Dispositivo Assemblea Nazionale 9/10 febbraio

Negli ultimi anni abbiamo conosciuto l’Unione Europea come spazio del liberismo, dell’austerity e dei risorgenti egoismi nazionali.
Le lavoratrici e i lavoratori non hanno trovato nel quadro dell’Unione la condizione di un miglioramento della propria condizione di vita, ma hanno piuttosto dovuto subire la pressione del dumping salariale, la spinta alla soppressione dei propri diritti, il mandato al taglio del welfare, a partire da quello pensionistico.
Paesi come la Grecia sono stati ridotti alla povertà, in nome dell’equilibrio finanziario, che altro non è che la tutela degli interessi delle grandi banche internazionali e dei fondi di investimento.
Nulla è stato fatto invece per garantire il rispetto dello stato di diritto in paesi come l’Ungheria di Orban, lasciata libera di avviarsi verso forme di autoritarismo, purché continui a garantire le migliori condizioni di investimento al capitale estero.
Trattati come il TTIP e il CETA sono stati supportati in ogni modo da Bruxelles, nonostante mettano a rischio la nostra salute, i diritti di chi lavora e la sostenibilità della nostra agricoltura.
Non c’è traccia invece di un’azione efficace contro i paradisi fiscali interni, come Olanda, Irlanda o Lussemburgo, che drenano secondo Oxfam oltre 6 miliardi di tasse annue al nostro paese, a tutto vantaggio delle multinazionali.
La stessa questione epocale delle migrazioni è stata gestita in spregio a qualsiasi vincolo di solidarietà, costringendo i migranti a essere prigionieri del paese di ingresso, e i paesi di ingresso a gestire in solitudine l’accoglienza.
Si é tollerato che il Mediterraneo diventasse un cimitero e che barriere di filospinato tornassero a chiudere i confini orientali.
Nè possiamo essere soddisfatti di quanto fatto finora per combattere la vera sfida strategica del nostro tempo, quella contro i mutamenti climatici e per la giustizia ambientale.
Mai come oggi è necessario un green new deal, che impegni tutte le istituzioni comunitarie, a partire da BEI e BCE.
Tutto questo é stato voluto e permesso dalla grande coalizione fra Popolari e Socialisti, custodi di un europeismo di facciata e cinico, e allo stesso tempo dalla finta alternativa delle destre nazionaliste, che puntano ad un illusorio ritorno a Stati nazionali trasformati in caserme.
Noi non possiamo arrenderci a dover scegliere fra liberisti e destra nazionalista: serve un terzo spazio, che riconosca l’Europa come la dimensione minima per riaprire il conflitto contro il capitale, per la giustizia sociale, fiscale e ambientale, nella consapevolezza di dover cambiare l’assetto istituzionale imposto dagli attuali Trattati.
Sinistra Italiana si è impegnata negli ultimi mesi a ricercare la massima confluenza dei soggetti e movimenti civici, ecologisti e di sinistra, per costruire una lista che insistesse proprio in quel terzo spazio.
È stato un lavoro faticoso, troppo spesso sottratto al dibattito pubblico e alla partecipazione diffusa, che avrebbe forse potuto consentire un migliore sviluppo.
Lo abbiamo affrontato partecipando anche al confronto promosso dal sindaco di Napoli De Magistris, fino alla sua scelta di considerarsi non interessato alle elezioni europee.
Avremmo voluto che le famiglie dei Verdi europei e della Sinistra Europea potessero condividere lo stesso progetto elettorale.
Purtroppo non è stato possibile, per la legittima scelta dei Verdi italiani di chiudere ad un incontro con la sinistra.
Abbiamo quindi riscontrato l’interesse degli aderenti italiani alla Sinistra Europea di mettersi a disposizione di un progetto dalle caratteristiche simili a quelle da noi immaginate.
Proponiamo quindi che si parta da qui, con l’ambizione dichiarata e praticata di coinvolgere alla pari da subito soggettività e personalità della sinistra, del civismo e dell’ecologismo, a partire da quelle con cui negli ultimi mesi abbiamo condiviso percorsi di confronto e sintesi politica.
Siamo consapevoli del ritardo con cui arriviamo a questo appuntamento, e quindi della necessità di chiudere in tempi brevi il perimetro della lista, per poi affidarne le fasi successive a percorsi democratici e inclusivi.
Riteniamo che sia indispensabile fin dai primi passi affidarne la direzione politica e organizzativa a un comitato caratterizzato da innovazione e dalla forte connotazione femminista, che riconosca il contributo delle organizzazioni, ma con la volontà di rappresentare una realtà più ampia.
Crediamo infatti che esistano molte persone da coinvolgere in un progetto che parli del diritto di lavorare in condizioni di dignità e sicurezza, di vivere in un ambiente salubre e curato, di avere istruzione e sanità pubbliche di qualità.
Un progetto che recuperi la centralità dei beni comuni contro le rendite e la speculazione, e che abbia il coraggio di dire che i poveri sono tali perché i ricchi hanno troppo, rilanciando la patrimoniale e la lotta all’evasione fiscale.
Un progetto da sviluppare in un’Europa democratica e accogliente, libera dal fiscal compact e con una banca centrale al servizio dei cittadini e non della finanza.
Da oggi siamo tutti ancora più impegnati a mettere in campo una lista all’altezza della sfida.

