Documento Assemblea Federale del 31 maggio 2019

 

PREMESSA

La bontà di un’idea non è sempre supportata da un risultato vincente, tanti sono i fattori che possono condizionare l’andamento di una tornata elettorale.
Complessivamente si evince dai risultati ottenuti su questo territorio provinciale quanto siano ancora difficili da raggiungere obiettivi solidi per Sinistra Italiana in quanto a presenza e capacità di incidere facendo pesare la sua presenza politica. Da qui, si capisce che non possiamo in alcun modo dichiararci auto sufficienti nella proposta politica così come nell’organizzazione della campagna elettorale e del conseguente percorso di contenuto.
Un peso specifico molto rilevante e che ha inciso sugli insuccessi elettorali è dovuto all’insipienza di un coordinamento regionale di SI che coadiuvasse politicamente l’organizzazione e fosse di supporto alla federazione di Livorno anche sotto il profilo delle risorse economiche.
Ed è tutta nazionale la responsabilità per non aver provveduto alla soluzione di questo problema che ha inevitabilmente messo i territori nella posizione faticosissima di auto organizzarsi senza una guida.
In alcuni comuni, ha pesato molto l’esperienza precedente del nostro portato politico per la passata costruzione fallimentare di Leu. Di fatto si è ristretto il bacino della nostra azione politica, rendendo spesso inefficace la traduzione di un messaggio alternativo in verità molto lontano dal progetto Leu. Tutto ciò non ci ha consentito in modo soddisfacente di ottenere fiducia e ascolto da parte degli elettori. Il fiorire di liste civiche, denota lo scarso mordente politico e l’appeal che i partiti di Sinistra, strutturati oggi anche in questa provincia, possono effettivamente portare in termini di consenso ed il risultato è per questo deludente.
Ciò non significa che debbano essere considerate tout court esperienze obsolete, ma certamente inadeguate nella percezione e nella risposta che può essere rinnovata solamente attraverso una sana contaminazione che non dimentichi i fondamentali e che sia in grado di esprimere un messaggio politico oggi a tratti incomprensibile e frammentario. L’obiettivo lo si può raggiungere aprendo porte sempre troppo chiuse, abbandonando l’atteggiamento di autosufficienza volto alla conservazione, ma soprattutto rinnovando con nuove risorse un gruppo dirigente che forse non ha più molto da dire, anche in termini di credibilità politica per le sue posizioni attuali e pregresse.
Un ringraziamento sincero e profondo, va a tutti i candidati che hanno dimostrato impegno e devozione ai diversi progetti nati sul territorio provinciale ed è da qui che è nata l’esigenza forte di cambiamento, per le tante persone coinvolte che hanno fatto conoscere anche a noi un modo diverso di fare politica.
Serve un avviare serenamente una transizione verso un modello diverso di Partito, in grado di non perdere esperienza ma al contrario di farla maturare e crescere guardando davvero oltre il muro che forse il partito ha costruito intorno a se stesso.
Pertanto verrà fatta ulteriore richiesta ufficiale da questa Federazione di avviare prima di tutto un commissariamento del coordinamento regionale di SI per accompagnare gli opportuni passaggi formali che ci portino a breve giro verso il congresso nazionale prima della pausa estiva di agosto, esteso poi a tutti i livelli, per creare laboratori politici sui territori e aprire quanto prima la transizione verso il soggetto unitario che comprenda le forze politiche e civiche che hanno partecipato in modo attivo progetto della lista presentata alle elezioni europee, coordinata da volti nuovi per dare un netto cambio di passo e imprimere la forza necessaria non solo per contare, ma per un nuovo cammino

ANALISI DEL VOTO AMMINISTRATIVE

A seguire una breve disanima dei risultati e delle posizioni riferite alla provincia di Livorno.

A Piombino, il nostro supporto pieno a Rifondazione Comunista, per condivisione e linea politica coincidente, era obbligatorio ed ha portato il candidato Sindaco Fabrizio Callaioli ad un risultato molto importante: un 7% che peserà in Consiglio Comunale e che ci fa sperare in un futuro di condivisione e costruzione politica importante per la gestione dei problemi di quel territorio che devono essere ancora risolti e sono strettamente connessi al capoluogo per contenuto e ricerca delle soluzioni.

