Contributo alla discussione di Sinistra Italiana per l’Assemblea Nazionale del 6 luglio 2019

 

Contributo alla discussione di Sinistra Italiana
per l’Assemblea Nazionale del 6 luglio 2019
 
Contributo alla discussione di Sinistra Italiana per l’Assemblea Nazionale
del 6 luglio 2019
 
Il ruolo di Sinistra Italiana
 
A distanza di un mese dal disastro elettorale delle elezioni europee non è ancora stata messa in campo una risposta delle sinistre adeguata alla fase.
La Lega è primo partito senza competitori e assorbe i voti di quelle forze fasciste e razziste che hanno fatto il lavoro sporco sui territori. Il “voto utile” al PD, pur avendo prosciugato i voti alla sinistra, ha dimostrato tutta la sua insufficienza nel contrastare la vittoria della lega. Il dato politico è che la Lega, al 34%, è primo partito con un distacco di 12 punti: il Pd vince la gara tra secondo e terzo grazie al crollo dei 5 stelle, il centro destra è al 50%, più del doppio del PD. I verdi italiani, che puntavano sull’ondata globale di impegno sul clima, non risultano essere un riferimento per queste battaglie sia per un impegno tradizionale della sinistra italiana su questi temi sia perché i verdi italiani hanno tradizionalmente omesso di coniugare l’ambientalismo alla critica alle politiche neoliberiste e alle trasformazioni economiche, produttive e nel welfare. La Sinistra è a percentuali irrisorie. Il tutto con un’astensione al 44% che ridimensiona i risultati di tutte le forze in campo. L’onda nera aveva incontrato prime reazioni nella società ma continua a dominare il campo. È necessaria un’attenta analisi di questo voto ma è anche necessaria un’iniziativa.
La prima domanda che dobbiamo porci dopo la sconfitta elettorale è a cosa possa servire Sinistra Italiana, quale sia il compito per il quale impegnarsi. Sinistra Italiana deve investire le proprie risorse per aggregare nel Paese un’alternativa credibile alle destre, lavorare per la costruzione di processi unitari che favoriscano la confluenza delle sinistre sociali e politiche e contribuire a un processo di profonda rifondazione politica e culturale, di trasformazione di linguaggi e forme di relazione tra società e politica. C’è dunque un lavoro di lungo periodo di ricostruzione di una soggettività politica, un lavoro di definizione di una proposta politica e un’urgenza immediata di opposizione al governo e di contrasto delle destre nella società. In merito a questo Sinistra Italiana deve innanzitutto porsi la domanda chi e cosa vuole rappresentare.
Le dimissioni della Segreteria Nazionale e l’avvio del percorso congressuale chiedono un’assunzione di responsabilità collettiva e un confronto di merito tra noi: non possono determinare la paralisi della nostra iniziativa e la sospensione dell’interlocuzione con le forze politiche e sociali per costruire l’opposizione e i processi politici che indichiamo. L’assenza di iniziativa o il frettoloso disimpegno da percorsi più larghi avviati non sono assenza di scelta ma già una scelta.
L’obiettivo di costruire un’alternativa tra politiche neoliberiste e nazionalismi xenofobi non si limitava all’ipotesi di “occupare un terzo spazio”. Serve ancora questa alternativa? Un quarto polo esce sconfitto dal voto e la lista La Sinistra non rappresenta, così com’è, il riferimento di un polo politico-elettorale. Rimane, tuttavia, la necessità di un’alternativa che per essere credibile deve distinguersi dalle politiche che hanno aperto la strada alle destre e spinto molti verso l’astensione o il voto ai 5 stelle, quando non alla Lega. Dobbiamo ascoltare la spinta che ha portato molti nostri elettori a scegliere il “voto utile” contro il pericolo delle destre, ma dovremo anche metterne in discussione l’esito. Anche in una parte del voto al PD, dunque, c’è una domanda di alternativa rimasta disattesa. Già in queste settimane il PD non è stato conseguente al mandato di chi ha votato, ad esempio, per Bartolo.
 
Quale argine efficace a contrastare le destre?
È necessario costruire un’iniziativa nella società e nelle istituzioni in grado di contrastare la crescita delle destre. Non si tratta di dividerci sulla valutazione della gravità del pericolo rappresentato dalle destre. Il tema è quale sia la risposta efficace. Un fronte indistinto “anti barbari”, che accomuni l’establishment, chi ha governato in Italia e in Europa e chi si è opposto a quelle politiche sarebbe adeguato ed efficace a contrastare le destre?
In Europa no, ma ancor meno in Italia. In un contesto con la destra tra il 40 e il 50%, con il 46 % di astenuti e con un M5 stelle che, nonostante il crollo, resta al 17 %, sommare lo 0,8 % della sinistra al 22% del PD non produce un argine efficace capace di competere con le destre.
Ma non è solo questione numerica: proprio perché riteniamo urgente contrastare le destre consideriamo necessario contrapporre ad esse un’alternativa antiliberista credibile, in netta discontinuità con le politiche economiche e sociali che hanno alimentato le spinte populiste. Proporre un pensiero alternativo alle due forme di liberismo, quella reazionaria della destra e quella dal volto caritatevole delle sinistre moderate.
Se per battere le destre è necessario superare ogni “resistenza identitaria”, perché non impegnarsi anche a rompere l’alleanza tra Lega e 5 Stelle e interloquire con le tante contraddizioni che si aprono nell’elettorato e nella stessa rappresentanza parlamentare di questi ultimi?
Se, inoltre, la vittoria della destra si fonda sulla “conquista” della società, del senso comune, non bastano aggregazioni elettorali le cui risposte non sono all’altezza della crisi e della sfida in campo.
 
