Interdizione per Corsini e Provinciali non può paralizzare il porto, subito il commissariamento e il rispetto delle regole e delle leggi


Negli ultimi mesi sono stati numerosi i richiami e gli allarmi lanciati dalla sinistra livornese per portare all’attenzione del ministero per le Infrastrutture e i Trasporti, anche in Parlamento, la situazione del Porto di Livorno.
A rispondere oggi, è la magistratura, con una richiesta paventata un mese fa e divenuta realtà. Si svela una crisi non solo congiunturale ma di oggetiva perdita di fiducia nei confronti di un’istituzione e del suo governo che di fatto, perché travolto dalle inchieste, rischia di pregiudicare il futuro così come ogni certezza di sviluppo, di un territorio intero.


L’interdizione dai pubblici uffici per un anno del presidente dell’Autorità portuale Corsini e del segretario generale Provinciali, di fatto mostrano uno scenario inquietante, aprendo un fronte di emergenza che coinvolge non solo il porto di Livorno, ma anche quello di Piombino che condivide la stessa conduzione ed è da anni già piegata dalla pesantissima crisi occupazionale delle acciaierie.
I porti di Livorno e Piombio non possono permettersi, a prescindere dall’esito delle indagini, un pericoloso periodo di ‘vacatio’ che ingesserebbe completamente le attività portuali, mettendo in predicato una fase già delicatissima, dominata dalle attese, che di fatto già oggi hanno tenuto investitori, aziende e migliaia lavoratori.

Ed è utile ricordare che la privatizzazione di Porto 2000 è stato uno dei motivi che hanno dato corpo e sostanza alle indagini in corso, con un incrocio di denuncie ed esposti da parte di chi pretendeva che per legge fosse dato compimento al risultato della gara e chi aveva fatto altre scelte che ne pregiudicasserro il risultato. Devono perciò essere utilizzati immediatamente strumenti straordinari per garantire il funzionamento e le attività portuali, ma soprattutto serve una garanzia per i lavoratori e per le imprese dell’indotto. Per questo, auspicare un veloce commissariamento, è la soluzione più immediata che chiediamo e la più necessaria.

Ricordiamo che la richiesta di invio degli ispettori, mesi fa avrebbe di fatto garantito un percorso più veloce nella risoluzione dei problemi attuali, inoltre, avrebbe portato in luce, con largo anticipo, il progressivo allentamento di controllo su temi fondamentali come quelli relativi alle concessioni agli armatori, alle autorizzazioni arbitrarie di articoli 16 che hanno di fatto manomesso e pregiudicato l’equità di trattamento e di rispondenza alle leggi ordinarie nell’affido del lavoro e dei servizi ad esso collegati. A Livorno è nuovamente prevalsa fra chi aveva il compito di gestire un bene pubblico, più l’interpretazione della legge, piuttosto che la sua applicazione. Si tratta di un atteggiamento purtroppo non nuovo, ma proprio per questo da correggere per poter cambiare davvero e poter aspirare ad un futuro diverso per questa città.

Partito della Rifondazione Comunista

Sinistra Anticapitalista

Sinistra Italiana

Solidarietà ai cinque lavoratori ALP ingiustamente licenziati

 

Apprendiamo con rabbia e sgomento la notizia del licenziamento dei 5 lavoratori di ALP e rimarchiamo ancora una volta quanto in questa città come altrove sia divenuta triste quotidianità colpire il mondo del lavoro senza motivazioni chiare, disattendendo regole e diritti sindacali.

C’è più di un sospetto che ci porta a pensare quanto la tecnica della rappresaglia sia utilizzata ormai in modo largo per soffocare il dissenso contro chi denuncia la violazioni di norme di sicurezza, di accordi sindacali o obblighi contrattuali e la eserciti in modo del tutto impunito.

Questo è ciò che forse è accaduto a 5 lavoratori di ALP?

Crediamo di sì, anche se l’unica certezza al momento è una lettera di licenziamento recapitatagli tre giorni fa.

Leggendo i comunicati CIB – UNICOBAS e USB, usciti per denunciare il loro licenziamento, è chiaro per noi l’ennesimo atto di forza esercitato da parte di Massimo Provinciali.

La supponenza delle sue risposte ci dà nuovamente il segno della sua incapacità ad esercitare il ruolo di imparzialità adeguata al tipo di incarico che ricopre, dal lato tecnico come Segretario Generale AdSP, in aspettativa in capo al Ministero delle Infrastrutture e dall’altro come Presidente di una partecipata al 49% proprio da AdSP.

Le motivazioni addotte a giustificare il licenziamento al momento non sono chiare. Per questo chiediamo con forza di capire se l’atto di insubordinazione che ha scatenato il licenziamento sia solo l’ennesima scusa per colpire lavoratori forse troppo attenti ai loro diritti violati.

Ci atteniamo alle informazioni uscite, anche se sappiamo bene che rispondono ad un comportamento ormai consolidato in cui a vincere è sempre lo stesso gioco al ribasso, alla guerra che si scatena fra lavoratori messi l’uno contro l’altro utilizzando in modo improprio il servizio aziendale di intermediazione di manodopera.

E sono cose purtroppo non nuove che ben rappresentano le dinamiche del lavoro all’interno del porto di Livorno e che coinvolgono in modo forse troppo silenzioso la stragrande maggioranza degli addetti in tutti i porti italiani dove la sostituzione in corsa di addetti art.17 con addetti art.16, sta diventando una insana abitudine e tiene sotto scacco, nell’incertezza più assoluta, un numero esorbitante di lavoratori che perdono ogni volta rispetto e garanzie sui loro diritti.

Attendiamo la conferenza stampa di martedì prossimo convocata dai lavoratori per capire in realtà cosa sia accaduto, auspicando che le parti sindacali giungano con forza e nel più breve tempo possibile ad un accordo con l’azienda per il reintegro immediato dei 5 lavoratori licenziati dal Presidente di ALP, Massimo Provinciali.

Per inciso e lo ricordiamo qui, 5 lavoratori rappresentano 5 famiglie perché oggi, soprattutto per via della crisi, in questa città molte di esse sono monoreddito e si reggono su un solo stipendio.

Per questi motivi, ci impegniamo a mettere a disposizione i Parlamentari di Sinistra Italiana affinché, tramite interrogazioni dirette al Ministro Toninelli si possa giungere nel più breve tempo possibile ad un chiarimento sulle motivazioni, le posizioni e le scelte che hanno portato al licenziamento dei 5 lavoratori, chiedendone il reintegro immediato, sottolineando che l’attività sanzionatoria che dovrà attivarsi da parte del Ministero, colpisca le reali violazioni del diritto dei lavoratori per non creare pericolosi quanto inopportuni precedenti.

Sinistra Italiana – Esecutivo Federazione di Livorno