Quando cambia il vento in porto

 

Premesso che Sinistra Italiana di Livorno è favorevole allo sviluppo delle attività portuali e all’apertura a nuove strategie capaci di attivare investimenti utili al rilancio del porto di Livorno, non vogliamo qui entrare nel merito di un contenuto che andrà analizzato quando il quadro apparirà più chiaro e più chiare saranno le potenziali ricadute sullo scenario economico reale e di sviluppo della città, ma vale la pena valutarne l’impatto sulla città, rispetto alle scelte ancora solo enunciate dal neo Ministro alle Infrastrutture Toninelli nei confronti delle Grandi Opere.

Ha il sapore di uno schiaffo alla megalomania del PD che ha fatalmente commesso l’errore strategico di mettere sullo stesso piano le grandi opere, blindando un elenco privo di logica, metodo e ragioni.

La volontà di cambiare ha quindi un chiaro segno: si cambia tutto il pacchetto e si ridiscute tutto. Quindi, il Presidente della Regione Rossi, si dia pace, anche se ha cambiato partito, ed è passato dal PD ad Articolo Uno MdP,  sono molte, troppe le responsabilità che porta sulle spalle per un fallimento che rischia di coinvolgere la città di Livorno, non da oggi, ma già da ieri .

Il banco adesso è saltato.

Le scelte del M5s brillano di luce contraria. Il semaforo rosso di Toninelli si è acceso, ma su tutto. Ed era inevitabile che fosse così.

Si alla Darsena Light, no all’ampliamento di Peretola, sì al potenziamento del Galilei di Pisa, no alla TAV, no alla Tirrenica.

Le scelte strategiche non cambiano solo colore ma anche il peso, la forma e l’indirizzo. E’prerogativa classica di ogni nuovo Governo.

Che ci fa sorridere amaramente è l’alzata di scudi improvvisa con una scoperta quanto incauta presa di posizione politica plateale, perché se nel passato il progetto di Darsena Europa è stato maltrattato e tirato come un elastico a piacimento da un PD che dirigeva l’orchestra indisturbatamente, ora si grida allo scandalo, per le scelte di chi comanda ora, nonostante una sequela infinita di errori del passato, praticati nel bando di gara, poi ritardi, sospensioni, revisioni e rattoppi dell’ultimo minuto rispetto ad una tempistica da calende greche. Ciò che preoccupa, e non da ieri, è anche nel contesto, quel contorno solo secondo alcuni, capace di far decollare un operazione complessiva di sviluppo su più fronti, ma che lascia invece un’eredità sul tappeto fatta di incertezze, paralisi e attese che giacciono a dispetto delle rassicurazioni sulla dead line dei lavori di ultimazione nel 2023. Quindi è chiaro che molte scelte non attuate vadano indagate e forse modificate se non cancellate.

Il bando per la privatizzazione di Porto 2000 ritenuto così strategico, dato per chiuso mille volte ma ancora tutt’altro che risolto, sarà annullato oppure no? Il ruolo sempre più ingombrante degli armatori rispetto al loro divenire sempre più monopolio di certe attività verrà ridimensionato all’interno di una logica che ricerca nuovi investitori? Questi sono nodi strategici che dipendono direttamente dalle scelte di un’Istituzione che è emanazione di un Ministero pertanto dovranno seguire scelte che a oggi non sono ancora state fatte.

Oltre a questi dubbi, cresce la deregolamentazione progressiva del lavoro all’interno del porto di Livorno, con la pratica diventata ormai insostenibile della sovrapposizione fra lavoratori in art. 16 e 17. Continuare ad agire così significa dichiarare la sconfitta del diritto e mettere in predicato lo sviluppo tanto atteso che passa inevitabilmente per la professionalità dei lavoratori del porto.

Con il lavoro e i lavoratori del porto non si gioca, così come non possono essere usati come specchietto per le allodole.

Ma è accaduto nell’ultima settimana che politica e istituzioni legate al porto, in modo improprio si siano mescolate per fare vetrina, ed un tecnico abbia prestato il suo volto ad un convegno di plastica con lacrimuccia annessa che non porta nessun valore aggiunto sulla sicurezza dei lavoratori portuali, così come sono stati emblematici gli abbracci immortalati ad un incontro del PD dove qui al contrario, il taglio politico e non tematico era evidente e per questo profondamente inopportuno.