L’Assemblea Nazionale di Sinistra Italiana approva di partecipare alla costruzione di una lista che coinvolga i partiti aderenti alla Sinistra Europea, movimenti civici ed ecologisti, personalità del campo democratico e progressista delega la Direzione Nazionale ad approvare i nominativi del Partito da inserire nella lista per le elezioni europee

Documento dell’Assemblea Federale di Livorno del 25 ottobre

 

In previsione della programmata Assemblea Nazionale convocata il 27 ottobre 2018 a Roma, l’Assemblea Federale di Sinistra Italiana di Livorno riunitasi in data 25 ottobre 2018, ha analizzato l’attuale situazione politica, sia nazionale, che locale per portare un contributo costruttivo all’assemblea nazionale, al fine di proseguire in modo efficace la nostra azione politica, dal momento che i problemi da affrontare diventeranno a breve contingenza, in vista degli appuntamenti politici legati alle elezioni europee ed amministrative.

L’Assemblea Nazionale di SI nella scorsa primavera aveva approvato, seppur con numerosi dubbi ricavati dalla difficile esperienza vissuta in campagna elettorale sui territori, la proposta del Segretario nazionale di avviare una fase di verifica atta a stabilire se ci fossero le basi concrete per costruire il percorso costituente di Liberi e Uguali. Arriviamo oggi piuttosto tardivamente, dopo un’estate povera di politica ad affrontare un momento decisivo e importante che aprirà il percorso per la campagna elettorale delle europee e delle amministrative, dopo la mancata verifica tanto attesa a luglio.

Come noto nessun processo costituente di LeU è stato mai realmente avviato, e solo ora a distanza di mesi il dispositivo approvato in Direzione Nazionale pare aver riacceso un dibattito spento, reso asfittico dalle indecisioni se non dal silenzio per lunghi mesi di lontananza dal dialogo comune, così indispensabile per mantenere vivo un partito.

Pertanto, sono stati affrontati salienti punti utili alla discussione, che riportiamo in sintesi sperando di contribuire al dibattito:

