Un “parto” difficile per la sanità livornese

 

Apprendiamo dalla stampa che con delibera della Giunta Regionale sono stati stanziati i 245 milioni di euro per realizzare il nuovo ospedale di Livorno, attraverso un piano triennale di investimenti, manca però la firma dell’atteso accordo di programma fra Regione, ASL e Comune di Livorno.

Riteniamo che questa scelta finalmente chiuda una stagione difficilissima per la città, infarcita di ripensamenti e forzature, che hanno tenuto, fino a pochi giorni fa, i cittadini sospesi nel dubbio atroce di un ennesimo rinvio anche a seguito delle dichiarazioni rilasciate dal Sindaco a mezzo stampa sulla localizzazione e la tipologia del nuovo nosocomio.

Crediamo che se di vittoria si possa parlare, spetti prima di tutto rivendicarla da parte di quei cittadini lungimiranti che scelsero con un referendum dove costruire il nuovo ospedale e a chi ha dato inizio alle procedure che hanno fatto ripartire dopo lo stallo durato anni le procedure.

Ci aspettiamo che l’iter venga inserito in modo organico nel contesto più ampio di ciò che il servizio sanitario in modo diffuso dovrà garantire alla città perchè una struttura ospedaliera moderma deve interfacciarsi con altri servizi che soddisfino i bisogni reali dei cittadini in ambito sanitario e assistenziale complessivo, e non su scelte o decisioni prese a comparti stagni.

Servono risposte che ancora non ci sono riguardo alla distribuzione dei servizi e una riflessione approfondita andrebbe posta come prioritaria rispetto all’argomento Case della Salute in città e alle tipologie previste nel piano regionale.

Quindi non si può parlare di case della Salute in modo generico e andrebbe chiarito perchè a seconda del livello di CdS ( base, standard e\o complesso) diverse sono le necessità di spazi, personale e risorse e ogni scelta porta ricadute precise sul tipo di servizio offerto.

La costruzione di CdS di livello minore al posto di precedenti strutture ospitanti servizi non ricompresi nelle nuove articolazioni, determinerebbero una riduzione complessiva dei livelli di assistenza sanitaria cittadina.

Per questo, ci si chiede se esiste una programmazione progettuale del livello delle CdS cittadine in costruzione che rispetti appieno le previsioni della normativa regionale articolate in diverse soluzioni, in relazione ai relativi bisogni di salute.

Dalle informazioni rese pubbliche, sappiamo che sono due le strutture in costruzione: una ad Ardenza inserita nella ristrutturazione del distretto Sud ed una nell’ambito dell’area ospedaliera inclusa nella ristrutturazione dell’ex poliambulatorio. Ma non è chiaro con quali caratteristiche e quali servizi offerti.

Per scendere nel particolare, nel caso di chiusura del distretto di v. delle Fiera di Sant’Antonino, se si giungesse alla progettazione di una casa della salute di livello base, significherebbe perdere servizi assistenziali, se ovviamente non ricollocati altrove.

Già il modello standard sarebbe diverso, per l’obbligo, previsto dalla legislazione regionale, della presenza fisica degli specialisti ( presenti in telemedicina nel modello di base). In tal caso andrebbe peraltro garantito il completo ventaglio della specialistica già presente nel distretto di Fiorentina.

La programmazione di una CdS di livello complesso, può anche influire positivamente sull’attività ospedaliera che sarebbe meno congestionata in particolare sul Pronto Soccorso. In essa infatti possono essere presenti le attività di primo soccorso, diagnostica per immagini e di laboratorio per un minimo di 12 ore.

La CdS complessa necessita di una accurata programmazione gestita insieme al livello istituzionale regionale per il più forte impegno di risorse.

Insieme con le altre forme di CdS, è peraltro un obiettivo su cui impegnarsi per assicurarci il meglio della sanità cittadina, più diffusa sul territorio, più vicina ai nostri bisogni di prevenzione, diagnosi e cure. E’ inoltre più economicamente conveniente nel periodo medio-lungo, spostando attività dall’ospedale al territorio, promuovendo attività di prevenzione con la medicina d’iniziativa e la valorizzazione di cittadini come “esperti” nella gestione delle proprie malattie.

Per concludere, la definizione di CdS nelle sue articolazioni, è normata da una legislazione regionale precisa che va rispettata perchè in assenza di anche solo uno dei requisiti previsti, l’articolazione sanitaria che ne esce non sarebbe identificabile con una CdS.