Per questi motivi,  sosteniamo che il ruolo tecnico di gestione in capo al Segretario Generale di una Istituzione come AdSP, debba restare immune, lontano  dalla politica, e non debba recare disagio e imbarazzo ad una istituzione che è diretta emanazione di un Ministero che resta tale anche se ha cambiato colore. Crediamo che per questo sia necessario ora un avvicendamento,  per opportunità si dovrà ristabilire il giusto equilibrio a garantire lucidità di giudizio e imparzialità nell’azione, nonché correzione degli errori commessi, perché dopo tante promesse, tante omissioni e troppo tempo passato ad attendere, certi errori risultano oggi incorreggibili e alla luce di uno scenario economico profondamente mutato, non ci sia più un minuto da perdere.

Sinistra Italiana – Esecutivo Federazione di Livorno

Fratoianni: “Investire sulla portualità, rafforzando un’occupazione che è di grande qualità”

 

Questa mattina le candidate e i candidati nell’ area livornese di ‘Liberi e Uguali con Pietro Grasso’ hanno visitato il Porto di Livorno per approfondire e conoscere i dettagli della situazione attuale in relazione a ciò che accadrà con la realizzazione del progetto ‘Piattaforma Europa’. Erano con Nicola Fratoianni, capolista candidato alla Camera plurinominale nel collegio Toscana 2, Fabrizio Pucci, candidato alla Camera uninominale al collegio Toscana 13, Giulio Cesare Ricci, candidato al Senato plurinominale al collegio Toscana 2, Catia Sonetti, candidata al Senato uninominale  al collegio Toscana 7, Monica Bellandi  e Claudio Riccio entrambi candidati alla Camera plurinominale nel collegio Toscana 2 candidati alla Camera plurinominale collegio Toscana 2. Insieme hanno incontrato alcune delle realtà produttive  e istituzionali interne all’ambito portuale per capire come la politica possa essere di supporto per uscire dalle terribili secche nelle quali versa la città: dal rilancio occupazionale, alla ripresa del ruolo fondamentale di volano per lo sviluppo dell’attività più storicamente e qualitativamente strategica e predominante per vocazione e capacità che ancora resiste a Livorno.
 
Queste le dichiarazioni rilasciate da Nicola Fratoianni durante la conferenza stampa presso il Terminal Crociere di Livorno nel primo pomeriggio di oggi:
 
“E’ necessario investire sulla portualità per molte ragioni, per questa città, ma non solo, anche per la Toscana per questo paese.” Continua Fratoianni : “ Tutto questo significa immaginare un’idea di trasporto che ci porti a liberarci del trasporto su gomma quanto più possibile rafforzando l’idea delle ‘autostrade del mare’,  rafforzando l’occupazione che c’è ed è di grande qualità e professionalità, immaginando un’espansione possibile attraverso l’attuazione del progetto Piattaforma Europa così fondamentale, anche se sappiamo che il porto di per sé non può risolvere da solo il difficile problema della crisi, ma può dare un aiuto importante in termini diretti e indiretti attraverso l’indotto. E’ necessario quindi che i progetti di sviluppo vengano portati a termine più in fretta possibile con grande attenzione all’impatto ambientale delle opere, anche se oggi durante gli incontri fatti abbiamo avuto la rassicurazione di processi di controllo molto approfonditi. Conclude poi dicendo che: “Noi saremo in  campo per dire che la portualità per un paese come l’Italia con centinaia e centinaia di km di costa, non può essere un fattore marginale, ma deve essere un elemento di investimento strategico all’attenzione del nostro Governo e di tutte le istituzioni nel paese, la Lista ‘Liberi e Uguali’ si farà carico di tutto questo”.
 

un’altra Darsena Europa, che sia volta giusta ?

 

La Federazione di Sinistra Italiana di Livorno prende atto dell’accelerazione sul progetto Darsena Europa che sostituirà la vecchia proposta messa a bando e attualmente ritirata, auspicando che non ci siano ulteriori rinvii o errori sulla stesura strategica del bando. Apprezziamo la non trasformazione del progetto nella versione ‘light’ perché crediamo che una riduzione non sarebbe stata utile allo sviluppo del porto e della città. Per il futuro del nostro scalo non si deve aver paura di espansioni negli investimenti da parte di network internazionali della logistica che possono essere una valida alternativa a contrastare all’ipotesi di monopolio assoluto di singole compagnie di navigazione. Nello stesso tempo per la città, accettare investitori dall’esterno non significa accettare una rinuncia alla sovranità della città sul porto ma una possibilità che il nostro scalo torni ad essere leader all’interno dello scenario Mediterraneo.

