Sinistra Italiana Livorno aderisce alla manifestazione “Fridays for Future”

Venerdì saremo in piazza con voi perché condividiamo “Fridays for future” perché è una chiamata in causa contro la messa a reddito dell’ambiente. Se l’ecologia è un approccio verso il mondo, l’unità con le ragioni di chi esige un’agenda sociale e di redistribuzione del reddito contro le diseguaglianze è decisiva: non possiamo permetterci di sostenere politiche di maniera o di ascoltare impegni vuoti o retorici delle leadership internazionali, se ci sono parti del mondo e d’Europa che rilanciano strutture produttive inquinanti ed altre che fanno ambientalismo di facciata e moltiplicano le diseguaglianze. Serve un’agenda alternativa di impegni e Sinistra Italiana la condivide appieno.

Nella scorsa legislatura parlamentare, grazie al contributo del compianto Luciano Gallino, di Giulio Marcon e Giorgio Airaudo, SI ha proposto in Parlamento la versione italiana di quel “Green New Deal” proposto oggi negli Stati Uniti dalla parlamentare democratica Alexandria Ocasio-Cortez: una proposta che rilanciamo per i settori ad alta intensità di lavoro potenziale: risanamento delle scuole, ristrutturazione di ospedali, manutenzione del territorio contro il dissesto idrogeologico. Il “Green New Deal” sarebbe uno choc positivo ed un investimento di lungo periodo per l’ambiente, senza devastarlo, mobilitando la finanza pubblica per creare occupazione e innovazione. Basterebbe un investimento triennale di un miliardo di euro coperto da Cassa Depositi e Prestiti con l’emissione di obbligazione ed una compartecipazione dei fondi strutturali. Chiederemmo una clausola di occupazione netta: chi a livello locale va a vincere gli appalti del “Green New Deal” dovrebbe garantire lavoro sicuro, impegnandosi per assicurare diritti, tutele, responsabilità sociale.

Abbiamo una sola Terra: è nostro compito proteggerla!

Simona Ghinassi

Coordinatrice Sinistra Italiana – Federazione di Livorno

sei giorni di giuste proteste e manifestazioni degli studenti

Le voci dei giovani di Livorno sono lo specchio di qualcosa che non si fermerà e si allargherà perché il loro NO rimbomba già in tutto il Paese.

Da sei giorni in strada, ragazze e ragazzi manifestano per i loro diritti, senza fermarsi. Lo stesso percorso ripetuto giorno dopo giorno, per urlare una protesta che pesa da anni perché fatta di scelte sbagliate e non c’è nessun pretesto se non quello di reclamare un futuro che per loro si allontana sempre di più.

Nascoste dietro la fatiscenza di edifici inagibili e inadatti perché insicuri e insufficienti ci sono cose che pesano ancor di più come macigni: una buona scuola che crolla vistosamente e pericolosamente, nel nome e nel fatto, non è tale, semplicemente perché fatta di regole ingiuste che incatenano il destino delle donne e degli uomini di domani.

Il diritto allo studio garantisce l’autodeterminazione e forse è proprio questo che fa paura. Dopo giorni di stallo nella ricerca di una soluzione fra istituzioni e delegazioni degli studenti, forse c’è una possibilità e lo scopriremo lunedì prossimo.

Ma resta chiaro che non si accetteranno deroghe alle risposte, nessun rinvio ulteriore sarà accettato. Se accadesse, la protesta continuerà ad oltranza.

Dove la politica ha fallito, loro resistono e per una città che invecchia silente e seduta sulle proprie garanzie, ci sono migliaia di voci che non si stancano e fanno ‘quel lavoro sporco’ che abbiamo smesso di fare da troppo tempo: alzare la voce e urlare, non incrociando le braccia, ma con le mani rivolte al cielo dal pugno chiuso .

Se un’onda si alza loro riescono a cavalcarla cogliendo l’emergenza senza restarne travolti. Molti li ringraziano per la loro forza e noi siamo fra quelli. La sinistra è fra quelli, al di là di ogni fraintendimento o strumentalizzazione, sventolavano le bandiere rosse e le scritte dei centri sociali che non li hanno mai abbandonati, ma sostenuti durante queste lunghe giornate.  