Un pensiero radicale per un’alternativa politica, culturale e sociale
La sinistra è ridotta ai minimi storici. Ogni proposta rischia di apparire velleitaria e condannata alla marginalità. Ciò non ci esime dall’onere di una proposta e non legittima la semplice rinuncia per “impraticabilità del campo”. Il pessimo risultato elettorale e il clima che dilaga nel Paese rischiano di produrre due reazioni speculari: la scelta di ripiego verso chi appare come il “meno peggio”, o l’abbandono della battaglia politica in favore di un consolatorio impegno sociale. Noi crediamo siano due derive sbagliate che impoverirebbero tutti e tutte pregiudicando un’alternativa politica, culturale e sociale alle destre proprio quando è più necessaria.
Bisogna reagire alla depressione e allo sconforto e ribaltare il “trauma”, trasformandolo in occasione per l’innovazione, la rottura dell’autoreferenzialità della sinistra politica e lo stimolo per coinvolgere attivamente chi vede il pericolo delle destre e sente la necessità di una risposta. La drammaticità della situazione può essere la leva per vincere resistenze autoconservative e superare pigrizie e presunzioni di autosufficienza. Dopo il risultato elettorale serve una risposta che per radicalità sia all’altezza della drammaticità della situazione e dei risultati della sinistra.
Serve una proposta programmatica ma anche una nuova cultura politica capaci di rappresentare un’alternativa a un’ideologia che ha rappresentato come “naturale” il funzionamento del mercato, la crescita delle disuguaglianze e la polarizzazione della ricchezza e ha posto in alternativa lavoro e ambiente, giovani e anziani, nativi e migranti, precari e lavoratori “stabili”, diritti e innovazione.
 
“La Sinistra” come punto di partenza per un’aggregazione più larga
La lista “La Sinistra” non va archiviata ma non può essere l’approdo o il perimetro in cui ci chiudiamo. Partiamo dal suo valore e dai suoi limiti. Ha correttamente proposto una prospettiva alternativa alle politiche delle “sinistre moderate” e delle grandi coalizioni responsabili delle politiche che hanno aggravato la crisi e aperto la strada alle destre senza però la necessaria capacità di innovazione programmatica. È stata promossa tardivamente, con un percorso di mero accordo tra soggetti politici, senza una discussione pubblica su proposte programmatiche, candidature e profilo dell’iniziativa. Senza spiegare le ragioni del fallimento di precedenti proposte e senza la capacità di rendere credibile l’aggregazione tra forze presentatesi divise e in competizione negli scorsi appuntamenti. Ha pesato la rottura di Leu, il mancato coinvolgimento di Diem 25, di Dema e Possibile, con cui va ripreso da subito un confronto. Soprattutto va riaperta una relazione con esperienze associative, competenze, intellettualità, campagne, riviste, reti, che oggi prefigurano la pluralità di culture, strumenti, obiettivi e pratiche da mettere in campo per ricostruire una proposta non solo programmatica ma culturale e politica.
L’ennesima chiusura di un processo politico aggregativo, peraltro in assenza di una motivazione valida e di una proposta alternativa adeguata, sarebbe un errore.
Al tempo stesso la lista non è un perimetro chiuso: serve un’aggregazione molto più larga, il cui profilo non può essere risolto dall’appartenenza a una delle “famiglie europee”, che non sono riferimento sufficiente a conferire un’identità, sia perché in crisi e divise al loro interno, sia perché nessuna appare autosufficiente per rispondere alla crisi europea.
È evidente la necessità di mettere in relazione le differenti esperienze ambientaliste con le differenti sinistre europee, ma non solo: serve la costruzione di una “soggettività politica europea” in grado mettere tra loro in relazione diritti, progetti e conflitti. Va fatto tenendo conto che a una diffusa retorica ambientalista non corrisponde una critica del sistema liberista che pone la logica di profitto al di sopra della salute e dei diritti dei lavoratori, degli equilibri ambientali né una critica al modello della crescita quantitativa e indiscriminata di merci e alla neutralità della tecnologia..
Sarebbe un errore attardarsi in una valutazione recriminatoria del fallimento dei vari tentativi di aggregazione politica di questi ultimi anni, a partire dalla fondazione di Sinistra Italiana, ma questa valutazione non può essere rimossa. Era giusto, di fronte all’uscita dal PD di una parte significativa del suo gruppo dirigente, lavorare per un’aggregazione a sinistra che valorizzasse quella rottura? Indubbiamente sì. Era opportuno prefigurare la trasformazione della proposta elettorale di LEU in un partito senza un confronto politico programmatico e strategico? Evidentemente no. E così è stato un errore la conduzione di quella campagna elettorale subendo le continue forzature di molti esponenti di Mdp su elementi programmatici e politici o su scelte come il sostegno alla candidatura Zingaretti nel Lazio. La costruzione di un nuovo soggetto politico unitario della sinistra non è un processo che si può improvvisare o che può nascere da una mera alleanza elettorale, senza un confronto profondo e partecipato. La ricerca di scorciatoie produce solo lacerazioni. Allo stesso modo, sarebbe stato comprensibile sottrarsi all’appello lanciato dal Sindaco di Napoli per una proposta politica che sfidasse le destre tentando una connessione tra sinistre, movimenti civici e “populismi progressisti”? Crediamo di no. Ma anche in quel caso il confronto è rimasto imprigionato nei “tavoli”, occultando una battaglia politica trasparente su profilo e contenuti, riducendo a macchiettistiche beghe tra gruppi dirigenti, una rottura avvenuta invece su un nodo politico dirimente come l’Europa. La gestione di questi processi ha mostrato un eccesso di tatticismo e un’incapacità di coinvolgimento del corpo del partito non solo nella discussione ma nell’essere protagonista dei processi politici. Un limite da superare drasticamente.
Proposta politica e aggregazione di una sinistra autonoma.
Troppo spesso la nostra discussione pare iniziare e concludersi con la domanda su come ci presenteremo alle prossime elezioni. Non serve una discussione che parta dalle alleanze e dai posizionamenti. Sarebbe un errore sia scegliere a priori una collocazione ancillare al PD, sia negare qualunque possibilità di coalizione più ampia del perimetro della sinistra esistente.
È piuttosto necessario costruire una proposta politica e un’aggregazione della sinistra autonoma, con un proprio profilo programmatico socialista e antiliberista, fondato sull’elaborazione e la pratica del femminismo e dell’ambientalismo e con una propria ipotesi strategica. Se un soggetto ha chiarezza di proposta e di prospettiva potrà anche scegliere, di volta in volta, alleanze elettorali diverse. Ma se le scelte elettorali rivelano sistematicamente una collocazione strategica incerta e irrisolta, ne incrinano la credibilità e generano lacerazioni e divisioni. La costruzione di coalizioni più larghe o civiche è significativa se basata su processi di coinvolgimento della società e modelli partecipativi innovativi e su una nettezza programmatica in forte discontinuità con i limiti di esperienze di governo precedenti.
 