In questo quadro di sviluppo infrastrutturale,riteniamo quanto meno necessario una progressiva riorganizzazione del lavoro nel porto, con l’espansione del pool di manodopera in stretto rapporto con le imprese terminaliste. Purtroppo la stampa di oggi riporta un disegno opposto presentato dal Dott. Massimo Provinciali, Segretario Generale dell’Autorità di Sistema Portuale dell’Alto Tirreno (notiamo una forte contraddizione rispetto al suo ruolo di presidente di ALP srl partecipata di Adps al 49%) dal momento che riteniamo inopportuna che gli Art. 16 possano fornire lavoro a chiamata, quando è un servizio esclusivo dell’Art. 17. Questa proposta di continua frammentazione degli appalti e dei segmenti del ciclo di lavoro portuale, sviluppa solo la precarizzazione del lavoro e abbassa il livello professionale.
Questa ipotesi di gestione del mercato del lavoro non sarà mai la riposta giusta per un progetto come quello di Darsena Europa perchè esso richiederà stabilità e qualità del lavoro.

Lo sviluppo del progetto Darsena Europa dovrà avere Adsp come capofila della cabina di regia fra Comune, Regione e Ministero, ma per realizzarla deve essere formalizzata entro fine del mese di luglio la composizione del Comitato di Gestione. Quindi invitiamo il Sindaco Nogarin a nominare il rappresentante del Comune di Livorno e riteniamo indispensabile una discontinuità nella figura del Segretario Generale dell’Adsp Alto Tirreno.

Riteniamo che questo progetto non dovrà mai diventare merce di scambio o bacino di consenso politico fine a se stesso, ma risorsa innovativa che possa rilanciare sul panorama internazionale Livorno e la sua capacità di egemonizzare il mercato nel Mediterraneo, come fulcro di sviluppo appetibile per la sua collocazione strategica e la sua articolata presenza di attività logistiche di sistema integrate terra – mare.

Spiace rilevare che i dati forniti alla stampa riguardino solo gli stanziamenti economici relativi all’attuazione del progetto, ma non i volumi di traffico e soprattutto il numero di lavoratori e il tipo di impegno richiesto alle professionalità richieste dal maxi progetto alla sua entrata a regime. Attendiamo perciò un chiarimento nel merito, suggerendo che alla valutazione sull’impatto dell’opera con i risvolti economici che sarà in grado di offrire agli investitori, sia studiato un nuovo metodo organizzativo e strutturale nella gestione del lavoro interno e che la riorganizzazione a livello di pianificazione sia attuata secondo le vocazioni reali delle attività presenti seguendo il Piano Regolatore Portuale con la finalità di accorpare e raggruppare imprese portuali che trattano la stessa tipologia di merce.

 

La battaglia navale di Livorno

 