  • Non possiamo non rilevare che Liberi e Uguali è andata poco oltre la sua consistenza di lista e ha prodotto un gruppo parlamentare che rispecchia il risultato risicato delle elezioni politiche del 4 marzo, nulla di più. Al contempo questa esperienza ci ha però tenuti immobilizzati nell’attesa, allontanando compagni, senza generare quella contaminazione tanto auspicata e indispensabile a dare voce e rappresentanza alla sinistra.
    Sinistra Italiana nazionale dovrebbe valutare con una formale e pubblica presa d’atto la conclusione del percorso di LeU per l’impossibilità oggettiva e politica di proseguirlo dal momento che esiste una evidente distanza con una divaricazione degli obiettivi fra le forze che la compongono. E’ importante non precludere la partecipazione del percorso che intraprenderemo a chi deciderà di restare vicino a noi essendo parte di un’idea da condividere ma non più di un contenitore.
  • Un cambio di passo chiaro è necessario e vitale in vista di appuntamenti elettorali che non possiamo fallire e va ricercata obbligatoriamente quella vicinanza con forze politiche, movimenti ed associazioni che parlano e agiscono nella società reale con modalità anche non tradizionali, ma capaci di garantire una tenuta politica e di contenuto, con obiettivi realmente comuni, lontani dai tatticismi di calcolo, portatori di un reale rinnovamento e di quell’alternativa così necessaria in questo momento, in Europa così come in questo Paese
  • Pensiamo a ciò che si muove in Europa a sinistra, ma pensiamo anche a cosa si muove in questo Paese, alle tante esperienze civiche legate anche ad un nuovo modello di municipalismo e soprattutto ad un sud dinamico, tutt’altro che arreso che sta cambiando volto e si organizza convergendo attorno a personaggi credibili come De Magistris. L’idea di creare un fronte popolare unito non può non riguardare Sinistra Italiana e questa esperienza non può che essere vissuta in modo politicamente consequenziale: dall’Europa, l’esperienza deve ricadere sui territori, va rispettata una connessione per essere credibili.
  • Un rinnovamento del gruppo dirigente nazionale è necessario sia per la tipologia di sfida che dovremo affrontare, sia per i nuovi assetti anche numerici ed economici nei quali si trova realmente il partito in questo momento.
  • Reperire le risorse così come gestire in modo snello e veloce l’organizzazione è indispensabile per guidare al meglio le campagne elettorali e i territori non possono essere lasciati all’auto organizzazione.
  • In ambito regionale, la Toscana vive un paradosso che dovrebbe essere necessariamente risolto e riguarda la rappresentanza nel Consiglio Regionale Toscano. Attualmente vogliamo precisare che SI Livorno, così come altre realtà provinciali, si sentono rappresentate da due soli consiglieri di SI’ Toscana a Sinistra, Tommaso Fattori e Paolo Sarti, collocati all’opposizione. L’ambiguità del Presidente Rossi e la posizione di Consigliera Spinelli rappresentante di Art.1 – MDP, persistono come problema politico da chiarire, anche in virtù delle difficoltà che dovremo affrontare nuovamente in campagna elettorale dal momento che a oggi si collocano in maggioranza con il PD guidato dalla neo eletta segretaria regionale Simona Bonafè, renziana di ferro. Le buone intenzioni non bastano e non bastano nemmeno le parole, per questo, a maggior ragione va chiarita la nostra visione nei confronti di LeU e nei nostri rapporti con Art.1 – MDP.
  • Prestare attenzione ai territori significa affrontare battaglie reali, guardare gli ultimi significa tornare a parlare a tutto campo di lavoro, educazione, di emergenza abitativa, di welfare, redistribuzione della ricchezza e tutela dei diritti, tutela ambientale, senza dimenticare la solidarietà e l’accoglienza. Tutto questo è praticabile solo se la realtà la si tocca e la si vive non solo con empatia, ma condividendo soluzioni praticabili, che non siano ricette a scatola chiusa.

Assemblea Sinistra Italiana – Federazione di Livorno

 

Lettera di Nicola Fratoianni alle iscritte e agli iscritti di Sinistra Italiana

 

Care compagne e cari compagni,

sento la necessità di scrivervi per provare a fare un punto su ciò che sta accadendo in questi giorni interminabili, in cui c’è molta confusione, ma anche e soprattutto qualche elemento di chiarezza che va considerato per il prosieguo del nostro lavoro.

Abbiamo raggiunto un obiettivo importante, il primo, quello che possiamo definire strategico.

Chi come noi ha fatto tutto il percorso di Sinistra Italiana, fino al congresso dello scorso febbraio, sa bene quanto approfondimento e quanti confronti abbiamo fatto, collettivamente, al fine di provare a dare un nuovo assetto e un nuovo orizzonte alla sinistra politica e sociale nel nostro paese.
Più e più volte abbiamo interpretato insieme i profondi mutamenti che hanno scosso il sistema politico italiano: avevamo chiaro già molto tempo fa che l’unica risposta possibile era quella di prendere atto della fine della stagione del centro-sinistra e lavorare per la creazione di una nuova proposta, un altro polo, alternativo non solo alla destra e al M5S, ma anche a quel Partito Democratico che ha seguito la pericolosa china di quasi tutti i partiti socialdemocratici europei e che ha progressivamente abbandonato la sua vocazione storica, per rivolgere le sue attenzioni all’establishment di questo paese.

