No alla chiusura della RSA Pascoli

 

A leggere la cronaca torna alla mente il titolo di un film famoso ‘Non è un paese per vecchi’.

E non è facile fare dell’ironia.

Livorno, come del resto questo Paese, per molti aspetti non solo anagrafici, invecchia e sta morendo sotto il peso di una rinuncia ad essere un paese civile dove i diritti costituzionali delle persone possono contare ancora qualcosa.

La questione delle RSA Pascoli e Villa Serena, fa parte di uno scenario che ha radici lontane e oggi emerge con tutta la sua potenza, guarda caso in un frangente particolare aiutato da due coincidenze non proprio fortuite: i limiti di una struttura al collasso e una campagna elettorale già partita senza esclusione di colpi. Chi governa la città in modo timido, non scegliendo nell’immediato, raccoglie i ceffoni più corposi mentre ci sarebbe invece da rispondere con la stessa moneta a chi una scelta precisa l’ha fatta molti anni fa e agisce avendo sulle spalle il dolo di un errore che solo tardivamente è stato corretto e a farne le spese oggi sono gli ospiti e i lavoratori del Pascoli e di Villa Serena.

Quella scelta scellerata sul progetto dell’ospedale di Montenero, ha tenuto ingessata colpevolmente ogni decisione radicale nel merito.

Fino al 2014 non è stata cambiata nemmeno una lampadina perché la struttura sarebbe stata accorpata al nuovo ospedale come da programma, poi, il taglio colpevole degli investimenti ha ridotto al minimo gli interventi, troppo poco per sanare un disastro annunciato.

Una decisione sbagliata e incomprensibile, perseguita con pervicacia cieca ha un nome preciso, che nessuno nomina e a quel nome andrebbe chiesto conto di ciò che la realtà ci consegna oggi. Ma va aggiunto a quel nome quello di chi governa questa Regione e prima ancora decideva come e cosa muovere, schiacciando il ruolo pubblico e cavalcando il paradosso della convenienza del privato in sanità.

L’errore grave dell’amministrazione a 5 stelle è stato quello di non forzare su tutte le scelte antecedenti al 2014. Un cambio di passo, come auspicato e promesso col risultato delle elezioni, era necessario per dare seguito e corpo ad un cambiamento urlato, ma purtroppo solo a tratti praticato.

Ma bando alla filosofia, qui c’è in gioco la vita delle persone, anzi la fase più delicata della loro vita, senza nulla voler togliere al ruolo dei lavoratori, che sono ancora più importanti per il compito difficile di cura e gestione di un problema troppo spesso trascurato e marginalizzato oggi.

Ciò che preoccupa è non vedere una soluzione immediata, una risposta efficace ed alternativa che risponda ad un bisogno vitale per una città che invecchia ed è destinato ad invecchiare sempre di più.

Il taglio di risorse sulla spesa corrente che affama una città e lega le mani all’amministrazione che la governa, sappiamo che è il motivo predominante che obbliga a fare scelte impopolari, ma crediamo che valga la pena ancora una volta forzare, interpretare il conflitto sociale in atto e tradurlo con una scelta coraggiosa. L’amministrazione comunale di Napoli l’ha fatto rompendo il patto di stabilità per emergenza sociale in una città che come la nostra, era ed è travolta da una crisi strutturale disastrosa, quindi si può e si deve forzare.

Non è facile dirlo nemmeno per chi sta fuori dalla stanza dei bottoni, ma crediamo che sia indispensabile almeno provarci.

La vita e la dignità non possono aspettare, lo meritano i cittadini e lo merita questa città che non può arrendersi.

Andrea Cionini

Coordinatore Circolo Territoriale SI Livorno Collesalvetti

Simona Ghinassi

Coordinatrice Sinistra Italiana – Federazione di Livorno

 

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