Documento Assemblea Federale del 31 maggio 2019

 

PREMESSA

La bontà di un’idea non è sempre supportata da un risultato vincente, tanti sono i fattori che possono condizionare l’andamento di una tornata elettorale.
Complessivamente si evince dai risultati ottenuti su questo territorio provinciale quanto siano ancora difficili da raggiungere obiettivi solidi per Sinistra Italiana in quanto a presenza e capacità di incidere facendo pesare la sua presenza politica. Da qui, si capisce che non possiamo in alcun modo dichiararci auto sufficienti nella proposta politica così come nell’organizzazione della campagna elettorale e del conseguente percorso di contenuto.
Un peso specifico molto rilevante e che ha inciso sugli insuccessi elettorali è dovuto all’insipienza di un coordinamento regionale di SI che coadiuvasse politicamente l’organizzazione e fosse di supporto alla federazione di Livorno anche sotto il profilo delle risorse economiche.
Ed è tutta nazionale la responsabilità per non aver provveduto alla soluzione di questo problema che ha inevitabilmente messo i territori nella posizione faticosissima di auto organizzarsi senza una guida.
In alcuni comuni, ha pesato molto l’esperienza precedente del nostro portato politico per la passata costruzione fallimentare di Leu. Di fatto si è ristretto il bacino della nostra azione politica, rendendo spesso inefficace la traduzione di un messaggio alternativo in verità molto lontano dal progetto Leu. Tutto ciò non ci ha consentito in modo soddisfacente di ottenere fiducia e ascolto da parte degli elettori. Il fiorire di liste civiche, denota lo scarso mordente politico e l’appeal che i partiti di Sinistra, strutturati oggi anche in questa provincia, possono effettivamente portare in termini di consenso ed il risultato è per questo deludente.
Ciò non significa che debbano essere considerate tout court esperienze obsolete, ma certamente inadeguate nella percezione e nella risposta che può essere rinnovata solamente attraverso una sana contaminazione che non dimentichi i fondamentali e che sia in grado di esprimere un messaggio politico oggi a tratti incomprensibile e frammentario. L’obiettivo lo si può raggiungere aprendo porte sempre troppo chiuse, abbandonando l’atteggiamento di autosufficienza volto alla conservazione, ma soprattutto rinnovando con nuove risorse un gruppo dirigente che forse non ha più molto da dire, anche in termini di credibilità politica per le sue posizioni attuali e pregresse.
Un ringraziamento sincero e profondo, va a tutti i candidati che hanno dimostrato impegno e devozione ai diversi progetti nati sul territorio provinciale ed è da qui che è nata l’esigenza forte di cambiamento, per le tante persone coinvolte che hanno fatto conoscere anche a noi un modo diverso di fare politica.
Serve un avviare serenamente una transizione verso un modello diverso di Partito, in grado di non perdere esperienza ma al contrario di farla maturare e crescere guardando davvero oltre il muro che forse il partito ha costruito intorno a se stesso.
Pertanto verrà fatta ulteriore richiesta ufficiale da questa Federazione di avviare prima di tutto un commissariamento del coordinamento regionale di SI per accompagnare gli opportuni passaggi formali che ci portino a breve giro verso il congresso nazionale prima della pausa estiva di agosto, esteso poi a tutti i livelli, per creare laboratori politici sui territori e aprire quanto prima la transizione verso il soggetto unitario che comprenda le forze politiche e civiche che hanno partecipato in modo attivo progetto della lista presentata alle elezioni europee, coordinata da volti nuovi per dare un netto cambio di passo e imprimere la forza necessaria non solo per contare, ma per un nuovo cammino

ANALISI DEL VOTO AMMINISTRATIVE

A seguire una breve disanima dei risultati e delle posizioni riferite alla provincia di Livorno.

A Piombino, il nostro supporto pieno a Rifondazione Comunista, per condivisione e linea politica coincidente, era obbligatorio ed ha portato il candidato Sindaco Fabrizio Callaioli ad un risultato molto importante: un 7% che peserà in Consiglio Comunale e che ci fa sperare in un futuro di condivisione e costruzione politica importante per la gestione dei problemi di quel territorio che devono essere ancora risolti e sono strettamente connessi al capoluogo per contenuto e ricerca delle soluzioni.