Sinistra Italiana – Circolo Territoriale Livorno Collesalvetti

 

Curare significa prima di tutto ascoltare

 

Le dichiarazioni del Sindaco Salvetti sulla questione relativa al dibattito sulla collocazione del nuovo ospedale nell’attuale area dedicata, oltre a dimostrare una linearità con le scelte maturate dal precedente Governo M5s della città, rappresentano un puntello forte verso la volontà di cittadini che per troppo tempo sono rimasti sospesi e in attesa che le loro indicazioni fossero rispettate e questo sicuramente è un punto d’onore che va riconosciuto.

E’ sbagliato però sminuire il tratto democratico di questa scelta, sarebbe utile non derubricarlo troppo a criteri di opportunità sulla tempistica dei fondi stanziati che un nuovo stop potrebbe far sfuggire, ancor peggio lo è insistere sulla mancanza di un piano B riguardo alla collocazione per la mancanza di alternative. Abbiamo perso tempo prezioso inutilmente, con lunghissimi periodi di silenzio che tutti i cittadini livornesi non accettano di aver perduto e non accetteranno più di perdere.

L’opportunità di quella sede, riteniamo non sia solo legata ad un motivo di affezione romantica, ma ancora strategica dal punto di vista logistico per la sua centralità, pur nelle difficoltà che dovranno essere affrontate per i cantieri che partiranno per la ristrutturazione e per il nuovo che sarà costruito. Non ci saranno problemi irrimediabili, come suggerito con lungimiranza e chiarezza dall’attuale Direzione Sanitaria, se saranno usate le moderne tecnologie costruttive senz’altro disponibili a livello progettuale oggi. Seminare ulteriori dubbi equivale a far allontanare da Livorno altre eccellenze per la pretesa inascoltata di efficienza e supporto organizzativo, come già accaduto durante la reggenza della precedente Direzione Sanitaria.

Il ragionamento che semmai va chiarito riguarda quale struttura ospedaliera si aspettino i cittadini ragionando in termini di bisogni collettivi per una città che invecchia ed è cronicizzata per la maggior parte degli eventi patogeni che colpiscono i cittadini che la abitano. La collocazione dell’ospedale livornese all’interno di un’area vasta che fortunatamente dispone di servizi sanitari specialistici eccellenti facilmente raggiungibili, è un vantaggio oggettivo: serve su Livorno, recuperare e concentrare l’efficienza sui servizi di emergenza e sul trattamento cronico perché consapevolmente ogni cittadino, ha il diritto e la libertà a parità di costi, di ricercare il meglio per le cure specialistiche necessarie e la mobilità di cura è ormai un dato oggettivo praticato e ben assorbito, quindi non si può non tener conto di questo aspetto.

Riteniamo che la scelta rispetto al tipo di competenze sanitarie presenti in un nosocomio moderno, vada contestualizzata su scala cittadina alla rete di servizi che la completano. Ciò implica l’obbligo di un dibattito ancor più aperto, perchè partecipazione significa informazione ed educazione anche sanitaria dei cittadini.

A oggi un reale confronto fuori dalle ‘sacre stanze’ non c’è mai stato ed è utile correre ai ripari immediatamente anche perchè, oltre alla questione strettamente legata all’ospedale, le strutture sanitarie dislocate in città sono inserite in contesti residenziali privi di pertinenze e servizi e andrebbero ripensate nell’uso laddove non è possibile recuperarle con la stessa destinazione.

Da qui, il concetto di alienazione del patrimonio in disuso dell’ASL non può diventare facile preda per operazioni immobiliari dubbie che servono sì a far cassa, ma finiscono solo per alimentare un mercato immobiliare privato già saturo che ingrassa le tasche di qualcuno che approfitta, ma dovrebbero essere utili per creare opportunità e sperimentazione nei quartieri per renderli più vivi, sia pensando ad un nuovo modo condiviso di abitare che in parte risolverebbe la questione dell’emergenza abitativa, sia per radicare servizi a zero impatto ambientale tramite la creazione di micro distretti co – working per le attività intellettuali e artigianali emergenti.

Tutto questo è possibile solo creando le occasioni per incontrarsi e discutere congiuntamente, invitiamo quindi il Sindaco Salvetti a programmare assemblee pubbliche in ogni quartiere per ascoltare e non solo proporre, perché aver cura di una città, significa prima di tutto aver cura e ascolto per i suoi cittadini.

