Mercoledì 25 ottobre ore 17 Livorno verso il “Brancaccio”

 

Lunedì 23 ottobre alle 11.00 si è svolta la conferenza stampa presso il Bar ‘Loriano’ ai 4 Mori di Livorno per lanciare la prima assemblea pubblica dalla quale partirà anche in questa città il progetto di ricostruzione della Sinistra inaugurato il 18 giugno al Teatro Brancaccio dalla cui esperienza ha preso il via il cammino ‘Verso un’Alleanza Popolare per la Democrazia e l’Uguaglianza’. Era presente il gruppo promotore che include società civile, forze politiche di sinistra e singoli cittadini.

L’appuntamento di oggi con la stampa sanciva la comunicazione ufficiale alla città dell’inizio del percorso di partecipazione che partirà mercoledì 25 ottobre alle 17.00 con un assemblea pubblica presso la sala della Ex Circoscrizione 1 in piazza Saragat. Livorno si appresta ad entrare così in quello che è stato definito come l’elenco delle 100 piazze anche se in realtà sono molte di più, in tutto il Paese.

L’obiettivo è quello di creare un spazio politico nuovo, che dia rappresentanza a chi non ha voce o a chi si è allontanato dalla politica attiva non trovando più risposta ai suoi problemi quotidiani.
La battaglia che dovremo mettere in campo è quella sulla disuguaglianza, una implacabile realtà che tutti noi misuriamo sulla pelle.

Sono stati presentati da Marco Chiuppesi ed Elena Mataresi, i 10 punti del programma di partenza proposti da Anna Falcone e Tommaso Montanari, ma soprattutto sono state espresse le intenzioni del gruppo promotore che si è costituito e quali sono le finalità in vista delle elezioni politiche e successivamente delle elezioni amministrative in questa città. Il percorso che costruiremo ha lo scopo di diventare lievito e facilitare il coinvolgimento della società civile ad una valutazione partecipata dell’emergenza democratica che stiamo vivendo in questo Paese. Questa consapevolezza è emersa durante la campagna referendaria che in sostanza ha sancito il ritorno di molti cittadini al voto e all’autodeterminazione nella difesa della nostra Costituzione, per questo è necessario radunare le forze e in quel solco continuare la lotta per arrivare ad un programma di sintesi condivisa da portare in dote da parte di una nuova forza di sinistra che sia convincente ma soprattutto vicina ai problemi reali delle persone, senza tattiche, senza inganni per creare un vero e proprio percorso dal basso che faccia rinascere la sinistra, una sinistra unita.

Il percorso che costruiremo a livello locale coinvolgerà tutte quelle forze democratiche presenti che si muovono a vari livelli nella società livornese e che hanno accettato di partecipare senza riserve, così come accaduto a livello nazionale. L’apertura di questo progetto e la capacità di ascolto e proposta che saremo in grado di offrire, anche attraverso la pubblicizzazione di materiali condivisi sul metodo e soprattutto sui contenuti, siamo certi saprà catalizzare interesse e partecipazione anche di singoli soggetti non organizzati ma preoccupati per il destino sia del Paese che di questa città in profonda crisi economica e sociale. Memori delle esperienze fallimentari del passato, atte a costruire formazioni di sinistra organizzata ma solo temporanea, gli acrocchi opportunistici non ci interessano. I fini elettorali, sono un’emergenza, non un opportunità! Non abbiamo bisogno di un leader, ma di contenuti che siano legati ai bisogni impellenti di una società che sta perdendo diritti e non ha più potere decisionale sulle scelte e sulle decisioni che servirebbero a salvarla.

L’assemblea organizzata mercoledì 25 ottobre, sarà così strutturata:

1- Sarà letto l’appello di Anna Falcone e Tomaso Montanari.
2 – Verranno letti i 10 punti di partenza del programma.
3 – A microfono aperto tutti coloro che sono in sala potranno partecipare alla discussione e spiegare il motivo della loro presenza: ‘ Io sono qui perché’ sarà l’invito rivolto ad ognuno.
4 –Verrà individuato un metodo condiviso per l’organizzare gruppi di lavoro su temi specifici nel solco dei 10 punti che potranno essere oggetto di approfondimenti legati al territorio.
5 – Sarà stabilito un calendario di incontri che ci porterà all’Assemblea di sintesi del 9 novembre 2017 in fase ancora organizzativa dal momento che il gruppo promotore vuole attendere una condivisione più alta e una partecipazione forte all’evento. Al tempo stesso verranno discussi metodi di autofinanziamento per organizzare volantinaggi e divulgazione dei contenuti del progetto.

