Ordine del giorno Direzione Nazionale SI del 9 febbraio 2019


A distanza di ormai un anno dalle elezioni politiche e di otto mesi dall’insediamento del Governo gialloverde, é possibile trarre un primo bilancio della fase politica.
L’Italia è ufficialmente in recessione, con aspettative molto ridotte di crescita economica nel 2019.
Questo dipende certamente da una congiuntura economica internazionale negativa, condizionata dalla fine delle manovre espansive da parte della maggiori banche centrali, dalla guerra commerciale fra USA e Cina, dall’approssimarsi del punto di massima espansione della bolla finanziaria cresciuta dopo la crisi del 2008-2014.
È tuttavia innegabile che le scelte compiute dalla maggioranza con la legge di bilancio 2019 contribuiscano a rendere l’Italia più fragile in un contesto di generale difficoltà.
Lo scontro con la UE si è infatti concluso con la ritirata del Governo, spinto ad accettare una manovra non espansiva dopo aver bruciato miliardi per l’aumento del costo del debito.
Tale manovra si caratterizza peraltro per la forte incidenza della spesa corrente e per lo scarso peso degli investimenti, che sarebbero invece indispensabili per il rilancio dell’economia.
Né si può affermare che si facciano passi avanti sul piano dell’uguaglianza e della giustizia sociale.
Apprezziamo infatti i timidi correttivi introdotti alla legge Fornero, anche se molto limitati nel tempo e nella platea potenziale, con particolare riferimento alle donne, di fatto escluse dalla cosiddetta quota 100.
Allo stesso tempo non neghiamo il valore di aver incrementato i fondi a disposizione della lotta alla povertá, destinati al cosiddetto reddito di cittadinanza.
Non possiamo d’altra parte non vedere che tali e tante sono le condizionalitá imposte a quello che dovrebbe essere uno strumento di welfare innovativo, da renderlo di fatto l’ennesimo fattore di spinta alla deflazione salariale e alla compressione dei diritti di chi lavora. Il vero limite di entrambi i provvedimenti è inoltre la totale assenza di qualsiasi vocazione redistributiva, che dovrebbe invece essere alla radice di interventi sul piano del welfare.
Le fonti di finanziamento non si sono infatti cercate sul lato della tassazione dei grandi patrimoni, sul rilancio della progressività fiscale, sulla lotta all’evasione fiscale.
Al contrario si è introdotta una sorta di Flat tax che discrimina il lavoro dipendente, si sono prodotti condoni di ogni tipo, si è escluso esplicitamente qualsiasi intervento sulla piccola minoranza che si è arricchita negli anni della crisi.
Quota 100 e reddito di cittadinanza sono pagati dal blocco delle assunzioni pubbliche, dall’aumento delle addizionali locali che peseranno sui redditi da lavoro, esattamente come le pesantissime clausole di salvaguardia sull’IVA, e dall’incremento del debito pubblico, tutto a carico dei contribuenti onesti.
Davanti a queste scelte, noi rilanciamo un programma di investimenti pubblici nelle piccole opere indispensabili ad un territorio sociale e ambientale sempre più fragile, un piano straordinario di assunzioni pubbliche nella scuola, sanità e assistenza, un disegno per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario e per la riconquista dei diritti fondamentali, a partire dall’art.18.
Siamo convinti che queste siano le necessità del paese, in sintonia anche con quanto emerso dall’ultimo congresso della CGIL, il cui esito salutiamo con grande soddisfazione.
Il più grande sindacato italiano ha dimostrato grande capacità di confronto democratico, di sintesi e di innovazione, e questo é un valore per tutta la sinistra e per la democrazia italiana.
Abbiamo bisogno oggi più che mai di un rinnovato protagonismo delle organizzazioni sociali, davanti ad un Governo che gioca sistematicamente ad alimentare, quando non a creare ad arte, la guerra fra i poveri.
Da quando Salvini siede al Viminale, siamo infatti impegnati in una lotta quotidiana contro la barbarie calata dall’alto e scagliata contro la parte più debole e indifesa della società, a partire dai migranti.
Abbiamo dovuto assistere alla politica dei porti chiusi in assenza di qualsiasi procedura legale, alla criminalizzazione delle ONG, alla complicità nei confronti dei criminali libici, all’utilizzo della vita delle persone come merce di scambio sul terreno della politica e della propaganda.
Il decreto sicurezza sta producendo quotidianamente i suoi effetti, marginalizzando e segregando migliaia di persone negli angoli bui del nostro paese, esponendole al peggiore sfruttamento e spingendole nelle mani della criminalità.
Lo stesso stato di diritto è in pericolo, nel momento in cui si afferma impunemente il diritto di un Ministro di sequestrare 177 persone per 5 giorni, violandone i diritti fondamentali, alla sola condizione che abbia una maggioranza parlamentare pronta a sostenerne la possibilità di abusare del proprio potere.
