finito al ballottaggio con il Carroccio perdendo quasi 50mila voti dalle scorse consultazioni e questo è un segnale forte che riguarda l’assetto politico emiliano – romagnolo. Bologna  non è l’unica realtà nella quale si assiste ad un’impennata della Lega che diventa da oggi il maggior competitor del PD in Regione.
In controtendenza, il centrosinistra classico resiste solo a Cagliari con la vittoria di Zedda, unico Sindaco uscito vincente al primo turno, che riesce a rivitalizzare la formula del centrosinistra ormai definitivamente sepolta nel resto del Paese.  Ciò è dovuto essenzialmente a dinamiche del tutto locali che non rappresentano più un percorso efficace da proseguire laddove non ci siano state esperienze positive come è stato per Milano, Cagliari e Genova, ed altre realtà dove il morbo del partito della nazione non ha contaminato il PD.
In Toscana registriamo l’avanzata a Grosseto della destra. Il segnale di uno spostamento verso destra era chiaro già 5 anni fa, quando il PD scelse di allearsi a forze sempre più moderate.
Discorso totalmente diverso a Sesto Fiorentino dove si gioca una partita determinante per il futuro dell’intera piana, a partire dalla nuova pista di Peretola e dalla questione che riguarda l’inceneritore di Case Passerini. Che questa sia la vera partita regionale lo sa per primo Renzi, che non a caso venerdì scorso ha deciso di “metterci la propria faccia” – come ama dire – andando a chiudere la campagna elettorale proprio nella stessa Sesto.
Il PD in tutta la sua protervia ha dimostrato di essere il partito del no alla modernità, perchè è il partito del no alla strategia “rifiuti zero” alla quale contrappone il vecchio modello fondato sugli inceneritori, a dispetto delle gravi ricadute sull’ambiente e conseguentemente sulla salute dell’intera cittadinanza; così come si dimostra il partito del no allo sviluppo armonico della piana con la decisione di portare avanti il folle progetto di una nuova pista aeroportuale invece del parco agricolo e del no deciso al piano di sviluppo del Polo Scientifico Universitario che invece sarebbe fondamentale per sviluppo di quel territorio.
La Sinistra del Sì, ha invece un programma di governo radicalmente alternativo, basato su un’idea di economia circolare, che punta al riciclo per arrivare al completamento del piano “rifiuti zero”, con la creazione di nuovi posti di lavoro legati a questo specifico modo di percepire e gestire l’ambiente, strettamente connesso allo studio e alla ricerca scientifica. A Sesto potremo vincere e governare salvaguardando il territorio e le sue peculiarità. Questo, può diventare veramente un modello positivo da seguire per ogni realtà territoriale della Regione, anche e soprattutto per la prospettiva politica che contiene.
A Sesto la Sinistra di Lorenzo Falchi andrà al ballottaggio contro il PD, ed è emblematico che accada proprio qui.
Il modello vincente della Sinistra si basa su un progetto nato e cresciuto ascoltando i bisogni delle persone e respinge con forza la violenza delle scelte imposte dal PD che finiranno col distruggere l’equilibrio già fragile della Piana.
I casi di Sesto Fiorentino e Napoli mostrano esattamente questo: dove si è costruito negli anni radicamento e credibilità attraverso azioni e proposte responsabili, si può vincere, dove invece si costruisce un progetto elettorale non maturato sul territorio e cresciuto troppo velocemente a poche settimane dalle elezioni, si perde anche se il candidato sembra essere forte e competitivo.
Questa è l’unica sinistra che ha un futuro perché radicata sul suo territorio e fortemente integrata in esso. Si tratta di una Sinistra che offre soluzioni tangibili, praticabili e chiare con un programma di governo nettamente alternativo e contrapposto alle destre e al Partito Democratico.
Il laboratorio Toscano è quindi denso di sorprese e potenzialità tutte da sviluppare, non dimentichiamo infatti neppure le potenzialità del laboratorio nato un anno fa con “Sì Toscana a Sinistra”, che alle elezioni regionali conquistò oltre il 10% dei voti nelle maggiori città toscane: 12% a Livorno, 11% a Firenze, oltre il 10% a Pisa.