Per ciò che riguarda i dati dell’Arcipelago Toscano, ed in particolare i comuni al voto all’ Elba, i risultati sono disarmanti: assistiamo all’avanzata incontrastata della Destra con la Lega primo partito votato sull’isola. Anche qui ha pesato l’assenza di un coordinamento regionale di SI che ha abbandonato tutta la provincia a se stessa, ha reso inefficace ogni tentativo di dialogo costruttivo per la Sinistra. Sinistra Italiana ha rifiutato ogni rapporto con il PD atto a ricostituire quell’idea di centro sinistra renziano ancora molto forte sull’isola. Sinistra Italiana Elba si è espressa solamente sostenendo la ‘La Sinistra’ alle elezioni europee che ha raggiunto un risultato scarso così come nel resto della provincia.

In decisa controtendenza, il risultato della lista civica della quale fa parte anche Sinistra Italiana insieme a Rifondazione Comunista a Rosignano. La ‘Lista del cuore per Marabotti sindaco’ ha sfiorato il ballottaggio e si configura come l’esperimento a sinistra più riuscito su questo territorio, in termini di consenso guadagnato, fiducia riposta, capacità di coordinamento politico e linea programmatica, si tratta quindi di un modello da osservare attentamente e sostenere.

A Cecina, si riconferma la difficoltà ormai strutturale e storica per tutta la sinistra di incidere politicamente sulle scelte da compiere in questo Comune, cristallizzato su due schieramenti di centro sinistra e centro destra che ancora una volta si contenderanno al ballottaggio il governo di questo territorio, anche a dispetto dei tentativi fallimentari delle liste civiche nate nella confusione e senza una linea netta e precisa sulle posizioni e i contenuti politici. Complessivamente è mancato il coraggio di investire e di aprirsi, anche attuando un ricambio generazionale che avrebbe potuto attivare energie e radicarsi per il futuro.

Per ciò che riguarda il Comune di Livorno si rimanda al documento del Circolo Territoriale di Livorno – Collesalvetti che comprende un’analisi più dettagliata dei risultati nei due Comuni.

LIVORNO, 31 MAGGIO 2019

 

 

Documento dell’Assemblea Federale di Livorno del 25 ottobre

 

In previsione della programmata Assemblea Nazionale convocata il 27 ottobre 2018 a Roma, l’Assemblea Federale di Sinistra Italiana di Livorno riunitasi in data 25 ottobre 2018, ha analizzato l’attuale situazione politica, sia nazionale, che locale per portare un contributo costruttivo all’assemblea nazionale, al fine di proseguire in modo efficace la nostra azione politica, dal momento che i problemi da affrontare diventeranno a breve contingenza, in vista degli appuntamenti politici legati alle elezioni europee ed amministrative.

L’Assemblea Nazionale di SI nella scorsa primavera aveva approvato, seppur con numerosi dubbi ricavati dalla difficile esperienza vissuta in campagna elettorale sui territori, la proposta del Segretario nazionale di avviare una fase di verifica atta a stabilire se ci fossero le basi concrete per costruire il percorso costituente di Liberi e Uguali. Arriviamo oggi piuttosto tardivamente, dopo un’estate povera di politica ad affrontare un momento decisivo e importante che aprirà il percorso per la campagna elettorale delle europee e delle amministrative, dopo la mancata verifica tanto attesa a luglio.

Come noto nessun processo costituente di LeU è stato mai realmente avviato, e solo ora a distanza di mesi il dispositivo approvato in Direzione Nazionale pare aver riacceso un dibattito spento, reso asfittico dalle indecisioni se non dal silenzio per lunghi mesi di lontananza dal dialogo comune, così indispensabile per mantenere vivo un partito.

Pertanto, sono stati affrontati salienti punti utili alla discussione, che riportiamo in sintesi sperando di contribuire al dibattito:

  • Non possiamo non rilevare che Liberi e Uguali è andata poco oltre la sua consistenza di lista e ha prodotto un gruppo parlamentare che rispecchia il risultato risicato delle elezioni politiche del 4 marzo, nulla di più. Al contempo questa esperienza ci ha però tenuti immobilizzati nell’attesa, allontanando compagni, senza generare quella contaminazione tanto auspicata e indispensabile a dare voce e rappresentanza alla sinistra.
    Sinistra Italiana nazionale dovrebbe valutare con una formale e pubblica presa d’atto la conclusione del percorso di LeU per l’impossibilità oggettiva e politica di proseguirlo dal momento che esiste una evidente distanza con una divaricazione degli obiettivi fra le forze che la compongono. E’ importante non precludere la partecipazione del percorso che intraprenderemo a chi deciderà di restare vicino a noi essendo parte di un’idea da condividere ma non più di un contenitore.
  • Un cambio di passo chiaro è necessario e vitale in vista di appuntamenti elettorali che non possiamo fallire e va ricercata obbligatoriamente quella vicinanza con forze politiche, movimenti ed associazioni che parlano e agiscono nella società reale con modalità anche non tradizionali, ma capaci di garantire una tenuta politica e di contenuto, con obiettivi realmente comuni, lontani dai tatticismi di calcolo, portatori di un reale rinnovamento e di quell’alternativa così necessaria in questo momento, in Europa così come in questo Paese
  • Pensiamo a ciò che si muove in Europa a sinistra, ma pensiamo anche a cosa si muove in questo Paese, alle tante esperienze civiche legate anche ad un nuovo modello di municipalismo e soprattutto ad un sud dinamico, tutt’altro che arreso che sta cambiando volto e si organizza convergendo attorno a personaggi credibili come De Magistris. L’idea di creare un fronte popolare unito non può non riguardare Sinistra Italiana e questa esperienza non può che essere vissuta in modo politicamente consequenziale: dall’Europa, l’esperienza deve ricadere sui territori, va rispettata una connessione per essere credibili.
  • Un rinnovamento del gruppo dirigente nazionale è necessario sia per la tipologia di sfida che dovremo affrontare, sia per i nuovi assetti anche numerici ed economici nei quali si trova realmente il partito in questo momento.
  • Reperire le risorse così come gestire in modo snello e veloce l’organizzazione è indispensabile per guidare al meglio le campagne elettorali e i territori non possono essere lasciati all’auto organizzazione.
  • In ambito regionale, la Toscana vive un paradosso che dovrebbe essere necessariamente risolto e riguarda la rappresentanza nel Consiglio Regionale Toscano. Attualmente vogliamo precisare che SI Livorno, così come altre realtà provinciali, si sentono rappresentate da due soli consiglieri di SI’ Toscana a Sinistra, Tommaso Fattori e Paolo Sarti, collocati all’opposizione. L’ambiguità del Presidente Rossi e la posizione di Consigliera Spinelli rappresentante di Art.1 – MDP, persistono come problema politico da chiarire, anche in virtù delle difficoltà che dovremo affrontare nuovamente in campagna elettorale dal momento che a oggi si collocano in maggioranza con il PD guidato dalla neo eletta segretaria regionale Simona Bonafè, renziana di ferro. Le buone intenzioni non bastano e non bastano nemmeno le parole, per questo, a maggior ragione va chiarita la nostra visione nei confronti di LeU e nei nostri rapporti con Art.1 – MDP.
  • Prestare attenzione ai territori significa affrontare battaglie reali, guardare gli ultimi significa tornare a parlare a tutto campo di lavoro, educazione, di emergenza abitativa, di welfare, redistribuzione della ricchezza e tutela dei diritti, tutela ambientale, senza dimenticare la solidarietà e l’accoglienza. Tutto questo è praticabile solo se la realtà la si tocca e la si vive non solo con empatia, ma condividendo soluzioni praticabili, che non siano ricette a scatola chiusa.

Assemblea Sinistra Italiana – Federazione di Livorno

 

Documento dell’Assemblea Federale del 23 marzo 2018

 

Assemblea Federale del 23 marzo 2018 a Vada

 

Analisi

Sono passate poco più di due settimane dal voto del 4 marzo e le analisi post elettorali dei risultati esprimono un chiaro quadro di fallimento sul consenso attribuito alla lista LeU. Il trend nazionale del 3, 8%, sui territori e solo per meriti nominali, ha raggiunto medie superiori, ma si tratta di fenomeni isolati, collegati alla novità nella proposta di candidatura che hanno in molti casi trascinato le candidature ritenute più forti e blindate, che al contrario hanno espresso tutta la debolezza del messaggio politico proposto: invece di guardare avanti abbiamo continuato a riproporre quel passato scomodo che abbiamo sempre condannato per le scelte fatte immediatamente alle spalle e mai smentite a chiare parole nemmeno in campagna elettorale. Aver scelto vecchie facce improponibili ci ha fortemente danneggiato e ha danneggiato anche i volti nuovi che con grandissima fatica eravamo riusciti ad esprimere. Con 18 rappresentanti in un Parlamento dove saremo irrilevanti, non c’è stato nemmeno un gesto di ringraziamento per chi si è preso i calci in faccia sui territori per difendere i vari Bersani, D’Alema, Epifani ecc.. Tutto questo è profondamente grave così come lo è continuare una folle corsa che porterà a estinguerci definitivamente. Ciò che si deve ad un paese è il rispetto di quello schiaffo meritato che andrà smentito con il lavoro duro di chi è stato eletto e deve essere presente sui territori per garantire collegamento e conoscenza per agire. Noi in Toscana non avremo una rappresentanza legata a questo territorio, ed è bene dirselo che queste non sono state elezioni che hanno premiato il buon lavoro e la continuità parlamentare, ma solo le vecchie logiche che hanno vinto per l’ennesima volta ed è stato un grave errore lasciare che questo accadesse. Inutile dare la colpa del frutto avvelenato al Rosatellum era facile prevedere che sarebbe accaduto visto il ricco portfolio della Toscana.