Davanti al decadimento progressivo e accelerato della qualità della nostra vita democratica imposto dalla Lega, il M5S ha assunto il ruolo di complice silenzioso, impegnato solo a occupare posizioni di potere e privilegio rilanciando battaglie di nessun peso sostanziale, ma piuttosto pericolose per l’equilibrio istituzionale, come l’ennesimo attacco alla Costituzione.
Nonostante abbia ottenuto al Sud un grandissimo successo, sembra disinteressato persino alla prossima approvazione della cosiddetta autonomia differenziata, che nasconde in realtà una vera e propria secessione delle regioni più ricche a discapito del mezzogiorno d’Italia. Ha inoltre tradito le aspettative generate sui temi ecologisti, a partire dal tradimento nei confronti del movimento no tav e no triv.
Nella stessa legge di bilancio nessuna politica di mitigazione dei cambiamenti climatici viene messa in campo, quando invece questa emergenza dovrebbe essere la premessa di qualsiasi azione di conversione ecologica dell’ economia, a partire dai programmi per le prossime elezioni europee.
D’altra parte il PD, impegnato in un Congresso di cui è difficile cogliere il tema di fondo, appare prigioniero di una linea di opposizione condotta in nome della conservazione dell’esistente e delle peggiori scelte del passato.
In questo quadro noi avvertiamo con la massima urgenza la forte necessità di mettere in campo un progetto di alternativa all’altezza della sfida pesantissima messa in campo dalla destra.
Si tratta di intervenire per allargare lo spazio politico di una proposta alternativa tanto al nazionalismo xenofobo, razzista e inconcludente, quanto al liberismo, alla supremazia del mercato, alla nostalgia dell’austerità.
Siamo tanto consapevoli che si debba agire in questa direzione, quanto della nostra assoluta insufficienza.
Abbiamo alle spalle un anno complesso, segnato dalla sconfitta elettorale e dal fallimento del tentativo messo in campo con Liberi e Uguali.
È stato un anno che ha messo a dura prova la nostra tenuta politica e organizzativa, caratterizzato da un dibattito interno acceso e dalla difficoltà di trovare una rotta che mantenesse inalterati gli obiettivi di cambiamento radicale dell’attuale assetto politico e sociale, e di unità delle forze della sinistra, adattandoli ad un quadro profondamente mutato dopo il terremoto del 3 marzo.
Abbiamo lavorato in particolare in due direzioni.
Da un lato il consolidamento delle esperienze a noi più vicine, a partire da una parte di quelle con cui avevamo condiviso l’esperienza di LeU, con lo scopo dichiarato di mettere fino in fondo Sinistra Italiana a disposizione di un processo di allargamento e unità.
Dall’altro un percorso di confluenza verso le elezioni europee con tutte le forze di sinistra, civiche, antirazziste e ambientaliste che condividano l’esigenza di allargare il terzo spazio fra liberismo e nazionalismo.
Oggi possiamo dire che si sono registrati importanti passi in avanti in entrambe le direzioni, che vanno interpretate come parte di un medesimo impegno per costruire una credibile alternativa alle destre che oggi governano l’Italia e l’Europa.
L’interlocuzione con ciò che si è raccolto intorno agli autoconvocati di LeU, ma anche con personalità e altri movimenti della sinistra, è nelle condizioni di aprire dopo le elezioni europee una fase che abbia l’ambizione di essere costituente.
Il confronto avviato da alcune settimane con partiti e associazioni in prospettiva delle elezioni europee è ormai pronto a manifestarsi esplicitamente come appello per una lista di sinistra, civica e ecologista, aperta alla partecipazione di tutte e di tutti, nella consapevolezza che l’Europa che conosciamo ha bisogno di una radicale trasformazione, ma senza alcun cedimento a regressioni nazionaliste.
Una lista di lotta politica, sociale e civile, che abbia l’obiettivo di contendere l’egemonia a Lega e M5S, ben lontana da qualsiasi ipotesi di fronte dei conservatori, come quello ipotizzato da Calenda.
Una lista che abbia l’ambizione di lanciare dall’Italia un ponte fra le culture politiche europee alternative al binomio PSE-PPE, appartengano esse alla storia della sinistra o dell’ambientalismo, aprendosi in Italia alle migliori esperienze civiche.
Una lista che sappia coniugare innovazione e valorizzazione delle lotte e delle esperienze di questi anni.
Riteniamo che Sinistra Italiana possa essere un soggetto in grado di dare un contributo determinante tanto per il successo della lista Europea, tanto per un processo costituente della sinistra del XXI secolo.
Per questo a partire da oggi lanciamo il tesseramento 2019 e chiediamo a tutte e tutto uno straordinario impegno per favorire l’adesione al nostro partito e il rilancio del finanziamento attraverso il 2 per mille.
Ringraziamo le compagne e i compagni impegnati negli importanti appuntamenti elettorali in corso in Abruzzo e Sardegna, e nella preparazione del prossimo turno delle amministrative, che rappresenteranno nel complesso una fondamentale tappa di reinsediamento e costruzione dell’alternativa.
Insieme, per cambiare l’Italia e l’Europa.

