‪Il 25 aprile‬ di oggi in attesa di quello di domani

Festeggiare il 25 aprile forse è considerato da qualcuno obsoleto, come qualcosa di acquisito in odor di nostalgia, qualcosa che non ha bisogno di difesa perché si tratta di un dato di fatto. Invece pare proprio che la liberazione di questo paese a guardalo ora, non ci sia mai stata fino in fondo e non si sia compiuta. Ci separano più di settant’anni da quel giorno che abbiamo sempre continuato a celebrare, declinando la parola Resistenza in mille modi diversi, per denunciare ogni torto subito, ogni sopruso che ci negasse la libertà della pratica democratica. Ma questo era secondo noi, per noi, non per tutti e così quella lotta fra le parti non si è mai spenta o risolta. Oggi, Resistenza e Liberazione, sono attuali più che mai, non si tratta di memoria da ravvivare con la deposizione di corone, gonfaloni, fasce tricolori e parate, serve resistere, così come liberare questo Paese, forse da se stesso e da ciò che è diventato.

Le forze democratiche che hanno nel passato tenuto vivo non solo il ricordo, ma praticato il principio, sono sempre più contratte, quella Sinistra diffusa che scendeva nelle piazze e camminava fianco a fianco nei cortei è quasi sparita dalle strade, così come dalle urne. Per dire no, ha scelto di non esserci o di guardare a chi la parola Resistenza o la ignora, o la detesta e tenta di sovvertirla da sempre restando nascosta nell’ombra.

E’ funzionale a chi vuole spegnere l’ordine democratico, il tentativo di far passare il concetto che destra e sinistra non esistano più nel tentativo di sopprimere la voce disgustata del dissenso che alza il velo ipocrita che copre tutto ciò che invece brucia sulla pelle e affonda il solco della differenza.

Un ‘verso’ esiste ma non tutti lo riconoscono più, hanno dimenticato, bevuto di nuovo il filtro magico dell’uomo solo al comando che ha piantato e fatto crescere un seme avvelenato, non solo qui in Italia, ma in tutta quell’Europa sognata da Altiero Spinelli. Era per lui ‘il desiderata’, quell’embrione nobile di giustizia, uguaglianza e democrazia, capace di raccogliere e accogliere i popoli di un continente, allargare oltre i nostri confini la coscienza di unità vera.

Capitalismo e neoliberismo hanno invece ammorbato con le illusioni l’aria imputridendola al punto da rendere insensibile a quel richiamo lontano chi governa l’Europa: il mercato ci impone di correre, è l’unica regola che determina equilibri squilibrati con norme capestro che umiliano e tengono sotto ricatto chi sta peggio e non tiene il passo per rispettare un trend insostenibile.

Liberarci, cambiando le regole del gioco per affrontare gli assalti del mercato e di un Europa più matrigna che madre, è la pratica di una Resistenza altra, adatta ai tempi che viviamo e alle condizioni in cui il paese si trova costretto da un cappio al collo, scollegato da chi legifera e da chi dovrebbe risolvere con leggi giuste i problemi che oggi ci impongono di cercare un’alternativa che ci salvi.

Sopravvivono in ognuno di noi echi di uguaglianza e giustizia e Anpi continua la sua missione tenendo accesa una luce ancora condivisa che viene passata di mano in mano, da città a città ogni volta che siamo costretti a difenderci.

Il nostro obiettivo è di restarle accanto, silenziosi quando serve esserlo, a viso aperto sempre. E se l’aria ormai viziata avvelena le istituzioni che ammiccano ormai nell’indecenza con la marea nera che avanza, noi siamo obbligati alla resistenza in difesa, contro le nostre stesse rappresentanze. E’ notizia oramai consumata il rifiuto annunciato il 21 aprile da parte del Comune di Todi di concedere il patrocinio della manifestazione all’Anpi locale per i festeggiamenti del 25 aprile, la scusa è quella di evitare una posizione di parte per il Comune. Ad ascoltare queste parole, scorre un brivido lungo la schiena che ci fa tornare indietro. Troppo indietro, perché il tempo cancella le paure e le nuove generazioni sono prive di memoria vissuta.

La consapevolezza dell’incoscienza che deriva dal non aver toccato con mano, dall’acquisire con leggerezza un dato storico pensando che non accadrà mai più è pericoloso, quindi dobbiamo insistere, continuare a spiegare, a raccontare non storie, ma la verità.

L’invito fatto da un esponente di LeU per andare tutti a Todi, Sinistra e Centro Sinistra insieme ad associazioni democratiche e partigiane per il 25 aprile è una goccia nel mare. Serve la costanza quotidiana che va oltre l’atto dimostrativo di un giorno.

La Resistenza va praticata e diffusa nel quotidiano perché non possiamo continuare a chiederci come mai l’obbligo morale di giurare sulla Costituzione valga così poco anche dentro le Istituzioni e ciò accade ogni giorno sulla pelle di chiunque. La sequela di posizioni simili a quella assunta dal Comune di Todi è lunga e dimostra non l’arrendevolezza o la debolezza, ma uno sciagurato lasciapassare regalato a chi non ha mai difeso la Costituzione Italiana e i suoi principi perché vuole rovesciarne ogni presupposto per imboccare una strada senza ritorno, cambiare la storia per farci tornare lì, dove noi siamo già stati e non vogliamo tornare più.Regole ingiuste ci affamano, ci soddisfano con gli inganni e poi ci incatenano.

La deriva è in atto da molto e si muove serpeggiante ormai senza freni inibitori, ma non getta ancora la maschera, aspetta solo  il momento giusto.Quindi domani cosa potrà accadere? Gli esiti del voto del 4 marzo ci hanno lanciato un pericoloso avvertimento perché una Nazione in ginocchio o risponde con stoltezza accettando ciò che ritiene inevitabile per inedia o ignavia, o si ribella.

Serve quindi scegliere da che parte stare, dichiararlo con il coraggio delle ragioni e con l’azione pacifica e democratica.Sinistra Italiana di Livorno fin dalla sua nascita ha scelto, le sue radici profonde sono piantate nell’antifascismo e indicano una strada precisa da proseguire. Per noi, l’attesa della Liberazione sarà stimolo per la lotta pacifica in difesa dei diritti di una comunità intera, così come sarà Resistenza quotidiana, non sarà mai resa incondizionata e rinuncia alla pratica della democrazia.

Spesso chi si sente debole può diventare forte se c’è qualcuno che lo prende per mano. Noi ci proveremo, nelle piazze e nelle strade di questa città e di questa provincia, terremo sempre mani aperte e saremo pronti a cercare, ad accogliere quelle di chi crede di non aver la forza di farcela da solo, e celebreremo il nostro 25 aprile ogni giorno dell’anno insieme.

Simona Ghinassi

Coordinatrice Sinistra Italiana – Federazione di Livorno