Dietro front sulla cancellazione della senologia a Livorno

 

La Federazione di Sinistra Italiana di Livorno accoglie favorevolmente e con soddisfazione il ravvedimento a livello regionale in merito alla chiusura del servizio Breast Unit. Ci eravamo espressi in modo molto critico per commentare le voci trapelate ieri, 20 giugno sulle pagine de ‘Il Tirreno’, in merito all’allontanamento volontario del Primario Casella in vista della soppressione del progetto interno all’ospedale decollato 18 mesi orsono.

Riteniamo che le eccellenze vadano premiate con il potenziamento come annunciato oggi, soprattutto in virtù del ruolo e delle ricadute che un servizio pubblico può o meno garantire su un territorio vasto che valica i confini provinciali e diventa supporto utile nella gestione senza esercitare concorrenza ma invece ampliando le possibilità di intervento in sinergia, dal momento che le patologie femminili come quelle legate al tumore alla mammella, sono purtroppo in pericolosissimo aumento e quindi tempi e modalità rapide di intervento sono la strategia di cura più adatta ad affrontare il problema garantendo la sopravvivenza ad un numero sempre più alto di donne sottoposte a prevenzione e trattamento chirurgico e ricostruttivo.

Simona Ghinassi

Sinistra Italiana – Coordinatrice Federazione di Livorno

Spegnere l’eccellenza, una pratica consolidata verso la sanità livornese

 

Con l’annuncio del congelamento da parte della Regione Toscana del progetto Breast Unit che riguarda l’unità operativa di senologia attivata solo 18 mesi fa presso il nosocomio Livornese, si scoprono definitivamente le carte di un gioco politico vergognoso perpetrato non da mesi ma da anni nei confronti della sanità e della salute pubblica a Livorno e in Toscana.

Gli annunci del Presidente Rossi, hanno una duplice e schizofrenica interpretazione: il suo grido di allarme ‘più risorse per la sanità Toscana’ si traduce inesorabilmente con un nulla osta regionale al potenziamento del privato, mentre l’abbattimento di spesa si manifesta con un danno continuo esercitato contro gli investimenti sul pubblico i sanità.

Progettare un ospedale avendolo spogliato dei suoi servizi fondamentali, significa svuotarne appeal offerta di cura.

Spegnere un servizio di questo genere, che per peculiarità è rivolto alla sfera femminile e alla cura di patologie tanto diffuse quanto curabili è un vero affronto nei confronti dell’altra metà del cielo e denota un marchio ancora più indegno se ne valutiamo la matrice civile e politica .

Cosa grave è che sia proprio una donna a premere il pulsante dello stop. Cecità doppia quindi.

L’Assessore Stefania Saccardi pensa a riequilibrare gli accessi in altri centri perché il troppo successo di un progetto innovativo fa ombra altrove e ciò significa che la concorrenza è sempre più importante della vita delle persone.

Si tratta di una decisione inaccettabile che tende ad appiattire l’offerta di eccellenza quando esiste ed è disponibile e accessibile all’interno del servizio pubblico, per tutti.

Il segno politico è quello della falsa sinistra che governa la regione per mano di Rossi, che avrà pure cambiato casacca passando dal PD ad Articolo Uno MdP, ma si muove come se nulla fosse cambiato in attesa di un ritorno a casa che gli garantisca un seggio in Europa alle prossime elezioni del 2020.

Rossi, ha raccolto e praticato l’idea che la sanità pubblica debba scomparire per assoggettarsi alle leggi più bieche del mercato: se ci si ammala di più senza prevenzione, si è costretti a curarsi di più.

A chi conviene? A chi guadagna sulla pelle degli altri perché chi non può permettersi le cure essenziali resta fuori, abbandonato al suo destino. E’ in sostanza una nuova tecnica di selezione perché il modello trasferito con forza va nella direzione di creare un solco sempre più profondo, fra cittadini di serie A e di serie B.

Non è un caso che tutto questo accada a Livorno, si tratta dell’ennesimo schiaffo politico perché dopo gli annunci di una collaborazione attraverso la firma di un protocollo fra il Presidente Rossi e il Sindaco Nogarin per la ricostruzione del nuovo ospedale, qualcosa è andato storto e la mossa ci appare legata al veloce montare di una campagna elettorale che sarà un bagno di sangue per i cittadini, in una provincia sempre più povera e sempre più in ginocchio perché condannata a subire.

Vorremmo che si levassero altre voci a denunciare l’accaduto, ma non succederà perché ormai lo schema è noto: l’ordine di scuderia dal PD è già partito e Rossi, scimmiotta parole imbarazzanti per chi conosce la condotta politica del suo passato lasciato in dote al suo braccio armato, l’Assessore Stefania Saccardi: chi comanda sulle scelte di una città non è chi la governa, ma chi decide altrove e riguardo all’area vasta delle mega Asl, si decide senza guardare la distribuzione e la qualità dei servizi sabotando le eccellenze che porta in dote il servizio pubblico.

Per questi motivi la Federazione di Sinistra Italiana di Livorno sosterrà l’interpellanza regionale che SI’ Toscana a Sinistra si appresta a presentare in Consiglio Regionale, perché imbrigliare scelte e posizioni in materia di sanità, è stato facile quando il PD era al Governo del paese e Rossi cerca di gestire in perfetta continuità. Sono molte le partite aperte che modificheranno lo scenario in questa regione, se da una parte ci fanno orrore le scelte dell’attuale maggioranza del neo eletto Governo, dall’altra ci auguriamo che lo status quo in Toscana possa cambiare, perché a prescindere dagli annunci ciò che ci governa qui non è diverso per messaggio trasferito e scelte attuate.

Gli immigrati o i clandestini in Toscana, a quanto pare sono i suoi cittadini, e chi lo sostiene da molto tempo, non è Salvini, ma il Presidente Enrico Rossi.

Simona Ghinassi

Coordinatrice Sinistra Italiana – Federazione di Livorno