Costruire l’opposizione e riconnettersi con le mobilitazioni
Prima dei prossimi appuntamenti elettorali, bisogna pensare alla necessaria opposizione nel Paese e nel Parlamento, oggi. A partire dai decreti sicurezza che criminalizzano la solidarietà, imbavagliano l’opposizione sociale e istituzionalizzano la discriminazione xenofoba. Le politiche di austerity, con la riproposizione cieca dei dogmi monetaristi, hanno aggravato la crisi, accresciuto le disparità e determinato la rottura delle reti sociali, svuotando di significato le istanze democratiche e generando solitudine sociale. Oggi è necessario affrontare le conseguenze delle politiche neoliberiste condivise dalle sinistre moderate, per fronteggiare la potenzialità distruttiva dell’attuale modello di sviluppo, offrendo un’alternativa ai populismi di destra al governo.
Lasciare che l’unica opposizione in campo sia quella rappresentata finora dal PD, basata sulla difesa dell’ortodossia alle regole dell’austerity, sarebbe un regalo alle destre. Serve un’agenda per l’opposizione: autonomia regionale differenziata, politiche migratorie, debito e rapporti con l’Europa, precarizzazione del lavoro, pensioni, tagli a scuola e università, beni comuni e giustizia fiscale, politiche migratorie, debito e rapporti con l’Europa, politiche per pace e difesa, politiche ecologiche modello energetico,modelli commerciali e finanziari internazionali…ma non basta elencare temi e movimenti: è necessario anche ripensare la nostra capacità di interlocuzione con la società e investire risorse ed energie nel contribuire a mobilitazioni e percorsi unitari. Su questo è necessario mettere in cantiere occasioni di riflessione, sedi di confronto e incontro con esperienze sociale e competenze.
Non partiamo da zero.
Il gravissimo risultato de La sinistra e l’affermazione delle destre avviene in un contesto dove, dopo mesi di afasia e difficoltà, crescono nella società mobilitazioni che non disegnano solo una “resistenza” ma possono essere riferimento per un’alternativa strategica di programmi e culture. Innanzitutto il movimento femminista internazionale che dagli Stati Uniti alla Polonia a Verona, ingaggia un conflitto con l’ideologia delle destre assumendo la sfida sul terreno delle paure, della solitudine sociale, delle domande di senso, ripartendo dalla libertà delle donne. Contrapporre ancora oggi diritti civili e diritti sociali vuol dire non riconoscere l’intersezione tra diversi sistemi di potere e oppressione, ma soprattutto non cogliere la natura della crescita delle destre che fondano il proprio consenso sulla chiusura egoistica della società, nuove gerarchie e ostilità alle differenze.
La nuova stagione della CGIL, ancora fragile e incerta, non vede solo una posizione più determinata sul piano programmatico ma almeno tre elementi: il nodo della partecipazione, il rapporto con i nuovi lavori precari, una nuova idea di confederalità che si rivolge alla società e ai conflitti che in essa si sviluppano e non alla concertazione istituzionale per legittimare una nuova rappresentatività del sindacato.
Il tema dei cambiamenti climatici non è una moda ma il discrimine tra un modello di sviluppo che persevera nella distruzione delle risorse, rapina del sud, sfruttamento del lavoro e crescita quantitativa di merci: bisogna superare il ricatto che contrappone lavoro e ambiente ma per farlo non basta evocare un green new deal: è necessario recuperare la ricchissima elaborazione dell’ambientalismo scientifico italiano.
La mobilitazione antirazzista non è un elemento di resistenza o la mera contrapposizione di buoni sentimenti a una società incattivita: la mobilitazione antirazzista deve e può offrire un’alternativa politica all’inseguimento opportunistico della rabbia, del risentimento sociale. Dobbiamo investire le nostre risorse per far uscire questa mobilitazione dall’episodicità e dalla frammentazione che ne limitano l’efficacia.
Sarebbe necessario ripartire da queste pratiche e culture per ricostruire un senso condiviso e innovativo, in grado di prefigurare un’idea di società e una prospettiva di uscita dalla crisi. Ma anche metterle tra loro in relazione per coglierne i nessi. Non basta assumerle, né riassumerne i contenuti in un programma: è necessario ripensare forme del nostro modo di essere per essere capaci di intendere la pratica politica in un partito in effettiva relazione con queste pratiche.
In questo sforzo non partiamo da zero. Rileggiamo gli ultimi 20 anni e ritroviamo passaggi condivisi a cui fare riferimento per recuperare un filo sul merito seppur frammentato: dal movimento contro la guerra, al movimento altermondialista e i social forum, dal referendum sull’acqua pubblica 2011, alla difesa dell’art. 18, alla mobilitazione “non una di meno”, alla difesa della scuola pubblica… Per assumere un ruolo adeguato di sollecitazione, partecipazione e ricostruzione di fiducia dobbiamo mutare profondamente il nostro modo di essere, di discutere, di decidere, le relazioni con la società e con le diverse soggettività politiche e sociali. Le iniziative che abbiamo messo in campo, da human factor alla piattaforma commo, a cosmopolitica, indicano parzialmente una esigenza mai veramente praticata e hanno finito col negare i propri obiettivi. Va costruito un rapporto non occasionale con elaborazioni, intelligenze e pratiche sociali, forme di partecipazione strutturate che contribuiscono a ridefinire una proposta alternativa di società.
 
