Un’altra morte bianca dentro il Porto di Livorno

 

In pochi mesi un altro marittimo è morto nelle acque dell’Alto Fondale del porto di Livorno.

Era al lavoro sulle paratie della nave da crociera come addetto alle pulizie, come mille altre volte, rischiando come mille altre volte per l’inosservanza forse delle misure di sicurezza mai troppo adeguate e stringenti sui grandi giganti del mare.

Era giovane e resta poco da dire perché saranno le indagini a chiarire le dinamiche ed i perché di questa morte.

Restano nodi enormi da sciogliere rispetto all’applicazione ferrea delle procedure di sicurezza, in terra e in mare per chi arriva e riparte da Livorno.

A rimetterci la vita sono sempre lavoratori sottopagati e sottoposti a ritmi insostenibili.

Ridurre alla fatalità ogni incidente diventa sempre più difficile, soprattutto quando entrano in gioco dinamiche che riguardano tempi e modalità di gestione del lavoro di un personale marittimo sempre più sfruttato e sempre meno specializzato al quale si chiede sempre di più in termini di resa per poche lire, in barba alla sicurezza.

Il far west delle regole fa sentire il suo peso ogni volta che accade un incidente, poi tutto passa in cavalleria per tornare al frenetico lavoro di arrivi e partenze rispettando una tabella di marcia che non si può interrompere. Resta da dire che il personale di terra che accoglie, controlla ciò accade in banchina sui traffici di uomini e merci, poco può su ciò che l’occhio non vede e accade dentro le navi. 

Il groviglio normativo che disciplina il lavoro dei marittimi si intreccia ai protocolli vigenti in Europa e nel Paese ma ogni Compagnia Armatoriale ha regole interne tutte sue e molto dipende dalla bandiera issata sul pennone.

Servirebbe iniziare a dire che se il mare non ha confini, nemmeno chi li naviga dovrebbe averne, e tutto ciò dovrebbe valere per le regole che tutelano i lavoratori che provengono da tutti e cinque i Continenti.

Non vogliamo più lavoratori morti dentro e fuori dal porto di Livorno.

Circolo Territoriale SI Livorno Collesalvetti

 

Foto Vigili del Fuoco Livorno

Basta morti sul lavoro !

 

All’Ilva di Taranto è morto sul lavoro un altro operaio. L’ennesima vita distrutta nel nostro Paese che va a comporre una scia di sangue ormai troppo lunga e inquietante, da Nord a Sud dell’Italia. Il 14 maggio, a La Spezia, è morto un operaio che lavorava in subappalto all’ampliamento della banchina portuale. A Padova, il 13 maggio, 3 operai delle Acciaierie venete travolti da una colata rovente che lottano tra la vita e la morte; il 9 maggio a Monfalcone (Gorizia) moriva un ragazzo di 19 anni alla Fincantieri, schiacciato da un blocco di cemento di 700 kg; il 28 marzo due operai a Livorno vittime di un’esplosione; il 9 gennaio a Castelfranco (Modena) perdeva la vita un uomo di 64 anni in una torneria, stroncato da un infarto mentre spostava materiale ferroso. Ma sono tante altre le storie che si perdono nella cronaca locale, fatte di morti e gravi incidenti che vanno ad infoltire una lunga schiera di fantasmi. Un dato però parla chiaro in merito a questo fenomeno: in Italia durante il 2017 sono morte sul lavoro 1.029 persone e dal 1 gennaio 2018 sono già 266.