E’ bene ricordare in questa sede che il percorso inizierà con la condivisione larga e partecipata del progetto ma non si esaurirà così come accaduto nelle esperienze precedenti. Lo scopo principale di questo progetto è riportare la città a parlarsi, la sinistra a parlarsi, creando un dibattito continuo e aperto, che non esclude confronti, anche aspri con altre forze, ma che ha un unico obiettivo: riunire la sinistra, quella sinistra che ha radici profonde e difende i diritti dei cittadini, ma che forse ha bisogno di aiuto per ricominciare ad ascoltare.
Abbiamo fiducia e crediamo in questo progetto, consapevoli che è una decisione urgente e difficile, ma siamo sicuri che tutta la sinistra, organizzata e non risponderà.

L’invito che rivolgiamo a tutti voi è quello di contattare con il passaparola quante più persone possibili da coinvolgere e invitare, i canali tradizionali dell’uso della parola sono privilegiati dal momento che solo un dialogo aperto e onesto nei confronti di chi abbiamo davanti, possa essere il modo più efficace per ricostruire la fiducia nei confronti di chi ci ascolterà.

Vi aspettiamo numerosi.

Evento Facebook https://www.facebook.com/events/912971248869158/

Gruppo promotore ‘Verso un’Alleanza Popolare per la Democrazia e l’Uguaglianza – Livorno’

Pagina Facebook https://www.facebook.com/Livorno-Verso-unAlleanza-Popolare-per-la-Democrazia-e-lUguaglianza-120746485286776/

 

ALLEANZA POPOLARE PER LA DEMOCRAZIA E L’UGUAGLIANZA

 

Il 18 giugno inizia un percorso partecipato fra cittadini, forze civiche e soggetti politici per costruire “un’alleanza per la democrazia e l’uguaglianza”. Inizieremo dall’individuazione dei punti che ci uniscono e che riteniamo siano le priorità di cui occuparsi. A questo indirizzo: http://www.perlademocraziaeluguaglianza.it/partecipa/
trovate la scheda da compilare per indicarci gli obiettivi che ritenete prioritari e la vostra idea in più per la costruzione di un programma coraggioso e innovativo. #noidecidiamoinsieme

APPELLO di ANNA FALCONE e TOMMASO MONTANARI

Siamo di fronte ad una decisione urgente. Che non è decidere quale combinazione di sigle potrà sostenere il prossimo governo fotocopia, ma come far sì che nel prossimo Parlamento sia rappresentata la parte più fragile di questo Paese e quanti, giovani e meno giovani, in seguito alla crisi, sono scivolati nella fascia del bisogno, della precarietà, della mancanza di futuro e di prospettive.

La parte di tutti coloro che da anni non votano perché non credono che la politica possa avere risposte per la loro vita quotidiana: coloro che non sono garantiti perché senza lavoro, o con lavoro precario; coloro che non arrivano alla fine del mese, per stipendi insufficienti o pensioni da fame.

La grande questione del nostro tempo è questa: la diseguaglianza. L’infelicità collettiva generata dal fatto che pochi lucrano su risorse e beni comuni in modo da rendere infelici tutti gli altri.
La scandalosa realtà di questo mondo è un’economia che uccide: queste parole radicali – queste parole di verità – non sono parole pronunciate da un leader politico della sinistra, ma da Papa Francesco. La domanda è: «E’ pensabile trasporre questa verità in un programma politico coraggioso e innovativo»? Noi pensiamo che non ci sia altra scelta. E pensiamo che il primo passo di una vera lotta alla diseguaglianza sia portare al voto tutti coloro che vogliono rovesciare questa condizione e riconquistare diritti e dignità.

Per far questo è necessario aprire uno spazio politico nuovo, in cui il voto delle persone torni a contare.

