Nuovo ospedale, la pietra miliare di Rossi su Livorno



Se qualcuno aveva dimenticato il peso del piede del PD, sta assaggiando il ritorno dei redivivi in tutto il loro splendore.

Mancava la posa di una pietra miliare importante: il progetto per il nuovo Ospedale di Livorno.

C’è chi dice: “E’ tornato il PD, fateci lavorare adesso.”

Come se oltre 5 anni di battaglie e un referendum punitivo per l’attuale Governo tornato in carica in città non avessero avuto peso e sostanza.

Con la nuova maggioranza PD e affini in Comune, il Presidente Enrico Rossi rimette in gioco l’accordo di programma sottoscritto con l’amministrazione di Livorno, quell’accordo che poco prima delle elezioni amministrative lo stesso Rossi aveva stoppato con la Giunta Nogarin, fiducioso di avere nell’immediato futuro un’autostrada davanti a se: carta bianca e mano libera, senza sorprese sgradite nell’approvazione muta delle sue volontà.

Un lascito scomodo per l’attuale Sindaco Salvetti, laconico nell’accogliere più un diktat che una proposta.

Ma è poca cosa davvero. 

Superata l’ipotesi del nuovo ospedale a Montenero e raccolta l’idea di ricostruirlo all’interno dell’attuale area in viale Alfieri, localizzazione che anche Sinistra Italiana aveva difeso, pare che per il PD, il potere del mattone sia molto più appassionante del reale bisogno di sanità diffusa che servirebbe alla città, in relazione a bisogni profondamente mutati e alla scarsità di servizi che mettono a durissima prova l’attesa e lo stato di salute dei cittadini.

Servirebbe capire che un ospedale va progettato anche in funzione dei suoi distaccamenti sul territorio cittadino per dirottare servizi e garantire capillarità di assistenza pubblica.

Per altro non c’è menzione del ruolo del nosocomio livornese inserito nell’area vasta così come del rapporto di interscambio sanitario e specialistico con il Cisanello di Pisa così come con altre realtà limitrofe.

Non capire questo significa ragionare per comparti stagni e inevitabilmente commettere errori rispetto a dimensioni progettuali, organicità e capacità di risposta dei servizi di cura rispetto alle necessità reali, ed è cosa indispensabile, mai trascurabile durante la progettazione di un ospedale di nuova generazione.

Sinistra Italiana rimanda agli appelli portati negli ultimi anni alla richiesta di una sanità diffusa nel territorio con il ripristino di tutti i distretti e delle case della salute con un maggior numero di posti letto e ambulatori specialistici.

Ciò favorirebbe una forte contrazione dei tempi nelle liste di attesa, una riduzione dei ticket, un rapporto di collaborazione e supporto continuo con l’ospedale di Cisanello, chiaro e non subalterno.
Efficentare la sanità pubblica e aumentare qualità e quantità dei servizi di cura dovrebbe essere l’obiettivo principale. La domanda che continuiamo a porci è se coincida con l’obiettivo del Presidente Rossi, perché così non ci pare, anche in relazione alla tipologia di finanziamento portata, davvero nebulosa nella capacità di garanzia per il rientro entro il 2026 dei capitali investiti per realizzare l’operazione.

Rispetto alla tempistica di costruzione previstia i nostri dubbi si moltiplicano così come si moltiplicano le attese per avere una struttura funzionante ed efficace in tempi brevi. Sembra quasi che si chieda ancora ai cittadini di pazientare, ma la salute non può attendere per chi può accedere al solo servizio pubblico in emergenza così come nella quotidianità.

Il finanziamento di 280 milioni di euro promessi dal Presidente Rossi tempo fa, ci sono ancora, ma l’ASL deve restituirli attraverso la vendita di alcuni immobili di sua proprietà che sono sul mercato da molto tempo e risultano ancora invenduti.

In altre parole, esiste un vincolo che lega, nell’assoluta incertezza, i ricavi alla realizzazione dell’opera, senza contare che ammesso e non concesso che venga venduto il patrimonio messo sul mercato, la cifra ottenuta raggiunga il budget previsto di 280 milioni di euro previsti per coprire i costi di realizzazione del nuovo ospedale. Non accetteremo invenzioni su finanziamenti con fidejussioni incerte a zero garanzie.

Restano poi aperte troppe domande rispetto al progetto complessivo del nuovo ospedale in relazione alle delle aree limitrofe di viale Alfieri.

La nostra parola d’ordine è quella di evitare consumo di suolo pubblico e nella fattispecie ci preme dissentire sulla possibilità di un ampliamento nell’area dell’ex parterre perchè si tratta dell’unico polmone verde della zona, un parco storico vissuto quotidianamente dai livornesi, che ha funzione ancor più importante per l’utile filtro di separazione dall’area ospedaliera.
Concordiamo sulla costruzione del blocco principale così come descritto, ma c’è da chiedersi che cosa ne sarà dell’attuale pronto soccorso, costruito non molti anni fa con ingenti carichi economici di spesa, prospettando lo spostare delle RSA Villa Serena e il Pascoli all’interno di viale Alfieri, noi non crediamo che l’adeguamento funzionale e strutturale dei vecchi padiglioni abbia costi inferiori rispetto alla ristrutturazione degli edifici attuali che ospitano le due RSA, e nel caso c’è da chiedersi cosa accadrà delle due strutture con il loro spostamento. Così come, la demolizione del padiglione 9 dove obbligherà il trasferimento dei degenti?

Programmare un intervento comporta risposte che oggi non cogliamo e andrebbero partecipate e discusse con i cittadini che non posso accettare tutto e il contrario di tutto quando si tratta della loro salute: serve essere chiari su quale sia la destinazione e la vocazione di un luogo importante come lo è un ospedale.

Al di là degli annunci roboanti, le Istituzioni dovrebbero portare garanzie e non incertezze perchè sulla salute dei cittadini non si può giocare.

Sinistra Italiana – Coordinamento Circolo Territoriale Livorno Collesalvetti

 

 

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