Per ciò che riguarda i dati dell’Arcipelago Toscano, ed in particolare i comuni al voto all’ Elba, i risultati sono disarmanti: assistiamo all’avanzata incontrastata della Destra con la Lega primo partito votato sull’isola. Anche qui ha pesato l’assenza di un coordinamento regionale di SI che ha abbandonato tutta la provincia a se stessa, ha reso inefficace ogni tentativo di dialogo costruttivo per la Sinistra. Sinistra Italiana ha rifiutato ogni rapporto con il PD atto a ricostituire quell’idea di centro sinistra renziano ancora molto forte sull’isola. Sinistra Italiana Elba si è espressa solamente sostenendo la ‘La Sinistra’ alle elezioni europee che ha raggiunto un risultato scarso così come nel resto della provincia.

In decisa controtendenza, il risultato della lista civica della quale fa parte anche Sinistra Italiana insieme a Rifondazione Comunista a Rosignano. La ‘Lista del cuore per Marabotti sindaco’ ha sfiorato il ballottaggio e si configura come l’esperimento a sinistra più riuscito su questo territorio, in termini di consenso guadagnato, fiducia riposta, capacità di coordinamento politico e linea programmatica, si tratta quindi di un modello da osservare attentamente e sostenere.

A Cecina, si riconferma la difficoltà ormai strutturale e storica per tutta la sinistra di incidere politicamente sulle scelte da compiere in questo Comune, cristallizzato su due schieramenti di centro sinistra e centro destra che ancora una volta si contenderanno al ballottaggio il governo di questo territorio, anche a dispetto dei tentativi fallimentari delle liste civiche nate nella confusione e senza una linea netta e precisa sulle posizioni e i contenuti politici. Complessivamente è mancato il coraggio di investire e di aprirsi, anche attuando un ricambio generazionale che avrebbe potuto attivare energie e radicarsi per il futuro.

Per ciò che riguarda il Comune di Livorno si rimanda al documento del Circolo Territoriale di Livorno – Collesalvetti che comprende un’analisi più dettagliata dei risultati nei due Comuni.

LIVORNO, 31 MAGGIO 2019

 

 

Perché votare la Sinistra ?

 

Ci siamo, anzi ci risiamo. Domenica 26 maggio si torna alle urne. Un Paese permanentemente sotto elezioni. Domenica però è un’occasione importante e irrinunciabile, perché si eleggerà il nuovo Parlamento europeo. Contemporaneamente si vota per le amministrative in 3.829 i comuni in Italia (poco meno del 50% del totale). A essere interessati da questo voto tra cui ben 30 capoluoghi di provincia. Le elezioni in Italia sono ormai di routine. Ad una giunta comunale se ne avvicenda un’altra. Ad una legislatura ne segue in breve un’altra. E succede, spesso, anche prima della fine dei mandati. Negli ultimi dieci anni cinque presidenti del Consiglio dei Ministri. Qualcosa non quadra in questa Italia sempre alle urne. Ѐ ora di dare stabilità al Paese, stabilità oggi fortemente compromessa dall’attuale governo giallo-verde, anche a causa dei disastri prodotti dei precedenti governi e dalla legge elettorale vigente. Sappiamo però che questa stabilità dipende anche dai vincoli dettati dai Trattati europei, una gabbia d’acciaio dove sono imprigionati i diritti costituzionali. I Trattati condizionano la nostra vita lavorativa, economica e sociale, perché ci obbligano a sottostare ai diktat che ci vengono imposti dalla Troika (Commissione europea- Bce- Fondo monetario Internazionale).

Non tutte le liste che si presentano alle elezioni hanno la stessa visione dell’Europa. Le proposte agli elettori per questa vicinissima tornata elettorale vertono fondamentalmente su almeno quattro visioni di come dovrà o dovrebbe essere l’Europa: il sovranismo, con politiche nazionaliste anche estreme, non accetta alcuna ingerenza sovranazionale, pone il blocco per l’accoglienza ai migranti e intende ribaltare le regole dei Trattati per dettare le condizioni. Gli Europeisti propongono di migliorare L’Europa, potenziandone le riforme. La coalizione “la Sinistra” del gruppo europeo Se/Gue-Ngl, a cui, in questa tornata aderiscono varie soggettività, invece mira a rompere la gabbia dei Trattati, restituendo ad ogni Stato membro i diritti costituzionali. Non più o meno Europa quindi, ma un’Europa in cui prevalgano i diritti umani, civili e sociali di ogni persona. C’è anche un’altra visione dell’Europa, quella della irriformabilità dei Trattati, pertanto bisognerebbe uscirne quanto prima. Anche dall’euro. Per le pari opportunità di informazione sulle idee diverse di Europa occorre che gli elettori siano informati sulle proposte delle varie liste i cui rappresentanti, se eletti in Parlamento, potranno modificare le attuali leggi e vararne altre.