Sinistra Italiana – Esecutivo Federazione di Livorno

Nuovo ospedale, la pietra miliare di Rossi su Livorno



Se qualcuno aveva dimenticato il peso del piede del PD, sta assaggiando il ritorno dei redivivi in tutto il loro splendore.

Mancava la posa di una pietra miliare importante: il progetto per il nuovo Ospedale di Livorno.

C’è chi dice: “E’ tornato il PD, fateci lavorare adesso.”

Come se oltre 5 anni di battaglie e un referendum punitivo per l’attuale Governo tornato in carica in città non avessero avuto peso e sostanza.

Con la nuova maggioranza PD e affini in Comune, il Presidente Enrico Rossi rimette in gioco l’accordo di programma sottoscritto con l’amministrazione di Livorno, quell’accordo che poco prima delle elezioni amministrative lo stesso Rossi aveva stoppato con la Giunta Nogarin, fiducioso di avere nell’immediato futuro un’autostrada davanti a se: carta bianca e mano libera, senza sorprese sgradite nell’approvazione muta delle sue volontà.

Un lascito scomodo per l’attuale Sindaco Salvetti, laconico nell’accogliere più un diktat che una proposta.

Ma è poca cosa davvero. 

Superata l’ipotesi del nuovo ospedale a Montenero e raccolta l’idea di ricostruirlo all’interno dell’attuale area in viale Alfieri, localizzazione che anche Sinistra Italiana aveva difeso, pare che per il PD, il potere del mattone sia molto più appassionante del reale bisogno di sanità diffusa che servirebbe alla città, in relazione a bisogni profondamente mutati e alla scarsità di servizi che mettono a durissima prova l’attesa e lo stato di salute dei cittadini.

Servirebbe capire che un ospedale va progettato anche in funzione dei suoi distaccamenti sul territorio cittadino per dirottare servizi e garantire capillarità di assistenza pubblica.

Per altro non c’è menzione del ruolo del nosocomio livornese inserito nell’area vasta così come del rapporto di interscambio sanitario e specialistico con il Cisanello di Pisa così come con altre realtà limitrofe.

Non capire questo significa ragionare per comparti stagni e inevitabilmente commettere errori rispetto a dimensioni progettuali, organicità e capacità di risposta dei servizi di cura rispetto alle necessità reali, ed è cosa indispensabile, mai trascurabile durante la progettazione di un ospedale di nuova generazione.

Sinistra Italiana rimanda agli appelli portati negli ultimi anni alla richiesta di una sanità diffusa nel territorio con il ripristino di tutti i distretti e delle case della salute con un maggior numero di posti letto e ambulatori specialistici.

Ciò favorirebbe una forte contrazione dei tempi nelle liste di attesa, una riduzione dei ticket, un rapporto di collaborazione e supporto continuo con l’ospedale di Cisanello, chiaro e non subalterno.
Efficentare la sanità pubblica e aumentare qualità e quantità dei servizi di cura dovrebbe essere l’obiettivo principale. La domanda che continuiamo a porci è se coincida con l’obiettivo del Presidente Rossi, perché così non ci pare, anche in relazione alla tipologia di finanziamento portata, davvero nebulosa nella capacità di garanzia per il rientro entro il 2026 dei capitali investiti per realizzare l’operazione.

Rispetto alla tempistica di costruzione previstia i nostri dubbi si moltiplicano così come si moltiplicano le attese per avere una struttura funzionante ed efficace in tempi brevi. Sembra quasi che si chieda ancora ai cittadini di pazientare, ma la salute non può attendere per chi può accedere al solo servizio pubblico in emergenza così come nella quotidianità.

Il finanziamento di 280 milioni di euro promessi dal Presidente Rossi tempo fa, ci sono ancora, ma l’ASL deve restituirli attraverso la vendita di alcuni immobili di sua proprietà che sono sul mercato da molto tempo e risultano ancora invenduti.

In altre parole, esiste un vincolo che lega, nell’assoluta incertezza, i ricavi alla realizzazione dell’opera, senza contare che ammesso e non concesso che venga venduto il patrimonio messo sul mercato, la cifra ottenuta raggiunga il budget previsto di 280 milioni di euro previsti per coprire i costi di realizzazione del nuovo ospedale. Non accetteremo invenzioni su finanziamenti con fidejussioni incerte a zero garanzie.

