Lettera di Nicola Fratoianni alle iscritte e agli iscritti di Sinistra Italiana

 

Care compagne e cari compagni,

sento la necessità di scrivervi per provare a fare un punto su ciò che sta accadendo in questi giorni interminabili, in cui c’è molta confusione, ma anche e soprattutto qualche elemento di chiarezza che va considerato per il prosieguo del nostro lavoro.

Abbiamo raggiunto un obiettivo importante, il primo, quello che possiamo definire strategico.

Chi come noi ha fatto tutto il percorso di Sinistra Italiana, fino al congresso dello scorso febbraio, sa bene quanto approfondimento e quanti confronti abbiamo fatto, collettivamente, al fine di provare a dare un nuovo assetto e un nuovo orizzonte alla sinistra politica e sociale nel nostro paese.
Più e più volte abbiamo interpretato insieme i profondi mutamenti che hanno scosso il sistema politico italiano: avevamo chiaro già molto tempo fa che l’unica risposta possibile era quella di prendere atto della fine della stagione del centro-sinistra e lavorare per la creazione di una nuova proposta, un altro polo, alternativo non solo alla destra e al M5S, ma anche a quel Partito Democratico che ha seguito la pericolosa china di quasi tutti i partiti socialdemocratici europei e che ha progressivamente abbandonato la sua vocazione storica, per rivolgere le sue attenzioni all’establishment di questo paese.

Le leggi approvate e ancora oggi rivendicate dal Partito Democratico contengono la cifra culturale di un gruppo dirigente che ha preferito continuare a credere alla bella favola della globalizzazione e delle competizione selvaggia, piuttosto che impegnarsi per tutelare chi dalla crisi e dal neoliberismo ha ottenuto solo ulteriori lacrime e sangue. La reazione a questo disastro sembra essere un vento di destra, nel formarsi del senso comune, prima ancora che negli esiti elettorali. Dobbiamo fermarlo, e per riuscirci serve la costruzione di un punto di vista saldo e privo di ambiguità, che riaffermi i valori di solidarietà, eguaglianza, libertà e ambientalismo che più di qualcuno voleva espellere dal dibattito politico e dalla rappresentanza.

Possiamo dire che ci siamo riusciti: le prossime elezioni politiche italiane vedranno la nascita di un polo alternativo, ampio e competitivo con l’offerta politica esistente, tutta concentrata su quella che Berlusconi agli inizi degli anni ’90 chiamò la “rivoluzione liberale”, in tal modo declinando, un po’ alla Milanese, il liberismo selvaggio che ha impoverito il pianeta, aumentato a dismisura le diseguaglianze e concentrato potere e ricchezza nelle mani di pochi.

Siamo arrivati, condividendo il percorso con preziosi compagni di strada incontrati dapprima al teatro Brancaccio e poi in molte piazze e sale disseminate per tante città d’Italia, lì dove quasi nessuno pensava che saremmo arrivati.
Abbiamo seguito le indicazioni dei nostri iscritti e ho personalmente lavorato giorni e giorni, con un mandato chiaro e netto della Direzione Nazionale del Partito.
E siamo arrivati all’obiettivo attraverso un documento, che formula le caratteristiche di base della nuova proposta in campo e facendolo chiarisce soprattutto la direzione di marcia e la meta da raggiungere. Perché l’unica strada possibile per una Sinistra che voglia tornare ad occuparsi del mondo è quella di confrontarsi sul mondo e sulle vita delle persone.

Per dirla chiara e netta, la discussione che dobbiamo fare in questi giorni è sul profilo della proposta; stiamo definendo dove andare e mi pare che il senso del documento che domenica prossima verrà discusso dalla nostra assemblea nazionale sia un ottimo punto di partenza.
Ciò a cui stiamo dando vita genera parecchia agitazione nei palazzi e nei giornali che raccontano la politica, i quali nei prossimi mesi faranno ogni sforzo per costruire ostacoli e dipingerci sotto la peggiore luce possibile: inventeranno retroscena, semineranno dubbi, allargheranno ogni minima frattura. Il PD, per parte sua, già prova a riproporre la solita trappola tutta tattica del “cambio di premiership”, offrendo la testa di Matteo Renzi, in cambio di qualche forma di accordo.
Non è quello il punto. E forse non è chiaro che non è mai stato quello il punto, perché i problemi delle persone che hanno pagato la crisi e continuano a pagarla non si chiamano Matteo Renzi. I problemi si chiamano povertà, disuguaglianze, mancanza di diritti, mancanza di lavoro, di reddito, di opportunità, scarsa qualità del sistema della formazione, tagli alla sanità, tagli alla tutela dell’ambiente e del territorio, e così via.
Tutte scelte politiche con responsabilità ben precise, dal centro-destra al centro-sinistra, ma su cui non è mai stata prodotta alcun tipo di analisi cruda e vera nel Pd.