Le leggi approvate e ancora oggi rivendicate dal Partito Democratico contengono la cifra culturale di un gruppo dirigente che ha preferito continuare a credere alla bella favola della globalizzazione e delle competizione selvaggia, piuttosto che impegnarsi per tutelare chi dalla crisi e dal neoliberismo ha ottenuto solo ulteriori lacrime e sangue. La reazione a questo disastro sembra essere un vento di destra, nel formarsi del senso comune, prima ancora che negli esiti elettorali. Dobbiamo fermarlo, e per riuscirci serve la costruzione di un punto di vista saldo e privo di ambiguità, che riaffermi i valori di solidarietà, eguaglianza, libertà e ambientalismo che più di qualcuno voleva espellere dal dibattito politico e dalla rappresentanza.

Possiamo dire che ci siamo riusciti: le prossime elezioni politiche italiane vedranno la nascita di un polo alternativo, ampio e competitivo con l’offerta politica esistente, tutta concentrata su quella che Berlusconi agli inizi degli anni ’90 chiamò la “rivoluzione liberale”, in tal modo declinando, un po’ alla Milanese, il liberismo selvaggio che ha impoverito il pianeta, aumentato a dismisura le diseguaglianze e concentrato potere e ricchezza nelle mani di pochi.

Siamo arrivati, condividendo il percorso con preziosi compagni di strada incontrati dapprima al teatro Brancaccio e poi in molte piazze e sale disseminate per tante città d’Italia, lì dove quasi nessuno pensava che saremmo arrivati.
Abbiamo seguito le indicazioni dei nostri iscritti e ho personalmente lavorato giorni e giorni, con un mandato chiaro e netto della Direzione Nazionale del Partito.
E siamo arrivati all’obiettivo attraverso un documento, che formula le caratteristiche di base della nuova proposta in campo e facendolo chiarisce soprattutto la direzione di marcia e la meta da raggiungere. Perché l’unica strada possibile per una Sinistra che voglia tornare ad occuparsi del mondo è quella di confrontarsi sul mondo e sulle vita delle persone.

Per dirla chiara e netta, la discussione che dobbiamo fare in questi giorni è sul profilo della proposta; stiamo definendo dove andare e mi pare che il senso del documento che domenica prossima verrà discusso dalla nostra assemblea nazionale sia un ottimo punto di partenza.
Ciò a cui stiamo dando vita genera parecchia agitazione nei palazzi e nei giornali che raccontano la politica, i quali nei prossimi mesi faranno ogni sforzo per costruire ostacoli e dipingerci sotto la peggiore luce possibile: inventeranno retroscena, semineranno dubbi, allargheranno ogni minima frattura. Il PD, per parte sua, già prova a riproporre la solita trappola tutta tattica del “cambio di premiership”, offrendo la testa di Matteo Renzi, in cambio di qualche forma di accordo.
Non è quello il punto. E forse non è chiaro che non è mai stato quello il punto, perché i problemi delle persone che hanno pagato la crisi e continuano a pagarla non si chiamano Matteo Renzi. I problemi si chiamano povertà, disuguaglianze, mancanza di diritti, mancanza di lavoro, di reddito, di opportunità, scarsa qualità del sistema della formazione, tagli alla sanità, tagli alla tutela dell’ambiente e del territorio, e così via.
Tutte scelte politiche con responsabilità ben precise, dal centro-destra al centro-sinistra, ma su cui non è mai stata prodotta alcun tipo di analisi cruda e vera nel Pd.

A noi tocca avanzare proposte alternative, diverse. Dobbiamo dare forza e sostanza a tutto ciò che abbiamo proposto sui territori in questi mesi. Ed è il lavoro su cui dobbiamo concentrarci.
A partire dall’assemblea del 2 dicembre e dalle assemblee provinciali del 25 e 26 novembre in cui la partecipazione sarà libera.

Adesso è il momento di costruire il programma, di decidere chi rappresenterà questo percorso e anche il nome che avrà, che per quanto mi riguarda, deve contenere in sé il senso più profondo del lavoro che dobbiamo fare. Un passo dietro l’altro, perché non vi è nulla di prestabilito e la complessità del mondo che si raccoglie intorno alla proposta di un polo alternativo a quelli esistenti non permette semplificazioni, slogan, strumentalità.

La lunga crisi della sinistra che abbiamo alle spalle ci chiama invece alla responsabilità, alla capacità di guardare oltre noi stessi, alla necessità di costruire mediazioni che permettano di superare gli scogli facendo passi in avanti, senza innescare le logiche di iper-frammentazione e autolesionismo che molto spesso negli ultimi anni hanno agito nel nostro campo.