Soprattutto ora che sta per essere approvata l’ennesima legge elettorale che riporterà in Parlamento una pletora di “nominati”. Soprattutto in un quadro politico in cui i tre poli attuali: la Destra e il Partito Democratico – purtroppo indistinguibili nelle politiche e nell’ispirazione neoliberista – e il Movimento 5 Stelle o demoliscono o almeno non mostrano alcun interesse per l’uguaglianza e la giustizia sociale.

Ci vuole, dunque, una Sinistra unita, in un progetto condiviso e in una sola lista. Una grande lista di cittadinanza e di sinistra, aperta a tutti: partiti, movimenti, associazioni, comitati, società civile. Un progetto capace di dare una risposta al popolo che il 4 dicembre scorso è andato in massa a votare “No” al referendum costituzionale, perché in quella Costituzione si riconosce e da lì vorrebbe ripartire per attuarla e non limitarsi più a difenderla.
Per troppi anni ci siamo sentiti dire che la partita si vinceva al centro, che era indispensabile una vocazione maggioritaria e che il punto era andare al governo. Da anni contempliamo i risultati: una classe politica che si diceva di sinistra è andata al governo per realizzare politiche di destra. Ne portiamo sulla pelle le conseguenze, e non vogliamo che torni al potere per completare il lavoro.
Serve dunque una rottura e, con essa, un nuovo inizio: un progetto politico che aspiri a dare rappresentanza agli italiani e soluzioni innovative alla crisi in atto, un percorso unitario aperto a tutti e non controllato da nessuno, che non tradisca lo spirito del 4 dicembre, ma ne sia, anzi, la continuazione.
Un progetto che parta dai programmi, non dalle leadership e metta al centro il diritto al lavoro, il diritto a una remunerazione equa o a un reddito di dignità, il diritto alla salute, alla casa, all’istruzione.
Un progetto che costruisca il futuro sull’economia della conoscenza e su un modello di economia sostenibile, non sul profitto, non sull’egemonia dei mercati sui diritti e sulla vita delle persone.
Un progetto che dia priorità all’ambiente, al patrimonio culturale, a scuola, università e ricerca: non alla finanza; che affronti i problemi di bilancio contrastando evasione ed elusione fiscale, e promuovendo equità e progressività fiscale: non austerità e politiche recessive.

Un simile progetto, e una lista unitaria, non si costruiscono dall’alto, ma dal basso. Con un processo di partecipazione aperto, che parta dalle liste civiche già presenti su tutto il territorio nazionale, e che si apra ai cittadini, per decidere insieme, con metodo democratico, programmi e candidati.
Crediamo, del resto, che il cuore di questo programma sia già scritto nei principi fondamentali della Costituzione, e specialmente nel più importante: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese» (art. 3).
È su questa piattaforma politica, civica e di sinistra, che vogliamo costruire una nuova rappresentanza. È con questo programma che vogliamo chiamare le italiane e gli italiani a votare.
Vogliamo che sia chiaro fin da ora: noi non ci stiamo candidando a guidarla. Anzi, non ci stiamo candidando a nulla: anche perché le candidature devono essere scelte dagli elettori. Ma in un momento in cui gli schemi della politica italiana sembrano sul punto di ripetersi immutabili, e immutabilmente incapaci di generare giustizia ed eguaglianza, sentiamo – a titolo personale, e senza coinvolgere nessuna delle associazioni o dei comitati di cui facciamo parte – la responsabilità di fare questa proposta. L’unica adeguata a questo momento cruciale.

Perché una sinistra di popolo non può che rinascere dal popolo.

Invitiamo a riunirsi a Roma il prossimo 18 giugno tutti coloro che si riconoscono in questi valori, e vogliono avviare insieme questo processo.

 

Civati e Fratoianni a Falcone e Montanari: Noi ci siamo

 

Perché una Sinistra di popolo non può che rinascere dal popolo

L’appello lanciato da Tomaso Montanari e Anna Falcone si chiude con una frase densa e intensa.

Ma anche aperta, non risolta: di qui l’importanza di riempirla di contributi concreti, altrettante tessere di un mosaico che colorano il pavimento su cui incamminarci, insieme.

È un appello che sentiamo nostro perché parla di radicalità, che non esiste senza comportamenti e scelte coerenti, trasparenti, leggibili.

Perché parla di radicalità.

