Non è più tempo di derby fra Pisa e Livorno

 

E’ un dato assodato che i Comuni dell’area della costa sono in crisi da anni,
hanno un PIL inferiore del 10% rispetto al resto della Toscana, in particolare riguardo alle percentuali della ben più ricca e servita Piana fiorentina. Merito della vicinanza a Firenze caput mundi, dove tutto si decide, si modifica e si controlla? Avere una Regione che si muove a più velocità è un problema per noi, ma evidentemente non per qualcun altro e le baruffe fra Comuni aiutano Firenze a restare tranquillamente a guardare.
L’area di Livorno e Pisa rappresenta nel suo insieme un nodo logistico strategico (porto, aeroporto interporto) con un territorio punteggiato da importanti realtà industriali, con la presenza di una delle università più importanti di questo Paese, fucina di menti e progetti che hanno prodotto una classe dirigente eccelsa che va ben al di là del nome che porta ‘Normale’. Il bacino di conoscenza intellettuale e la portata di un know how di altissimo livello scientifico potrebbero essere messi a sistema e ridistribuire sviluppo, ma questo accade troppo poco, in vari settori, anche in quelli che dovrebbero erogare servizi alla collettività e andrebbero integrati una sana competizione è positiva ma qui la diatriba è ostentata e alimentata continuamente.
L’assurda guerra tra Comuni, quasi si trattasse di tifoseria calcistica, trasferisce le vecchie ruggini sul piano delle modalità di sviluppo che invece dovrebbero essere integrate per costruire un patto di solidarietà comune per il rilancio complessivo dell’area costiera della Toscana.
Abbiamo letto sul Tirreno di ieri, la posizione di un consigliere di maggioranza del Comune di Pisa, che rinforza le dichiarazioni del Sindaco leghista Conti contro la costruzione della Darsena Europa e al danno che creerebbe a nord dello Scolmatore con l’ampliamento a mare del porto di Livorno.
La realizzazione di tale infrastruttura secondo il primo cittadino di Pisa, andrebbe a danneggiare il litorale di Tirrenia e il suo appeal turistico. L’annosa polemica mai spenta anche quando le due giunte erano dello stesso colore si rinfocola così e si tratta di un vero e proprio atto politico di guerra, cieco e sordo a qualsiasi patto territoriale per la salvezza di un’area vasta ridotta al lumicino.
Riteniamo da sempre che il porto di Livorno per sua vocazione non sia mai stato solo dei Livornesi ma una porta di accesso ad un sistema di sviluppo che valica i confini regionali distribuendo ricchezza a tutto il Paese.
Vanno certamente rimarcate le ricadute occupazionali del progetto che con l’aumento del numero degli addetti non sanerebbe completamente il problema della disoccupazione, ma darebbe il respiro di un aumento generale che vale 0,1 un punto di PIL sul bilancio regionale per riagganciare un percorso in crescita e sovvertire un declino che in dieci anni ha bruciato in Toscana investimenti pubblici e privati per un valore di 70 miliardi di spesa.
Bisogna di sicuro scegliere se adeguare il porto di Livorno ai nuovi scenari mondiale del trasporto navale con banchine e fondali non sottodimensionati ed infrastrutture che rispondano alle domande attuali e future del trasporto navale, o lasciare che Livorno e le pretese si fermino alla dimensione “porticciolo”. Credere che le ricadute di sviluppo minimale del porto non tocchino le dinamiche di ciò che accade oltre i confini comunali è un atteggiamento incomprensibile e ingeneroso nei confronti di tutti i cittadini, non solo dell’area costiera, ma regionale.
Crediamo che sia necessario, per dare forza e sostanza al progetto Darsena Europa, prima di tutto chiarire definitivamente, dopo ciò che la cronaca ci ha restituito nei mesi scorsi, come modificare equilibri e soprattutto sanare squilibri esistenti nella guerra interna al porto di Livorno fra chi decide perchè possiede l’autorità per farlo con mandato dello Stato e chi ritiene di avere in tasca il monopolio solo per pretesa di superiorità economica. Subito dopo sarebbe indispensabile avviare una interlocuzione che vada oltre il colore delle Giunte, senza pretese di autoconservazione e campanilismo.
Nessuna campagna elettorale può giustificare l’empasse di un territorio vasto e in crisi come quello costiero. La solidarietà e la mutualità nello sviluppo fra territori affini e limitrofi è l’unica chiave di salvezza che può riportare la Regione a marciare ad un’unica velocità.
 
Coordinamento Circolo Territoriale SI Livorno Collesalvetti
 

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