Certo, è vero che manca ancora un soggetto politico veramente unitario e in grado di dare alla Sinistra la riconoscibilità nazionale che può connetterla alla nuova onda europea di Podemos –  Syriza, e questo ha un peso specifico ovviamente determinante. E’ una grave mancanza, che continueremo a pagare fino a quando non saremo identificabili con una linea precisa, lontana dagli equivoci e questo non andrebbe dimenticato ogni volta che si assiste alla tentazione di riproporre vecchie strategie che riesumano un modello di alleanze obsoleto e privo di futuro. Il nostro modo di intendere la politica è determinato dalle nostre decisioni e noi abbiamo scelto il cambiamento non per opportunità ma per dare le risposte che servono al Paese in questo momento.
L’impegno che a Livorno intendiamo mettere in campo,  partirà con forza dalla proposta di un modello regionale da espandere a livello nazionale che possa ricalcare l’esperienza maturata a Sesto Fiorentino. Paradossalmente Sesto Fiorentino, nonostante la sua dimensione circoscritta e locale, rappresenta oggi il banco di prova più importante per misurare la capacità della Sinistra di tornare ad essere vincente, il PD sta tentando di piegare il territorio della Piana e si è accanito per dimostrare ancora una volta la strategia ‘Firenze centrica’ che non riguarda solamente la Toscana, ma esce dai confini regionali. Per questo non dovrà mancare il nostro supporto effettivo alla campagna elettorale dei prossimi 10 giorni a Lorenzo Falchi.
Il partito che vogliamo far nascere, dovrà legarsi imprescindibilmente ai territori e alle problematiche presenti osservandone le peculiarità. Serviranno risposte credibili e praticabili tenendo ben saldi in mano pochi punti da tradurre con un’azione efficace e riconoscibile.
La proposta da noi avanzata di svolgere il Congresso a Livorno vuol rappresentare un trampolino di lancio per Sinistra Italiana anche a Livorno, una forte vetrina comunicativa verso la città.
Il laboratorio toscano non può fermarsi, e anticipare la data del Congresso a fine novembre significa arrivare con un programma chiaro e credibile molto utile al passaggio che affronteremo di qui a poco tempo anche in questa città. Le vicende che tengono sospeso il Governo della città, in particolare l’affare Aamps e i continui cambi di casacca e posizione che creano instabilità all’interno dei gruppi consiliari,  denotano l’urgenza di costruire un’alternativa in previsione di un commissariamento dell’amministrazione che potrebbe avvenire più rapidamente di quanto si possa immaginare portando conseguentemente la Città ad elezioni anticipate.
Le fuoriuscite di Andrea Raspanti e Giovanna Cepparello dal gruppo di Buongiorno Livorno avvenute ieri, con l’obiettivo di costruire un’alleanza di centro sinistra, rappresentano la volontà di mantenere intatto un modo di intendere la politica divenuto obsoleto, ristretto a pochissime realtà ben diverse da quella di Livorno. Se nel 2014 esistevano ancora i presupposti per un dialogo fra le forze che gravitavano a sinistra, oggi non è più possibile: la divaricazione fra questo PD di Renzi e il concetto stesso di sinistra non è più ricomponibile e non ci sono stati laboratori da salvare come quello di Pisapia o Zedda..
Il programma che andremo a costruire servirà a fare chiarezza, soprattutto nei confronti di chi per opportunismo o qualunquismo continua a sovrapporre l’immagine della sinistra con il PD o con i fallimentari esperimenti delle presunte liste civiche, nate per protesta ma prive di radici, durante l’ultima campagna elettorale e concretizzate con i risultati elettorali di due anni fa che hanno premiato poi il M5S.
I sedicenti salvatori hanno nel tempo, gettato la maschera, più propensi al loro tornaconto personale e alla ricerca di un posizionamento conveniente, hanno ripercorso passo dopo passo, le orme malsane delle peggiori commistioni fra la politica e la realtà dei potentati che ancora sopravvivono in città, andando ad annidarsi all’interno di quelle strutture apparentemente irrilevanti che riguardano in particolare l’ambito del volontariato o della piccola e media cooperazione, che al contrario, sono molto determinanti in termine di relazioni di forza, con ricadute rilevanti sugli equilibri della città.
