Contributo alla discussione di Sinistra Italiana per l’Assemblea Nazionale del 6 luglio 2019

 

Contributo alla discussione di Sinistra Italiana
per l’Assemblea Nazionale del 6 luglio 2019
 
Contributo alla discussione di Sinistra Italiana per l’Assemblea Nazionale
del 6 luglio 2019
 
Il ruolo di Sinistra Italiana
 
A distanza di un mese dal disastro elettorale delle elezioni europee non è ancora stata messa in campo una risposta delle sinistre adeguata alla fase.
La Lega è primo partito senza competitori e assorbe i voti di quelle forze fasciste e razziste che hanno fatto il lavoro sporco sui territori. Il “voto utile” al PD, pur avendo prosciugato i voti alla sinistra, ha dimostrato tutta la sua insufficienza nel contrastare la vittoria della lega. Il dato politico è che la Lega, al 34%, è primo partito con un distacco di 12 punti: il Pd vince la gara tra secondo e terzo grazie al crollo dei 5 stelle, il centro destra è al 50%, più del doppio del PD. I verdi italiani, che puntavano sull’ondata globale di impegno sul clima, non risultano essere un riferimento per queste battaglie sia per un impegno tradizionale della sinistra italiana su questi temi sia perché i verdi italiani hanno tradizionalmente omesso di coniugare l’ambientalismo alla critica alle politiche neoliberiste e alle trasformazioni economiche, produttive e nel welfare. La Sinistra è a percentuali irrisorie. Il tutto con un’astensione al 44% che ridimensiona i risultati di tutte le forze in campo. L’onda nera aveva incontrato prime reazioni nella società ma continua a dominare il campo. È necessaria un’attenta analisi di questo voto ma è anche necessaria un’iniziativa.
La prima domanda che dobbiamo porci dopo la sconfitta elettorale è a cosa possa servire Sinistra Italiana, quale sia il compito per il quale impegnarsi. Sinistra Italiana deve investire le proprie risorse per aggregare nel Paese un’alternativa credibile alle destre, lavorare per la costruzione di processi unitari che favoriscano la confluenza delle sinistre sociali e politiche e contribuire a un processo di profonda rifondazione politica e culturale, di trasformazione di linguaggi e forme di relazione tra società e politica. C’è dunque un lavoro di lungo periodo di ricostruzione di una soggettività politica, un lavoro di definizione di una proposta politica e un’urgenza immediata di opposizione al governo e di contrasto delle destre nella società. In merito a questo Sinistra Italiana deve innanzitutto porsi la domanda chi e cosa vuole rappresentare.
Le dimissioni della Segreteria Nazionale e l’avvio del percorso congressuale chiedono un’assunzione di responsabilità collettiva e un confronto di merito tra noi: non possono determinare la paralisi della nostra iniziativa e la sospensione dell’interlocuzione con le forze politiche e sociali per costruire l’opposizione e i processi politici che indichiamo. L’assenza di iniziativa o il frettoloso disimpegno da percorsi più larghi avviati non sono assenza di scelta ma già una scelta.
L’obiettivo di costruire un’alternativa tra politiche neoliberiste e nazionalismi xenofobi non si limitava all’ipotesi di “occupare un terzo spazio”. Serve ancora questa alternativa? Un quarto polo esce sconfitto dal voto e la lista La Sinistra non rappresenta, così com’è, il riferimento di un polo politico-elettorale. Rimane, tuttavia, la necessità di un’alternativa che per essere credibile deve distinguersi dalle politiche che hanno aperto la strada alle destre e spinto molti verso l’astensione o il voto ai 5 stelle, quando non alla Lega. Dobbiamo ascoltare la spinta che ha portato molti nostri elettori a scegliere il “voto utile” contro il pericolo delle destre, ma dovremo anche metterne in discussione l’esito. Anche in una parte del voto al PD, dunque, c’è una domanda di alternativa rimasta disattesa. Già in queste settimane il PD non è stato conseguente al mandato di chi ha votato, ad esempio, per Bartolo.
 