La crisi (che, almeno nel nostro Paese, non è finita) ha reso più evidenti e più feroci le fortissime disuguaglianze che affliggono la nostra società in ogni suo campo. Contrapporre un presente cinico e baro, a un passato recente di un presunto paradiso in cui tutti stavano bene, mette fuori strada e non restituisce la dimensione dei problemi sul campo. Il presente è figlio delle scelte fatte – o più spesso non fatte – negli anni, anche recenti, in cui sono mancate azioni forti, ambiziose, capaci di cambiare prospettiva rispetto a ciò che veniva sempre presentato come inevitabile.

Per questo serve una proposta radicale, all’altezza della sfida, all’altezza dei problemi che le persone vivono quotidianamente. Nessuno schema predefinito ci mette al riparo dalla tempesta, se giocato sul piano della politica politicata.

Perché definisce la rappresentanza.

Non esistono leadership naturali, tanto più se non tengono in debito conto i percorsi politici fatti e gli sviluppi di questi ultimi anni.

Per il referendum costituzionale del 4 dicembre si è mosso per davvero e come non accadeva da tempo, forse dai referendum per l’acqua pubblica del 2011, un popolo che ha espresso con convinzione la necessità di riprendere parola, di esprimersi con forza e con chiarezza. 20 milioni di persone hanno detto no allo stravolgimento della Costituzione.

Ecco, la Costituzione, uscita più forte dal referendum, deve essere ora applicata secondo gli ideali progressisti (del socialismo, dell’azionismo, del liberalismo e del cattolicesimo sociale) che vi sono alla base, riprendendo un percorso interrotto proprio quando si è iniziato a parlare più di riforma che di attuazione.

La rappresentanza ha a che fare con la capacità democratica di un corpo, con la possibilità di riconoscersi in un contesto, in un progetto, che esprime un punto di vista chiaro e definito sul mondo e sul paese. E non può che definirsi in rapporto al paese, a partire dai conflitti e dalle conquiste ottenute.

Perché parla di unità.

Nessuna fuga in avanti, nessun “chi mi ama mi segua”, ma una proposta a un popolo. Che stia nei partiti, o che abbia deciso di organizzarsi in forme municipali, o che abbia scelto la strada dei conflitti sociali.

Parla di unità, in un momento in cui piuttosto si tende a dividere, a imporre un marchio, a definire i confini delle proposte senza discuterne fino in fondo, ma attraverso meccanismi di primogenitura.

Non è questo il tempo e non deve esserlo più.

È piuttosto il momento dell’umiltà e dell’unità.

Un’unità che vogliamo costruire attorno a un progetto che dia risposte reali e concrete ai bisogni e alle aspirazioni delle persone che chiedono soluzioni alle molte disuguaglianze ed ingiustizie sociali che impediscono loro di vedere un futuro fatto di giorni migliori.

Per questo vogliamo dare noi un segnale a tutte e tutti e firmiamo in maniera congiunta questa risposta. Per dire che ci siamo, per dire che ci sono tutte le condizioni storiche, sociali ed economiche per definire una proposta che stia con i piedi ben piantati nel mondo e in quello che accade.

Per dire Sì, è Possibile.

Pippo Civati – Nicola Fratoianni

Un’alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza

 

Siamo di fronte ad una decisione urgente. Che non è decidere quale combinazione di sigle potrà sostenere il prossimo governo fotocopia, ma come far sì che nel prossimo Parlamento sia rappresentata la parte più fragile di questo Paese e quanti, giovani e meno giovani, in seguito alla crisi, sono scivolati nella fascia del bisogno, della precarietà, della mancanza di futuro e di prospettive. La parte di tutti coloro che da anni non votano perché non credono che la politica possa avere risposte per la loro vita quotidiana: coloro che non sono garantiti perché senza lavoro, o con lavoro precario; coloro che non arrivano alla fine del mese, per stipendi insufficienti o pensioni da fame.

La grande questione del nostro tempo è questa: la diseguaglianza. L’infelicità collettiva generata dal fatto che pochi lucrano su risorse e beni comuni in modo da rendere infelici tutti gli altri.