Nel lavoro delle prossime settimane abbiamo due compiti fondamentali: da un lato, garantire il massimo della radicalità delle proposte politiche che mettiamo in campo, le quali debbono disegnare quel cambiamento vero e duraturo di cui l’Italia ha bisogno; dall’altro, preoccuparci del massimo della apertura e della partecipazione ai processi decisionali che coinvolgeranno tutte e tutti noi, per produrre una proposta politica innovativa nel metodo, nella forma e nei profili che dovranno incarnarla.

A tal proposito, non mi sfuggono alcune criticità.
A partire dalle difficoltà cui sta andando incontro lo spazio che abbiamo chiamato per semplicità “Brancaccio”, strettamente connesse alle difficoltà dei compagni e delle compagne di Rifondazione Comunista.
Io continuerò a fare tutti gli sforzi possibili per tentare di coinvolgere tutti i soggetti in campo, che avevano e continueranno ad avere le informazioni necessarie per partecipare alle discussioni.

A me il punto pare abbastanza semplice: dobbiamo replicare in Italia ciò che abbiamo fatto tutte e tutti insieme in Sicilia e ciò che già si è fatto e si sta facendo per la tornata di elezioni amministrative. Perché questo lavoro è possibile sui territori e viene precluso a livello nazionale?

Non rassegniamoci. Continuiamo tutte e tutti noi a lavorare testardamente per cercare dialogo e apertura, unità e chiarezza, radicalità e umiltà.

Per fare in modo che la nostra proposta politica sia innanzitutto utile, non a noi, non a un pezzo di gruppo dirigente. Utile al giovane disoccupato e a quello che non ha i soldi per continuare a studiare; utile alla vita di quei 12 milioni che non possono più curarsi; utile a chi non ha un tetto sopra la testa ed è costretto a mettersi nelle mani della criminalità, nelle periferie delle nostre città.
Il documento condiviso su cui discutere è un passo decisivo, come un primo passo decisivo e importante è stato il lavoro fatto nelle scorse settimane in Sicilia. E proprio dalla Sicilia arrivano due certezze: la prima è che c’è un grande spazio politico che senza una nostra proposta, avrebbe ingrossato le fila dell’astensione. La seconda, è che abbiamo da fare molta strada, tanto da lavorare e che non ce la si cava con formule magiche. Servono costanza, chiarezza e lavoro di strada. Tanto lavoro di strada. Ed è quello che faremo.
Ci vediamo domenica 19 novembre.

Vi abbraccio

Nicola Fratoianni

 

 

 

La sinistra che vogliamo: da #Roma alla #Toscana @Sinistrait_ #Livorno

Siamo sicuramente d’accordo con quanto da più parti, compresa la bella relazione del compagno D’Attorre, è stato detto in buona sostanza a Roma: il risultato del Referendum Costituzionale sarà decisivo per le sorti della nostra Democrazia e necessita quindi di un impegno massiccio. Vogliamo però ricordare a tutti e tutte, che la vittoria del NO, non è affatto scontata.
Non è questione di essere o meno pessimisti quanto semmai la rappresentazione di un dato di fatto da tenere presente. Lo stesso esito del mancato raggiungimento del numero sufficiente di firme, così come imponeva questa legge assurda in questa prima fase, non è da sottovalutare. Le notizie provenienti dall’assemblea del Comitato nazionale del NO riunitosi sabato a Roma, parlano di aspetti non certo incoraggianti, che dimostrano sicuramente tratti di forte incertezza e forse la necessità di un maggior coinvolgimento della politica organizzata continuamente invitata a restare ai margini. Non ci sembra un dato irrilevante il fatto che a quella stessa assemblea (nazionale) abbiano partecipato soltanto 48 comitati territoriali su un totale di circa 400 !
Fermo restando quanto appena detto, (ribadiamo che non ci piove sopra) è altrettanto importante, se non addirittura imprescindibile, concentrare impegno ed energie sulla fase costituente del nuovo soggetto politico della sinistra al quale occorre dar vita.
La nascita di un partito strutturato, alternativo e fiero quanto incisivo oppositore di un liberismo selvaggio che tanti danni sta arrecando al paese, non può che risultare come lo strumento salvavita che ci permetterebbe, qualunque sia l’esito del referendum Costituzionale, di continuare con la stessa energia la guerra infinita alle disuguaglianze disseminate ovunque.
In sostanza, la costruzione di un partito della sinistra, sia che si chiami Sinistra Italiana od altro, potrà e dovrà essere la nostra salvezza, il nostro paracadute anche nel peggior caso ipotizzato a riguardo dell’esito referendario.