Quale argine efficace a contrastare le destre?
È necessario costruire un’iniziativa nella società e nelle istituzioni in grado di contrastare la crescita delle destre. Non si tratta di dividerci sulla valutazione della gravità del pericolo rappresentato dalle destre. Il tema è quale sia la risposta efficace. Un fronte indistinto “anti barbari”, che accomuni l’establishment, chi ha governato in Italia e in Europa e chi si è opposto a quelle politiche sarebbe adeguato ed efficace a contrastare le destre?
In Europa no, ma ancor meno in Italia. In un contesto con la destra tra il 40 e il 50%, con il 46 % di astenuti e con un M5 stelle che, nonostante il crollo, resta al 17 %, sommare lo 0,8 % della sinistra al 22% del PD non produce un argine efficace capace di competere con le destre.
Ma non è solo questione numerica: proprio perché riteniamo urgente contrastare le destre consideriamo necessario contrapporre ad esse un’alternativa antiliberista credibile, in netta discontinuità con le politiche economiche e sociali che hanno alimentato le spinte populiste. Proporre un pensiero alternativo alle due forme di liberismo, quella reazionaria della destra e quella dal volto caritatevole delle sinistre moderate.
Se per battere le destre è necessario superare ogni “resistenza identitaria”, perché non impegnarsi anche a rompere l’alleanza tra Lega e 5 Stelle e interloquire con le tante contraddizioni che si aprono nell’elettorato e nella stessa rappresentanza parlamentare di questi ultimi?
Se, inoltre, la vittoria della destra si fonda sulla “conquista” della società, del senso comune, non bastano aggregazioni elettorali le cui risposte non sono all’altezza della crisi e della sfida in campo.
 
Un pensiero radicale per un’alternativa politica, culturale e sociale
La sinistra è ridotta ai minimi storici. Ogni proposta rischia di apparire velleitaria e condannata alla marginalità. Ciò non ci esime dall’onere di una proposta e non legittima la semplice rinuncia per “impraticabilità del campo”. Il pessimo risultato elettorale e il clima che dilaga nel Paese rischiano di produrre due reazioni speculari: la scelta di ripiego verso chi appare come il “meno peggio”, o l’abbandono della battaglia politica in favore di un consolatorio impegno sociale. Noi crediamo siano due derive sbagliate che impoverirebbero tutti e tutte pregiudicando un’alternativa politica, culturale e sociale alle destre proprio quando è più necessaria.
Bisogna reagire alla depressione e allo sconforto e ribaltare il “trauma”, trasformandolo in occasione per l’innovazione, la rottura dell’autoreferenzialità della sinistra politica e lo stimolo per coinvolgere attivamente chi vede il pericolo delle destre e sente la necessità di una risposta. La drammaticità della situazione può essere la leva per vincere resistenze autoconservative e superare pigrizie e presunzioni di autosufficienza. Dopo il risultato elettorale serve una risposta che per radicalità sia all’altezza della drammaticità della situazione e dei risultati della sinistra.
Serve una proposta programmatica ma anche una nuova cultura politica capaci di rappresentare un’alternativa a un’ideologia che ha rappresentato come “naturale” il funzionamento del mercato, la crescita delle disuguaglianze e la polarizzazione della ricchezza e ha posto in alternativa lavoro e ambiente, giovani e anziani, nativi e migranti, precari e lavoratori “stabili”, diritti e innovazione.
 
