#Livorno la Sinistra dove fu il PCI e dove si unirà per vincere @Sinistrait_

sabato 5 marzo 2016 Il Tirreno articolo di Juna Goti

La Sinistra dove fu il PCI. “Da Livorno il no a Renzi”
I fuoriusciti dal Pd e gli esponenti di Sei lanciano il nuovo soggetto politico il congresso fondativo a dicembre nella città simbolo del partito comunista

Quando ripetono che «la mutazione genetica» di Renzi non ha lasciato «più nulla di sinistra nel Pd» e che «si deve ricostruire una casa della sinistra in Italia», nel capannone del circolo Arci Di Sorco, nello storico rione livornese di San Jacopo, scatta l’applauso. Dietro al microfono ci sono l’ exPdAlfredo D’Attorre, deputato di Sinistra italiana, e Simone Oggionni, membro del coordinamento nazionale di Sel, tra i promotori di Si. Davanti una cinquantina di facce: per lo più vendoliani, ma anche ex Pd e volti di Rifondazione. Un pezzo della Livorn o che è stata il fortino del Pci, del Pds, dei Ds, del Pd e che da due anni è la roccaforte dei Cinque Stelle.

Sinistra italiana prova a infilarsi nella ferita che sanguina. E dopo la sfida lanciata a Renzi da Cosmopolitica, D’Attorre & Co potrebbero provare a ingranare la marcia proprio da Livorno: il coordinamento locale ha proposto la città dei Quattro Mori per ospitare il congresso fondativo in programma a inizio dicembre.

Il volto dei vendoliani livornesi, Andrea Ghilarducci, nel coordinamento di Si insieme a Donatella Becattini e ad altri, conferma senza girarci intorno: «Abbiamo fatto ufficialmente questa proposta al coordinamento nazionale. La sinistra potrebbe riunirsi là dove si divise tanti anni fa, ci stiamo lavorando». E tra i presenti, ricordando la scissione del 1921, c’è già chi mormora che l’appuntamento potrebbe essere dal 2 al 4 dicembre al teatro Goldoni.

Ghilarducci, a margine, ripete come un mantra le parole che poco prima ha affidato al microfono il trentenne Oggionni: «Vogliamo ricostruire una forza di sinistra, che sia la quarta offerta politica del Paese, alternativa a Renzi, Grillo, Salvini». All’incontro, moderato dal direttore del Tirreno, Omar Monestier, D’Attorre tira calci al Pd: «Ha fallito», dice. Ha fallito, vittima di un «processo di radicale stravolgimento della sua politica culturale e istituzionale» che lo ha portato verso politiche «di destra». Il parlamentare critica la scelta di ricorrere alla fiducia sulle unioni civili, ripete che «sul lavoro il governo ha tradotto in riforma i desiderata di Confindustria», critica le mosse su scuola e Rai. Non le manda a dire neppure al governatore della Toscana, Enrico Rossi, che si è candidato a sfidare Renzi al congresso Pd: fare una «battaglia da dentro», dice, «è impossibile», «il partito è diventato la cassa di risonanza di Palazzo Chigi» e il «mitologico congresso del Pd non esiste: sorprende Rossi che ha detto che il Jobs Act andava bene e ora vuole essere un’alternativa. Per cosa? Vanità personale?».

Il chiodo fisso è: «Ricostruire una casa della sinistra in Italia». Con D’Attorre che promette che Sinistra italiana non vuole essere «l’ennesima riedizione di Prc o Sel», o una «sinistra di élite» che alla fine non governa mai, ma «una forza utile e vitale della democrazia, di massa, che stia dalla parte della Costituzione, del lavoro e dei diritti sociali». Ma forse la sfida più grande sta proprio qui: dimostrare di non essere un nostalgico revival o una fredda somma di altre forze che poi alla fine restano sempre minoranza.

In sala scorrono le immagini di Berlinguer, del partigiano livorese Benifei, della Grecia di Tsipras. Uno dei due invitati di spicco, Oggionni, è poco più che trentenne, ma nella sala, che a poco a poco si riempie, di giovani se ne vedono davvero pochi. «Non dobbiamo costruire un partito che sia un collage di qualcos’altro – è la raccomandazione di Oggionni – ma riaffermare una presenza che riesca a riconciliare la sinistra con la sua gente, contro una sinistra che è evaporata dai cuori delle persone. Livorno è l’emblema di tutto questo…».

La Livorno dove il Pd, nell’ultimo anno, ha perso quasi 500 tessere: in città oggi gli iscritti sono 1247, 2419 in tutta la federazione. «Quando mene sono andato eravamo 3.ß0O…», borbotta Maurizio Paolini, ex dirigente Pd, uno di quelli che organizzavano le Feste dell’ Unità e le campagne elettorali. Ieri c’era anche lui. «Sono un uomo di sinistra a disposizione della sinistra, sono curioso di vedere cosa accadrà…», ripete. In ultima fila ascolta in silenzio anche Bruno Picchi, exvicesindaco della giunta Cosimi: «Sono qui da spettatore», taglia corto. Intorno soprattutto vendoliani e anche pezzi della Cgil, area pensionati: «Almeno voi – dice uno di loro, Roberto Terreni-fermerete l’attacco contro il sindacato?».

Il Tirreno 5 marzo

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