La Legge 194 non è in vendita

 

Mai come in questo momento, stiamo vivendo in modo scoperto un autentico passaggio di revisione dello stato di diritto, preparato con cura negli anni passati da governi compiacenti nei confronti di chi non vedeva l’ora si arrivasse alla ‘Restaurazione’ con la cancellazione della Legge 194 che compie quaranta anni.

Il ritorno al Medioevo è qui, dietro l’angolo, nascosto fra le pieghe di scelte che già si muovono dentro le istituzioni in questo Paese. La crisi economica è lo spettro di un problema enorme che sovverte di per sé diritti civili faticosamente raggiunti e gravemente messi in pericolo ora ed è utilizzata come paravento per nascondere anche altro.

Ogni forza democratica e laica deve prendersi il compito di osservare e vigilare affinché un diritto venga rispettato tanto più se riguarda un diritto acquisito e tradotto in legge dello Stato.

Ciò che è accaduto a Verona, con la scelta miope e pericolosa licenziata dal Consiglio Comunale il 4 ottobre non può e non deve lasciarci inermi, ma ci suggerisce una reazione forte contro chi ha approvato una mozione nell’ambito di iniziative per la prevenzione dell’aborto ed il sostegno alla maternità nel 40° anniversario della legge 194\78.

Nella mozione, gli scriventi rilevano punti di mancata applicazione della legge 194/78 tra cui il mancato contrasto all’aborto clandestino, “sostenendo che: ..ha contribuito ad aumentare il ricorso all’aborto quale strumento contraccettivo e non ha debellato l’aborto clandestino..”.

Ricordiamo che sotto la protezione della natalità dell’ex Ministra della Salute, Lorenzin quel Ministero abolì la prescrivibilità dei farmaci anticoncezionali rendendoli a pagamento. In questa operazione volta al contenimento della spesa sanitaria per qualcosa che appare come superfluo o addirittura non indispensabile, a soffrire di più sono quelle donne che hanno un esenzione al pagamento del ticket per disoccupazione e per tumore maligno: di fatto il Ministero della Salute e lo Stato italiano sono responsabili di aver reso l’aborto l’unica modalità per evitare gratuitamente una gravidanza indesiderata.

Sviare un problema e nasconderlo dietro il diritto all’obiezione di coscienza come criterio di libertà crediamo fortemente che contravvenga a quanto stabilito dalla legge italiana e la grande quantità di medici che esercitano il rifiuto della legge 194, sta minando la possibilità di continuare ad uscire dall’ombra che ancora avvolge il diritto all’aborto. Il 70% dei medici obiettori presenti all’interno del Servizio Sanitario Nazionale sono una grave limitazione alla libertà di scelta individuale che costringe le donne a lunghi viaggi e peregrinazioni, quando non a desistere dall’esercizio di un loro diritto insindacabile e garantito dalla legge. Vogliamo inoltre ricordare che la pillola RU486 non viene mai utilizzata come un mezzo contraccettivo, ma consente di applicare una pratica sanitaria sicura e garantita per legge, senza invasività, in maniera incruenta preservando la vita e la salute della donna.

L’impegno chiesto al Sindaco e alla Giunta di Verona lascia sbigottiti e increduli per ciò che riguarda la gestione economica delle risorse che ha un significato dalla direzione univoca e imparziale perché inserire nell’assestamento di bilancio ‘un congruo finanziamento ad associazioni e progetti che operano nel territorio del Comune di Verona’ è profondamente antidemocratico per l’aspetto legato al tema della diseguaglianza etica che pone e non è in conformità con una legge dello Stato. Verona, così come ogni altra città italiana dovrebbe essere nominata ‘città per la vita’ per il tipo di benessere diffuso nel quale vivono i suoi cittadini, una celebrazione che parla di diritti trasversali per tutti: un lavoro, il diritto alla salute, una casa, pari opportunità di accesso allo studio e di crescita personale ed intellettuale. Questi sono gli unici beni da garantire per tenere coesa una comunità di donne e uomini.

L’erogazione di denaro pubblico a strutture private e di stampo religioso non può in nessun modo sostituire il finanziamento di un servizio pubblico essenziale e millantarne l’insufficienza così come l’inadeguatezza rispecchia la pericolosa deriva di un cambio di rotta ormai troppo visibile che non nasconde la volontà di sovvertire un’ordine di garanzia, trasversalità e di parità nel diritto di accesso alla cura per tutti i cittadini.

L’unico vuoto da colmare è quello di un servizio sanitario pubblico reso sempre più fragile per le scelte politiche degli ultimi venti anni volte a depotenziarlo in favore del privato sempre più forte ed agguerrito.

In quest’ottica il volontariato può e deve aggiungere il suo aiuto, ma in forma gratuita e soprattutto incanalato e adeguato a ciò che la legge prescrive, senza deroghe e a prescindere dalle inclinazioni politiche o di credo religioso.

Viviamo in uno Stato laico e come tale le istituzioni devono poter agire nel rispetto delle leggi vigenti anche se negli ultimi 30 anni, i governi si sono impegnati nella finanziarizzazione dell’economia, e al contempo nella distruzione di posti di lavoro e dei diritti dei lavoratori, creando le condizioni nelle quali i diritti insindacabili di ogni individuo sono stati messi sotto accusa.