“La Sinistra” come punto di partenza per un’aggregazione più larga
La lista “La Sinistra” non va archiviata ma non può essere l’approdo o il perimetro in cui ci chiudiamo. Partiamo dal suo valore e dai suoi limiti. Ha correttamente proposto una prospettiva alternativa alle politiche delle “sinistre moderate” e delle grandi coalizioni responsabili delle politiche che hanno aggravato la crisi e aperto la strada alle destre senza però la necessaria capacità di innovazione programmatica. È stata promossa tardivamente, con un percorso di mero accordo tra soggetti politici, senza una discussione pubblica su proposte programmatiche, candidature e profilo dell’iniziativa. Senza spiegare le ragioni del fallimento di precedenti proposte e senza la capacità di rendere credibile l’aggregazione tra forze presentatesi divise e in competizione negli scorsi appuntamenti. Ha pesato la rottura di Leu, il mancato coinvolgimento di Diem 25, di Dema e Possibile, con cui va ripreso da subito un confronto. Soprattutto va riaperta una relazione con esperienze associative, competenze, intellettualità, campagne, riviste, reti, che oggi prefigurano la pluralità di culture, strumenti, obiettivi e pratiche da mettere in campo per ricostruire una proposta non solo programmatica ma culturale e politica.
L’ennesima chiusura di un processo politico aggregativo, peraltro in assenza di una motivazione valida e di una proposta alternativa adeguata, sarebbe un errore.
Al tempo stesso la lista non è un perimetro chiuso: serve un’aggregazione molto più larga, il cui profilo non può essere risolto dall’appartenenza a una delle “famiglie europee”, che non sono riferimento sufficiente a conferire un’identità, sia perché in crisi e divise al loro interno, sia perché nessuna appare autosufficiente per rispondere alla crisi europea.
È evidente la necessità di mettere in relazione le differenti esperienze ambientaliste con le differenti sinistre europee, ma non solo: serve la costruzione di una “soggettività politica europea” in grado mettere tra loro in relazione diritti, progetti e conflitti. Va fatto tenendo conto che a una diffusa retorica ambientalista non corrisponde una critica del sistema liberista che pone la logica di profitto al di sopra della salute e dei diritti dei lavoratori, degli equilibri ambientali né una critica al modello della crescita quantitativa e indiscriminata di merci e alla neutralità della tecnologia..
Sarebbe un errore attardarsi in una valutazione recriminatoria del fallimento dei vari tentativi di aggregazione politica di questi ultimi anni, a partire dalla fondazione di Sinistra Italiana, ma questa valutazione non può essere rimossa. Era giusto, di fronte all’uscita dal PD di una parte significativa del suo gruppo dirigente, lavorare per un’aggregazione a sinistra che valorizzasse quella rottura? Indubbiamente sì. Era opportuno prefigurare la trasformazione della proposta elettorale di LEU in un partito senza un confronto politico programmatico e strategico? Evidentemente no. E così è stato un errore la conduzione di quella campagna elettorale subendo le continue forzature di molti esponenti di Mdp su elementi programmatici e politici o su scelte come il sostegno alla candidatura Zingaretti nel Lazio. La costruzione di un nuovo soggetto politico unitario della sinistra non è un processo che si può improvvisare o che può nascere da una mera alleanza elettorale, senza un confronto profondo e partecipato. La ricerca di scorciatoie produce solo lacerazioni. Allo stesso modo, sarebbe stato comprensibile sottrarsi all’appello lanciato dal Sindaco di Napoli per una proposta politica che sfidasse le destre tentando una connessione tra sinistre, movimenti civici e “populismi progressisti”? Crediamo di no. Ma anche in quel caso il confronto è rimasto imprigionato nei “tavoli”, occultando una battaglia politica trasparente su profilo e contenuti, riducendo a macchiettistiche beghe tra gruppi dirigenti, una rottura avvenuta invece su un nodo politico dirimente come l’Europa. La gestione di questi processi ha mostrato un eccesso di tatticismo e un’incapacità di coinvolgimento del corpo del partito non solo nella discussione ma nell’essere protagonista dei processi politici. Un limite da superare drasticamente.
Proposta politica e aggregazione di una sinistra autonoma.
Troppo spesso la nostra discussione pare iniziare e concludersi con la domanda su come ci presenteremo alle prossime elezioni. Non serve una discussione che parta dalle alleanze e dai posizionamenti. Sarebbe un errore sia scegliere a priori una collocazione ancillare al PD, sia negare qualunque possibilità di coalizione più ampia del perimetro della sinistra esistente.
È piuttosto necessario costruire una proposta politica e un’aggregazione della sinistra autonoma, con un proprio profilo programmatico socialista e antiliberista, fondato sull’elaborazione e la pratica del femminismo e dell’ambientalismo e con una propria ipotesi strategica. Se un soggetto ha chiarezza di proposta e di prospettiva potrà anche scegliere, di volta in volta, alleanze elettorali diverse. Ma se le scelte elettorali rivelano sistematicamente una collocazione strategica incerta e irrisolta, ne incrinano la credibilità e generano lacerazioni e divisioni. La costruzione di coalizioni più larghe o civiche è significativa se basata su processi di coinvolgimento della società e modelli partecipativi innovativi e su una nettezza programmatica in forte discontinuità con i limiti di esperienze di governo precedenti.
 