Oltre le disuguaglianze a Livorno

 

Costruire un fronte alternativo, civile e popolare è un obbligo morale che dobbiamo a questo Paese. Le elezioni si avvicinano e non possiamo attendere. Sinistra Italiana ha aderito al percorso lanciato da Luigi De Magistris con il comunicato uscito dalla voce del Segretario Fratoianni a margine dell’iniziativa del 1 dicembre ‘Oltre le diseguaglianze’ a Roma, lontano da qualsiasi tentazione egemonica. Ogni soggetto all’interno di quel percorso avrà pari dignità di proposta.

Non si tratta di costruire il fronte unico per difenderci dai barbari, ma per cambiare ciò che ci ha portato ad avere i barbari alle porte. Così come non si tratta di costruire l’ennesimo cartello elettorale e noi sappiamo bene cosa significhi in termini politici e quali siano le ricadute nefaste di un’operazione come quella di LeU.

La politica dei partiti deve avere il coraggio di imparare dai propri errori, pena l’estinzione.

Sono almeno due decenni che scelte di programma fatte contro le persone e che anche il centro sinistra ha pesantemente avvallato prima e poi contribuito a costruire in seguito, hanno modificato pesantemente gli assetti della società in cui viviamo. Per questo è importante segnare una distinzione di contenuto politico: partire dai capisaldi della sinistra, per modificare ciò che è cambiato nelle nostre vite e ciò che accade nelle nostre città.

La proposta politica di De Magistris riguarda un modello di rivoluzione che non è solo di piazza ma parte anche dall’interno delle istituzioni disposte ad ascoltare e a mettersi in discussione, interpretando nella legalità un conflitto. Ciò che è accaduto a Napoli nella proposta politica della sua amministrazione ci fa capire che è possibile rendere migliore per tutti un luogo e di conseguenza un Paese intero se al ‘ ce lo chiede l’Europa’ abbiamo la volontà di contrapporre il ‘ ce lo chiede la Costituzione’, quella stessa Costituzione che abbiamo difeso il 4 dicembre 2016 ma che resta oggi ancora troppo inapplicata.

Il collante indispensabile alla lotta è questo, pertanto si tratterà di costruire un progetto corale e se la politica tradizionale dei partiti ha sbagliato perché ha dimenticato, deve fare un passo indietro e lasciar parlare altre voci, mettendosi a disposizione con umiltà.

Questo è accaduto a Roma il primo dicembre con la prima pietra di posa.

Sinistra Italiana era presente ed è uscita fuori un’altra voce che non era di apparato ma che le appartiene e parla della nostra esperienza di lotta collettiva sui territori da Bologna a da Padova e si è unita ad altre voci giunte da tutto il Paese. A gennaio chi ha deciso di aderire al percorso presenterà una proposta programmatica comune con un simbolo e una rosa di candidature capaci di rappresentare un passaggio politico fondamentale per il cambiamento dell’Europa e del Paese, tenendo presente un punto fondamentale: unire la sinistra sociale alla sinistra politica non deve più essere considerata come una vocazione minoritaria perché le battaglie civili in difesa dei diritti riguardano ognuno di noi e ne consegue un modo diverso di interpretare il ruolo politico di una forza soprattutto all’interno delle istituzioni.

