No all’uso braccialetto elettronico per controllare i lavoratori

 

Dopo lo stupore, la rabbia sale perchè è inaccettabile qui a Livorno come dovunque, il metodo che  Amazon ha cercato di far passare per controllare l’efficienza dei lavoratori obbligandoli ad indossare il braccialetto elettronico.

Ma indignarsi non basta perché il tentativo arriva da un’azienda che opera nella raccolta dei rifiuti per conto di Aamps, multi servizi al 100% municipalizzata di Livorno.

Non si tratta così di cronaca locale, ma di un pericoloso precedente per aprire un varco, tutto italiano ad una pratica che abbiamo più volte condannato e per la quale l’indignazione è diventata planetaria. Amazon è da un lato la rappresentazione plastica degli effetti della globalizzazione, dall’altro, l’estremizzazione in chiave futuristica di un concetto antico: la servitù e il controllo sulle capacità e il ritmo di lavoro legato alla produttività.

Un braccialetto al polso cambia la vita del lavoratore e questo accade perché abbiamo lasciato correre fra clientele e favori lasciando sciamare diritti e obblighi di rispetto per la vita dei lavoratori. Oggi vengono puniti tutti e così si giustifica l’azione verso quella quota di fannulloni fisiologica dentro ogni azienda.

Il ragionamento non regge, per chi svolge onestamente il suo lavoro rispettando le regole e questo affronto è l’ennesimo schiaffo che arriva dritto in faccia dopo le umiliazioni del Jobs act e la cancellazione dell’Articolo 18, senza pensare al resto che bene conosciamo delle riforme messe in campo dal PD.

A febbraio scorso il Ministro Calenda ci rassicurava con una dichiarazione che ad ascoltarla oggi ci fa gridare vendetta: – “I braccialetti elettronici al polso dei lavoratori non ci saranno mai” – detto, fatto, perché il Governo uscente ha completato il lavoro lasciando maglie talmente larghe da poter consentire che anche un braccialetto elettronico sia tollerabile per aumentare la produttività.

Servono regole, ma il controllo sulle modalità di efficienza durante lo svolgimento del lavoro è altro.

Per questo crediamo che una risposta forte e chiara debba giungere dalle istituzioni e dai sindacati in modo congiunto, bene ha fatto il Sindaco a dichiarare battaglia: Aamps è un’azienda al 100% pubblica e non deve consentire che nessun subappaltatore di servizi ad essa collegata applichi un metodo di controllo che si avvicina più all’umiliazione che alla crescita e allo stimolo dei lavoratori nell’adempimento dei loro compiti.

La consapevolezza non si acquisisce con l’asservimento, ma con l’educazione e con la responsabilizzazione, perché nella fattispecie il servizio ha funzione pubblica, sociale e sanitaria. La città è un bene da condividere con chi la abita. Se c’è qualcosa da inasprire, non sono i controlli sui lavoratori, ma le multe a chi approfitta per ‘sporcare’ la città. La vigilanza ambientale va esercitata e intensificata e serve insistere laddove ci sono i pericoli maggiori. Partiamo dal cestino ma arriviamo a ciò che accade dietro i cancelli di molte aziende, dove troppo spesso ormai non si chiude solo un occhio ma entrambi da parte di chi è preposto al controllo, con i risultati che bene conosciamo. Il tutto si può e si deve pretendere senza braccialetto elettronico e questa possibilità non può essere discrezionale fra pubblico e privato.

E’ giusto richiamare tutti gli organi preposti, dall’ispettorato del lavoro all’ Asl, si tratta di un autentico ricatto, legalizzato e giustificato dal generale impoverimento complessivo del panorama occupazionale in tutta la Provincia. Troppo è stato lasciato al caso, quando non all’intenzionalità di interpretare il ruolo dei lavoratori come merce di scambio attraverso l’avvilimento del lavoro in nome del profitto.

Il Sindaco eserciti il suo ruolo di tutela insieme ai sindacati, attendiamo una forte presa di posizione nel merito perché se da una parte si deroga sulla sicurezza, questo tipo di controllo, solo squalificante sui tempi e i modi del lavoro di ognuno di noi, potrebbe diventare a breve un modello che non protegge ma punisce il lavoro.

Sinistra Italiana non starà a guardare e si assocerà con la proposta di atti parlamentari a chi prenderà una posizione in netto contrasto con la scelta di obbligare i lavoratori ad indossare il braccialetto elettronico in questo Paese.

Simona Ghinassi

Coordinatrice Sinistra Italiana Federazione di Livorno