Feroce è stato l’accanimento nella sottrazione di risorse pubbliche al sistema sociale, al sostegno alle persone con disabilità ed alla povertà, per non parlare poi delle azioni atte a sopperire al grave stato di marginalità e frantumazione dello stato sociale in questo Paese espresso nella lotta fra ultimi e penultimi che è iniziata da molto e a gran velocità viene acutizzata e non risolta.

Allentare la crisi demografica significa esercitare azioni pratiche e dirette di protezione e garanzia di futuro trasversali e non si possono addebitare colpe alle donne che hanno effettuato scelte di procreazione consapevole perché l’analisi del problema comprende una sfera molto più ampia e intima, scevra da calcoli e opportunità che non possono e nemmeno devo essere messi in discussione.

Ciò che si allontana da questo imprescindibile ragionamento si configura come deriva contro lo stato di diritto che nessuna carità o pretesa di misericordia può giustificare.

Chiediamo al Sindaco di Livorno quale risposta intenda dare in merito ad un’attacco come quello reiterato ora nei confronti della Legge 194 e quale posizione presente o futura intenda adottare nei confronti di progetti che vanno nella direzione di cui sopra.

‘Adottare una mamma’ come proposto dal ‘Progetto Gemma’ assunto anche dalla Diocesi di Livorno in questa città, significa creare un precedente pericoloso, inaccettabile perché riduce il significato di autodeterminazione alla maternità di ogni donna e cavalca in modo insano e prevaricatore attraverso un’azione assistenzialista la garanzia di sopravvivenza di una famiglia, costi quel che costi.

Crediamo che sia profondamente sbagliato pensare che la Chiesa possa decidere, chiedere e pretendere una posizione di sostegno economico ad un’istituzione democratica e laica affinché si schieri ed elargisca fondi pubblici, mascherando il progetto sotto l’ombrello della lotta alla povertà, è un atto che contravviene ai principi della Carta Costituzionale.

Sinistra Italiana di Livorno ritiene che i figli, in una società laica e moderna, in qualunque caso siano una risorsa da tutelare nell’alveo dell’autodeterminazione come scelta volontaria, e come tali non possono divenire merce di scambio per un’indulgenza chiesta ad una Istituzione dello Stato.

Circolo Territoriale SI Livorno Collesalvetti – Forum Salute

 

#Livorno contro il #fertilyday @Sinistrait_ @Act_agire

La campagna promossa #fertilyday dalla Ministra Lorenzin è un insulto a tutti: a chi non riesce a procreare e a chi vorrebbe ma non ha lavoro. Renzi ha dichiarato di non saperne niente malgrado nel Consiglio dei Ministri n.124 del 28 luglio 2016 da lui preseduto è stato approvata, forse in quel momento era impegnato in qualche twitter o selfie. Il contenuto di questa campagna ricorda tanto la logica di chi voleva le 8 milioni di baionette per la patria, oggi forse Renzi e il suo Governo di destra vogliono 8 milioni di sfruttati a voucher, considerando la donna solo come oggetto per procreare. Precisiamo che la fertilità non è solo un problema femminile ma anche maschile e che c’è voluto una sentenza della consulta in Italia per smontare le limitazioni della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita che vietava la fecondazione l’eterologa e limitava in alcune parti anche l’omologa.  

In questo contesto di medioevale arretramento dei diritti delle donna e in generale della persona, invitiamo il Sindaco Nogarin e in particolare la Vice-Sindaca Stella Sorgente (deleghe pari opportunità) e l’Assessora Dhimgjini Ina (deleghe sanità e sociale) di promuovere per il 22 settembre anche se la data è stata momentaneamente sospesa, un ncontro fra le associazioni di genere presenti in città, l’ASL e servizi sociali perchè al #fertilyday della Lorenzin si risponda a Livorno con #rightswomesday .

La scelta di fare figli deve essere libera per ogni donna e nello stesso tempo in un Paese con il tasso di disoccupazione come quello italiano, dove chi ha talento, ambizioni e speranze emigra, dove chi non ha la solidità economica di un famiglia che possa garantire studi e accesso alla professione, lascia il Paese, sembra una presa in giro incentivare la nascita di figli. 

Lo stesso governo che ha promosso il #fertilyday è lo stesso che ha fatto il Jobs Act precarizzando ulteriormente il mondo del lavoro, fino al paradosso che una gravidanza di 9 mesi è ben più lunga di un contratto medio compreso quello a tutela crescenti !

Livorno che è sempre stata una città dove i diritti sono stati messi al primo punto non può far passare in silenzio questa campagna mediatica “fascista” e “sessista” e siamo altrettanto fiduciosi che le forze consiliari del Movimento 5 Stelle e di Buongiorno Livorno sono disponibili a raccogliere il nostro invito a produrre un atto consiliare, sicuramente troverà altri consensi, nel quale il consiglio comunale condanna il #fertilityday e chiede le dimissioni della Ministra Lorenzin.

Sinistra Italiana Livorno