Anche a Livorno è nato il coordinamento di DemA che si configura come un laboratorio politico nato in seno alla rete nazionale che l’esperienza di Napoli ha fatto crescere. Si tratta di un ulteriore nucleo politico col quale discutere per creare un luogo di aggregazione e di partecipazione.

L’obiettivo comune sarà quello di costruire un programma collettivo per correggere con la proposta, l’esempio tragico di un cambiamento mancato in questa città, stretto nella morsa fra il passato che vuole prepotentemente tornare a governare e l’inefficacia intermittente di chi aveva interpretato un desiderio di cambiamento poi rimasto lettera esangue, stritolata da mille problemi e grandi incertezze.

Lo scenario confuso di una campagna elettorale già senza esclusione di colpi, ci restituisce uno scenario allarmante: le geometrie variabili delle alleanze presunte o certe, oscillano solo in base al tornaconto personale, per una sedia nella stanza dei bottoni. E questo significa non aver capito la portata dei problemi in questa città.

Ridare voce ai cittadini, e la proposta di De Magistris va in quella direzione, può consentirci di conquistare uno spazio permeato di democrazia, ma sarà possibile solo se metteremo a nudo problemi veri, guardando ciò che è cambiato in peggio e non solo ciò che ci piace e ci fa stare tranquilli al caldo. L’idea di municipalismo può essere efficace solo se la consideriamo in un contesto ampio perché non c’è una repubblica delle banane che possa salvarsi dalle regole matrigne dell’Europa. Inutile illudersi che i sondaggi usciti sulla stampa locale rispetto a ciò che fu alle ultime amministrative, siano ancora validi, l’inadeguatezza di ciò che è stato fatto è sotto gli occhi di tutti e ha mutato uno scenario, con molteplici pericoli da affrontare: l’avanzata della Lega o il ripristino dello status quo, con il mutuo soccorso di qualcuno nascosto dentro una lista civica giustapposta.

Armi spuntate che non attaccano, c’è un volto migliore che Livorno può esprimere e avrà qualcosa di importante da dire.

Non bastano ricette già vecchie e volti noti che hanno già fallito, servono solo ad imbrogliare le carte.

Oggi a parlare dovranno essere i contenuti portati, per questo le candidature che proporremo comunemente dovranno essere legate a un contenuto e non ad un interesse di sopravvivenza personale per continuare a vivacchiare perchè questa città non può permetterselo.

Riprendersi il mal tolto è il mantra diffuso dal centro sinistra e muove le alleanze con il supporto di certo associazionismo forse troppo orientato e che dovremo richiamare inevitabilmente all’ordine dell’imparzialità. Anche per questo ridare voce ai singoli sarà importante proprio per ricucire a piccoli passi l’identità di un tessuto sociale complessivamente deluso che va oltre il 40% di chi non vota perchè non trova rappresentanza oggi, tenendo ben presente che la fiducia la si riconquista con la linearità in uno spazio politico alternativo che sappia contaminarsi e dare risposte.

Si tratta di un ragionamento semplice, che parte non dai numeri ma segue un’idea precisa di cambiamento. Rimboccarsi le maniche significa ‘infilare davvero le mani nella nostra montagna di merda’ quella stessa montagna che Peppino Impastato aveva combattuto ma che ha mille facce diverse, ma di facile declinazione.

Chi non vede questo è fuori dai giochi, perché servirà ragionare unicamente in termini oggettivi su ciò che è cambiato nella vita delle persone, con parole chiare, nette, fuori dai ‘salotti buoni’ dell’intellighenzia fine a se stessa. Servono fatti concreti, a tutto campo e non ci si può limitare a parlare un linguaggio monocorde su un solo argomento, sono troppe le cose che non vanno in questo Paese e in questa città che è lo specchio di una crisi profondissima. Non si può continuare a giocare col pallottoliere mentre il mondo crolla.