A noi tocca avanzare proposte alternative, diverse. Dobbiamo dare forza e sostanza a tutto ciò che abbiamo proposto sui territori in questi mesi. Ed è il lavoro su cui dobbiamo concentrarci.
A partire dall’assemblea del 2 dicembre e dalle assemblee provinciali del 25 e 26 novembre in cui la partecipazione sarà libera.

Adesso è il momento di costruire il programma, di decidere chi rappresenterà questo percorso e anche il nome che avrà, che per quanto mi riguarda, deve contenere in sé il senso più profondo del lavoro che dobbiamo fare. Un passo dietro l’altro, perché non vi è nulla di prestabilito e la complessità del mondo che si raccoglie intorno alla proposta di un polo alternativo a quelli esistenti non permette semplificazioni, slogan, strumentalità.

La lunga crisi della sinistra che abbiamo alle spalle ci chiama invece alla responsabilità, alla capacità di guardare oltre noi stessi, alla necessità di costruire mediazioni che permettano di superare gli scogli facendo passi in avanti, senza innescare le logiche di iper-frammentazione e autolesionismo che molto spesso negli ultimi anni hanno agito nel nostro campo.

Nel lavoro delle prossime settimane abbiamo due compiti fondamentali: da un lato, garantire il massimo della radicalità delle proposte politiche che mettiamo in campo, le quali debbono disegnare quel cambiamento vero e duraturo di cui l’Italia ha bisogno; dall’altro, preoccuparci del massimo della apertura e della partecipazione ai processi decisionali che coinvolgeranno tutte e tutti noi, per produrre una proposta politica innovativa nel metodo, nella forma e nei profili che dovranno incarnarla.

A tal proposito, non mi sfuggono alcune criticità.
A partire dalle difficoltà cui sta andando incontro lo spazio che abbiamo chiamato per semplicità “Brancaccio”, strettamente connesse alle difficoltà dei compagni e delle compagne di Rifondazione Comunista.
Io continuerò a fare tutti gli sforzi possibili per tentare di coinvolgere tutti i soggetti in campo, che avevano e continueranno ad avere le informazioni necessarie per partecipare alle discussioni.

A me il punto pare abbastanza semplice: dobbiamo replicare in Italia ciò che abbiamo fatto tutte e tutti insieme in Sicilia e ciò che già si è fatto e si sta facendo per la tornata di elezioni amministrative. Perché questo lavoro è possibile sui territori e viene precluso a livello nazionale?

Non rassegniamoci. Continuiamo tutte e tutti noi a lavorare testardamente per cercare dialogo e apertura, unità e chiarezza, radicalità e umiltà.

Per fare in modo che la nostra proposta politica sia innanzitutto utile, non a noi, non a un pezzo di gruppo dirigente. Utile al giovane disoccupato e a quello che non ha i soldi per continuare a studiare; utile alla vita di quei 12 milioni che non possono più curarsi; utile a chi non ha un tetto sopra la testa ed è costretto a mettersi nelle mani della criminalità, nelle periferie delle nostre città.
Il documento condiviso su cui discutere è un passo decisivo, come un primo passo decisivo e importante è stato il lavoro fatto nelle scorse settimane in Sicilia. E proprio dalla Sicilia arrivano due certezze: la prima è che c’è un grande spazio politico che senza una nostra proposta, avrebbe ingrossato le fila dell’astensione. La seconda, è che abbiamo da fare molta strada, tanto da lavorare e che non ce la si cava con formule magiche. Servono costanza, chiarezza e lavoro di strada. Tanto lavoro di strada. Ed è quello che faremo.
Ci vediamo domenica 19 novembre.

Vi abbraccio

Nicola Fratoianni