In tanti credono questi giovani insicuri, disinteressati alla vita e ai problemi della città, ma così non è. Non ci sono garanzie per loro e si sono accorti di questo prima di noi, sulla loro pelle.

A 17 anni non si vota e gli studenti delle scuole medie superiori non votano.

 Quindi, non fanno paura? Invece sì, dovrebbe spaventare o quantomeno far riflettere i più avveduti perché ragionare in termini elettorali non porta fortuna.

Prendersi il lusso di non ascoltare è criminale, così come lo è legiferare contro chi rappresenta il nostro futuro.

Chilometri di passi e di parole rimbalzano fra compagni di scuola che arrivano da tutta la Regione, perfino Pisa è presente con una folta delegazione di ragazze e ragazzi venuti a  sostenere la protesta di Livorno. A loro non manca il coraggio del pensiero collettivo che non possiede  i confini che poco saggiamente qualcuno ha costruito. Loro stessi si sentono come i migranti respinti che non trovano porto perché l’educazione alla conoscenza è il loro approdo. Scomodo per il potere, vitale per la loro libertà di crescere.

Pensare ad una nazione di studenti sarebbe enormemente più ricco e produttivo anziché pensare ad una Nazione di votanti, ma si sa, in campagna elettorale si cerca il voto sicuro, senza rischi, fatto dal consenso di scuderia, invece di guardare, risolvere, scegliere il meglio per il Paese.

Loro sono il meglio di questo Paese, la ‘meglio gioventù’ che credevamo avrebbe avuto bisogno di noi, mentre invece siamo noi ad aver bisogno di loro.

Leggono, studiano, partecipano, ascoltano, vogliono crescere ed imparare più di quanto immaginiamo e riescono persino ad essere rispettosi delle regole, cosa che spesso abbiamo smesso di fare.

Il popolo degli insegnanti, quello che ha capito prima di tutti è sceso in strada al loro fianco per sostenerli e si è levata più di una voce insieme a loro, una difesa fatta anche di nonni e di genitori.

Per chi capisce l’urgenza, non esiste un gap generazionale che separa i sogni e i bisogni dalle opportunità.

Oltre a dire che siamo al loro fianco, scendiamo in strada, e ovunque serva per difenderli, servirà a loro, ma anche a noi per essere migliori.       

Esecutivo Sinistra Italiana – Federazione di Livorno

Livorno, Italia, Europa: troviamo insieme le risposte

Venerdì 11 gennaio alle 21 presso la sala della ex Circoscrizione 2 sugli Scali Finocchietti, invitiamo tutta la cittadinanza e tutte le esperienze territoriali e civiche a portare un valore aggiunto e di sinistra al dibattito programmatico in vista delle prossime elezioni amministrative.
Non è più il tempo delle facili ricette, delle soluzioni acchiappavoti e delle illusioni. Serve guardare la realtà e parlarne senza fare sconti. Ci interessa sapere ciò che tutte e tutti avranno da dire per poter capire meglio insieme come curare questa città.
Questa volta ribaltiamo il paradigma perché ci sono tante energie inespresse che devono trovare spazio per far sentire la loro voce. È la sola formula vincente per uscire dall’angolo, e c’è una Sinistra che è pronta ad ascoltare.


Vi aspettiamo.

Quale ospedale vogliamo ?

 

Abbiamo appreso tramite la stampa locale che finalmente dopo anni di incertezze si sia conclusa l’epopea “nuovo ospedale” e si intraveda una soluzione della vicenda. Non c’è ancora la firma dell’accordo di programma, ma nel frattempo è stata individuata l’area su cui costruire il nuovo ospedale all’interno dell’attuale presidio ospedaliero in viale Alfieri.

