Dell’acciaio e dei rifuti: una storia criminale come tante

 

Solleva ben più di un interrogativo la vicenda che ancora una volta travolge Livorno, Piombino, la disperata questione di Aferpi.

Mettere in ginocchio un territorio è facile quando è indifeso, quando ogni certezza cade ed è quella del lavoro la prima a mancare. Per questo la preoccupazione maggiore riguarda la fragilità di un territorio fatto di donne, uomini, famiglie intere già duramente colpite soprattutto a Piombino.

Fra le aziende sotto accusa che hanno una storia già macchiata con punti oscuri da anni e tornano inevitabilmente e prepotentemente ora tutte alla memoria c’è la Lonzi Metalli di Livorno, ma fra i 6 arresti e i 50 indagati, questo il prodotto dell’inchiesta, spuntano anche i nomi di Rea di Rosignano Marittimo e Rimateria di Piombino, entrambe a partecipazione pubblica.

Ogni colpa sarà ricercata e punita, due infatti sono sequestri già eseguiti con sigillo alla Lonzi e alla Rari, ma nel frattempo resta saldamente in testa una sola certezza che svela e conferma un quadro tossico evidente che valica anche i confini regionali.

L’espediente è la soluzione più ricercata quindi serve alzare definitivamente quel velo terribile di commistioni, di affari, di interessi e privilegi sui quali non può continuare a sorreggersi una comunità, che non può continuare a subire scelte fatte da chi approfitta.

Non esistono scuse a giustificare un comportamento criminale che coinvolge non solo una provincia, ma una regione intera.

Certe scelte incaute, sempre a maglie troppo strette per chi è abituato a rispettare le regole, sempre a maglie troppo larghe per chi è abituato invece a trasgredirle, stanno distruggendo non solo l’onorabilità delle istituzioni e dei cittadini che vivono in Toscana, ma stanno distruggendo un tessuto connettivo antico, legato alla produttività d’eccellenza che è garanzia di qualità, sviluppo e quindi di futuro.

Solo la gestione completamente pubblica con un controllo costante e capillare può mettere al riparo da appetiti privati che inevitabilmente finiscono per creare situazioni come quelle descritte dalla cronaca in queste ultime 24 ore.

Ciò che è emerso riguardo al traffico di rifiuti non sorprende nessuno ed è questo il problema più grave. Ogni regione ha la sua ‘terra dei fuochi’, per questo ci si abitua, si assimila ogni cosa, dopo un primo attimo di sdegno, si torna alla tranquilla normalità pensando che in fondo basterà punire gli ultimi colpevoli. Tutto ciò è destinato ad accadere fino a quando non sarà il prossimo scandalo a farci sobbalzare, come fosse un elettrochoc che durerà come sempre lo spazio di un minuto e non produrrà ricadute perché essenzialmente, quella maggioranza silenziosa che alza le spalle non vuole che accada, talmente si è abituata a non decidere di cambiare perché non lo crede possibile.

Intanto la Magistratura indaga, resta almeno questa certezza, mentre alle istituzioni non resta altro che inorridire di fronte allo scempio di denaro pubblico e fare il conto sul numero dei danni economici subiti.

Un’autentica frode perpetrata ai danni dello Stato.

E lo Stato siamo noi, nessuno escluso.

Mentire sul riciclo è diventata da anni attività molto redditizia, figlia di una traduzione malsana del concetto ecologico ambientalista di tutela di un territorio, ed è concetto ormai nazionale trovare con la furbizia che contraddistingue un certo modo di fare impresa, la capacità di mettere a profitto, sulla pelle di cittadini inermi, la ricerca di un guadagno sicuro.

L’equazione è semplice, non smetteremo mai di produrre rifiuti.

Purtroppo spesso accade che la gestione partecipata dei privati negli affari che riguardano lo smaltimento dei rifiuti diventi il lasciapassare ad una criminalità sempre più estesa e vasta di quanto non vediamo ad occhio nudo. E quanto più un rifiuto sia definito ‘speciale’ tanto più è alto il prezzo per smaltirlo. La pericolosità è un dettaglio, solo in termini di rischio, mentre si trasforma in opportunità ghiotta sulla quale gettare le mani.

Accade che appalti poco trasparenti creino un black out che sfugge al controllo delle istituzioni e così l’interesse della cosa pubblica si perde, così come si perde il controllo nella galassia di accordi che come scatole cinesi finiscono per inquinare la trasparenza mano a mano che ci si allontana dalle mani pubbliche dello Stato.

Perciò, quello Stato che deve garantire sicurezza e protezione, finisce per affidarsi attraverso una selva inestricabile di società, al malaffare che ride beffardo col suo ghigno feroce. Non importa se ci sono i nostri figli a pagare.

Terribili le intercettazioni pubblicate, fanno tornare alla mente lo stesso disgusto di quella notte a l’Aquila, con le stesse risate che si sovrappongono all’immagine dei giovani morti nel sonno sotto solai crollati. Non esiste nessuna ‘regola d’arte’ che si rispetti, esiste solo la regola di un interesse che non importa se finisce per uccidere.

I veleni nascosti fanno paura a chi li vive sulla sua pelle e le istituzioni dovrebbero prendere atto degli errori e correggere l’incapacità di un controllo che sfugge quando si ricercano le dimensioni d’area vasta nei programmi di gestione e sviluppo per le comunità e non si osservano abbastanza gli interlocutori.

Perdere il controllo e la capillarità di servizi essenziali, quando si è in presenza di una società disgregata a più livelli, equivale ad aprire le porte ad un incontrollabile vortice dove è impossibile eseguire una pianificazione soddisfacente, le cui ricadute attive siano davvero efficaci per i cittadini resi sempre più inermi di fronte al loro futuro da una crisi implacabile. La possibilità di incappare nel malaffare diventa un facile rischio.

Serve salvaguardare il bene pubblico e la collettività attraverso una politica della trasparenza, che sia lontana dall’interesse del singolo e torni ad occuparsi di beni collettivi e condivisi.

Solo la sinistra possiede gli anticorpi per reagire con una proposta forte che dopo le indagini e l’appuramento della verità aiuti un territorio a risorgere.

Si tratta di fare una scelta chiara e netta per la legalità che tuteli l’interesse dei cittadini e il loro benessere.

Simona Ghinassi

Coordinatrice Sinistra Italiana – Federazione di Livorno

Delegata Nazionale Liberi e Uguali