Il dibattito politico ed economico livornese è dominato, da quasi due anni, dal braccio di ferro sanguinoso fra Comune ed Autorità Portuale. Nell’ambito della nuova governance del porto prevista dalla riforma Del Rio, il Sindaco Nogarin ha chiesto ufficialmente, a Febbraio scorso, di essere nominato personalmente come rappresentante del Comune nel nuovo comitato di gestione della neonata Autorità portuale di sistema, che governerà i porti di Livorno e Piombino. Che un politico faccia parte di tale comitato non è un fatto nuovo, né sconvolgente: la Serracchiani, in Friuli Venezia Giulia, ne è componente. Nell’ultimo comitato portuale pre-riforma, il Sindaco di Collesalvetti, Bacci, un piddino di fede renziana, era un componente. Tuttavia, a Nogarin (come peraltro anche al Sindaco di Civitavecchia, anch’egli grillino, che ha chiesto di entrare nel comitato portuale) il Presidente dell’Autorità ha negato la richiesta di nomina, adducendo che il profilo dei nuovi comitati post-riforma debba essere tecnico e non politico.
Ne è seguita una battaglia legale, tuttora in corso, accompagnata da diverse ritorsioni, come il tentativo fallito di Nogarin di bloccare l’ulteriore proroga dell’attuale segretario generale dell’Autorità, fortemente voluta dal Presidente, dopo aver invece acconsentito alla proroga precedente, quando ancora i rapporti fra i due erano improntati alla diplomazia. Che Nogarin voglia fortemente essere nominato personalmente rappresentante del Comune nel comitato di gestione evidenzia, da un lato, come egli non possa fidarsi di un “tecnico” di un Comune tuttora fortemente “infiltrato” dal Pd, che ha governato ininterrottamente la città fino al 2014. D’altra parte, ciò evidenzia anche come dentro la gestione futura del porto sia in atto una guerra politico-economica feroce, che spiega anche la resistenza dei vertici dell’Autorità (il cui Presidente è stato nominato dal Ministero delle Infrastrutture in accordo con il Presidente della Regione Toscana, quindi deve la sua nomina a istituzioni governate dal Pd).
Il vero pomo della discordia ha nome e cognome: si chiama “Nuovo Terminal Darsena Europa”, un progetto da 650 milioni di euro, entrato nella fase di pre-appalto, per la realizzazione di una nuova piattaforma a mare con fondali fino a 17 metri e lunghezza di banchine fino a 1.500 metri, idonea per accogliere le nuove maxi-portacontainer Post-Panamax e Triple E aventi capacità di carico fino a 18.000 teus. Navi che, nella tendenza in atto al gigantismo crescente legata ad economie di scala, secondo molti rappresentano il futuro del traffico container, e che oggi non possono attraccare nella esistente Darsena Toscana del porto, che ha fondali troppo bassi e lunghezza troppo ridotta. Un progetto sul quale sia il Governo Renzi, sia il governatore toscano Rossi, quando ancora era nel Pd, hanno scommesso molto, investendo ciascuno 170 milioni di euro.
Tale progetto è fortemente avversato dai 5 Stelle. Sin dal suo programma elettorale, Nogarin aveva promesso una revisione dello studio di fattibilità, non per bloccarlo, ma per rivedere alcuni aspetti progettuali, in una logica di impatto ambientale negativo (sostenendo che l’opera potrebbe accelerare l’erosione della costa e il dragaggio dei fondali potrebbe inquinare di velenosissimi fanghi da risulta lo scolmatore, che fa da confine fra l’imboccatura della nuova piattaforma a mare ed un parco naturale regionale). Tuttavia, la diplomazia di Nogarin, mirata solo a rivedere alcuni aspetti progettuali, è scavalcata dal ben più forte radicalismo dei meetup grillini livornesi e pisani, e di alcuni dei suoi Assessori, che mirano a bloccare l’intero progetto, avanzando, oltre al tema ambientale, timori di infiltrazioni mafiose nei lavori e una riconsiderazione dell’analisi di impatto economico/finanziario dello studio di fattibilità, alla luce di stime più pessimistiche circa l’andamento futuro dei traffici.
Questa battaglia è stata combattuta, da entrambi i fronti, usando armi pesanti e colpi sotto la cintura. Come quando, a Febbraio 2015, Nogarin prese la parola durante la presentazione ufficiale dello studio di fattibilità, presso la sede dell’Autorità portuale e, davanti agli sguardi allibiti di investitori internazionali ed operatori del settore, si lasciò andare ad una critica assoluta sui numeri e gli scenari previsionali dello studio stesso. O quando la nuova legge urbanistica regionale, approvata dalla Giunta-Rossi a novembre 2014, ha modificato i termini con i quali i Comuni possono approvare varianti ai piani regolatori portuali, assegnando un termine massimo, assolutamente ingestibile, di 60 giorni, in modo da impedire alla Giunta Nogarin di far passare una variante di blocco del progetto di Darsena Europa.
Gli interessi economici in gioco sono enormi, e non riguardano soltanto la torta degli appalti per l’opera. I fondi di investimento inglesi che oramai controllano la Darsena Toscana di Livorno potrebbero, come si vocifera, avere in mente un progetto di integrazione strategica fra i traffici container delle banchine che controllano a Livorno ed a Genova, o che controlleranno (perché accanto al progetto di Darsena Europa livornese, anche lo scalo ligure ha un analogo progetto). Un progetto concepito da tali fondi di investimento per spartirsi il crescente traffico derivante, almeno nel breve periodo, dal raddoppio del canale di Suez e dall’apertura della Nuova Via della Seta, e quindi dall’incremento dei traffici polarizzati sul Mediterraneo occidentale. Mentre il quadrante dei mercati dell’Europa centro orientale e del Vicino e Medio Oriente dovrebbe essere presidiato da scali come il Pireo, Port Said-Damietta, gli scali turchi e, sperabilmente, Taranto e Trieste, i traffici provenienti da Panama e Suez destinati al quadrante dell’Europa occidentale e meridionale, oltre che del Nord Africa, potrebbero, secondo la visione di Infracapital e degli altri fondi che investono su Livorno e Genova con un approccio di sistema, essere catturati in modo crescente da questi due scali, se si realizzeranno le infrastrutture per l’accoglienza delle navi giganti. Inutile dire che tali progetti dovranno combattere, sul quadrante di mercato evidenziato, contro la nutritissima concorrenza dei potentissimi ed attrezzatissimi scali del Northern Range (la triade mortale Rotterdam-Anversa-Amburgo), di Marsiglia, Algeciras, Tangeri, Marsaxlockk, o, in Italia, La Spezia e Civitavecchia.
E’ comunque tutta roba che passa ampiamente al di sopra della testa della politica italiana, locale, regionale o nazionale. Mentre i piddini, fedeli alla loro natura, assecondano in modo totalmente acritico i progetti di espansione navale dei grandi player privati internazionali, sostenendo e finanziando il progetto di Darsena Europa, i grillini fanno una opposizione altrettanto demagogica ed acritica, basata su ipotesi di impatto ambientale che andrebbero asseverate scientificamente in modo neutrale, e su timori di infiltrazioni mafiose (che però porterebbero al blocco totale di qualsiasi opera pubblica nel nostro Paese, se dovessero essere assecondate sempre). In entrambi i casi, manca completamente una visione strategica del futuro di Livorno. Manca un ragionamento complessivo sulla sostenibilità dei driver di sviluppo, nel medio-lungo termine, della città. Siamo sicuri che il futuro passi in via prioritaria dai container ? Se la concorrenza sul quadrante occidentale del Mediterraneo è, come si è visto, così feroce (parliamo di porti che infrastrutture come la Darsena Europa le hanno già realizzate, e non di rado hanno valori di costo e produttività del lavoro in banchina molto più vantaggiosi di quelli italiani) ? Se, come iniziano a sostenere alcuni studiosi, il fenomeno del gigantismo navale dovesse invertirsi, per via di costi ambientali ed energetici non più sostenibili ? Se le ipotesi di aumento futuro dei traffici mediterranei fossero sovradimensionate, in un mondo in cui USA ed Europa sembrano correre verso forme di protezionismo reciproco ?
Se le attività portuali rappresentano un terzo del Pil cittadino, sarebbe forse opportuno chiedersi se una multifunzionalità dello scalo, piuttosto che una specializzazione eccessiva sui container, non dia più garanzie di sviluppo futuro. Se l’ipotesi crocieristica sia ancora da percorrere, ed in questo quadro, se la privatizzazione di Porto 2000 sia stata una scelta corretta o meno. Se una banchina multifunzionale, che fornisse anche servizi di Ro-Ro, oltre che di traffico teu, non potesse essere una opzione percorribile per Darsena Europa. Nessuno si è fatto domande. La politica cittadina, regionale e nazionale si divide fra chi obbedisce alle direttive dei mercati e chi fa una opposizione sterile, senza proporre un progetto alternativo. Se vogliamo, la vicenda qui narrata è paradigmatica del tracollo dell’intero Paese, e dell’assenza di prospettive di recupero futuro.