Costruire l’opposizione e riconnettersi con le mobilitazioni
Prima dei prossimi appuntamenti elettorali, bisogna pensare alla necessaria opposizione nel Paese e nel Parlamento, oggi. A partire dai decreti sicurezza che criminalizzano la solidarietà, imbavagliano l’opposizione sociale e istituzionalizzano la discriminazione xenofoba. Le politiche di austerity, con la riproposizione cieca dei dogmi monetaristi, hanno aggravato la crisi, accresciuto le disparità e determinato la rottura delle reti sociali, svuotando di significato le istanze democratiche e generando solitudine sociale. Oggi è necessario affrontare le conseguenze delle politiche neoliberiste condivise dalle sinistre moderate, per fronteggiare la potenzialità distruttiva dell’attuale modello di sviluppo, offrendo un’alternativa ai populismi di destra al governo.
Lasciare che l’unica opposizione in campo sia quella rappresentata finora dal PD, basata sulla difesa dell’ortodossia alle regole dell’austerity, sarebbe un regalo alle destre. Serve un’agenda per l’opposizione: autonomia regionale differenziata, politiche migratorie, debito e rapporti con l’Europa, precarizzazione del lavoro, pensioni, tagli a scuola e università, beni comuni e giustizia fiscale, politiche migratorie, debito e rapporti con l’Europa, politiche per pace e difesa, politiche ecologiche modello energetico,modelli commerciali e finanziari internazionali…ma non basta elencare temi e movimenti: è necessario anche ripensare la nostra capacità di interlocuzione con la società e investire risorse ed energie nel contribuire a mobilitazioni e percorsi unitari. Su questo è necessario mettere in cantiere occasioni di riflessione, sedi di confronto e incontro con esperienze sociale e competenze.
Non partiamo da zero.
Il gravissimo risultato de La sinistra e l’affermazione delle destre avviene in un contesto dove, dopo mesi di afasia e difficoltà, crescono nella società mobilitazioni che non disegnano solo una “resistenza” ma possono essere riferimento per un’alternativa strategica di programmi e culture. Innanzitutto il movimento femminista internazionale che dagli Stati Uniti alla Polonia a Verona, ingaggia un conflitto con l’ideologia delle destre assumendo la sfida sul terreno delle paure, della solitudine sociale, delle domande di senso, ripartendo dalla libertà delle donne. Contrapporre ancora oggi diritti civili e diritti sociali vuol dire non riconoscere l’intersezione tra diversi sistemi di potere e oppressione, ma soprattutto non cogliere la natura della crescita delle destre che fondano il proprio consenso sulla chiusura egoistica della società, nuove gerarchie e ostilità alle differenze.
La nuova stagione della CGIL, ancora fragile e incerta, non vede solo una posizione più determinata sul piano programmatico ma almeno tre elementi: il nodo della partecipazione, il rapporto con i nuovi lavori precari, una nuova idea di confederalità che si rivolge alla società e ai conflitti che in essa si sviluppano e non alla concertazione istituzionale per legittimare una nuova rappresentatività del sindacato.
Il tema dei cambiamenti climatici non è una moda ma il discrimine tra un modello di sviluppo che persevera nella distruzione delle risorse, rapina del sud, sfruttamento del lavoro e crescita quantitativa di merci: bisogna superare il ricatto che contrappone lavoro e ambiente ma per farlo non basta evocare un green new deal: è necessario recuperare la ricchissima elaborazione dell’ambientalismo scientifico italiano.
La mobilitazione antirazzista non è un elemento di resistenza o la mera contrapposizione di buoni sentimenti a una società incattivita: la mobilitazione antirazzista deve e può offrire un’alternativa politica all’inseguimento opportunistico della rabbia, del risentimento sociale. Dobbiamo investire le nostre risorse per far uscire questa mobilitazione dall’episodicità e dalla frammentazione che ne limitano l’efficacia.
Sarebbe necessario ripartire da queste pratiche e culture per ricostruire un senso condiviso e innovativo, in grado di prefigurare un’idea di società e una prospettiva di uscita dalla crisi. Ma anche metterle tra loro in relazione per coglierne i nessi. Non basta assumerle, né riassumerne i contenuti in un programma: è necessario ripensare forme del nostro modo di essere per essere capaci di intendere la pratica politica in un partito in effettiva relazione con queste pratiche.
In questo sforzo non partiamo da zero. Rileggiamo gli ultimi 20 anni e ritroviamo passaggi condivisi a cui fare riferimento per recuperare un filo sul merito seppur frammentato: dal movimento contro la guerra, al movimento altermondialista e i social forum, dal referendum sull’acqua pubblica 2011, alla difesa dell’art. 18, alla mobilitazione “non una di meno”, alla difesa della scuola pubblica… Per assumere un ruolo adeguato di sollecitazione, partecipazione e ricostruzione di fiducia dobbiamo mutare profondamente il nostro modo di essere, di discutere, di decidere, le relazioni con la società e con le diverse soggettività politiche e sociali. Le iniziative che abbiamo messo in campo, da human factor alla piattaforma commo, a cosmopolitica, indicano parzialmente una esigenza mai veramente praticata e hanno finito col negare i propri obiettivi. Va costruito un rapporto non occasionale con elaborazioni, intelligenze e pratiche sociali, forme di partecipazione strutturate che contribuiscono a ridefinire una proposta alternativa di società.
 