Restano poi aperte troppe domande rispetto al progetto complessivo del nuovo ospedale in relazione alle delle aree limitrofe di viale Alfieri.

La nostra parola d’ordine è quella di evitare consumo di suolo pubblico e nella fattispecie ci preme dissentire sulla possibilità di un ampliamento nell’area dell’ex parterre perchè si tratta dell’unico polmone verde della zona, un parco storico vissuto quotidianamente dai livornesi, che ha funzione ancor più importante per l’utile filtro di separazione dall’area ospedaliera.
Concordiamo sulla costruzione del blocco principale così come descritto, ma c’è da chiedersi che cosa ne sarà dell’attuale pronto soccorso, costruito non molti anni fa con ingenti carichi economici di spesa, prospettando lo spostare delle RSA Villa Serena e il Pascoli all’interno di viale Alfieri, noi non crediamo che l’adeguamento funzionale e strutturale dei vecchi padiglioni abbia costi inferiori rispetto alla ristrutturazione degli edifici attuali che ospitano le due RSA, e nel caso c’è da chiedersi cosa accadrà delle due strutture con il loro spostamento. Così come, la demolizione del padiglione 9 dove obbligherà il trasferimento dei degenti?

Programmare un intervento comporta risposte che oggi non cogliamo e andrebbero partecipate e discusse con i cittadini che non posso accettare tutto e il contrario di tutto quando si tratta della loro salute: serve essere chiari su quale sia la destinazione e la vocazione di un luogo importante come lo è un ospedale.

Al di là degli annunci roboanti, le Istituzioni dovrebbero portare garanzie e non incertezze perchè sulla salute dei cittadini non si può giocare.

Sinistra Italiana – Coordinamento Circolo Territoriale Livorno Collesalvetti

 

 

Quale ospedale vogliamo ?

 

Abbiamo appreso tramite la stampa locale che finalmente dopo anni di incertezze si sia conclusa l’epopea “nuovo ospedale” e si intraveda una soluzione della vicenda. Non c’è ancora la firma dell’accordo di programma, ma nel frattempo è stata individuata l’area su cui costruire il nuovo ospedale all’interno dell’attuale presidio ospedaliero in viale Alfieri.

Sinistra Italiana accoglie positivamente la scelta di superare l’idea di utilizzare l’area del parterre, conservando così la vocazione di quel luogo come area verde fondamentale della città importante, molto cara ai cittadini Livornesi. Si tratta però solo di un primo passo nella direzione giusta perché nessun nodo risulta sciolto in merito ad aspetti importantissimi dei quali non si era mai discusso neanche nel momento in cui la destinazione del nuovo ospedale era prevista a Montenero, ovvero, manca di fatto ancora un’analisi sul tipo di servizio e offerta che dovrà portare alla città l’ospedale, come verrà disciplinato il servizio diffuso sul territorio cittadino in relazione ad esso e quali saranno i rapporti di disciplina con gli altri nosocomi dell’area vasta, soprattutto in virtù della vicinanza con l’ospedale e la clinica universitaria di Pisa, già oggi, un punto di riferimento fortissimo per i livornesi.

Sinistra Italiana per questi motivi ritiene fondamentale una sanità diffusa sul territorio cittadino, non solo dedicata alla fase acuta di un problema sanitario, con il potenziamento di distretti e case della salute dove i cittadini possono e devono tornare a trovare risposta immediata ai bisogni che riguardano il loro diritto alla salute. Il principio riguarda anche le strutture fisiche adatte a questo scopo che già esistono e possono trovare spazio di estensione nel riutilizzo di numerosi edifici ex ASL ancora presenti in città e chiusi da anni che non vorremmo fossero adibiti con ‘sapienti’ cambi di destinazione d’uso, venduti e dedicati ad altro senza nessun beneficio per la comunità. Nel caso in cui fosse impossibile il ripristino di quelle funzioni, gli indici dei fabbricati, dovrebbero essere trasferiti altrove in luoghi idonei nel rispetto del principio dell’equità di accesso e localizzazione per la copertura territoriale.

Riteniamo che una sanità diffusa sul territorio possa garantire una funzionalità dedicata del nuovo ospedale concepito per rispondere a casi acuti ed essere alleggerito nelle sue funzioni circoscrivendole, evitando dispersione delle risorse e quindi una contrazione dei tempi di analisi e cura delle patologie. La vicinanza di un polo ospedaliero universitario come Cisanello ci deve far riflettere sulla relazione che dovrà divenire immancabilmente strutturale e di supporto, ovvero serve fare una scelta dettata dalla qualità e dalla velocità espresse dal servizio ospedaliero livornese che deve per forza essere diversificato nell’offerta peculiare senza eliminare i servizi essenziali e di primo intervento.