Riccardo Achilli

 

Darsena Europa: un escamotage dietro l’altro per non dire la verità

 

Sinistra Italiana prende atto dell’ennesimo teatrino riguardo le linee di indirizzo prospettate per la modifica del bando riguardo al progetto faraonico Darsena Europa. Ovvero, la montagna partorisce l’ennesimo topolino. Dalle perplessità passiamo però allo sgomento e alla rabbia per un quadro che si ricompone negli obiettivi durante una lettura attenta fra le righe. Ora è il Ministro Del Rio a dettare il passo, attraverso Corsini, presidente APS. Ci sorge subito una domanda se qualcuno si prenderà le responsabilità per gli errori procedurali e strategici che hanno fatto perdere due anni.

La stesura di un nuovo bando avrà tempi lunghi e ciò servirà a coprire una contrazione evidente del progetto che non lascerà scampo ad equivoci. Non dimentichiamoci che Livorno non rientra nelle vie strategiche commerciali con l’oriente come detto dallo stesso Gentiloni, Presidente del Consiglio, nel recente viaggio in Cina, “promuovendo” Genova e Triste come porti sul quale puntare per queste rotte commerciali escludendo il nostro porto

Nello stesso tempo prendiamo atto dello stupore di Enrico Rossi, Presidente della Regione Toscana. Proprio Rossi che ha cavalcato il progetto Darsena Europa nella sua campagna elettorale del 2015 nelle fila del PD, non si è mai accorto di queste problematiche in questi due anni ? Siamo fortemente preoccupati che il Porto di Livorno possa restare intrappolato nella fissità del quadro attuale senza possibilità di sviluppo, che per noi è prioritario dal punto di vista occupazionale e di rilancio economico di una città.

Speriamo di sbagliarci ma nel frattempo valuteremo anche la possibilità di atti parlamentari per far emergere le responsabilità degli errori e le modalità temporali di realizzazione del bando corretto e dei suoi contenuti.

Simona Ghinassi

Coordinatrice Sinistra Italiana – Federazione di Livorno