Sinistra Italiana accoglie positivamente la scelta di superare l’idea di utilizzare l’area del parterre, conservando così la vocazione di quel luogo come area verde fondamentale della città importante, molto cara ai cittadini Livornesi. Si tratta però solo di un primo passo nella direzione giusta perché nessun nodo risulta sciolto in merito ad aspetti importantissimi dei quali non si era mai discusso neanche nel momento in cui la destinazione del nuovo ospedale era prevista a Montenero, ovvero, manca di fatto ancora un’analisi sul tipo di servizio e offerta che dovrà portare alla città l’ospedale, come verrà disciplinato il servizio diffuso sul territorio cittadino in relazione ad esso e quali saranno i rapporti di disciplina con gli altri nosocomi dell’area vasta, soprattutto in virtù della vicinanza con l’ospedale e la clinica universitaria di Pisa, già oggi, un punto di riferimento fortissimo per i livornesi.

Sinistra Italiana per questi motivi ritiene fondamentale una sanità diffusa sul territorio cittadino, non solo dedicata alla fase acuta di un problema sanitario, con il potenziamento di distretti e case della salute dove i cittadini possono e devono tornare a trovare risposta immediata ai bisogni che riguardano il loro diritto alla salute. Il principio riguarda anche le strutture fisiche adatte a questo scopo che già esistono e possono trovare spazio di estensione nel riutilizzo di numerosi edifici ex ASL ancora presenti in città e chiusi da anni che non vorremmo fossero adibiti con ‘sapienti’ cambi di destinazione d’uso, venduti e dedicati ad altro senza nessun beneficio per la comunità. Nel caso in cui fosse impossibile il ripristino di quelle funzioni, gli indici dei fabbricati, dovrebbero essere trasferiti altrove in luoghi idonei nel rispetto del principio dell’equità di accesso e localizzazione per la copertura territoriale.

Riteniamo che una sanità diffusa sul territorio possa garantire una funzionalità dedicata del nuovo ospedale concepito per rispondere a casi acuti ed essere alleggerito nelle sue funzioni circoscrivendole, evitando dispersione delle risorse e quindi una contrazione dei tempi di analisi e cura delle patologie. La vicinanza di un polo ospedaliero universitario come Cisanello ci deve far riflettere sulla relazione che dovrà divenire immancabilmente strutturale e di supporto, ovvero serve fare una scelta dettata dalla qualità e dalla velocità espresse dal servizio ospedaliero livornese che deve per forza essere diversificato nell’offerta peculiare senza eliminare i servizi essenziali e di primo intervento.

L’ospedale di Livorno non deve perciò divenire una succursale o peggio un grosso ambulatorio di smistamento, ma dovrà conservare i suoi servizi di prima cura ed eccellenza specialistica che vanno salvaguardati ed incrementati per essere competitivi, soprattutto nei confronti della sanità privata.
Sovvertire un declino è possibile mantenendo la sanità pubblica a livelli di accessibilità, efficienza ed eccellenza tali da non dover competere con una sanità privata sempre più agguerrita nell’offerta e nelle pretese a causa di un andamento decisionale che a livello regionale che è non solo percepito ma effettivamente votato all’annientamento del servizio sanitario pubblico.

Esecutivo Sinistra Italiana – Federazione di Livorno

Coordinamento Circolo Territoriale SI Livorno – Collesalvetti

 

Oltre le disuguaglianze a Livorno

 

Costruire un fronte alternativo, civile e popolare è un obbligo morale che dobbiamo a questo Paese. Le elezioni si avvicinano e non possiamo attendere. Sinistra Italiana ha aderito al percorso lanciato da Luigi De Magistris con il comunicato uscito dalla voce del Segretario Fratoianni a margine dell’iniziativa del 1 dicembre ‘Oltre le diseguaglianze’ a Roma, lontano da qualsiasi tentazione egemonica. Ogni soggetto all’interno di quel percorso avrà pari dignità di proposta.

Non si tratta di costruire il fronte unico per difenderci dai barbari, ma per cambiare ciò che ci ha portato ad avere i barbari alle porte. Così come non si tratta di costruire l’ennesimo cartello elettorale e noi sappiamo bene cosa significhi in termini politici e quali siano le ricadute nefaste di un’operazione come quella di LeU.