Gli errori

‘L’alternativa’ che abbiamo proposto con la lista in realtà non lo è mai stata e il miraggio di un posto in Parlamento è servito a giustificare una scelta quasi suicida, ma si sapeva ed è questo comportamento che deve essere sanzionabile. Ritenere che chi avrebbe dovuto esprimere consenso non abbia capito ciò che la lista esprimeva è un errore: coloro che volevamo ci ascoltassero, ci hanno ignorato e siamo stati noi a non capire. Per questo motivo serve un’analisi profonda dei cambiamenti avvenuti nella società e dei motivi di uno scollamento progressivo del voto nei confronti di ciò che noi continuiamo, sbagliando a proporre e a chiamare Sinistra ma non lo è. Basta un semplice calcolo per capire che chi ci ha votato non ha i problemi esistenziali che noi avremmo dovuto rappresentare. Dovuto per onestà e non voluto per calcolo basato sulla fedeltà nei secoli dei secoli di una massa che si è rivelata poi inesistente perchè ha votato M5s e Lega. L’approccio tiepido e incolore della comunicazione e dei contenuti proposti ha sbiadito una linea che partiva dalla base di pensiero come espressa nel programma di fondazione di Sinistra Italiana, col risultato di voler adesso buttare via il bambino con l’acqua sporca, cioè il nostro stesso partito. Il messaggio depotenziato e avvilito per ‘amor dell’unità’ ci obbliga a fermarci e a fare chiarezza, non sull’opportunità di riprendere un viaggio solitario, ma sulle scelte dei compagni di viaggio che hanno reali motivazioni coincidenti o perlomeno simili alle nostre. Sinistra italiana deve mettersi a disposizione per essere sostegno di un ragionamento più ampio e non monodirezionale, aprirsi senza pregiudizio e aiutare un processo unitario ampio che tocchi davvero la vita delle persone. Ma può farlo con gli attuali compagni di viaggio? Questa è una domanda dirimente dal momento che il nostro collaudato sodalizio anche a livello locale con Possibile è stato duramente messo in discussione per il peso sbilanciato delle tre componenti fra loro (vedi gestione candidature che hanno lasciato ai margini Possibile) e per il peso eccessivo volto sempre a condizionare e strattonare la linea politica della lista unitaria da parte di MdP Articolo Uno. Al momento Possibile è in fase congressuale, ma sta guardando altrove e questo dovrebbe dispiacere molto più di quanto appaia, MdP, invece continua la rincorsa a riprendersi la ditta territorio dopo territorio ed è un grosso guaio continuare a nasconderlo per coprire un evidente fallimento.

Nodi da sciogliere

Esistono nodi nazionali da sciogliere che hanno ricadute gravissime sui territori e un’analisi di ciò che si riflette sul singolo individuo andrebbe letta a fondo.

La nostra collocazione in Europa non è cosa da poco e ci identificherà a prescindere dalla nostra volontà di smarcarci con le proposte quindi è utile riflettere per capire se siamo davvero convinti che il PSE sia casa nostra dopo aver capito quanto parlare di socialdemocrazia sia divenuto obsoleto e controproducente dal momento che il modello è fallito e la sua traduzione non guarda a sinistra. Il nostro rapporto con l’idea di centro sinistra e conseguentemente con il PD è un altro aspetto determinante. Aver creato un precedente con l’appoggio a Zingaretti nel Lazio, ha aperto una serie infinita di problemi che riguardano le alleanze alle amministrative: la scadenza elettorale elettorale a breve giro risulta un’ulteriore scusa per una miriade di alleanze proposte con furbizia nei comuni al voto e l’atteggiamento troppo accondiscendente e possibilista di LeU rende la nostra immagine sempre meno credibile.

La presenza ingombrante del Governatore Rossi, fra i padri fondatori di MdP Articolo Uno e esponente di spicco di LeU, appare ai più come un tema regionale circoscritto, mentre in realtà ha portata nazionale dal momento che c’è una chiara sovrapposizione di voci nella rappresentanza di LeU. E in Toscana, ben conosciamo la smania di potere di un Presidente che per essere gradito a Renzi è andato oltre Renzi.