L’ospedale di Livorno non deve perciò divenire una succursale o peggio un grosso ambulatorio di smistamento, ma dovrà conservare i suoi servizi di prima cura ed eccellenza specialistica che vanno salvaguardati ed incrementati per essere competitivi, soprattutto nei confronti della sanità privata.
Sovvertire un declino è possibile mantenendo la sanità pubblica a livelli di accessibilità, efficienza ed eccellenza tali da non dover competere con una sanità privata sempre più agguerrita nell’offerta e nelle pretese a causa di un andamento decisionale che a livello regionale che è non solo percepito ma effettivamente votato all’annientamento del servizio sanitario pubblico.

Esecutivo Sinistra Italiana – Federazione di Livorno

Coordinamento Circolo Territoriale SI Livorno – Collesalvetti

 

La Sanità, l’amnesia e i reggenti del PD

Non possiamo ignorare le affermazioni del ‘neonato convitato di pietra dei reggenti del PD’, altra diavoleria per ostentare unità dove sappiamo che non c’è.

Pare che l’amnesia sia un fenomeno collettivo e pertanto alcune nostre osservazioni sono d’obbligo per rispondere, per far ricordare che la storia non si cancella e non si cancella nemmeno il presente.

Nell’articolo uscito domenica 12 sulle pagine de Il Tirreno, si chiede al Sindaco Nogarin di indicare dove far sorgere l’ospedale, il che ci sembra giusto,  è infatti il sindaco, insieme alla sua giunta che deve indicare dove far sorgere il nuovo ospedale.

Si afferma poi che ” Livorno ha bisogno di un nuovo ospedale che

sia rispondente alle esigenze del territorio e ai nuovi criteri

organizzativi ……”

Alla luce di quest’ultima chicca, vorremmo chiedere ai reggenti se nel passato anche recente si siano mai posti qualche domanda per capire quali fossero le esigenze reali del territorio cittadino e quali i nuovi criteri organizzativi possibili dopo riforme regionali che sono andate tutte a pregiudicare lo stato di efficienza e qualità del livello sanitario complessivo in questa città.

Vorremmo capire se il Pd ha intenzione di continuare a svendere il Servizio Sanitario nazionale, come si evince dall’articolo affiancato, in favore dei privati, aumentando  i ticket o

rendendoli  più equi e giusti, oppure ci sia un qualche recondito interesse a mantenere i lunghi tempi di attesa per le visite per favorire i privati come accaduto nel recente passato. Non c’è proposta, non c’è contenuto fra quelle righe.

L’unica domanda che sorge spontanea è se Il Pd abbia intenzione di sperperare ancora denaro pubblico, visto che l’assessore Saccardi vuole un nuovo blocco dove collocare le sale operatorie, il pronto soccorso, e le degenze nel nuovo padiglione quando esiste un edificio costruito pochi anni fa con soldi pubblici dove trovano collocazione le sale operatorie e il pronto soccorso.

L’esempio poi delle case della salute in edifici privati, come accaduto per Ipercoop e Stagno, dove si pagano affitti salati mentre potrebbero essere utilizzati edifici di proprietà ASL a oggi vuoti, non andrebbe rivalutato?. Non una parola in proposito.

Sarebbe opportuno che il Pd è il suo convitato di reggenti, prima di preoccuparsi del nuovo

ospedale desse ai cittadini Livornesi risposte convincenti sui punti

sopra indicati, ma abbiamo l’impressione che qualcuno abbia voglia di continuare ad ingarbugliare le carte e a breve uscire con la proposta di realizzare un nuovo ospedale da qualche altra parte, non più a Montenero, ma altrove, mettendo fretta al Sindaco su una scelta che loro stessi insieme al Presidente Rossi hanno sempre tentato d forzare per rincorrere non il pubblico interesse ma altro.

La campagna elettorale è iniziata, i cittadini siano accorti, agli annunci preferiscano i fatti.

Livorno non ha bisogno di ‘sorprese’ ma di certezze e il diritto alla salute è in cima alla lista.

Andrea Cionini

Coordinatore Circolo Territoriale Sì Livorno Collesalvetti