Riflessione sulla lettera di Giulio Cesare Ricci a Maurizio Landini

La lettera di Giulio Cesare Ricci , di congratulazioni e di soddisfazione per l’elezione del compagno Maurizio Landini alla segreteria generale della CGIL, pone un tema di ordine generale, del rapporto tra innovazione sia politica che tecnologica (nei rapporti sociali e politici) e valorizzazione dei valori storici positivi (in senso progressista) dall’angolazione fondamentale, dei valori culturali, molto importante.

La lettera di Giulio Cesare Ricci, apparsa qualche giorno fa, con le congratulazioni piene di soddisfazione per l’elezione del compagno Maurizio Landini alla segreteria generale della CGIL, pone un tema di ordine generale, nel rapporto tra innovazione sia politica che tecnologica, fra rapporti sociali e politici e nella valorizzazione dei valori storici positivi – in senso progressista – osservando l’angolazione fondamentale data da valori culturali che ci appartengono.

Premesso la ovvia considerazione, non come mero slogan, ma come postulato etico e politico che senza una piena consapevolezza delle proprie radici ” umane ” non si ha nessun futuro , rimane l’esigenza di coniugare questa premessa all’azione politica e sociale quotidiana.

Questo, accade sia nel contesto di una profonda modificazione dei rapporti sociali di produzione in senso prettamente marxiano, sia in quella dimensione che produce effetti nei rapporti interpersonali. Sostanzialmente, sia nei nuovi ambiti della vita economica che ha modificato il modo di produrre e di vedere il lavoro riconosciuto come segno di dignità di vita e non solo di sussistenza, sia nei contesti della vita sociale urbana, che include fenomeni nuovi di coesistenza con altre culture, si generano relative esplosioni di degrado sociale in assenza di integrazione reale. Tutto questo comporta un innalzamento del livello di degrado nei rapporti inter umani, tradotto con il con razzismo dell’intolleranza alla diversità purché sia, accompagnato dall’esaltazione di concetti di sopraffazione degli uni contro gli altri.

Ritengo questa una discussione non meramente accademica , ma come uno dei nodi cruciali di una nuova concezione “umanistica ” della vita politica.

Anche nel nostro, ridotto contesto locale , partendo anche dalle tradizioni di eticità culturale, legate all’umiltà popolare, rappresentata da storici valori di solidarietà e accoglienza, espressi nella fierezza delle tradizioni di una vita sociale che faceva della livornesità un sinonimo di schiettezza, ma anche di fraternità, vediamo che si sono contratte fino a scomparire inghiottite da egoismi, personalismi e visioni spesso spregevoli di interesse che fanno del danno al prossimo, atteggiamento quotidiano e diffuso.

Non richiamo gli ovvi processi mondiali e nazionali su globalismo , e i portati che oggi fanno in modo pauroso pensare che la difesa del proprio personalissimo ‘io’, comporti la contrazione dei diritti di quella presunta minaccia rappresentata dagli ultimi , ma mi riferisco a come oggi nessuno o pochi si pongano, senza operazioni buoniste di facciata a coniugare in modo felice ed autentico, questi valori con le prospettive politiche in questo territorio.

Partendo ad esempio da una visione urbanistica che non sia solo espansiva su nuovi insediamenti ma con politiche concrete di difesa del tessuto urbano ” antico ” : ad esempio frenando l’esodo di “migrazione urbana dei più poveri “abitanti dei borghi, attraverso scelte di vivibilità concreta degli stessi. Concretamente con interventi di riqualificazione ed abbellimento urbano cose minime (di decoro urbano ), come più impegnative di sicurezza , intesa in senso più generale ,dei più deboli non lasciando questo termine , come da anni succede , alla propaganda di destra .

Superando , ad esempio , lo stancante dibattito sulla sanità vista solo come ospedalizzazione quale unica via di cura possibile e non come prioritario diritto alla salute più in generale, garantito per il benessere sia singolo che collettivo , attraverso scelte atte a creare una reale rete di protezione larga e diffusa, non di concentrazione per l’organizzazione dei presidi sanitari sul territorio.