La sua presenza è per noi insostenibile all’interno della lista per il peso delle scelte praticate nell’arco della sua reggenza che a oggi si prefigura come votata al matrimonio certo con un PD.

D’altra parte gli fornisce l’ossigeno per continuare la sua folle corsa fino al 2020, quindi la ricetta auspicata di un manifesto condiviso con il PD a nome della lista LeU, ci lascia non attoniti, ma indignati per il tipo di contenuto che porta ad una riconferma assoluta della sua linea politica regionale proposta come modello. A poco servono gli appelli all’unità dal momento che l’abitudine è quella dell’agire d’imperio, con la certezza di una copertura: sappia Rossi che Livorno non la garantirà mai, resterà all’opposizione confermando il suo appoggio ai rappresentanti regionali di SI Toscana a Sinistra, perché abbiamo pagato troppo e troppo continuiamo a pagare scelte sbagliate contro questo territorio nel tentativo di comprimerlo e incatenarlo.

Non accetteremo mai l’ingresso in Giunta Regionale di un membro di LeU, nemmeno se fosse di Sinistra Italiana per costituire il gruppo e seguire Rossi in maggioranza. Molti rumors parlano insistentemente di questo e non vorremmo ritrovarci a nostra insaputa con una rappresentanza combinata ad hoc utile a tacitare il dissenso interno alla lista.

L’azione di Rossi sulla Provincia di Livorno giace nell’evidente fallimento fotografato dagli errori commessi su Piombino, con la crisi delle acciaierie, sul sistema infrastrutturale costiero che comprende l’idea dell’autostrada linea Tirrenica per ora scongiurata, gli errori sul bando Darsena Europa, progetto strategico per risollevare Livorno dalla crisi, le scelte incaute e fuori controllo sulla gestione dei rifiuti e, non ultima per importanza la scelta di una contrazione del servizio sanitario regionale pubblico in favore della privatizzazione che ha visto, non sanzionata l’assessore di riferimento, ma premiata per il risultato raggiunto. Rossi ha recato pregiudizio sul sistema vitale dei cittadini toscani minando alla base temi costituzionali come diritto al lavoro, diritto di cura e tutela del territorio. E questo è per noi inaccettabile.

Una lezione da imparare

Ben vengano oggi i 4 Ddl già proposti in Parlamento per l’avvio delle attività dei 18 eletti, sarà forse utile sorvegliare le attività di Rossi per capire se continuano a divergere o meno nonostante i proclami. A questo proposito per noi servirebbe rovesciare il paradigma: guardare prima il dito e poi la luna. Ha vinto quel populismo che critichiamo tanto dall’alto ma che invece ha capito ciò che noi dall’alto non riusciamo a capire. Sulla luna ci siamo noi perché è mancata la vicinanza effettiva e ‘affettiva’, quel rapporto uno a uno fra politica e cittadino, abbiamo trasformato tutti i cittadini in precari che nessuno ascolta.

Non basta parlare dei temi fondamentali che riguardano i diritti umani ormai percepiti come troppo aerei e poco palpabili, va rimessa la lente sul dettaglio, sui beni primari dell’esistenza dei singoli per poter creare un precedente e rompere se necessario lo schema istituzionale capace di creare leggi che non solo non rispondo più ai bisogni, ma che vanno contro la vita e il diritto dei singoli di sentirsi di nuovo parte di una comunità. La politica deve essere fatta di empatia e di ascolto, e noi ci siamo adeguati e limitati a grattare leggermente la superficie.

Non bastano poi le rassicurazioni su un cambio di rotta, vanno osservate la pratica e l’azione diretta. Molti passaggi democratici sono stati sviliti e imbavagliati per consentire un triste lasciapassare che ha avuto tutto il sapore di una beffa nei confronti dei territori. Scarsa rappresentanza e scarsa partecipazione conseguente sono il risultato di un’operazione asettica decisa nella stanza dei bottoni e chi ha deciso dovrà assumersi la piena responsabilità di aver quasi distrutto in un colpo solo tutto ciò che come partito ci eravamo impegnati a costruire da più di un anno a questa parte con la rete capillare dei circoli e delle federazioni.