Dovremo aiutare questa città a capire le sue potenzialità, non a sfruttarle ma facendole crescere senza raccontarci storie perché è anche una questione di linguaggio.

Vincere questa partita corale è fondamentale per assumere un ruolo di guida dentro le Istituzioni e piegarle ai bisogni reali dei cittadini con competenza e coraggio, scontrandosi, creando, leggendo e interpretando un conflitto, non eludendo problemi ma osservando il luogo più scomodo e studiandone le emergenze reali per trovare una soluzione.

Oltre a noi che abbiamo deciso di aderire al percorso di De Magistris ci sono altre forze che hanno una visione simile e il dialogo è aperto e costruttivo per presentare un progetto unitario che discenda da una proposta europea alternativa, per arrivare ad una traduzione locale che ci porti ad affrontare le amministrative in questa città e in Provincia, con consequenzialità e non in ordine sparso.

La linea di demarcazione che ci separa dal PD è di contenuto così come ci tiene lontani da chi ha scelto per governare questo Paese la compagnia di Salvini dando colpevolmente corpo e accesso agli istinti peggiori in nome della difesa nazionale che in realtà è lontanissima da un disegno unitario nelle istituzioni e soprattutto fuori da ogni logica applicazione democratica del diritto costituzionale.

I temi da affrontare sono pesantissimi e riguardano il lavoro, la salute, l’ambiente, la legalità, la mancanza di diritti che mettono ogni giorno in predicato l’uguaglianza fra le persone e servirà da parte di ognuno di noi la forza per contribuire con un programma condiviso che cancelli non le nostre identità ma l’individualismo per farci tornare ad essere una comunità reale che propone non è più disposta a subire.

Livorno, 3 dicembre 2018

Assemblea Federale Livorno

Assemblea Iscritte/i del Circolo Territoriale SI Livorno Collesalvetti

 

Livorno può e deve guardare lontano

 

Sinistra Italiana di Livorno segue il dibattito politico in corso senza lasciarsi coinvolgere dalla tentazione opportunistica di ricostruire il centrosinistra. Quanto ai sondaggi di questi giorni, devono essere letti con un occhio rivolto al passato, a quel 2014 che ha cambiato tutto e che qualcuno cerca di cavalcare parlando oggi più dei fasti che non dei propri errori.

Abbiamo aperto un dialogo con tutte quelle forze radicali a sinistra alle quali non basta solo costruire una barricata fine a se stessa contro la Lega, per questo seguiamo con interesse anche la proposta di De Magistris e gli sviluppi che porterà Agorà DemA Livorno nata in quel solco.

I contenuti politici propri di Sinistra Italiana di Livorno, sono lontani dagli schemi triti e ritriti, dalla condivisione di vecchi percorsi incarnati dalle solite facce, perché pensiamo che non basti eliminare un simbolo e fare una lista civica, senza un progetto solido e condiviso per essere credibili.

La nostra proposta sarà alternativa e radicale per rispondere a quel 40% che non sa più in cosa credere. Guardiamo a chi non vota più, a chi è deluso da una rivoluzione a metà e a chi resiste all’istinto della paura innescata da ciò divide ed esclude nella e dalla città. Solo un programma che agisca e ripari gli errori che hanno distrutto il mondo del lavoro, l’uguaglianza e la speranza per futuro, potrà riportarli a decidere. Crediamo fermamente che l’idea di poter costruire un’ Europa diversa, debba essere accolta in modo lineare e praticata su un territorio, per questo pensiamo che sia poco attento e lungimirante chi crede con leggerezza che si possa fare altro a casa propria. Serve concretezza, praticità, non una contraddizione. Un progetto alternativo di Europa, adeguato anche a questo territorio, deve abbattere, non costruire confini e avere uno sguardo lungo. Livorno lo merita, così come lo meritano le persone che la mantengono viva senza arrendersi.

Simona Ghinassi

Coordinatrice Sinistra Italiana Federazione di Livorno

Andrea Cionini

Coordinatore Circolo Territoriale SI Livorno Collesalvetti

 

L’Altra Europa con Tsipras: Sabato 1° dicembre a Roma saremo all’appuntamento promosso da Luigi De Magistris

 

C’è bisogno di una lista per le elezioni europee che rompa il monopolio del confronto pubblico tra nazionalismo xenofobo (la sovranità popolare, sancita dalla Costituzione è un’altra cosa) e sostenitori dell’attuale assetto rigorista e ordoliberista dell’Unione Europea.