Una discussione esplicita e libera per ricostruire un progetto condiviso
Sinistra Italiana è giunta all’appuntamento elettorale lacerata, demotivata e senza una prospettiva condivisa. Va ricostruito un gruppo dirigente più largo, plurale e inclusivo; vanno riconosciute e riparate ferite nella nostra vita comune; va drasticamente superato il riferimento alle componenti che hanno contribuito alla sua nascita e che oggi non hanno più alcuna ragione di essere, mentre esistono differenze di analisi, di proposta, di cultura politica e di carattere programmatico su cui va sviluppata una discussione libera ed esplicita. Va superata una pratica che affida alle mediazioni al ribasso nel gruppo dirigente la gestione delle differenze, col risultato di ossificarle senza affrontare mai in modo trasparente il merito delle scelte. Vanno superate posizioni di conservazione nella nostra organizzazione, nei ruoli di gestione e nelle rappresentanze istituzionali. Va superata la mortificazione del ruolo dei territori e della capacità di confronto e proposta del corpo di questo soggetto politico. Troppo spesso abbiamo affidato agli “eletti” le scelte e la costruzione del nostro profilo programmatico e della nostra collocazione. Il rapporto tra corpo degli iscritti e rappresentanze istituzionali va ribaltato, ridando a tutte le persone che investono il proprio impegno e la propria intelligenza nel nostro progetto la stessa titolarità di scelta. Vanno convocate assemblee regionali che ricostruiscano un contesto condiviso, gruppi dirigenti plurali e rappresentativi sulla base di una discussione politica trasparente e recuperino una capacità di iniziativa nei territori.
Sinistra Italiana deve investire nella costruzione di un processo più largo che, senza preclusioni e senza omissioni o diplomatismi, ricostruisca una identità forte: un nuovo “programma fondamentale”, una nuova cultura politica plurale, una nuova forma organizzativa, un nuovo modo di essere in relazione con la società. Questo processo non si costruisce né con accordi tra forze politiche, né attendendo eventi che rimuovano le difficoltà politiche: si produce con un percorso che chiede cura, investimento intellettuale, capacità di ascolto, riconoscimento della propria parzialità da parte di ogni soggetto in campo. Richiede il contributo di intellettualità, pratiche sociali, esperienze associative.
 
Ma per poter essere motore di questo processo, Sinistra Italiana deve ricostruire la propria credibilità. Per far questo è necessario che esprima senza incertezze e ambiguità la propria prospettiva strategica e che trasformi radicalmente i propri processi democratici e decisionali.
 
· Stefano Ciccone – Assemblea Nazionale, Roma
· Barbara Auleta – Coordinatrice secondo municipio, Roma
· Alessia Petraglia – Direzione Nazionale, Firenze
· Andrea Ghilarducci – Direzione Nazionale segreteria regionale toscana
· Riccardo Festa – Città metropolitana di Napoli
· Edoardo Turi – Assemblea Nazionale Assemblea regionale Lazio
· Enzo Mastrobuoni – Assemblea Nazionale, Roma
· Carolina Zincone – Assemblea Roma Area Metropolitana Roma
· Giampaolo Lambiase – Assemblea Nazionale, Salerno
· Simona Ghinassi – Assemblea Nazionale Coordinatrice della Federazione di Livorno,
· Andrea Zamboni Radic – Assemblea Nazionale, Milano
· Carla Diddi Roma
· Rolando Rosa – segreteria Siena e Coordinamento provinciale
· Rita Taggi – Assemblea Nazionale, Roma Area metropolitana
· Enrico Solito – Segretario SI Sesto Fiorentino
· Andrea Martinelli – segretario SI Prato
· David Lognoli Assemblea Naz. Firenze
· Stefania Fanelli – Assemblea Nazionale, Napoli città Metropolitana
· Circolo Milano Zona Est
· Massimo Leone – Roma
· Enza Iasevoli – Napoli Città Metropolitana
· Flavia Levrero – Roma
· Giancarlo Montalto- Torino
· Carlo Saitto – Roma
· Gianfranco Amodeo – Napoli città Metropolitana
 