Fra i sovranisti nel nostro Paese regna Salvini, lo sceriffo nazionale, Ministro dell’Interno e leader della Lega. Nel suo programma per le europee c’è la proposta di modifica dei Trattati per favorire misure più restrittive riguardo l’accoglienza ai migranti. Il leghista vuole la Flat Tax, la tassa piatta, che favorisce i grandi patrimoni e penalizza chi è già in ristrettezze economiche. Si oppone a qualsiasi trasferimento della sovranità nazionale a organi o istituzioni europee, uno dei principi fondamentali che uniscono i membri del MENL(Movimento Europa Nazioni e Libertà). Tutto ciò presuppone il rifiuto di politiche volte a creare un qualsiasi modello sovranazionale. Il suo slogan è “ Prima l’Italia e gli Italiani”, ma è pronto a varare nel paese l’autonomia regionale differenziata,” la secessione dei ricchi”. Dicotomie del potere. Si presenterà alle elezioni con l’Eapn (Alleanza europea popoli e nazioni), evoluzione del Menl, movimento fondato da Marine Le Pen. Proprio la leader del Front National ha incaricato Salvini di formare un’alleanza fra i sovranisti europei. Il punto di forza su cui Salvini, capolista di tutte le cinque Circoscrizioni,spingerà in Parlamento europeo si basa sulla conservazione dell’identità nazionale e quindi sul controllo (ndr, ossessivo) dell’immigrazione. Più che altro per respingerla con i suoi “Porti chiusi “ e la guerra alle Ong.

Fra gli europeisti si presentano alle elezioni quelle forze liberiste che hanno contribuito a distruggere lo Stato sociale e l’economia nazionale, con un riformismo spietato che ha massacrato il lavoro, la scuola, la sanità, l’ambiente. Fra gli europeisti ci sono anche coloro che vogliono addirittura mantenere così com’è questa Europa, perché è un sogno che non si può distruggere. Un sogno di cui non si può fare a meno, perché ci ha regalato libertà, diritti e democrazia. Si può ancora migliorare, questo sì, secondo “più Europa” , ma cambiarla no perché “Abbiamo la fortuna di essere nati in un continente di pace, dove si vive di più e meglio che ovunque nel mondo, dove istruzione e salute segnano i più alti tassi e dove i diritti sono di più in assoluto”. Peccato che se ne siano resi conto solo loro.

Anche i 5stelle che fanno parte del gruppo europeo Efdd (Europe of Freedom and Direct Democracy) hanno presentato il loro euro-programma. Votato sulla solita piattaforma Rousseau che ha partorito la bacchetta magica con la quale si risolveranno tutti i problemi che indeboliscono l’economia europea e i diritti civili e sociali dei popoli. Un programma articolato su alcune grandi aree: per una nuova Europa con più democrazia, per una piena occupazione con sviluppo sostenibile, per il made in Italy,per una politica migratoria comune,per la lotta all’evasione e alla criminalità. Peccato che gli stessi si definiscano né di destra, né di sinistra e che non prendano posizione chiara sul fascismo e l’antifascismo, uno dei perni fondamentali per la realizzazione della democrazia e del principio di uguaglianza su cui si basa lo Stato di diritto.

