8 marzo 2021

 

E’ il 7 marzo, sono le 17 circa e se il preludio di notizie che anticipano l’8 marzo si è consumato sulla declinazione al femminile dei titoli professionali, non senza battute sarcastiche, la prima notizia che riguarda davvero Noi arriva nel pomeriggio, è un’Ansa e racconta che con la pandemia, 4000 attività d’impresa al femminile sono sparite. Sostenere il lavoro femminile significa fornire alle donne una chiave per affrancarsi, autodeterminarsi, accogliere ed essere accolte nella società per contribuire a renderla migliore, ma nonostante sia un diritto, è ancora tutto da conquistare.

Parità di salario, garanzie e tutela sul lavoro sono ancora un miraggio. Le quote rosa poi, sono un’arma a doppio taglio: servono a garantire ciò che dovrebbe essere garantito di diritto e questa è la più grande delle beffe, soprattutto quando spesso la regola viene derogata per ragioni superiori.
Festeggiare poi l’8 marzo in odore di pandemia è impossibile anche perchè siamo state le più colpite durante il lockdown, non solo per ciò che riguarda il lavoro, ma in ciò che abbiamo di più caro: la nostra integrità fisica e mentale.
Sapere che un reato ogni 15 minuti viene commesso contro una donna è un dato agghiacciante ma reale, significa che esiste una media di 88 donne che in un giorno subiscono atteggiamenti violenti da parte di un uomo.

Sono aumentate con una rapida escalation le violenze domestiche e le morti di donne vessate e mai ascoltate. Il 1522 è uno strumento utile che però ha riempito la bocca a molti ma troppo spesso non protegge e non può proteggere. Servono altre strategie perché un percorso di tutela va costruito nel tempo e servono risorse, personale qualificato e non che si improvvisa, una programmazione e una sinergia che troppo spesso non c’è fra le istituzioni.

Servirebbe un dialogo stretto fra i tre poteri dello Stato, un vero atto congiunto per cambiare, costi quel che costi.Ma è una montagna enorme da scalare quando nessuno ha davvero voglia di reggere la cima, se non le donne che però si ritrovano sole.
Provare ad immedesimarsi con una facile simulazione servirebbe per capire oggi quali sono le garanzie sulle quali può davvero contare in concreto una donna oggetto di violenza, sembra quasi che le istituzioni, salvo pochi rari esempi, non si siano mai degnate nemmeno di ascoltare.

L’umiliazione raddoppia quando si accendono di rosa le facciate dei palazzi comunali che durano lo spazio di un giorno e allargano una ferita che non si chiude. Servono atti concreti, semplici, alla portata di qualsiasi Comune per iniziare un percorso diverso.

Ecco il vero motivo di quella rabbia che troppe volte viene ascritta alle donne che protestano come una forzatura inutile in tempi moderni.

L’8 marzo 2021 sia un giorno di lutto per la civiltà, e continui ad esserlo fino a quando non esisteranno tutele vere ad impedire che una sola mano possa levarsi per ferire il corpo o l’anima di una donna.

Simona Ghinassi

Coordinatrice Sinistra Italiana – Federazione di Livorno

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