Una discussione esplicita e libera per ricostruire un progetto condiviso
Sinistra Italiana è giunta all’appuntamento elettorale lacerata, demotivata e senza una prospettiva condivisa. Va ricostruito un gruppo dirigente più largo, plurale e inclusivo; vanno riconosciute e riparate ferite nella nostra vita comune; va drasticamente superato il riferimento alle componenti che hanno contribuito alla sua nascita e che oggi non hanno più alcuna ragione di essere, mentre esistono differenze di analisi, di proposta, di cultura politica e di carattere programmatico su cui va sviluppata una discussione libera ed esplicita. Va superata una pratica che affida alle mediazioni al ribasso nel gruppo dirigente la gestione delle differenze, col risultato di ossificarle senza affrontare mai in modo trasparente il merito delle scelte. Vanno superate posizioni di conservazione nella nostra organizzazione, nei ruoli di gestione e nelle rappresentanze istituzionali. Va superata la mortificazione del ruolo dei territori e della capacità di confronto e proposta del corpo di questo soggetto politico. Troppo spesso abbiamo affidato agli “eletti” le scelte e la costruzione del nostro profilo programmatico e della nostra collocazione. Il rapporto tra corpo degli iscritti e rappresentanze istituzionali va ribaltato, ridando a tutte le persone che investono il proprio impegno e la propria intelligenza nel nostro progetto la stessa titolarità di scelta. Vanno convocate assemblee regionali che ricostruiscano un contesto condiviso, gruppi dirigenti plurali e rappresentativi sulla base di una discussione politica trasparente e recuperino una capacità di iniziativa nei territori.
Sinistra Italiana deve investire nella costruzione di un processo più largo che, senza preclusioni e senza omissioni o diplomatismi, ricostruisca una identità forte: un nuovo “programma fondamentale”, una nuova cultura politica plurale, una nuova forma organizzativa, un nuovo modo di essere in relazione con la società. Questo processo non si costruisce né con accordi tra forze politiche, né attendendo eventi che rimuovano le difficoltà politiche: si produce con un percorso che chiede cura, investimento intellettuale, capacità di ascolto, riconoscimento della propria parzialità da parte di ogni soggetto in campo. Richiede il contributo di intellettualità, pratiche sociali, esperienze associative.
 
Ma per poter essere motore di questo processo, Sinistra Italiana deve ricostruire la propria credibilità. Per far questo è necessario che esprima senza incertezze e ambiguità la propria prospettiva strategica e che trasformi radicalmente i propri processi democratici e decisionali.
 
· Stefano Ciccone – Assemblea Nazionale, Roma
· Barbara Auleta – Coordinatrice secondo municipio, Roma
· Alessia Petraglia – Direzione Nazionale, Firenze
· Andrea Ghilarducci – Direzione Nazionale segreteria regionale toscana
· Riccardo Festa – Città metropolitana di Napoli
· Edoardo Turi – Assemblea Nazionale Assemblea regionale Lazio
· Enzo Mastrobuoni – Assemblea Nazionale, Roma
· Carolina Zincone – Assemblea Roma Area Metropolitana Roma
· Giampaolo Lambiase – Assemblea Nazionale, Salerno
· Simona Ghinassi – Assemblea Nazionale Coordinatrice della Federazione di Livorno,
· Andrea Zamboni Radic – Assemblea Nazionale, Milano
· Carla Diddi Roma
· Rolando Rosa – segreteria Siena e Coordinamento provinciale
· Rita Taggi – Assemblea Nazionale, Roma Area metropolitana
· Enrico Solito – Segretario SI Sesto Fiorentino
· Andrea Martinelli – segretario SI Prato
· David Lognoli Assemblea Naz. Firenze
· Stefania Fanelli – Assemblea Nazionale, Napoli città Metropolitana
· Circolo Milano Zona Est
· Massimo Leone – Roma
· Enza Iasevoli – Napoli Città Metropolitana
· Flavia Levrero – Roma
· Giancarlo Montalto- Torino
· Carlo Saitto – Roma
· Gianfranco Amodeo – Napoli città Metropolitana
 
 
 
 

Lascia un commento