La scandalosa realtà di questo mondo è un’economia che uccide: queste parole radicali – queste parole di verità – non sono parole pronunciate da un leader politico della sinistra, ma da Papa Francesco. La domanda è: «E’ pensabile trasporre questa verità in un programma politico coraggioso e innovativo»? Noi pensiamo che non ci sia altra scelta. E pensiamo che il primo passo di una vera lotta alla diseguaglianza sia portare al voto tutti coloro che vogliono rovesciare questa condizione e riconquistare diritti e dignità.

Per far questo è necessario aprire uno spazio politico nuovo, in cui il voto delle persone torni a contare.

Soprattutto ora che sta per essere approvata l’ennesima legge elettorale che riporterà in Parlamento una pletora di “nominati”. Soprattutto in un quadro politico in cui i tre poli attuali: la Destra e il Partito Democratico – purtroppo indistinguibili nelle politiche e nell’ispirazione neoliberista – e il Movimento 5 Stelle o demoliscono o almeno non mostrano alcun interesse per l’uguaglianza e la giustizia sociale.

Ci vuole, dunque, una Sinistra unita, in un progetto condiviso e in una sola lista. Una grande lista di cittadinanza e di sinistra, aperta a tutti: partiti, movimenti, associazioni, comitati, società civile. Un progetto capace di dare una risposta al popolo che il 4 dicembre scorso è andato in massa a votare “No” al referendum costituzionale, perché in quella Costituzione si riconosce e da lì vorrebbe ripartire per attuarla e non limitarsi più a difenderla.

Per troppi anni ci siamo sentiti dire che la partita si vinceva al centro, che era indispensabile una vocazione maggioritaria e che il punto era andare al governo. Da anni contempliamo i risultati: una classe politica che si diceva di sinistra è andata al governo per realizzare politiche di destra. Ne portiamo sulla pelle le conseguenze, e non vogliamo che torni al potere per completare il lavoro.

Serve dunque una rottura e, con essa, un nuovo inizio: un progetto politico che aspiri a dare rappresentanza agli italiani e soluzioni innovative alla crisi in atto, un percorso unitario aperto a tutti e non controllato da nessuno, che non tradisca lo spirito del 4 dicembre, ma ne sia, anzi, la continuazione.

Un progetto che parta dai programmi, non dalle leadership e metta al centro il diritto al lavoro, il diritto a una remunerazione equa o a un reddito di dignità, il diritto alla salute, alla casa, all’istruzione.

Un progetto che costruisca il futuro sull’economia della conoscenza e su un modello di economia sostenibile, non sul profitto, non sull’egemonia dei mercati sui diritti e sulla vita delle persone.

Un progetto che dia priorità all’ambiente, al patrimonio culturale, a scuola, università e ricerca: non alla finanza; che affronti i problemi di bilancio contrastando evasione ed elusione fiscale, e promuovendo equità e progressività fiscale: non austerità e politiche recessive.

Un simile progetto, e una lista unitaria, non si costruiscono dall’alto, ma dal basso. Con un processo di partecipazione aperto, che parta dalle liste civiche già presenti su tutto il territorio nazionale, e che si apra ai cittadini, per decidere insieme, con metodo democratico, programmi e candidati.

Crediamo, del resto, che il cuore di questo programma sia già scritto nei principi fondamentali della Costituzione, e specialmente nel più importante: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese» (art. 3).

È su questa piattaforma politica, civica e di sinistra, che vogliamo costruire una nuova rappresentanza. È con questo programma che vogliamo chiamare le italiane e gli italiani a votare.

Vogliamo che sia chiaro fin da ora: noi non ci stiamo candidando a guidarla. Anzi, non ci stiamo candidando a nulla: anche perché le candidature devono essere scelte dagli elettori. Ma in un momento in cui gli schemi della politica italiana sembrano sul punto di ripetersi immutabili, e immutabilmente incapaci di generare giustizia ed eguaglianza, sentiamo – a titolo personale, e senza coinvolgere nessuna delle associazioni o dei comitati di cui facciamo parte – la responsabilità di fare questa proposta. L’unica adeguata a questo momento cruciale.

Perché una sinistra di popolo non può che rinascere dal popolo.

Invitiamo a riunirsi a Roma il prossimo 18 giugno tutti coloro che si riconoscono in questi valori, e vogliono avviare insieme questo processo.