 
 
 

Livorno presente all’Assemblea Nazionale La Sinistra

 

Una delegazione della lista ‘la Sinistra di Livorno’ parteciperà a Roma all’assemblea nazionale convocata dal coordinamento della lista nazionale ‘La Sinistra’ per il 9 giugno al Teatro dei Servi.

Sarà un momento di confronto per capire le ragioni che hanno portato la lista a raccogliere un risultato esiguo alle elezioni europee, ma soprattutto per dimostrare che Livorno, così come tante altre realtà territoriali nel Paese, credono ancora che ci sia bisogno di Sinistra, ora più che mai.

Sarà importante esserci, per pensare collettivamente come ripartire e proprio da Livorno, porteremo la voce di chi non si arrenderà mai all’idea che la Sinistra debba essere dimenticata o riposta in un cassetto perché non ha più nulla da dire o da fare per cambiare il destino di una nazione e dei suoi cittadini.

Comitato promotore ‘La Sinistra Livorno’

 

 

Dispositivo Assemblea Nazionale 9/10 febbraio

Negli ultimi anni abbiamo conosciuto l’Unione Europea come spazio del liberismo, dell’austerity e dei risorgenti egoismi nazionali.
Le lavoratrici e i lavoratori non hanno trovato nel quadro dell’Unione la condizione di un miglioramento della propria condizione di vita, ma hanno piuttosto dovuto subire la pressione del dumping salariale, la spinta alla soppressione dei propri diritti, il mandato al taglio del welfare, a partire da quello pensionistico.
Paesi come la Grecia sono stati ridotti alla povertà, in nome dell’equilibrio finanziario, che altro non è che la tutela degli interessi delle grandi banche internazionali e dei fondi di investimento.
Nulla è stato fatto invece per garantire il rispetto dello stato di diritto in paesi come l’Ungheria di Orban, lasciata libera di avviarsi verso forme di autoritarismo, purché continui a garantire le migliori condizioni di investimento al capitale estero.
Trattati come il TTIP e il CETA sono stati supportati in ogni modo da Bruxelles, nonostante mettano a rischio la nostra salute, i diritti di chi lavora e la sostenibilità della nostra agricoltura.
Non c’è traccia invece di un’azione efficace contro i paradisi fiscali interni, come Olanda, Irlanda o Lussemburgo, che drenano secondo Oxfam oltre 6 miliardi di tasse annue al nostro paese, a tutto vantaggio delle multinazionali.
La stessa questione epocale delle migrazioni è stata gestita in spregio a qualsiasi vincolo di solidarietà, costringendo i migranti a essere prigionieri del paese di ingresso, e i paesi di ingresso a gestire in solitudine l’accoglienza.
Si é tollerato che il Mediterraneo diventasse un cimitero e che barriere di filospinato tornassero a chiudere i confini orientali.
Nè possiamo essere soddisfatti di quanto fatto finora per combattere la vera sfida strategica del nostro tempo, quella contro i mutamenti climatici e per la giustizia ambientale.
Mai come oggi è necessario un green new deal, che impegni tutte le istituzioni comunitarie, a partire da BEI e BCE.
Tutto questo é stato voluto e permesso dalla grande coalizione fra Popolari e Socialisti, custodi di un europeismo di facciata e cinico, e allo stesso tempo dalla finta alternativa delle destre nazionaliste, che puntano ad un illusorio ritorno a Stati nazionali trasformati in caserme.
Noi non possiamo arrenderci a dover scegliere fra liberisti e destra nazionalista: serve un terzo spazio, che riconosca l’Europa come la dimensione minima per riaprire il conflitto contro il capitale, per la giustizia sociale, fiscale e ambientale, nella consapevolezza di dover cambiare l’assetto istituzionale imposto dagli attuali Trattati.
Sinistra Italiana si è impegnata negli ultimi mesi a ricercare la massima confluenza dei soggetti e movimenti civici, ecologisti e di sinistra, per costruire una lista che insistesse proprio in quel terzo spazio.
È stato un lavoro faticoso, troppo spesso sottratto al dibattito pubblico e alla partecipazione diffusa, che avrebbe forse potuto consentire un migliore sviluppo.
Lo abbiamo affrontato partecipando anche al confronto promosso dal sindaco di Napoli De Magistris, fino alla sua scelta di considerarsi non interessato alle elezioni europee.
Avremmo voluto che le famiglie dei Verdi europei e della Sinistra Europea potessero condividere lo stesso progetto elettorale.
Purtroppo non è stato possibile, per la legittima scelta dei Verdi italiani di chiudere ad un incontro con la sinistra.
Abbiamo quindi riscontrato l’interesse degli aderenti italiani alla Sinistra Europea di mettersi a disposizione di un progetto dalle caratteristiche simili a quelle da noi immaginate.
Proponiamo quindi che si parta da qui, con l’ambizione dichiarata e praticata di coinvolgere alla pari da subito soggettività e personalità della sinistra, del civismo e dell’ecologismo, a partire da quelle con cui negli ultimi mesi abbiamo condiviso percorsi di confronto e sintesi politica.
Siamo consapevoli del ritardo con cui arriviamo a questo appuntamento, e quindi della necessità di chiudere in tempi brevi il perimetro della lista, per poi affidarne le fasi successive a percorsi democratici e inclusivi.
Riteniamo che sia indispensabile fin dai primi passi affidarne la direzione politica e organizzativa a un comitato caratterizzato da innovazione e dalla forte connotazione femminista, che riconosca il contributo delle organizzazioni, ma con la volontà di rappresentare una realtà più ampia.
Crediamo infatti che esistano molte persone da coinvolgere in un progetto che parli del diritto di lavorare in condizioni di dignità e sicurezza, di vivere in un ambiente salubre e curato, di avere istruzione e sanità pubbliche di qualità.
Un progetto che recuperi la centralità dei beni comuni contro le rendite e la speculazione, e che abbia il coraggio di dire che i poveri sono tali perché i ricchi hanno troppo, rilanciando la patrimoniale e la lotta all’evasione fiscale.
Un progetto da sviluppare in un’Europa democratica e accogliente, libera dal fiscal compact e con una banca centrale al servizio dei cittadini e non della finanza.
Da oggi siamo tutti ancora più impegnati a mettere in campo una lista all’altezza della sfida.