E’ ora di dire basta! Occorre reagire a questa strage silenziosa che ha trasformato il lavoro, per le fasce della popolazione più ricattabili ed esposte a mestieri pericolosi, in una vera e propria guerra. Con un bollettino di morti e feriti sul campo che si aggiorna troppo velocemente. Non ci si può recare a lavoro la mattina non sapendo se si tornerà a casa la sera. Purtroppo però questa è la realtà per troppi lavoratori nel nostro Paese. Anzi, dopo dieci anni di crisi sembra che sia passato nella mente delle persone un concetto irriferibile pubblicamente: se vuoi lavorare in certi casi devi essere disponibile a mettere in gioco anche la tua vita e la tua salute. In un mercato in cui la competizione è altissima sembra che la vita di chi lavora sia diventata, per alcune aziende e in alcuni settori, un bene da sacrificare sull’altare del profitto. A favore di una ricchezza che si spartiscono però in primo luogo gli imprenditori e gli azionisti. Purtroppo l’alto livello di ricattabilità a cui sono sottoposti molti lavoratori e la scarsità di prospettive che consentano di portare a casa stipendi dignitosi, ovvero la possibilità di mantenere se stessi e la propria famiglia, ha spinto tanti ad accettare anche queste condizioni. Ci chiedono di scegliere tutti i giorni tra il nostro bisogno di sopravvivenza e di reddito da un lato e la nostra dignità e sicurezza dall’altro. Noi siamo convinti che questo sia un ricatto inaccettabile, da respingere al mittente. E’ ora di ribellarsi, di mobilitarsi in tutto il Paese per chiedere condizioni di lavoro giuste e sicure, di farlo con tutti quelli che sentono questa urgenza, oltre ogni appartenenza sociale e politica.

Alziamo insieme la voce per dire basta alle morti sul lavoro. Per dare forza a tutti coloro che non ce la fanno da soli a sottrarsi a questo inferno. Lo Stato deve creare le condizioni affinché la competizione fra le aziende non venga giocata ancora sulla salute, la sicurezza e la dignità di chi lavora ma su un piano più socialmente sostenibile. Sosteniamo l’idea di uno sciopero generale sul tema della sicurezza. Chiediamo la fine delle morti sul lavoro annunciate, chiediamo la fine delle minacce agite nel silenzio a quei lavoratori e a quei sindacalisti che denunciano situazioni di pericolo manifeste, chiediamo che lo Stato si schieri saldamente dalla parte di chi deve lavorare per vivere, nel controllo e nella sanzione dei casi di rischio estremo e d’illegalità. Mobilitiamoci perché nessuno lo farà al posto nostro. Facciamo in modo che questa scia di sangue non possa essere più ignorata e che siano assunti subito provvedimenti per mettervi fine!
#bastamorti

Gian Guido Naldi (segr. reg. Emilia-Romagna Sinistra Italiana),
Paolo Brugnara (segr. prov. Bologna), Roberto Pavarini (segr. prov. Reggio-Emilia), Alessandra DI Bartolomeo (segr. prov. Modena), Alessandra Govoni (segr. prov. Ravenna), Ermes Zattoni (segr. prov. Forlì), Fortunato Stramandinoli (segr. prov. Rimini), Elena Lucchi (segr. prov. Cesena), Carla Nattero (segr. reg. Liguria), Bruno Pastorino (segr. prov. Genova), Giacomo Pregazzi (segr. prov. La Spezia), Nico Bavaro (segr. reg. Puglia), Marco Grimaldi (segr. reg. Piemonte), Marco Duriavig (segr. reg. Friuli Venezia Giulia), Simona Ghinassi (segr. prov. Livorno), Ettore Bucci (segr. prov. Pisa), Andrea Ghilarducci (resp lavoro segreteria regionale Toscana), Mattia Orlando (segr. reg. Veneto),
Alessia Cerentin (segr. prov. Belluno), Sebastian Kohlsheen (segr. prov. Padova), Maria Giovanna Sandri (segr. prov. Verona), Mirko Bolzoni (segr. prov. Rovigo), Renato Zanivan (segr. prov. Treviso), Luca Di Biasio (segr prov Alto Adige/ Sued Tirol), Enrico Monaco, Tino Magni (segr. reg. Lombardia), Elisabetta Piccolotti (segr. reg. Umbria), Peppino Buonodonno (segr. reg. Marche), Daniela Lastri (segr. reg. Toscana), Marco Sabatini (segr. reg. Toscana), Daniele Licheri (segr. reg. Abruzzo), Vincenzo Notarangelo (seg. reg. Molise), Bianca Guzzetta (segr. reg. Sicilia), Angelo Broccolo (segr. reg. Calabria), Renata Attolini (segr. prov. Trentino) .