Per arrivare appunto a una concezione della “cultura ” come valore di crescita del “pil individuale “, si deve ( non solo economico ma umano in “toto” ) passare obbligatoriamente per l’inversione di tendenza che deve far rinascere i presidi culturali sul territorio, impoveriti dalla chiusura delle librerie, dalla chiusura dei cinema e dalla mancanza di luoghi aggregazione aperti, che riguardano i valori storici e collettivi della città. Il fertile tessuto da ricreare non può essere sostituito da una multisala in periferia o dalla episodicità di avvenimenti, organizzati dagli stessi volti noti che hanno qualche entratura nei luoghi che contano o hanno un progettino garantito, finanziato e patrocinato da un ente pubblico. La soluzione passa da una multiformità di idee e di proposte, a più dimensioni, partendo da forme di aggregazione popolare, fino a spingersi verso l’eccellenza.
Ed eccellenza significa come accade da anni accettare passivamente l’avvilimento progressivo di manifestazioni come “un effetto Venezia”, degradato a mediocre bancarellificio con una ristorazione sempre più approssimativa e al contempo poco accessibile per tutti.

Sono solo utopie ? Credo si possa cambiare e ridare valore a ciò che ci rappresenta con l’umiltà di una ricostruzione fondamentale dei processi culturali, anche se ravviso non ci sia traccia nella “grida” in senso manzoniano , sentite da parte di formazioni di “sinistra “, troppo spesso beceramente identitarie, elitarie e talmente gelose della gestione del ‘gruzzolo culturale’ da farlo scomparire nella pochezza dei suoi presunti rappresentanti.
Senza questi presupposti, la proposta di Livorno capitale della cultura , sinceramente la considero solo una “boutade ” con poco senso, perchè andrà ad ingrassare i soliti noti che già si sfregano le mani in attesa del premio, sì perché, è bene sapere che spesso i soldi arrivano per consolazione anche se non si guadagna il titolo di vincitori.

Forse è tardi per ripensare anche proposte concrete, in questo senso , per il prossimo appuntamento elettorale , ma se non ci poniamo noi questo compito non vedo che altri possano assolverlo.
La cultura è un bene democratico, prezioso e quella che si definisce Sinistra, non può non difenderlo per la suo ruolo fatto di trasversalità ed universalità.

Premesso la ovvia considerazione (non come mero slogan ma come postulato etico e politico) che senza una piena consapevolezza delle proprie radici ” umane ” non si ha futuro, rimane l’esigenza di coniugare questa premessa all’azione politica e sociale quotidiana .

Questo ,sia nel contesto di una profonda modificazione dei rapporti sociali di produzione (in senso marxiano), ma anche in quella dimensione che produce effetti nei rapporti interpersonali . Sostanzialmente sia nei nuovi ambiti della vita economica (con la modificazione del modo di produrre e di avere il lavoro come dignità di vita e non solo di sussistenza), sia nei contesti della vita associativa urbana , con i fenomeni nuovi di coesistenza con altre culture e con esplosioni di degrado sociale, che comportano degrado nei rapporti interumani, con razzismo intolleranza e anche esaltazione di concetti di sopraffazione degli uni contro gli altri.

Ritengo questa una discussione non meramente accademica , ma come uno dei nodi cruciali di una nuova concezione “umanistica ” della vita politica .

Anche nel nostro , ridotto , contesto locale , partendo anche dalle tradizioni (passate purtroppo ..) di eticità culturale ,anche nella sua umiltà popolare, con i valori di solidarietà (non buonismo sciocco !) e di fierezza delle tradizioni di vita sociale che faceva della livornesità un sinonimo di schiettezza ma anche di fraternità, che si sono contratte se non scomparse , in egoismi e visioni spesso spregevoli di interesse personale a danno dl prossimo .

Non richiamo gli ovvi processi mondiali e nazionali su globalismo , e i portati che oggi fanno in modo pauroso pensare che la difesa del proprio personale , comporti la contrazione dei diritti di quella presunta minaccia rappresentata dagli ultimi , ma mi riferisco a come oggi nessuno o pochi si pongano (senza slogan generali e generici ) a coniugare questi valori con le prospettive politiche .

Partendo ad esempio da una visione urbanistica che non sia solo espansiva su nuovi insediamenti ma con politiche concrete di difesa del tessuto urbano “antico” : ad esempio frenando l’esodo di “migrazione urbana dei più poveri” abitanti dei borghi, attraverso scelte di vivibilità concreta degli stessi .