E poi c’è la Sinistra, la coalizione che si presenta con il Gruppo Se- Gue /Ngl. Qual è il programma con cui si presenta alle elezioni di domenica? E qual è l’idea di Europa delle forze alleate nella lista? Sicuramente né più Europa, né meno Europa, ma un’Europa diversa. Un’Europa dei popoli, per il lavoro e per i pari diritti di tutti. Un’Europa che va cambiata, rompendo la gabbia dei Trattati. Per farlo bisogna starci dentro e impegnarsi per il cambiamento. Va detto, per inciso e per la trasparenza, che i militanti e le militanti di Rifondazione comunista, sono vittime in questa campagna elettorale di lazzi e sberleffi, specie sui social, per non aver scelto il simbolo con la falce e il martello e per le alleanze non condivise da tutti i compagni. Il programma però è davvero comunista ed è ciò che conta infine. Si articola su 11 punti “per cambiare l’Europa e la nostra vita”. Importante ricordarli tutti, affinché gli elettori possano esserne informati e comprendere la valenza e la possibilità che danno alla lista votandola per raggiungere il quorum del 4 %:

Stop precarietà, 32 ore a parità di salario, salario minimo europeo, reddito di base, welfare
Un’Europa femminista e senza discriminazioni
Politiche economiche espansive che fermino l’impoverimento dei Pesi più deboli
No alla Ue delle élites, dei tecnocrati, degli accordi tra governi
Salvare le vittime dei naufragi, costruire un futuro degno per tutti e tutte
Difendere i diritti umani con la cooperazione internazionale, il disarmo, la diplomazia dl basso
Un Green New Deal per la natura, il clima, le imprese che non inquinano
Stop ai paradisi fiscali. Stop alla finanza tossica
Un nuovo modello per lo sviluppo del Meridione e delle aree interne abbandonate
Stop TTIP. Stop CETA e altri accordi commerciali penalizzanti
Grandi investimenti per istruzione pubblica e cultura, abolizione del numero chiuso, neutralità di internet
Il liberismo e l’austerity almeno negli ultimi dieci anni hanno messo ko tanti paesi, mentre le lobby di potere, le banche e la finanza speculativa si sono arricchite e hanno scatenato la guerra tra poveri, puntando il j’accuse sui migranti, sugli invisibili della società, sugli emarginati, sugli indifesi, sulla libertà di genere e sui diritti delle famiglie arcobaleno. Una politica cinica, impossibile da sopportare ancora. Occorre porre fine a queste illegalità e soprusi sui più deboli per ripristinare la parità di diritti per tutti.

Per questo la lista “La Sinistra”, che ha ricevuto anche l’endorsement di Mimmo Lucano e di tanti altri personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo, si presenta alle elezioni europee e chiede un contributo con il voto per cambiare radicalmente tutto. Per questo non si può dare un voto utile a chi ha già preso tutto, è importante invece dare un voto necessario per un vero cambiamento a sinistra. Per questo è anche importante andare a votare. Astenersi vuol dire foraggiare le destre, quelle forze che, non avendo a cuore la democrazia e i diritti, hanno contribuito alla profonda crisi in cui versa il Paese e la maggior parte degli Stati membri europei.

E quindi….Votando la lista “La Sinistra” si dà forza al cambiamento in Europa e si collabora a rompere la gabbia dei Trattati, ripristinando i diritti sottratti. Buon voto e indico queste 3 preferenze Grassadonia – Ciccone e Fratoianni

Simona Ghinassi

Coordinatrice Sinistra Italiana – Federazione di Livorno

 

 

 

 