Il nostro progetto per Livorno dovrà riappropriarsi del vocabolario tipico della sinistra e dovrà indagare non solo le cause, ma soprattutto la cura, trovando risposte che siano credibili  e attuabili facendo i conti con una realtà anche scomoda e povera di risorse.
Nessun volo pindarico, ma pochi punti fermi un modello di  smart city dove le tecnologie e le soluzioni più avanzate possono ridisegnare i modelli di mobilità, uso del tempo, sostenibilità ambientale, integrazione tra servizi, comunicazione e interazione tra i cittadini, che rispondano a domande che riguardano la vita quotidiana dei cittadini e delle cittadine livornesi, sottraendosi a quei giochi di potere che hanno inficiato il volto della sinistra in questa città e alimentato un sempre maggiore astensionismo.
La giustificazione generica: – “ E’ colpa della crisi” – non regge più, i problemi vanno tradotti obbligatoriamente in emergenze e parlano il linguaggio della disoccupazione che genera degrado sociale, della salute ambientale che finisce per uccidere, di cultura inesistente che non genera sviluppo, di diritti negati e opportunità perdute.
Ognuno di noi è chiamato, non alla fedeltà verso qualcuno, ma alla fedeltà verso un’idea di sinistra, ognuno con le sue competenze e con il tempo che potrà dedicargli a questo progetto, con la consapevolezza che nulla verrà lasciato intentato per far uscire questa città dall’empasse nel quale è precipitata.
Abbiamo quindi pensato di iniziare fin da subito un serie di approfondimenti interni e interlocuzioni con realtà associative, sindacati e datoriali su alcuni punti strategici della città in particolare suddivisi in 4 macro gruppi di lavoro:
1) Ambiente e Territorio (politiche gestione del territorio città e porto, acqua, energia, rifiuti e mobilità, diritto alla casa nella legalità)
2) Lavori e Sviluppo Produttivo Sostenibile (situazioni di crisi occupazioni della città, accordo di programma e rapporti con i sindacati e organizzazioni datoriali)
3) Multiculturalità e Diritti/Doveri (sviluppo della cultura, integrazione multietnica, associazionismo e legalità)
4) Benessere della Persona (sanità, diritto alla salute e volontariato sanitario)
Questi macro-gruppi di lavoro dovranno individuare a sua volta temi specifici sul quale costruire la nostra proposta politica rispetto alle problematiche attuali nonchè le risoluzioni.
Ognuno potrà partecipare in maniera libera a questi gruppi ma si invita da subito di seguire quelli a cui ciascuno è portato per attitudine e esperienza di vita.
Sono aperte fin da subito le disponibilità a partecipare a questi gruppi i cui appuntamenti saranno calendarizzati almeno con una ricorrenza bimestrale partendo dal 20 giugno.
I gruppi saranno articolati non partiranno da zero perché il lavoro fino ad ora fatto da alcuni compagni e compagne che già seguivano in maniera proficua alcuni settori è una buona e solida base di partenza.
Se non ora quando ricostruire un filo con la città specie con chi soffre un forte disagio socio economico in un quadro di profondo mutamento sociale avvenuto in questi anni ? Ma per farlo si deve analizzare i problemi per poi costruirci risposte adeguate e usando con intelligenza la parola “governo” divenuta un mantra perché troppo volte è stato usato accanto a sacrifici per i lavoratori, pensionati, precari.
Ora non ci sono più garanzie, sono finiti i tempi nei quali la politica poteva assicurare il mantenimento del potere attraverso favori usando anche un incrocio spericolato fra politica e affari. Su questo punto la politica ha perso la sua credibilità e la sinistra in Italia non è stata immune negli ultimi 30 ora è giunto il momento di dimostrare che la Sinistra è altro in Italia e a Livorno.
Sinistra Italiana Comitato Promotore Livorno
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