Concretamente con interventi di riqualificazione ed abbellimento urbano cose minime (di decoro urbano ), come più impegnative di sicurezza , intesa in senso più generale ,dei più deboli non lasciando questo termine , come da anni succede , alla propaganda di destra .

Superando , ad esempio , lo stancante dibattito sulla sanità vista solo come ospedalizzazione e basta ,e non come prioritario diritto alla salute più in generale come diritto individuale ,di benessere sia singolo che collettivo , attraverso scelte di diffusione (e non concentrazione ) di presidi sanitari sul territorio.

Per arrivare appunto a una concezione della “cultura ” come valore di crescita del “pil individuale ” (non solo economico ma umano in “toto”) che passa da una inversione della presenza dei presidi della cultura sul territorio (chiusura librerie , chiusura di cinema , mancanza di aggregazione sui valori storici e collettivi ) non sostituite da una multisala o episodicità di avvenimenti. Questo passa da una multiformità di idee e e proposte ( che minime non necessitano avvenimenti eclatanti )attraverso forme di aggregazione popolare (non come “un effetto Venezia” degradato a bancarellificio o ristorazione più o meno approssimativa) .

Sono solo utopie ? Non ho la risposta compiuta, ma osservo che di ciò non c’è traccia nella “grida in senso manzoniano” di formazioni di “sinistra ” e gelose della pochezza di alcuni loro rappresentanti, più che in veri e propri programmi di sinistra .

Senza questi presupposti la proposta di Livorno capitale della cultura , sinceramente la considero solo una “boutade ” con poco senso .

Forse è tardi per ripensare anche proposte concrete, in questo senso , per il prossimo appuntamento elettorale , ma se non ci poniamo noi questo compito non vedo che altri possano assolverlo.

Massimo Ghilarducci

iscritto Sinistra Italiana

Troviamo insieme le risposte ai bisogni di tutti

Venerdì 11 gennaio alle 21 presso la sala della ex Circoscrizione 2 sugli Scali Finocchietti, si è tenuta la prima assemblea pubblica promossa da Partito della Rifondazione Comunista di Livorno, Sinistra Anticapitalista Livorno e Sinistra Italiana Livorno.
Non si è trattato di un dibattito elettorale classico, ma di un primo passo congiunto di invito e ascolto perché siamo convinti che le vecchie formule non siano più utili e laddove non si crei una felice amalgama con i cittadini non si possano trovare nemmeno le soluzioni ai problemi.
Erano presenti molte delle esperienze territoriali associative e civiche, invitate con l’intento di portare un valore aggiunto e di sinistra al dibattito programmatico in vista delle prossime elezioni amministrative.
Si è trattato di un appuntamento aperto, partecipato, al di là di ogni appartenenza. I temi sono stati affrontati a tutto campo rispetto alle emergenze che mettono in discussione il futuro della città e sono relativi alla mancanza di prospettive.
L’intento era quello di fare un primo passo per costruire un’alternativa larga e condivisa non solo per mano della politica ma attraverso il contributo vitale della società e dei protagonisti diretti. 
Aiutare Livorno a rinascere significa parlare del lavoro che manca, dei soprusi subiti dai lavoratori, di progetti che non possono restare solo sulla carta, di diritti negati all’uguaglianza fra gli individui, di una sanità sempre più elitaria e circoscritta, di beni comuni e collettivi da salvaguardare, di territorio da proteggere e difendere, e in fine di cultura, quella che servirebbe a tutto tondo in questa città, che la merita per la sua storia, ma che non trova un posto di rilievo ed è in evidente decadimento come del resto accade a tutto il settore della conoscenza che non produce sviluppo.
Legare le dinamiche di un luogo allo scenario nazionale ed europeo ha un senso preciso perché le analisi di contesto sono fondamentali per valutare ricadute e assetti e valutare una correzione possibile dal punto di vista pratico.
Ascoltare un racconto corale in apparenza solo locale oltre a mostrare uno spaccato della società livornese che per una volta ha deciso di guardare in faccia i problemi e partire da un’analisi concreta, senza giri di parole, ha evidenziato come sia impossibile pensare di scollegare un territorio da una Nazione e da un continente intero quando l’incidenza di regole decise altrove è così forte e pesante da viziare ogni pretesa di autonomia.
Qualcuno si aspettava di trovare già ricette, risposte preconfezionate o la propaganda di una campagna elettorale partita in modo confuso ma come sempre auto referenziata, ferma alla conta dei numeri, così non è stato: una parte della politica della Sinistra livornese è stata pronta ad ascoltare e una proposta verrà elaborata in modo congiunto con altre forze, ma soprattutto con il supporto di quelle proposte che arriveranno attraverso una discussione collettiva con la società civile che tocca direttamente i problemi ma spesso non ha trovato spazio e luogo per esprimerli.
Volevamo rompere uno schema che si è consolidato ma non ha restituito certezze e ci siamo riusciti. 
Sappiamo che non è più il tempo delle facili ricette, delle soluzioni acchiappa voti e delle illusioni. Servirà continuare a guardare la realtà e a parlarne senza fare sconti. 
Sarà fondamentale continuare ad ascoltare ciò che tutte e tutti avranno da dire per poter capire meglio insieme come curare questa città.
 

Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Anticapitalista – Sinistra Italiana 

Livorno, Italia, Europa: troviamo insieme le risposte

Venerdì 11 gennaio alle 21 presso la sala della ex Circoscrizione 2 sugli Scali Finocchietti, invitiamo tutta la cittadinanza e tutte le esperienze territoriali e civiche a portare un valore aggiunto e di sinistra al dibattito programmatico in vista delle prossime elezioni amministrative.
Non è più il tempo delle facili ricette, delle soluzioni acchiappavoti e delle illusioni. Serve guardare la realtà e parlarne senza fare sconti. Ci interessa sapere ciò che tutte e tutti avranno da dire per poter capire meglio insieme come curare questa città.
Questa volta ribaltiamo il paradigma perché ci sono tante energie inespresse che devono trovare spazio per far sentire la loro voce. È la sola formula vincente per uscire dall’angolo, e c’è una Sinistra che è pronta ad ascoltare.


Vi aspettiamo.

Risposta al Sig. Marcello Faralli

 

Ho letto sulla pagine “DITELO AL TIRRENO” nella edizione di martedì 18 dicembre del quotidiano Il Tirreno, un commento rivolto a me in relazione al contenuto di un comunicato uscito nei giorni scorsi e riferito alle posizioni del partito che rappresento nel territorio provinciale.

Senza polemica alcuna, rispondo al Sig. Marcello Faralli dopo aver riflettuto sulla posizione che viene contestata alla linea politica della Federazione di Sinistra Italiana, affermando che non è una posizione solitaria ma condivisa da molti soggetti che animano la sinistra e i motivi sono da ricercare nell’evidente osservazione di ciò che la realtà ci consegna.
Ritengo e confermo che una barricata contro la Lega sia un motivo insufficiente e riduttivo se non lo si legge in chiave essenzialmente opportunistica per riunire le forze e ricostruire il centro sinistra dal momento che il baratro e lo confermano i fatti, è di origine strutturale e riguarda esattamente ciò che è stato prodotto e aggravato pesantemente dal centro sinistra con le scelte nazionali ricadute pesantemente su questo territorio durante gli ultimi anni di governo a trazione PD. Questo e non altro ha creato uno sbandamento disperato e cieco che divide la società da ogni prospettiva civile, non altro.

Livorno si è seduta sulle garanzie acquisite sul suo lungo passato e non è stata più in grado di rialzarsi. Oggi ogni garanzia è caduta, ogni equilibri è sovvertito da un approccio autoreferenziato alla crisi. La dura realtà è che questa città si è fidata troppo dei potenti, che sono rimasti tali, ma non hanno mosso un dito per reinventarla e contribuire a mantenerla viva.