L’Assemblea Nazionale di Sinistra Italiana approva di partecipare alla costruzione di una lista che coinvolga i partiti aderenti alla Sinistra Europea, movimenti civici ed ecologisti, personalità del campo democratico e progressista delega la Direzione Nazionale ad approvare i nominativi del Partito da inserire nella lista per le elezioni europee

Documento dell’Assemblea Federale di Livorno del 25 ottobre

 

In previsione della programmata Assemblea Nazionale convocata il 27 ottobre 2018 a Roma, l’Assemblea Federale di Sinistra Italiana di Livorno riunitasi in data 25 ottobre 2018, ha analizzato l’attuale situazione politica, sia nazionale, che locale per portare un contributo costruttivo all’assemblea nazionale, al fine di proseguire in modo efficace la nostra azione politica, dal momento che i problemi da affrontare diventeranno a breve contingenza, in vista degli appuntamenti politici legati alle elezioni europee ed amministrative.

L’Assemblea Nazionale di SI nella scorsa primavera aveva approvato, seppur con numerosi dubbi ricavati dalla difficile esperienza vissuta in campagna elettorale sui territori, la proposta del Segretario nazionale di avviare una fase di verifica atta a stabilire se ci fossero le basi concrete per costruire il percorso costituente di Liberi e Uguali. Arriviamo oggi piuttosto tardivamente, dopo un’estate povera di politica ad affrontare un momento decisivo e importante che aprirà il percorso per la campagna elettorale delle europee e delle amministrative, dopo la mancata verifica tanto attesa a luglio.

Come noto nessun processo costituente di LeU è stato mai realmente avviato, e solo ora a distanza di mesi il dispositivo approvato in Direzione Nazionale pare aver riacceso un dibattito spento, reso asfittico dalle indecisioni se non dal silenzio per lunghi mesi di lontananza dal dialogo comune, così indispensabile per mantenere vivo un partito.

Pertanto, sono stati affrontati salienti punti utili alla discussione, che riportiamo in sintesi sperando di contribuire al dibattito:

  • Non possiamo non rilevare che Liberi e Uguali è andata poco oltre la sua consistenza di lista e ha prodotto un gruppo parlamentare che rispecchia il risultato risicato delle elezioni politiche del 4 marzo, nulla di più. Al contempo questa esperienza ci ha però tenuti immobilizzati nell’attesa, allontanando compagni, senza generare quella contaminazione tanto auspicata e indispensabile a dare voce e rappresentanza alla sinistra.
    Sinistra Italiana nazionale dovrebbe valutare con una formale e pubblica presa d’atto la conclusione del percorso di LeU per l’impossibilità oggettiva e politica di proseguirlo dal momento che esiste una evidente distanza con una divaricazione degli obiettivi fra le forze che la compongono. E’ importante non precludere la partecipazione del percorso che intraprenderemo a chi deciderà di restare vicino a noi essendo parte di un’idea da condividere ma non più di un contenitore.
  • Un cambio di passo chiaro è necessario e vitale in vista di appuntamenti elettorali che non possiamo fallire e va ricercata obbligatoriamente quella vicinanza con forze politiche, movimenti ed associazioni che parlano e agiscono nella società reale con modalità anche non tradizionali, ma capaci di garantire una tenuta politica e di contenuto, con obiettivi realmente comuni, lontani dai tatticismi di calcolo, portatori di un reale rinnovamento e di quell’alternativa così necessaria in questo momento, in Europa così come in questo Paese
  • Pensiamo a ciò che si muove in Europa a sinistra, ma pensiamo anche a cosa si muove in questo Paese, alle tante esperienze civiche legate anche ad un nuovo modello di municipalismo e soprattutto ad un sud dinamico, tutt’altro che arreso che sta cambiando volto e si organizza convergendo attorno a personaggi credibili come De Magistris. L’idea di creare un fronte popolare unito non può non riguardare Sinistra Italiana e questa esperienza non può che essere vissuta in modo politicamente consequenziale: dall’Europa, l’esperienza deve ricadere sui territori, va rispettata una connessione per essere credibili.
  • Un rinnovamento del gruppo dirigente nazionale è necessario sia per la tipologia di sfida che dovremo affrontare, sia per i nuovi assetti anche numerici ed economici nei quali si trova realmente il partito in questo momento.
  • Reperire le risorse così come gestire in modo snello e veloce l’organizzazione è indispensabile per guidare al meglio le campagne elettorali e i territori non possono essere lasciati all’auto organizzazione.
  • In ambito regionale, la Toscana vive un paradosso che dovrebbe essere necessariamente risolto e riguarda la rappresentanza nel Consiglio Regionale Toscano. Attualmente vogliamo precisare che SI Livorno, così come altre realtà provinciali, si sentono rappresentate da due soli consiglieri di SI’ Toscana a Sinistra, Tommaso Fattori e Paolo Sarti, collocati all’opposizione. L’ambiguità del Presidente Rossi e la posizione di Consigliera Spinelli rappresentante di Art.1 – MDP, persistono come problema politico da chiarire, anche in virtù delle difficoltà che dovremo affrontare nuovamente in campagna elettorale dal momento che a oggi si collocano in maggioranza con il PD guidato dalla neo eletta segretaria regionale Simona Bonafè, renziana di ferro. Le buone intenzioni non bastano e non bastano nemmeno le parole, per questo, a maggior ragione va chiarita la nostra visione nei confronti di LeU e nei nostri rapporti con Art.1 – MDP.
  • Prestare attenzione ai territori significa affrontare battaglie reali, guardare gli ultimi significa tornare a parlare a tutto campo di lavoro, educazione, di emergenza abitativa, di welfare, redistribuzione della ricchezza e tutela dei diritti, tutela ambientale, senza dimenticare la solidarietà e l’accoglienza. Tutto questo è praticabile solo se la realtà la si tocca e la si vive non solo con empatia, ma condividendo soluzioni praticabili, che non siano ricette a scatola chiusa.

Assemblea Sinistra Italiana – Federazione di Livorno

 

Lettera di Nicola Fratoianni alle iscritte e agli iscritti di Sinistra Italiana

 

Care compagne e cari compagni,

sento la necessità di scrivervi per provare a fare un punto su ciò che sta accadendo in questi giorni interminabili, in cui c’è molta confusione, ma anche e soprattutto qualche elemento di chiarezza che va considerato per il prosieguo del nostro lavoro.

Abbiamo raggiunto un obiettivo importante, il primo, quello che possiamo definire strategico.

Chi come noi ha fatto tutto il percorso di Sinistra Italiana, fino al congresso dello scorso febbraio, sa bene quanto approfondimento e quanti confronti abbiamo fatto, collettivamente, al fine di provare a dare un nuovo assetto e un nuovo orizzonte alla sinistra politica e sociale nel nostro paese.
Più e più volte abbiamo interpretato insieme i profondi mutamenti che hanno scosso il sistema politico italiano: avevamo chiaro già molto tempo fa che l’unica risposta possibile era quella di prendere atto della fine della stagione del centro-sinistra e lavorare per la creazione di una nuova proposta, un altro polo, alternativo non solo alla destra e al M5S, ma anche a quel Partito Democratico che ha seguito la pericolosa china di quasi tutti i partiti socialdemocratici europei e che ha progressivamente abbandonato la sua vocazione storica, per rivolgere le sue attenzioni all’establishment di questo paese.

Le leggi approvate e ancora oggi rivendicate dal Partito Democratico contengono la cifra culturale di un gruppo dirigente che ha preferito continuare a credere alla bella favola della globalizzazione e delle competizione selvaggia, piuttosto che impegnarsi per tutelare chi dalla crisi e dal neoliberismo ha ottenuto solo ulteriori lacrime e sangue. La reazione a questo disastro sembra essere un vento di destra, nel formarsi del senso comune, prima ancora che negli esiti elettorali. Dobbiamo fermarlo, e per riuscirci serve la costruzione di un punto di vista saldo e privo di ambiguità, che riaffermi i valori di solidarietà, eguaglianza, libertà e ambientalismo che più di qualcuno voleva espellere dal dibattito politico e dalla rappresentanza.

Possiamo dire che ci siamo riusciti: le prossime elezioni politiche italiane vedranno la nascita di un polo alternativo, ampio e competitivo con l’offerta politica esistente, tutta concentrata su quella che Berlusconi agli inizi degli anni ’90 chiamò la “rivoluzione liberale”, in tal modo declinando, un po’ alla Milanese, il liberismo selvaggio che ha impoverito il pianeta, aumentato a dismisura le diseguaglianze e concentrato potere e ricchezza nelle mani di pochi.

Siamo arrivati, condividendo il percorso con preziosi compagni di strada incontrati dapprima al teatro Brancaccio e poi in molte piazze e sale disseminate per tante città d’Italia, lì dove quasi nessuno pensava che saremmo arrivati.
Abbiamo seguito le indicazioni dei nostri iscritti e ho personalmente lavorato giorni e giorni, con un mandato chiaro e netto della Direzione Nazionale del Partito.
E siamo arrivati all’obiettivo attraverso un documento, che formula le caratteristiche di base della nuova proposta in campo e facendolo chiarisce soprattutto la direzione di marcia e la meta da raggiungere. Perché l’unica strada possibile per una Sinistra che voglia tornare ad occuparsi del mondo è quella di confrontarsi sul mondo e sulle vita delle persone.