Abbiamo la “pessima” abitudine di tenere alla chiarezza, e non ci piace fare dei distinguo se non per proporre un assetto maggiormente competitivo, soprattutto nella nostra Regione. Il mancato raggiungimento in molte realtà territoriali, del numero sufficiente di firme per il Referendum, non ci può far davvero felici, malgrado Livorno sia riuscita nell’obiettivo. Bisogna però capire come e quali rimedi organizzativi possono essere messi in campo per rendere più omogeneo il lavoro, e conseguentemente, il risultato. Lo spirito deve essere quello messo a disposizione per la campagna elettorale a Sesto Fiorentino, quando più realtà si sono attivate per contribuire attivamente al raggiungimento di un risultato che ci ha poi ripagato e resi tutti e tutte orgogliosi dell’esito.

Andiamo velocemente per gradi: dall’Assemblea di Roma ad oggi

La recentissima assemblea di Roma ci ha consegnato elementi sicuramente positivi ma anche altri che lo sono certamente di meno. Gli argomenti ed i temi messi maggiormente in risalto ci convincono e non possono davvero esser messi in discussione, anzi!
Discutiamo invece, ciò che riguarda il mancato ascolto delle realtà territoriali (cosa ben diversa dal dividere la partecipazione ed il contributo su base regionale).
Dobbiamo educare all’ascolto “attivo” i nominati che in realtà sono i soggetti deputati alla sintesi politica delle voci raccolte dagli stessi territori. Quello che finora è mancato è proprio un “audit” della base, di coloro i quali vivono e conoscono le problematiche e le criticità delle loro stesse realtà.

Parlare alla “pancia” della Gente significa proprio saper tirar fuori i problemi concreti per incidere nelle loro dinamiche. In questo modo si passa realmente dalla fase di enunciazione a quella dell’agire. La vocazione di governo è questa: passare dalle parole ai fatti; dalla proposta alla realizzazione.

Ci uniamo ai tanti che hanno evidenziato quanto sia necessario sgombrare il campo di azione dai vari tatticismi pseudo-correntizi o addirittura “pattizi”. Vogliamo un partito libero da questa sorta di “vincolo oscuro”, al quale preferiamo di gran lunga un partito unito nella messa in pratica di una politica di merito.
Toscana.

Crediamo sia venuto il momento (anche se siamo in una fase “provvisoria”) di rendere più efficace e organizzativamente più “forte” l’architettura politica di Sinistra Italiana nella nostra Regione. Riteniamo opportuno perciò, spingere verso un allargamento del gruppo ristretto dei “nove” (Comitato operativo?) integrandolo con soggetti rappresentanti dei territori; soprattutto di quei territori che presentano problematiche maggiori o più lontananza dal “centralismo” fiorentino. Non si tratta ovviamente di distanze chilometriche quanto di rappresentanza di tessuti sociali, culturali e lavorativi diversi che necessitano di attenzioni altrettanto diversificate e specifiche, utili anche per una sintesi complessiva che porti ad una nuova ridefinizione del sistema “Toscana”, una volta certamente credibile e senza dubbio più competitivo.
Diversificare la proposta e rilanciare la risposta significa saper prima ascoltare le richieste che si levano dai territori e le valutazioni di merito. Richieste e risposte che sono ovviamente diverse per ragioni logistiche. Così come sono diverse le prospettive, che tuttavia (non si cada nell’errore) non hanno niente a che fare con dinamiche “separatiste”, quanto semmai alla ricomposizione di un piano generale frutto della sintesi del lavoro svolto in ambito locale. Per questo, una cabina di regia ristretta può risultare meno utile di un livello più ampio che sia in grado di lavorare su più prospettive da filtrare e successivamente rendere attuabili.

Concludiamo scusandoci per il tempo che in certe situazioni si dimostra tiranno, ricordando che Sinistra Italiana a Livorno ha da tempo elaborato una proposta per lo svolgimento del suo primo Congresso nella Nostra stessa città.
Tutto è pronto per essere messo all’attenzione di chi di dovere.
Noi, soprattutto se siamo sostenuti da tutti voi, siamo pronti!

Sinistra Italiana Comitato Promotore di Livorno

sifrentani