La politica dei partiti deve avere il coraggio di imparare dai propri errori, pena l’estinzione.

Sono almeno due decenni che scelte di programma fatte contro le persone e che anche il centro sinistra ha pesantemente avvallato prima e poi contribuito a costruire in seguito, hanno modificato pesantemente gli assetti della società in cui viviamo. Per questo è importante segnare una distinzione di contenuto politico: partire dai capisaldi della sinistra, per modificare ciò che è cambiato nelle nostre vite e ciò che accade nelle nostre città.

La proposta politica di De Magistris riguarda un modello di rivoluzione che non è solo di piazza ma parte anche dall’interno delle istituzioni disposte ad ascoltare e a mettersi in discussione, interpretando nella legalità un conflitto. Ciò che è accaduto a Napoli nella proposta politica della sua amministrazione ci fa capire che è possibile rendere migliore per tutti un luogo e di conseguenza un Paese intero se al ‘ ce lo chiede l’Europa’ abbiamo la volontà di contrapporre il ‘ ce lo chiede la Costituzione’, quella stessa Costituzione che abbiamo difeso il 4 dicembre 2016 ma che resta oggi ancora troppo inapplicata.

Il collante indispensabile alla lotta è questo, pertanto si tratterà di costruire un progetto corale e se la politica tradizionale dei partiti ha sbagliato perché ha dimenticato, deve fare un passo indietro e lasciar parlare altre voci, mettendosi a disposizione con umiltà.

Questo è accaduto a Roma il primo dicembre con la prima pietra di posa.

Sinistra Italiana era presente ed è uscita fuori un’altra voce che non era di apparato ma che le appartiene e parla della nostra esperienza di lotta collettiva sui territori da Bologna a da Padova e si è unita ad altre voci giunte da tutto il Paese. A gennaio chi ha deciso di aderire al percorso presenterà una proposta programmatica comune con un simbolo e una rosa di candidature capaci di rappresentare un passaggio politico fondamentale per il cambiamento dell’Europa e del Paese, tenendo presente un punto fondamentale: unire la sinistra sociale alla sinistra politica non deve più essere considerata come una vocazione minoritaria perché le battaglie civili in difesa dei diritti riguardano ognuno di noi e ne consegue un modo diverso di interpretare il ruolo politico di una forza soprattutto all’interno delle istituzioni.

Anche a Livorno è nato il coordinamento di DemA che si configura come un laboratorio politico nato in seno alla rete nazionale che l’esperienza di Napoli ha fatto crescere. Si tratta di un ulteriore nucleo politico col quale discutere per creare un luogo di aggregazione e di partecipazione.

L’obiettivo comune sarà quello di costruire un programma collettivo per correggere con la proposta, l’esempio tragico di un cambiamento mancato in questa città, stretto nella morsa fra il passato che vuole prepotentemente tornare a governare e l’inefficacia intermittente di chi aveva interpretato un desiderio di cambiamento poi rimasto lettera esangue, stritolata da mille problemi e grandi incertezze.

Lo scenario confuso di una campagna elettorale già senza esclusione di colpi, ci restituisce uno scenario allarmante: le geometrie variabili delle alleanze presunte o certe, oscillano solo in base al tornaconto personale, per una sedia nella stanza dei bottoni. E questo significa non aver capito la portata dei problemi in questa città.

Ridare voce ai cittadini, e la proposta di De Magistris va in quella direzione, può consentirci di conquistare uno spazio permeato di democrazia, ma sarà possibile solo se metteremo a nudo problemi veri, guardando ciò che è cambiato in peggio e non solo ciò che ci piace e ci fa stare tranquilli al caldo. L’idea di municipalismo può essere efficace solo se la consideriamo in un contesto ampio perché non c’è una repubblica delle banane che possa salvarsi dalle regole matrigne dell’Europa. Inutile illudersi che i sondaggi usciti sulla stampa locale rispetto a ciò che fu alle ultime amministrative, siano ancora validi, l’inadeguatezza di ciò che è stato fatto è sotto gli occhi di tutti e ha mutato uno scenario, con molteplici pericoli da affrontare: l’avanzata della Lega o il ripristino dello status quo, con il mutuo soccorso di qualcuno nascosto dentro una lista civica giustapposta.