La riproposizione di un modello già fallito e già punito a Livorno avrebbe dovuto insegnarci che gli schiaffi ricevuti a livello locale si possono prendere anche a livello nazionale per gli stessi motivi. Questo territorio aveva già punito la logica dell’eterno ritorno scardinando un sistema settantennale nel 2014 con l’elezione di Nogarin, ma non è bastato nemmeno questo dato a farci capire che non si sarebbe trattato di un caso isolato ma un precedente da osservare con cura. Eppure le facce punite allora ce le siamo ritrovate di nuovo qui ‘a vendere parole e promesse ciò che nessuno giustamente ha voluto comprare.’

Chi ha lavorato con impegno alla costruzione sui territori è stato spesso utilizzato come cavallo di Troia e questo non è accettabile. Evidenti a Livorno comportamenti viziati che hanno pregiudicato la costruzione di un percorso elettorale sereno e proficuo della lista LeU.

La diversità di obiettivi è parsa chiara fra noi di Sinistra Italiana e Possibile, nei confronti di MdP fin dal primo momento con l’impossibilità di costruire un coordinamento operativo e politico che condividesse non solo l’organizzazione ma una visione comune. Abbiamo assistito ad atteggiamenti sempre volti al condizionamento delle posizioni, praticati con l’assenza di collegialità, la scarsa trasparenza sulle risorse e la mancanza di un dialogo sincero fra le parti a causa di comportamenti che fanno capo a vecchi di schemi relativi all’insana abitudine di esercitare forzature inopportune attraverso la sopraffazione delle voci plurali.

Alle sollecitazioni per un grande incontro assembleare pubblico risponderemo non appena saranno chiarite le posizioni nazionali sopra riportate sperando che le difficoltà possano essere superate dal momento che sul territorio la presenza di coordinamenti di LeU si è dimostrata più collegiale, anche se a prescindere dai rapporti, infruttuosa sul piano del coinvolgimento e dei risultati elettorali raggiunti.

A nulla serve velocizzare un percorso che va lasciato decantare, la velocità andava impressa attraverso l’organizzazione di iniziative unitarie nel momento della costruzione elettorale per restituire credibilità al progetto di LeU, farlo ora sarebbe un grosso limite ed esporrebbe la lista stessa ad un pericolo di implosione che al momento non serve davvero.

Attendiamo con fiducia la prossima assemblea di Sinistra Italiana regionale dell’8 aprile sperando di poter cogliere l’inizio di un percorso di rinnovamento anche e soprattutto nella struttura regionale, dal momento che sia prima che durante la campagna elettorale sono emerse evidenti criticità non solo nel metodo organizzativo e operativo di vicinanza ai territori, ma è spesso mancato il supporto politico nell’approccio ai problemi sul territorio. La dualità di conduzione ha rivelato tutte le sue criticità e secondo questa Federazione non può proseguire in modo sereno l’attività politico organizzativa del Partito perché lo scenario è profondamente cambiato.

Non può esserci una visione a due velocità diverse di pensiero e traduzione nel messaggio politico espresso da Sinistra Italiana in ambito regionale, così come i nostri rapporti verso l’esterno che non possono avere evidenti diversità di linea, nelle modalità e nell’approccio. Occorre ripensare ad un organismo snello che sia davvero operativo e che sia efficiente nei tempi di risposta soprattutto in ragione delle difficili sfide che dovremo affrontare.

Ci aspettiamo una conferma a breve giro dell’appuntamento con l’assemblea nazionale per il 14 marzo, riteniamo sia un passaggio obbligatorio per l’esercizio della democrazia interna al partito che possa restituire immediatamente ai territori qualsiasi scelta interna venga fatta prima di prendere impegni su un futuro attualmente troppo nebuloso per decidere.

Esiste uno Statuto che fino a prova contraria garantisce l’ordine dei passaggi e la disciplina di comportamento da adottare in frangenti difficili come quello attuale. Ciò ci tiene al riparo e ci indica un percorso da seguire, troppe volte ultimamente abbiamo soprasseduto e abbozzato, ma l’elasticità non può essere solo praticata verso l’esterno, va anche pretesa. Per questo, auspichiamo modalità condivise senza forzature.

Il futuro

Ci aspetta sulla città e sul territorio Livornese un duro lavoro di costruzione per le amministrative del 2019, per le Europee e le Regionali del 2020, intendiamo confrontarci con chiunque si muova a sinistra e sia compatibile con noi di Sinistra Italiana, ma non ci lasceremo sopraffare dalla fretta, da richieste inaccettabili condizionate dalle opportunità personali di una poltrona da preconfezionare per sanare favori o risolvere obblighi, saremo aperti e chiari, guarderemo sempre fuori da noi, ma non dimenticheremo mai chi siamo e perché Sinistra Italiana è nata un anno fa.