Una lista europeista, contro gli egoismi nazionali che da sempre preparano la guerra e la rovina dei popoli e contro le attuali oligarchie dominanti a Bruxelles e a Francoforte, che hanno sostituito il principio della solidarietà e della giustizia con la logica del più forte e del dispotismo delle leggi di bilancio, impoverendo nei diritti e nel reddito le donne e gli uomini d’Europa, accrescendo le disuguaglianze, consentendo la semina d’odio contro i più poveri, trasformando il nostro continente in una fortezza disumana e crudele.

Abbiamo colto con molto favore la promozione un progetto con tali caratteristiche da parte di Luigi De Magistris, sindaco di Napoli per il valore simbolico e la forza dell’esperienza alternativa ai modelli dominati di gestione della cosa pubblica, di cui è stato protagonista nella sua città.

I tre punti programmatici cardini indicati – l’antifascismo, l’opposizione ai nazionalismi sovranisti, il contrasto alle politiche ordoliberiste di Bruxelles – delineano un profilo adeguato della lista, da sviluppare ulteriormente, utile a definire una proposta netta e priva di ambiguità, nel segno di un europeismo radicale.

Per questo il 1° dicembre a Roma ci saremo all’appuntamento al Teatro Italia.

Per contribuire alla costruzione di una proposta che riesca a valorizzare le migliori esperienze e soggettività collettive e individuali, pratiche e intellettuali, che in questi anni hanno tenuto la barra dritta sulla critica all’Europa ordoliberista, contro il razzismo, senza cedimenti verso posizioni settarie e culturalmente subalterne al montante nazionalismo.

Una proposta che sia di netta opposizione al governo Salvini Di Maio ed un punto di riferimento da cui partire anche oltre la scadenza delle Elezioni Europee.

C’è bisogno di un nuovo protagonismo dei cittadini, delle donne, dei giovani, dei lavoratori, dei territori. Una mobilitazione larga, da Nord a Sud, per un’altra Italia in un’altra Europa, che coinvolga e valorizzi personalità ed esperienze di “giuste e giusti” contro le barbarie.

Per questo, la lista, come dice lo stesso appello lanciato per l’appuntamento del Teatro Italia, non potrà essere un nuovo cartello elettorale (“collage delle fotografie già viste”), appesantito da logiche di fazione e di posizionamento partitico.

Servono idee chiare sul futuro dell’Europa, partecipazione, volti nuovi. Con una definita collocazione politica in Europa: nel Gue al parlamento Europeo, con il Partito della Sinistra Europea, a fianco di quelle forze che, anche da posizioni di governo, pur tra tante difficoltà, hanno resistito in questi anni all’egemonia dell’ideologia neoliberale e tuttora le lanciano una sfida da sinistra.

L’Altra Europa con Tsipras

 

Documento dell’Assemblea Federale di Livorno del 25 ottobre

 

In previsione della programmata Assemblea Nazionale convocata il 27 ottobre 2018 a Roma, l’Assemblea Federale di Sinistra Italiana di Livorno riunitasi in data 25 ottobre 2018, ha analizzato l’attuale situazione politica, sia nazionale, che locale per portare un contributo costruttivo all’assemblea nazionale, al fine di proseguire in modo efficace la nostra azione politica, dal momento che i problemi da affrontare diventeranno a breve contingenza, in vista degli appuntamenti politici legati alle elezioni europee ed amministrative.

L’Assemblea Nazionale di SI nella scorsa primavera aveva approvato, seppur con numerosi dubbi ricavati dalla difficile esperienza vissuta in campagna elettorale sui territori, la proposta del Segretario nazionale di avviare una fase di verifica atta a stabilire se ci fossero le basi concrete per costruire il percorso costituente di Liberi e Uguali. Arriviamo oggi piuttosto tardivamente, dopo un’estate povera di politica ad affrontare un momento decisivo e importante che aprirà il percorso per la campagna elettorale delle europee e delle amministrative, dopo la mancata verifica tanto attesa a luglio.

Come noto nessun processo costituente di LeU è stato mai realmente avviato, e solo ora a distanza di mesi il dispositivo approvato in Direzione Nazionale pare aver riacceso un dibattito spento, reso asfittico dalle indecisioni se non dal silenzio per lunghi mesi di lontananza dal dialogo comune, così indispensabile per mantenere vivo un partito.

