Basta morti sul lavoro !

 

All’Ilva di Taranto è morto sul lavoro un altro operaio. L’ennesima vita distrutta nel nostro Paese che va a comporre una scia di sangue ormai troppo lunga e inquietante, da Nord a Sud dell’Italia. Il 14 maggio, a La Spezia, è morto un operaio che lavorava in subappalto all’ampliamento della banchina portuale. A Padova, il 13 maggio, 3 operai delle Acciaierie venete travolti da una colata rovente che lottano tra la vita e la morte; il 9 maggio a Monfalcone (Gorizia) moriva un ragazzo di 19 anni alla Fincantieri, schiacciato da un blocco di cemento di 700 kg; il 28 marzo due operai a Livorno vittime di un’esplosione; il 9 gennaio a Castelfranco (Modena) perdeva la vita un uomo di 64 anni in una torneria, stroncato da un infarto mentre spostava materiale ferroso. Ma sono tante altre le storie che si perdono nella cronaca locale, fatte di morti e gravi incidenti che vanno ad infoltire una lunga schiera di fantasmi. Un dato però parla chiaro in merito a questo fenomeno: in Italia durante il 2017 sono morte sul lavoro 1.029 persone e dal 1 gennaio 2018 sono già 266.

E’ ora di dire basta! Occorre reagire a questa strage silenziosa che ha trasformato il lavoro, per le fasce della popolazione più ricattabili ed esposte a mestieri pericolosi, in una vera e propria guerra. Con un bollettino di morti e feriti sul campo che si aggiorna troppo velocemente. Non ci si può recare a lavoro la mattina non sapendo se si tornerà a casa la sera. Purtroppo però questa è la realtà per troppi lavoratori nel nostro Paese. Anzi, dopo dieci anni di crisi sembra che sia passato nella mente delle persone un concetto irriferibile pubblicamente: se vuoi lavorare in certi casi devi essere disponibile a mettere in gioco anche la tua vita e la tua salute. In un mercato in cui la competizione è altissima sembra che la vita di chi lavora sia diventata, per alcune aziende e in alcuni settori, un bene da sacrificare sull’altare del profitto. A favore di una ricchezza che si spartiscono però in primo luogo gli imprenditori e gli azionisti. Purtroppo l’alto livello di ricattabilità a cui sono sottoposti molti lavoratori e la scarsità di prospettive che consentano di portare a casa stipendi dignitosi, ovvero la possibilità di mantenere se stessi e la propria famiglia, ha spinto tanti ad accettare anche queste condizioni. Ci chiedono di scegliere tutti i giorni tra il nostro bisogno di sopravvivenza e di reddito da un lato e la nostra dignità e sicurezza dall’altro. Noi siamo convinti che questo sia un ricatto inaccettabile, da respingere al mittente. E’ ora di ribellarsi, di mobilitarsi in tutto il Paese per chiedere condizioni di lavoro giuste e sicure, di farlo con tutti quelli che sentono questa urgenza, oltre ogni appartenenza sociale e politica.

Alziamo insieme la voce per dire basta alle morti sul lavoro. Per dare forza a tutti coloro che non ce la fanno da soli a sottrarsi a questo inferno. Lo Stato deve creare le condizioni affinché la competizione fra le aziende non venga giocata ancora sulla salute, la sicurezza e la dignità di chi lavora ma su un piano più socialmente sostenibile. Sosteniamo l’idea di uno sciopero generale sul tema della sicurezza. Chiediamo la fine delle morti sul lavoro annunciate, chiediamo la fine delle minacce agite nel silenzio a quei lavoratori e a quei sindacalisti che denunciano situazioni di pericolo manifeste, chiediamo che lo Stato si schieri saldamente dalla parte di chi deve lavorare per vivere, nel controllo e nella sanzione dei casi di rischio estremo e d’illegalità. Mobilitiamoci perché nessuno lo farà al posto nostro. Facciamo in modo che questa scia di sangue non possa essere più ignorata e che siano assunti subito provvedimenti per mettervi fine!
#bastamorti

Gian Guido Naldi (segr. reg. Emilia-Romagna Sinistra Italiana),
Paolo Brugnara (segr. prov. Bologna), Roberto Pavarini (segr. prov. Reggio-Emilia), Alessandra DI Bartolomeo (segr. prov. Modena), Alessandra Govoni (segr. prov. Ravenna), Ermes Zattoni (segr. prov. Forlì), Fortunato Stramandinoli (segr. prov. Rimini), Elena Lucchi (segr. prov. Cesena), Carla Nattero (segr. reg. Liguria), Bruno Pastorino (segr. prov. Genova), Giacomo Pregazzi (segr. prov. La Spezia), Nico Bavaro (segr. reg. Puglia), Marco Grimaldi (segr. reg. Piemonte), Marco Duriavig (segr. reg. Friuli Venezia Giulia), Simona Ghinassi (segr. prov. Livorno), Ettore Bucci (segr. prov. Pisa), Andrea Ghilarducci (resp lavoro segreteria regionale Toscana), Mattia Orlando (segr. reg. Veneto),
Alessia Cerentin (segr. prov. Belluno), Sebastian Kohlsheen (segr. prov. Padova), Maria Giovanna Sandri (segr. prov. Verona), Mirko Bolzoni (segr. prov. Rovigo), Renato Zanivan (segr. prov. Treviso), Luca Di Biasio (segr prov Alto Adige/ Sued Tirol), Enrico Monaco, Tino Magni (segr. reg. Lombardia), Elisabetta Piccolotti (segr. reg. Umbria), Peppino Buonodonno (segr. reg. Marche), Daniela Lastri (segr. reg. Toscana), Marco Sabatini (segr. reg. Toscana), Daniele Licheri (segr. reg. Abruzzo), Vincenzo Notarangelo (seg. reg. Molise), Bianca Guzzetta (segr. reg. Sicilia), Angelo Broccolo (segr. reg. Calabria), Renata Attolini (segr. prov. Trentino) .

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