4 giorni di #unanuovaLivorno

 

Sarebbe stato facile presentare un programma affidandoci alla cronaca attuale, parlare di ciò che i giornali e la politica offrono per attirare o indirizzare il consenso.

Numeri, calcoli e alleanze, contano pochissimo se non esistono contenuti seri, se non esiste un’analisi della realtà, per quanto crudele possa apparirci dobbiamo guardarla in faccia.

Abbiamo scelto invece di parlare di noi, di quello che ci accade in questa città e resta nascosto nelle pieghe della vita quotidiana e nessuno racconta perché è difficile, perché fa male ammettere che di aver sbagliato e concesso troppo a chi non lo meritava. Le amministrative del 2019 saranno un banco di prova importante per capire se la sinistra saprà ritrovarsi e riprendere il ruolo che le spetta.

Ma crediamo che l’unica possibilità sia quella di essere alternativi, profondamente, anche e soprattutto rispetto alla storia che ha segnato questa città negli ultimi venti anni.

Riscoprire l’autodeterminazione può accadere solo attraverso l’umiltà di uno sguardo lucido e tutto ciò è possibile solamente usando una doppia lente che guarda al contempo vicino e lontano da noi.

La debolezza della sinistra forse è tutta qui: abbiamo smesso semplicemente di guardare, ci siamo seduti ad aspettare.

Sinistra Italiana di Livorno ha deciso di alzarsi in piedi e di non aspettare più.
Abbiamo cercato di  ritrovare “quell’occhio”, unendo il tatto e il contatto all’ascolto. Questo per noi ha significato tornare al ‘Divo Demi’, alla Guglia per 4 giorni di instancabile lavoro dove poter incontrare compagni vecchi e nuovi, lanciare una scommessa sul futuro senza essere autocelebrativi, scavando e andando all’osso, guardandoci non solo negli occhi, ma allungando lo sguardo anche ad un altrove che sta ritrovando la capacità di rinascere.

Napoli e Bologna non sono lontane da qui, così come è dentro di noi ogni storia ascoltata in questa città. Tutto ci appartiene e ci riguarda, il lavoro che non c’è e quando c’è è davvero senza rete, quel mare denso che non vediamo più come risorsa e invece può darci moltissimo, così come la nostra storia, o le storie che riusciamo ancora ad avere la forza di raccontare per non far sparire ogni sentimento che ci lega a chi ci sta accanto, ad un luogo e ad un’idea di mondo che non è scomparso ma continua a vivere con coraggio.

Serve il recupero di quella intimità perduta, di quel contatto utile per capire che c’è ancora speranza. Per le donne è forse più facile arrivare lì, a quel punto preciso anche se essere donne oggi facile non è, così come ieri. Ascoltandole, guardando l’impegno e la fatica, non possiamo non accorgerci di quanto ci sia ancora molto da fare, di come le conquiste ottenute siano rimaste troppo spesso vaghi enunciati sulla carta, mai messi in pratica fino in fondo.

La politica della minigonna le ha costrette a portare ‘il gonnellone’, per nascondersi e dimostrare che ‘oltre le gambe c’è di più ‘ è per questo provano a rivendicare ogni giorno la loro capacità di comprendere più in fretta, di leggere un contesto sempre più difficile per arrivare prima alle soluzioni.  

La forza di cancellare le differenze nasce solo da parte di chi soffre e non è considerato uguale agli altri. Pari opportunità, generi e diversità vengono trattati come un universo parallelo e si tratta di un problema ancestrale, perennemente irrisolto che aumenta la sua irrisolutezza mano a mano che aumenta quella distanza che tocca punte altissime nei momenti di crisi fra gli individui. C’è stato un momento nel quale abbiamo celebrato vittorie di civiltà, ora c’è ben poco da festeggiare, stiamo pericolosamente tornando indietro e serve rimediare in fretta accorciando la lontananza fra noi.

Solo masticare la polvere aiuta a capire.

La lotta di classe si è accentuata a dispetto di chi dice che non esistono più differenze perché sono le classi ad essere scomparse. Un paradosso comodo che trasmette una promessa di trasversalità di benessere inesistente, ma in realtà l’unica trasversalità che viene nascosta è quella che riguarda il livello di povertà in questo Paese.

Noi abbiamo cercato di capire e di raccontare tutto questo, quattro giorni non bastano e continueremo a camminare ogni giorno sulla strada e a ritrovarci.

La sede di Sinistra Italiana di Livorno in via Pannocchia 67/69 non è per noi un osservatorio, ma una casa senza ombre, con le porte e le finestre aperte a chiunque abbia qualcosa da dire. Ognuna delle persone che hanno collaborato alla costruzione della festa ‘una nuova Livorno’ sono passate da noi a trovarci per capire e hanno accolto un invito, tutti noi li ringraziamo per l’aiuto e per il sostegno, senza le loro braccia, senza le loro voci, tutto ciò non sarebbe stato possibile.

Simona Ghinassi
Sinistra Italiana – Federazione Livorno

Andrea Cionini
Circolo Territoriale SI Livorno Collesalvetti

DANILO Ferrante
Circolo Tematico SI Mutualismo e Solidarietà ‘Pier Paolo Pasolini’