La ricetta utile per invertire la rotta è quella di tornare ad essere una comunità, analizzando a occhio nudo, per strada e fra le persone, quali siano le risorse utili per risollevarla. Seguire un percorso condiviso ma differente significa scegliere, guardando e considerando la città come un bene comune, equamente disponibile grazie alla partecipazione dei cittadini alle sue scelte. Serve una divaricazione netta rispetto ad un passato disastroso, irrispettoso delle regole di uguaglianza e democrazia, completamente asservito ai poteri forti della città, così come netto deve essere lo sguardo verso un presente inefficace che sta lasciando spazio ad un futuro punitivo con i deboli e sordo ai diritti degli individui.

La barricata alla Lega perciò, è solo uno dei motivi che muovono la nostra lotta unitaria e congiunta a Sinistra: con noi risuoneranno le voci dei lavoratori, le voci inascoltate degli ultimi unite a quelle di quel popolo silenzioso che nella ricerca pratica della questione morale tradotta in esperienza e pratica quotidiana, continua sfiancato a tentare di continuare ad essere parte di una società animandone ogni giorno la lotta, attraverso il dissenso civile e si oppone così ad una deriva che propone facili ricette intrise violenza ed esclusione sociale.

Simona Ghinassi

Coordinatrice Sinistra Italiana – Federazione di Livorno

 

 

L’Altra Europa con Tsipras: Sabato 1° dicembre a Roma saremo all’appuntamento promosso da Luigi De Magistris

 

C’è bisogno di una lista per le elezioni europee che rompa il monopolio del confronto pubblico tra nazionalismo xenofobo (la sovranità popolare, sancita dalla Costituzione è un’altra cosa) e sostenitori dell’attuale assetto rigorista e ordoliberista dell’Unione Europea.

Una lista europeista, contro gli egoismi nazionali che da sempre preparano la guerra e la rovina dei popoli e contro le attuali oligarchie dominanti a Bruxelles e a Francoforte, che hanno sostituito il principio della solidarietà e della giustizia con la logica del più forte e del dispotismo delle leggi di bilancio, impoverendo nei diritti e nel reddito le donne e gli uomini d’Europa, accrescendo le disuguaglianze, consentendo la semina d’odio contro i più poveri, trasformando il nostro continente in una fortezza disumana e crudele.

Abbiamo colto con molto favore la promozione un progetto con tali caratteristiche da parte di Luigi De Magistris, sindaco di Napoli per il valore simbolico e la forza dell’esperienza alternativa ai modelli dominati di gestione della cosa pubblica, di cui è stato protagonista nella sua città.

I tre punti programmatici cardini indicati – l’antifascismo, l’opposizione ai nazionalismi sovranisti, il contrasto alle politiche ordoliberiste di Bruxelles – delineano un profilo adeguato della lista, da sviluppare ulteriormente, utile a definire una proposta netta e priva di ambiguità, nel segno di un europeismo radicale.

Per questo il 1° dicembre a Roma ci saremo all’appuntamento al Teatro Italia.

Per contribuire alla costruzione di una proposta che riesca a valorizzare le migliori esperienze e soggettività collettive e individuali, pratiche e intellettuali, che in questi anni hanno tenuto la barra dritta sulla critica all’Europa ordoliberista, contro il razzismo, senza cedimenti verso posizioni settarie e culturalmente subalterne al montante nazionalismo.

Una proposta che sia di netta opposizione al governo Salvini Di Maio ed un punto di riferimento da cui partire anche oltre la scadenza delle Elezioni Europee.

C’è bisogno di un nuovo protagonismo dei cittadini, delle donne, dei giovani, dei lavoratori, dei territori. Una mobilitazione larga, da Nord a Sud, per un’altra Italia in un’altra Europa, che coinvolga e valorizzi personalità ed esperienze di “giuste e giusti” contro le barbarie.

Per questo, la lista, come dice lo stesso appello lanciato per l’appuntamento del Teatro Italia, non potrà essere un nuovo cartello elettorale (“collage delle fotografie già viste”), appesantito da logiche di fazione e di posizionamento partitico.

Servono idee chiare sul futuro dell’Europa, partecipazione, volti nuovi. Con una definita collocazione politica in Europa: nel Gue al parlamento Europeo, con il Partito della Sinistra Europea, a fianco di quelle forze che, anche da posizioni di governo, pur tra tante difficoltà, hanno resistito in questi anni all’egemonia dell’ideologia neoliberale e tuttora le lanciano una sfida da sinistra.

L’Altra Europa con Tsipras