Armi spuntate che non attaccano, c’è un volto migliore che Livorno può esprimere e avrà qualcosa di importante da dire.

Non bastano ricette già vecchie e volti noti che hanno già fallito, servono solo ad imbrogliare le carte.

Oggi a parlare dovranno essere i contenuti portati, per questo le candidature che proporremo comunemente dovranno essere legate a un contenuto e non ad un interesse di sopravvivenza personale per continuare a vivacchiare perchè questa città non può permetterselo.

Riprendersi il mal tolto è il mantra diffuso dal centro sinistra e muove le alleanze con il supporto di certo associazionismo forse troppo orientato e che dovremo richiamare inevitabilmente all’ordine dell’imparzialità. Anche per questo ridare voce ai singoli sarà importante proprio per ricucire a piccoli passi l’identità di un tessuto sociale complessivamente deluso che va oltre il 40% di chi non vota perchè non trova rappresentanza oggi, tenendo ben presente che la fiducia la si riconquista con la linearità in uno spazio politico alternativo che sappia contaminarsi e dare risposte.

Si tratta di un ragionamento semplice, che parte non dai numeri ma segue un’idea precisa di cambiamento. Rimboccarsi le maniche significa ‘infilare davvero le mani nella nostra montagna di merda’ quella stessa montagna che Peppino Impastato aveva combattuto ma che ha mille facce diverse, ma di facile declinazione.

Chi non vede questo è fuori dai giochi, perché servirà ragionare unicamente in termini oggettivi su ciò che è cambiato nella vita delle persone, con parole chiare, nette, fuori dai ‘salotti buoni’ dell’intellighenzia fine a se stessa. Servono fatti concreti, a tutto campo e non ci si può limitare a parlare un linguaggio monocorde su un solo argomento, sono troppe le cose che non vanno in questo Paese e in questa città che è lo specchio di una crisi profondissima. Non si può continuare a giocare col pallottoliere mentre il mondo crolla.

Dovremo aiutare questa città a capire le sue potenzialità, non a sfruttarle ma facendole crescere senza raccontarci storie perché è anche una questione di linguaggio.

Vincere questa partita corale è fondamentale per assumere un ruolo di guida dentro le Istituzioni e piegarle ai bisogni reali dei cittadini con competenza e coraggio, scontrandosi, creando, leggendo e interpretando un conflitto, non eludendo problemi ma osservando il luogo più scomodo e studiandone le emergenze reali per trovare una soluzione.

Oltre a noi che abbiamo deciso di aderire al percorso di De Magistris ci sono altre forze che hanno una visione simile e il dialogo è aperto e costruttivo per presentare un progetto unitario che discenda da una proposta europea alternativa, per arrivare ad una traduzione locale che ci porti ad affrontare le amministrative in questa città e in Provincia, con consequenzialità e non in ordine sparso.

La linea di demarcazione che ci separa dal PD è di contenuto così come ci tiene lontani da chi ha scelto per governare questo Paese la compagnia di Salvini dando colpevolmente corpo e accesso agli istinti peggiori in nome della difesa nazionale che in realtà è lontanissima da un disegno unitario nelle istituzioni e soprattutto fuori da ogni logica applicazione democratica del diritto costituzionale.

I temi da affrontare sono pesantissimi e riguardano il lavoro, la salute, l’ambiente, la legalità, la mancanza di diritti che mettono ogni giorno in predicato l’uguaglianza fra le persone e servirà da parte di ognuno di noi la forza per contribuire con un programma condiviso che cancelli non le nostre identità ma l’individualismo per farci tornare ad essere una comunità reale che propone non è più disposta a subire.

Livorno, 3 dicembre 2018

Assemblea Federale Livorno

Assemblea Iscritte/i del Circolo Territoriale SI Livorno Collesalvetti