Ordine del giorno Direzione Nazionale SI del 9 febbraio 2019


A distanza di ormai un anno dalle elezioni politiche e di otto mesi dall’insediamento del Governo gialloverde, é possibile trarre un primo bilancio della fase politica.
L’Italia è ufficialmente in recessione, con aspettative molto ridotte di crescita economica nel 2019.
Questo dipende certamente da una congiuntura economica internazionale negativa, condizionata dalla fine delle manovre espansive da parte della maggiori banche centrali, dalla guerra commerciale fra USA e Cina, dall’approssimarsi del punto di massima espansione della bolla finanziaria cresciuta dopo la crisi del 2008-2014.
È tuttavia innegabile che le scelte compiute dalla maggioranza con la legge di bilancio 2019 contribuiscano a rendere l’Italia più fragile in un contesto di generale difficoltà.
Lo scontro con la UE si è infatti concluso con la ritirata del Governo, spinto ad accettare una manovra non espansiva dopo aver bruciato miliardi per l’aumento del costo del debito.
Tale manovra si caratterizza peraltro per la forte incidenza della spesa corrente e per lo scarso peso degli investimenti, che sarebbero invece indispensabili per il rilancio dell’economia.
Né si può affermare che si facciano passi avanti sul piano dell’uguaglianza e della giustizia sociale.
Apprezziamo infatti i timidi correttivi introdotti alla legge Fornero, anche se molto limitati nel tempo e nella platea potenziale, con particolare riferimento alle donne, di fatto escluse dalla cosiddetta quota 100.
Allo stesso tempo non neghiamo il valore di aver incrementato i fondi a disposizione della lotta alla povertá, destinati al cosiddetto reddito di cittadinanza.
Non possiamo d’altra parte non vedere che tali e tante sono le condizionalitá imposte a quello che dovrebbe essere uno strumento di welfare innovativo, da renderlo di fatto l’ennesimo fattore di spinta alla deflazione salariale e alla compressione dei diritti di chi lavora. Il vero limite di entrambi i provvedimenti è inoltre la totale assenza di qualsiasi vocazione redistributiva, che dovrebbe invece essere alla radice di interventi sul piano del welfare.
Le fonti di finanziamento non si sono infatti cercate sul lato della tassazione dei grandi patrimoni, sul rilancio della progressività fiscale, sulla lotta all’evasione fiscale.
Al contrario si è introdotta una sorta di Flat tax che discrimina il lavoro dipendente, si sono prodotti condoni di ogni tipo, si è escluso esplicitamente qualsiasi intervento sulla piccola minoranza che si è arricchita negli anni della crisi.
Quota 100 e reddito di cittadinanza sono pagati dal blocco delle assunzioni pubbliche, dall’aumento delle addizionali locali che peseranno sui redditi da lavoro, esattamente come le pesantissime clausole di salvaguardia sull’IVA, e dall’incremento del debito pubblico, tutto a carico dei contribuenti onesti.
Davanti a queste scelte, noi rilanciamo un programma di investimenti pubblici nelle piccole opere indispensabili ad un territorio sociale e ambientale sempre più fragile, un piano straordinario di assunzioni pubbliche nella scuola, sanità e assistenza, un disegno per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario e per la riconquista dei diritti fondamentali, a partire dall’art.18.
Siamo convinti che queste siano le necessità del paese, in sintonia anche con quanto emerso dall’ultimo congresso della CGIL, il cui esito salutiamo con grande soddisfazione.
Il più grande sindacato italiano ha dimostrato grande capacità di confronto democratico, di sintesi e di innovazione, e questo é un valore per tutta la sinistra e per la democrazia italiana.
Abbiamo bisogno oggi più che mai di un rinnovato protagonismo delle organizzazioni sociali, davanti ad un Governo che gioca sistematicamente ad alimentare, quando non a creare ad arte, la guerra fra i poveri.
Da quando Salvini siede al Viminale, siamo infatti impegnati in una lotta quotidiana contro la barbarie calata dall’alto e scagliata contro la parte più debole e indifesa della società, a partire dai migranti.
Abbiamo dovuto assistere alla politica dei porti chiusi in assenza di qualsiasi procedura legale, alla criminalizzazione delle ONG, alla complicità nei confronti dei criminali libici, all’utilizzo della vita delle persone come merce di scambio sul terreno della politica e della propaganda.
Il decreto sicurezza sta producendo quotidianamente i suoi effetti, marginalizzando e segregando migliaia di persone negli angoli bui del nostro paese, esponendole al peggiore sfruttamento e spingendole nelle mani della criminalità.
Lo stesso stato di diritto è in pericolo, nel momento in cui si afferma impunemente il diritto di un Ministro di sequestrare 177 persone per 5 giorni, violandone i diritti fondamentali, alla sola condizione che abbia una maggioranza parlamentare pronta a sostenerne la possibilità di abusare del proprio potere.
