Quando un partito analizza questo mondo, è un buon partito, è @Sinistrait_

Grandi e profonde trasformazioni attraversano questo primo scorcio del Terzo Millennio. Quanto è accaduto nel 2016 nel mondo, in Europa e in Italia, e quanto sta già accadendo in questi giorni così convulsi e tormentati del 2017, ci confermano la forte accelerazione impressa ai processi di cambiamento, nell’economia, nella società e nella politica, che in qualche modo incidono nelle nostre vite individuali, quotidiane, pubbliche e private. Per essere all’altezza delle sfide che questa inedita situazione ci pone, abbiamo bisogno delle migliori energie intellettuali, di una opportuna riflessione collettiva di ampio respiro, di grande partecipazione popolare, e di scelte di campo conseguenti. Potrei sintetizzare così il Congresso di fondazione di Sinistra Italiana a Rimini, al quale ho avuto l’onore di partecipare quale invitato dal coordinamento nazionale.

L’atto di nascita di un nuovo partito, soprattutto della sinistra, non è mai banale. E proprio Livorno e i livornesi, fin dal 1921, conoscono bene questa verità. E a Livorno e ai livornesi mi rivolgo ora per raccontare loro un’esperienza politica, umana, intellettuale e culturale, vissuta a Rimini, dove appunto l’atto di nascita di Sinistra italiana ha fatto perno non certo e non solo sui dolorosi abbandoni, che pure ci sono stati, ma soprattutto su quell’analisi del mondo e della realtà del XXI secolo in cui siamo chiamati a vivere giorno dopo giorno. In che mondo viviamo e di quale sinistra abbiamo bisogno? Questa era la domanda, non banale e permanente che ha attraversato ogni intervento e ogni tentativo di analisi. A partire dalla profonda e ispirata relazione introduttiva di Fabio Mussi. Per finire alla conclusione anch’essa di notevole spessore politico e culturale del nuovo segretario Nicola Fratoianni. Insomma, non può esistere una sinistra senza una serrata analisi dei disastri, e delle opportunità, della globalizzazione planetaria, della scienza, della tecnologia, senza ricadere tuttavia in facili demonizzazioni o inopportune esaltazioni. Né può esistere una sinistra che non sappia riflettere sulle evoluzioni del capitalismo, della produzione e della finanza, e che non ne riepiloghi i drammatici effetti su centinaia di milioni di uomini e donne in tutto il pianeta. E sulla politica, dalla più ravvicinata alla più lontana. In questa analisi serrata, ad esempio, quella sinistra che si è riunita e confrontata a Rimini condivide con papa Francesco l’analisi di uno dei disastri umani più terrificanti dell’umanità del XXI secolo: la desertificazione e la deforestazione di milioni di ettari in Africa e in Asia, per effetto del cambiamento climatico, sono colpevoli della fame e dello spostamento di milioni e milioni di esseri umani dal Sud al Nord del mondo.

Uno spostamento epocale di masse umane che trova nel Mediterraneo il suo punto d’approdo e una speranza di salvezza. È una guerra per la sopravvivenza, che si combatte con armi diverse. Ma sempre guerra è. Ecco perché l’accoglienza dei migranti da quelle aree desertificate e disboscate è di sinistra, e non può essere risolta solo con accorgimenti burocratici decisi a Bruxelles. Papa Francesco, che predica da sempre questa soluzione, e sul tema ha incentrato l’enciclica Laudato sì’, è, come noi, di sinistra? Può darsi. Resta un interlocutore fondamentale della sinistra, perché il suo è uno sguardo sul mondo che ricorda quello che abbiamo avuto in eredità da Zygmunt Bauman: la società contemporanea, scriveva il grande sociologo appena scomparso, produce tante e tante “vite di scarto”, che non sono solo gli homeless che attraversano le strade delle nostre città e vengono ospitati alla Caritas, ma che sono quei giovani precari per sempre, che si suicidano per disperazione; sono quei padri di famiglia della classe media che dopo anni hanno perso il posto, a 50 anni e più, e non trovano un mercato del lavoro pronto a offrirgliene un altro; sono quei lavoratori autonomi che hanno dovuto chiudere bottega per effetto della crisi economica e dell’avanzare della grande distribuzione organizzata, o per effetto del mutamento tecnologico.

Migrazioni, vite di scarto, lavoro che cambia e che talvolta uccide: quando un partito politico analizza questo mondo, s’interroga in profondità su di esso, elabora strategie programmatiche per immaginare soluzioni, è un buon Partito. Di sinistra. Anzi, della Sinistra italiana.

Giulio Cesare Ricci

giuliocesarericci

foto di Giacomo Bazzi 

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