Pertanto, sono stati affrontati salienti punti utili alla discussione, che riportiamo in sintesi sperando di contribuire al dibattito:

  • Non possiamo non rilevare che Liberi e Uguali è andata poco oltre la sua consistenza di lista e ha prodotto un gruppo parlamentare che rispecchia il risultato risicato delle elezioni politiche del 4 marzo, nulla di più. Al contempo questa esperienza ci ha però tenuti immobilizzati nell’attesa, allontanando compagni, senza generare quella contaminazione tanto auspicata e indispensabile a dare voce e rappresentanza alla sinistra.
    Sinistra Italiana nazionale dovrebbe valutare con una formale e pubblica presa d’atto la conclusione del percorso di LeU per l’impossibilità oggettiva e politica di proseguirlo dal momento che esiste una evidente distanza con una divaricazione degli obiettivi fra le forze che la compongono. E’ importante non precludere la partecipazione del percorso che intraprenderemo a chi deciderà di restare vicino a noi essendo parte di un’idea da condividere ma non più di un contenitore.
  • Un cambio di passo chiaro è necessario e vitale in vista di appuntamenti elettorali che non possiamo fallire e va ricercata obbligatoriamente quella vicinanza con forze politiche, movimenti ed associazioni che parlano e agiscono nella società reale con modalità anche non tradizionali, ma capaci di garantire una tenuta politica e di contenuto, con obiettivi realmente comuni, lontani dai tatticismi di calcolo, portatori di un reale rinnovamento e di quell’alternativa così necessaria in questo momento, in Europa così come in questo Paese
  • Pensiamo a ciò che si muove in Europa a sinistra, ma pensiamo anche a cosa si muove in questo Paese, alle tante esperienze civiche legate anche ad un nuovo modello di municipalismo e soprattutto ad un sud dinamico, tutt’altro che arreso che sta cambiando volto e si organizza convergendo attorno a personaggi credibili come De Magistris. L’idea di creare un fronte popolare unito non può non riguardare Sinistra Italiana e questa esperienza non può che essere vissuta in modo politicamente consequenziale: dall’Europa, l’esperienza deve ricadere sui territori, va rispettata una connessione per essere credibili.
  • Un rinnovamento del gruppo dirigente nazionale è necessario sia per la tipologia di sfida che dovremo affrontare, sia per i nuovi assetti anche numerici ed economici nei quali si trova realmente il partito in questo momento.
  • Reperire le risorse così come gestire in modo snello e veloce l’organizzazione è indispensabile per guidare al meglio le campagne elettorali e i territori non possono essere lasciati all’auto organizzazione.
  • In ambito regionale, la Toscana vive un paradosso che dovrebbe essere necessariamente risolto e riguarda la rappresentanza nel Consiglio Regionale Toscano. Attualmente vogliamo precisare che SI Livorno, così come altre realtà provinciali, si sentono rappresentate da due soli consiglieri di SI’ Toscana a Sinistra, Tommaso Fattori e Paolo Sarti, collocati all’opposizione. L’ambiguità del Presidente Rossi e la posizione di Consigliera Spinelli rappresentante di Art.1 – MDP, persistono come problema politico da chiarire, anche in virtù delle difficoltà che dovremo affrontare nuovamente in campagna elettorale dal momento che a oggi si collocano in maggioranza con il PD guidato dalla neo eletta segretaria regionale Simona Bonafè, renziana di ferro. Le buone intenzioni non bastano e non bastano nemmeno le parole, per questo, a maggior ragione va chiarita la nostra visione nei confronti di LeU e nei nostri rapporti con Art.1 – MDP.
  • Prestare attenzione ai territori significa affrontare battaglie reali, guardare gli ultimi significa tornare a parlare a tutto campo di lavoro, educazione, di emergenza abitativa, di welfare, redistribuzione della ricchezza e tutela dei diritti, tutela ambientale, senza dimenticare la solidarietà e l’accoglienza. Tutto questo è praticabile solo se la realtà la si tocca e la si vive non solo con empatia, ma condividendo soluzioni praticabili, che non siano ricette a scatola chiusa.

Assemblea Sinistra Italiana – Federazione di Livorno