Il futuro si può riscrivere, basta volerlo.

Assemblea Federale Sinistra Italiana – Federazione di Livorno

 

 

Documento dell’Assemblea Federale di venerdì 7 luglio

 

Sentita e approvata la relazione della Coordinatrice Provinciale Simona Ghinassi, l’Assemblea Federale vuole portare questo contributo alla Direzione Nazionale di Sinistra Italiana che si terrà oggi a Roma.

Il messaggio che intendiamo trasferire rappresenta la posizione della seconda Federazione in Toscana per numero di iscritti/e e con il suo ruolo sempre in crescita giorno dopo giorno, che sta aumentando la sua visibilità grazie al lavoro di tanti di compagni impegnati sul nostro territorio.

I due temi centrali all’ordine del giorno, legati ad altrettanti avvenimenti che hanno coinvolto Sinistra Italiana nell’ultimo mese e che hanno in qualche modo modificato o confermato assetti e prospettive future:

il primo, il 18 giugno con la partecipazione all’iniziativa promossa al teatro Brancaccio di Tomaso Montanari e Anna Falcone;

il secondo, l’assemblea Regionale del 25 giugno e l’elezione dei due coordinatori.

Il nostro partito all’atto della sua fondazione nel febbraio scorso a Rimini, ha prodotto un’idea di politica precisa e di linea fortemente alternativa rispetto al PD e alle destre, tutto ciò ci ha resi riconoscibili sul territorio e ci ha permesso di occupare finalmente quello spazio incompiuto che oggi nessuno era in grado di rappresentare a sinistra.

La nostra partecipazione alla campagna referendaria contro la riforma Costituzionale non abbiamo mai ritenuto fosse mero posizionamento di frattura o contrapposizione contro Renzi ma somma di valori e contenuti imprescindibili per la conservazione di uno spazio democratico.

Siamo andati anche oltre la difesa letterale del testo Costituzionale applicandola nella sua compiutezza con azioni concrete sul territorio. Siamo un partito ‘giovane’, ma abbiamo profonde radici alle quali non vogliamo e non possiamo rinunciare. Rendere solida la nostra identità è il primo punto presente in ogni obiettivo che ci prefiggiamo, così come lo è quel sentimento che ci anima in difesa dei valori collettivi di una sinistra forse assopita, ma mai perduta.

Come nel resto d’Europa il vento sta cambiando a Sinistra e sulle orme di un nuovo modo di interpretare la Sinistra e il suo variegato popolo, con grande slancio abbiamo accolto l’invito rivolto da Tomaso Montanari e Anna Falcone anche con metodi di massima partecipazione e costruzione dei processi politici dal basso.

Al Teatro Brancaccio ha acquisito forza e sostanza la richiesta di un’alternativa credibile e il percorso si è inevitabilmente arricchito con la presenza di compagni di strada che hanno intravisto in Sinistra Italiana interlocutori validi per il tipo di approccio che abbiamo nei confronti della costruzione di uno spazio democratico chiaro e non fraintendibile a Sinistra.

La certificazione di un atto di cesura nei confronti dell’esperienza passata di centrosinistra (spesso intriso di politiche morbide verso il liberismo) non ci rende più poveri, ma più ricchi perché la sinistra che intendiamo costruire non è esclusiva, settaria o auto referenziata, ma aperta e con vocazione di governo che intende utilizzare un modo nuovo di osservare ed includere la società nelle scelte più importanti che regolano la vita di ognuno di noi.

La politica non deve fare passi indietro ma riuscire a compenetrarsi con la società. Ognuno di noi rappresenta una parte di essa e per questo è un errore percepire politica e società come parti disgiunte. E’ nostro compito scardinare il modello percettivo secondo cui la politica decide e la società subisce.

Le ultime tornate elettorali hanno ratificato sempre di più una maggiore astensione al voto. Un popolo che non vota però non è un popolo assente, ma è un popolo arrabbiato che non vota per protesta e per disperazione. Ciò che viene considerato scarto, popolo dimenticato e ferito, tenuto in soggezione e umiliato dalle leggi capestro dei governi Monti-Letta e Renzi dovrà trovare in noi ascolto, vicinanza e riferimento.