Davanti al decadimento progressivo e accelerato della qualità della nostra vita democratica imposto dalla Lega, il M5S ha assunto il ruolo di complice silenzioso, impegnato solo a occupare posizioni di potere e privilegio rilanciando battaglie di nessun peso sostanziale, ma piuttosto pericolose per l’equilibrio istituzionale, come l’ennesimo attacco alla Costituzione.
Nonostante abbia ottenuto al Sud un grandissimo successo, sembra disinteressato persino alla prossima approvazione della cosiddetta autonomia differenziata, che nasconde in realtà una vera e propria secessione delle regioni più ricche a discapito del mezzogiorno d’Italia. Ha inoltre tradito le aspettative generate sui temi ecologisti, a partire dal tradimento nei confronti del movimento no tav e no triv.
Nella stessa legge di bilancio nessuna politica di mitigazione dei cambiamenti climatici viene messa in campo, quando invece questa emergenza dovrebbe essere la premessa di qualsiasi azione di conversione ecologica dell’ economia, a partire dai programmi per le prossime elezioni europee.
D’altra parte il PD, impegnato in un Congresso di cui è difficile cogliere il tema di fondo, appare prigioniero di una linea di opposizione condotta in nome della conservazione dell’esistente e delle peggiori scelte del passato.
In questo quadro noi avvertiamo con la massima urgenza la forte necessità di mettere in campo un progetto di alternativa all’altezza della sfida pesantissima messa in campo dalla destra.
Si tratta di intervenire per allargare lo spazio politico di una proposta alternativa tanto al nazionalismo xenofobo, razzista e inconcludente, quanto al liberismo, alla supremazia del mercato, alla nostalgia dell’austerità.
Siamo tanto consapevoli che si debba agire in questa direzione, quanto della nostra assoluta insufficienza.
Abbiamo alle spalle un anno complesso, segnato dalla sconfitta elettorale e dal fallimento del tentativo messo in campo con Liberi e Uguali.
È stato un anno che ha messo a dura prova la nostra tenuta politica e organizzativa, caratterizzato da un dibattito interno acceso e dalla difficoltà di trovare una rotta che mantenesse inalterati gli obiettivi di cambiamento radicale dell’attuale assetto politico e sociale, e di unità delle forze della sinistra, adattandoli ad un quadro profondamente mutato dopo il terremoto del 3 marzo.
Abbiamo lavorato in particolare in due direzioni.
Da un lato il consolidamento delle esperienze a noi più vicine, a partire da una parte di quelle con cui avevamo condiviso l’esperienza di LeU, con lo scopo dichiarato di mettere fino in fondo Sinistra Italiana a disposizione di un processo di allargamento e unità.
Dall’altro un percorso di confluenza verso le elezioni europee con tutte le forze di sinistra, civiche, antirazziste e ambientaliste che condividano l’esigenza di allargare il terzo spazio fra liberismo e nazionalismo.
Oggi possiamo dire che si sono registrati importanti passi in avanti in entrambe le direzioni, che vanno interpretate come parte di un medesimo impegno per costruire una credibile alternativa alle destre che oggi governano l’Italia e l’Europa.
L’interlocuzione con ciò che si è raccolto intorno agli autoconvocati di LeU, ma anche con personalità e altri movimenti della sinistra, è nelle condizioni di aprire dopo le elezioni europee una fase che abbia l’ambizione di essere costituente.
Il confronto avviato da alcune settimane con partiti e associazioni in prospettiva delle elezioni europee è ormai pronto a manifestarsi esplicitamente come appello per una lista di sinistra, civica e ecologista, aperta alla partecipazione di tutte e di tutti, nella consapevolezza che l’Europa che conosciamo ha bisogno di una radicale trasformazione, ma senza alcun cedimento a regressioni nazionaliste.
Una lista di lotta politica, sociale e civile, che abbia l’obiettivo di contendere l’egemonia a Lega e M5S, ben lontana da qualsiasi ipotesi di fronte dei conservatori, come quello ipotizzato da Calenda.
Una lista che abbia l’ambizione di lanciare dall’Italia un ponte fra le culture politiche europee alternative al binomio PSE-PPE, appartengano esse alla storia della sinistra o dell’ambientalismo, aprendosi in Italia alle migliori esperienze civiche.
Una lista che sappia coniugare innovazione e valorizzazione delle lotte e delle esperienze di questi anni.
Riteniamo che Sinistra Italiana possa essere un soggetto in grado di dare un contributo determinante tanto per il successo della lista Europea, tanto per un processo costituente della sinistra del XXI secolo.
Per questo a partire da oggi lanciamo il tesseramento 2019 e chiediamo a tutte e tutto uno straordinario impegno per favorire l’adesione al nostro partito e il rilancio del finanziamento attraverso il 2 per mille.
Ringraziamo le compagne e i compagni impegnati negli importanti appuntamenti elettorali in corso in Abruzzo e Sardegna, e nella preparazione del prossimo turno delle amministrative, che rappresenteranno nel complesso una fondamentale tappa di reinsediamento e costruzione dell’alternativa.
Insieme, per cambiare l’Italia e l’Europa.