Per dirla chiara e netta, la discussione che dobbiamo fare in questi giorni è sul profilo della proposta; stiamo definendo dove andare e mi pare che il senso del documento che domenica prossima verrà discusso dalla nostra assemblea nazionale sia un ottimo punto di partenza.
Ciò a cui stiamo dando vita genera parecchia agitazione nei palazzi e nei giornali che raccontano la politica, i quali nei prossimi mesi faranno ogni sforzo per costruire ostacoli e dipingerci sotto la peggiore luce possibile: inventeranno retroscena, semineranno dubbi, allargheranno ogni minima frattura. Il PD, per parte sua, già prova a riproporre la solita trappola tutta tattica del “cambio di premiership”, offrendo la testa di Matteo Renzi, in cambio di qualche forma di accordo.
Non è quello il punto. E forse non è chiaro che non è mai stato quello il punto, perché i problemi delle persone che hanno pagato la crisi e continuano a pagarla non si chiamano Matteo Renzi. I problemi si chiamano povertà, disuguaglianze, mancanza di diritti, mancanza di lavoro, di reddito, di opportunità, scarsa qualità del sistema della formazione, tagli alla sanità, tagli alla tutela dell’ambiente e del territorio, e così via.
Tutte scelte politiche con responsabilità ben precise, dal centro-destra al centro-sinistra, ma su cui non è mai stata prodotta alcun tipo di analisi cruda e vera nel Pd.

A noi tocca avanzare proposte alternative, diverse. Dobbiamo dare forza e sostanza a tutto ciò che abbiamo proposto sui territori in questi mesi. Ed è il lavoro su cui dobbiamo concentrarci.
A partire dall’assemblea del 2 dicembre e dalle assemblee provinciali del 25 e 26 novembre in cui la partecipazione sarà libera.

Adesso è il momento di costruire il programma, di decidere chi rappresenterà questo percorso e anche il nome che avrà, che per quanto mi riguarda, deve contenere in sé il senso più profondo del lavoro che dobbiamo fare. Un passo dietro l’altro, perché non vi è nulla di prestabilito e la complessità del mondo che si raccoglie intorno alla proposta di un polo alternativo a quelli esistenti non permette semplificazioni, slogan, strumentalità.

La lunga crisi della sinistra che abbiamo alle spalle ci chiama invece alla responsabilità, alla capacità di guardare oltre noi stessi, alla necessità di costruire mediazioni che permettano di superare gli scogli facendo passi in avanti, senza innescare le logiche di iper-frammentazione e autolesionismo che molto spesso negli ultimi anni hanno agito nel nostro campo.

Nel lavoro delle prossime settimane abbiamo due compiti fondamentali: da un lato, garantire il massimo della radicalità delle proposte politiche che mettiamo in campo, le quali debbono disegnare quel cambiamento vero e duraturo di cui l’Italia ha bisogno; dall’altro, preoccuparci del massimo della apertura e della partecipazione ai processi decisionali che coinvolgeranno tutte e tutti noi, per produrre una proposta politica innovativa nel metodo, nella forma e nei profili che dovranno incarnarla.

A tal proposito, non mi sfuggono alcune criticità.
A partire dalle difficoltà cui sta andando incontro lo spazio che abbiamo chiamato per semplicità “Brancaccio”, strettamente connesse alle difficoltà dei compagni e delle compagne di Rifondazione Comunista.
Io continuerò a fare tutti gli sforzi possibili per tentare di coinvolgere tutti i soggetti in campo, che avevano e continueranno ad avere le informazioni necessarie per partecipare alle discussioni.

A me il punto pare abbastanza semplice: dobbiamo replicare in Italia ciò che abbiamo fatto tutte e tutti insieme in Sicilia e ciò che già si è fatto e si sta facendo per la tornata di elezioni amministrative. Perché questo lavoro è possibile sui territori e viene precluso a livello nazionale?

Non rassegniamoci. Continuiamo tutte e tutti noi a lavorare testardamente per cercare dialogo e apertura, unità e chiarezza, radicalità e umiltà.

Per fare in modo che la nostra proposta politica sia innanzitutto utile, non a noi, non a un pezzo di gruppo dirigente. Utile al giovane disoccupato e a quello che non ha i soldi per continuare a studiare; utile alla vita di quei 12 milioni che non possono più curarsi; utile a chi non ha un tetto sopra la testa ed è costretto a mettersi nelle mani della criminalità, nelle periferie delle nostre città.
Il documento condiviso su cui discutere è un passo decisivo, come un primo passo decisivo e importante è stato il lavoro fatto nelle scorse settimane in Sicilia. E proprio dalla Sicilia arrivano due certezze: la prima è che c’è un grande spazio politico che senza una nostra proposta, avrebbe ingrossato le fila dell’astensione. La seconda, è che abbiamo da fare molta strada, tanto da lavorare e che non ce la si cava con formule magiche. Servono costanza, chiarezza e lavoro di strada. Tanto lavoro di strada. Ed è quello che faremo.
Ci vediamo domenica 19 novembre.

Vi abbraccio

Nicola Fratoianni