Per questo motivo il PD non potrà mai un alleato e tanto meno un interlocutore futuro dal momento che con o senza Renzi quel partito ha iniziato da molto tempo un percorso senza ritorno che si configura come autentica deriva antidemocratica nel nome del neoliberismo. Per ciò che riguarda i nostri rapporti con chi ha deciso di smarcarsi dall’esperienza del PD uscendo e creando un movimento indipendente in particolare verso Articolo 1 -Movimento Democratico e Progressista dobbiamo essere pronti ad un dialogo costruttivo e propositivo, ma riteniamo però giusto sottolineare che un accordo di vicinanza politica impone umiltà e onestà e per questo attendiamo da loro una presa di posizione ferma su un programma preciso e in controtendenza a quanto hanno sostenuto nel loro ex partito.

Non basta uscire dall’aula in Parlamento al momento del voto, serve un distacco dalla maggioranza del Governo Gentiloni, di cui gruppo Art.1 MDP ne fa parte anche perché l’agenda politica a breve sarà dettata da scelte importanti per il paese e ogni comportamento secondo noi, dovrà essere valutato come atto politico e di linea che condizionerà la coincidenza o meno di obiettivi condivisibili nel futuro.

Siamo convinti che i nostri potenziali elettori non accetteranno mai liste che all’indomani della tornata elettorale si scioglieranno come neve al sole nell’assoluto disimpegno di un programma condiviso per comodo solo in fase pre elettorale dettata solo dall’anti-renzismo.

Serve un atto di responsabilità e rispetto nei confronti sia degli elettori che dei compagni di viaggio perché la lista diventi una evoluzione verso un soggetto della Sinistra in Italia di cui SI deve essere protagonista senza aver paura di cedere pezzi della propria sovranità con pratiche innovative di fare politica e del modello partito.

Nello stesso tempo non possiamo nascondere che in Toscana esistono scogli difficili da superare nei rapporti con Art.1 MDP che governa con il PD, uno di questi, forse quello che ci condiziona di più insieme a fatti che riguardano gli equilibri delle alleanze in alcuni comuni appena andati alle urne, è rappresentato dalla contraddittoria presenza del Governatore Enrico Rossi che non per ciò che dice ma per gli atti politici che continua a produrre in assoluta continuità con il PD e le sue politiche liberiste. Queste politiche stanno uccidendo la sanità pubblica e mortificando lo sviluppo economico della regione attraverso atti scellerati in materia di pianificazione territoriale e ambientale compreso i ritardi e gli errori superficiali negli accordi di programma di Livorno e Piombino di cui la Giunta Rossi e la sua maggioranza sono pienamente responsabili.

Nello stesso tempo non potremo permetterci di entrare noi in contraddizione con la nostra rappresentanza attualmente in Consiglio Regionale, in netta opposizione con l’alleanza PD/MDP, rappresenta da Sì Toscana a Sinistra che è stata frutto di un‘esperienza positiva molto importante, e a oggi rivendichiamo come esperienza da valorizzare.

A riguardo all’organizzazione Regionale del nostro Partito ci preme sottolineare che la lunghissima e tortuosa vicenda congressuale, culminata nella doppia elezione su suggerimento del Nazionale, dopo un cammino che ha impegnato in lunghe consultazioni i membri dell’assemblea, e che aveva prodotto una maggioranza di consenso, ha rallentato e forse svilito il contributo non delle Federazioni, ma di ogni singolo membro delegato alla scelta più rispondente ai criteri di aderenza al modello di partito e alla linea politica nella scelta della sua rappresentanza.

I due coordinatori eletti, sono entrambi validi ed esperti compagni, sulla cui capacità e sulla cui fedeltà al progetto di Sinistra Italiana non vi è il minimo dubbio, per questo chiediamo loro una accelerazione nella composizione della segreteria che renda organica e veloce l’azione sui territori entro il mese di luglio perché ci sono partite che non possono aspettare (acciaierie di Piombino e sviluppo porto di Livorno) e perché vogliamo portare da subito il nostro supporto come Federazione al livello regionale del partito.

Ai due coordinatori raccomandiamo concordia e coralità di conduzione nel rispetto di linea e contenuti programmatici come da espressione politica restituita dal Congresso fondativo di Rimini, chiediamo inoltre con forza e senso di responsabilità, di rendere attuabili, favorendone l’organizzazione, di aree vaste ed omogenee per far dialogare le varie federazioni vicine che possano associarsi per dare contenuto e sostanza progettuale a interventi programmatici di sviluppo basati su vicinanza territoriale che imprimano incisività e autonomia alle azioni sui territori simili per criticità e vocazioni.

Assemblea Federale, Livorno 7 luglio 2017

Link ordine del giorno della direzione nazionale del 8 luglio 2017 a Roma