Conservazione e manutenzione: chi decide ?

 

Da giorni è in atto un dibattito sulle pagine del Tirreno che riporta la discussione riguardo il destino delle baracchine di viale Italia e lo stato di conservazione pessima nel quale versa la Terrazza Mascagni, oggetto di un intervento assai discutibile per ciò che si configura come uno dei luoghi di eccellenza della città. lasciano stupefatti le dichiarazioni del sindaco Luca Salvetti che annuncia: “ tra un anno spero che i lavori saranno almeno iniziati”, la terrazza Mascagni è un bene tutelato dalla soprintendenza, quindi serve tempo per le autorizzazioni, ma domandiamoci poi cosa c’entrano “Effetto Venezia” e il “Festival Mascagnano” per il ritardo nella manutenzione!

A maggior ragione le attività di conservazione e tutela andavano programmate a prescindere, con continuità e non farlo significa continuare a sbagliare. Fra le dichiarazioni pubblicate mercoledì , portate dell’assessore Viviani e le dichiarazioni di ieri del sindaco si nota una certa discordanza di obbiettivi e questo è un problema che di sicuro ritarda e ritarderà le decisioni così come la pianificazione delle opere. Come dire che la mano destra non sa cosa fa la mano sinistra.

Si mettano d’accordo e osservino meglio cosa sta accadendo a tutto ciò che andrebbe tutelato e si tratta di un lungo elenco che attende di essere preso in carico e non scansato. Tutta questa vicenda dimostra come il problema della cura del patrimonio storico architettonico della nostra città sia secondario e che la tendenza sia come sempre scaricare colpe e responsabilità a chi c’era prima, oppure ai vincoli procedurali imposti da altri soggetti pubblici coinvolti, o peggio, come accade, si citino altre priorità quando i ritardi o le mancanze non siano giustificabili per tappare bocche che parlano troppo.

Nessuno ha mai sentito parlare di manutenzione programmata eppure bastava poco, sorvegliare il proprio patrimonio fa risparmiare risorse e contiene un danno, bastava davvero poco per capire: era facile prevedere che la scelta del materiale con cui realizzare le strutture delle baracchine avrebbe condizionato con attività costante di cura e manutenzione e invece mai è stato fatto nulla per conservarle. Anche nel caso della terrazza Mascagni le strutture in cemento armato a ridosso del mare sono soggette al moto ondoso e al salmastro, quindi si deteriorano facilmente e in tempi rapidi per l’ossidazione del ferro e l’è rosicone sotterranea del fondo. Ma tutto questo esiste, fa parte del nostro biglietto da visita e va protetto adeguatamente non abbandonato all’incuria e rattoppato in modo provvisorio se qualcuno alza un dito quando il disastro diventa eclatante e non si può nascondere.

Nei programmi di governo per il rilancio dell’Italia si punta sulle grandi opere, costose e non sempre utili.
In realtà sul piano comunale chi amministra una città dovrebbe occuparsi di non sopravvivere di luce riflessa pensando non solo alle grandi opere che hanno tempi biblici di realizzazione, ma dovrebbe aver cura della città e del suo contesto per ciò che riguarda il suo patrimonio architettonico e naturale, spesso identitario e storicamente di pregio, ciò favorirebbe le imprese locali e quelle vocazioni artigianali aiutandole a sopravvivere visto che non sono in grado di accedere agli appalti delle grandi opere, ma al contrario nella gestione quotidiana di salvaguardia e tutela il loro scopo sarebbe nobile perché rappresentano un patrimonio di maestranze ricche di esperienza e di antichi saperi che oggi più che mai, converrebbe utilizzare.

Di sicuro il risultato sarebbe non un rattoppo ma un lavoro di qualità anche in termini di durata.

Andrea Cionini
Coordinatore Circolo Territoriale SI Livorno – Collesalvetti

 

 

Solidarietà a Arci Livorno e ai cittadini di Shangai


Da molti mesi Livorno è sottoposta ad una sorta di attacco dalla criminalità organizzata. Se prima si trattava di eventi sporadici, ma eclatanti come i ritrovamenti di grossi carichi di droga al Porto, che avevano sollevato l’attenzione del Procuratore Nazionale Antimafia De Raho, oggi si assiste ad un pericoloso radicamento e ciò che dovrebbe essere letto, oltre alla frequenza, sono i luoghi nei quali questo genere di ‘avvertimenti’ fanno sentire la loro pesante presenza.

 
Guarda caso tutto accade dove la povertà senza prospettive, morde di più. Le chiavi di lettura sono molteplici ma il comune denominatore è sempre lo stesso: la vita nei quartieri popolari della città sta diventando insostenibile, prima di tutto per chi arranca per vivere e come spesso accade diventa vittima di carnefici che muovono i loro passi approfittando di un morbo che parla un unico linguaggio, ed è quello dell’abbandono che travalica ogni soglia di attenzione.
 
Sinistra Italiana, locale e regionale è solidale e vicina a Marco Solimano e a tutta la Comunità di Arci Livorno, perchè colpire una ex – Casa del Popolo, trasformata in luogo di ricostruzione di servizio civile e sociale, equivale ad un colpo che non può essere derubricato come casuale e ci auguriamo che le attività in essere possano proseguire perchè quei luoghi hanno bisogno come l’aria di tutto questo.
 
Ma se la matrice dell’attentato è sempre la stessa, e per la terza volta l’obiettivo è il quartiere Shangai, che sia la malavita che regola i suoi conti, oppure l’estrema destra che conferma di esistere e di rafforzarsi in città, sarebbe utile capire che sono le facce della stessa medaglia e come tali meritano di essere trattate innalzando il livello di guardia, senza speculazioni o dietrologie utili in campagna elettorale.
 
Concordiamo con chi dice che certi luoghi ormai noti alla cronaca e non solo, vadano ripuliti e presidiati con costanza dalle forze dell’ordine al fine di stabilizzare il fenomeno, aggiungiamo però che serve molto di più sulla lunga distanza, un intervento delle Istituzioni di Governo in questa città per non lasciare soli i cittadini che vivono nei quartieri popolari. Ripensare e riqualificare i quartieri non significa pensare al decoro urbano, perchè ciò che un tempo era traguardo per le classi meno abbienti, ovvero la meta di ottenere una casa popolare in cui vivere e costruirsi un futuro, non può diventare un incubo al quale sopravvivere o dal quale fuggire. Per questo, non va solo fatto un controllo di pulizia ordinaria e Polizia, servono progetti che possano riportare opportunità e reddito di vita a chi abita quei luoghi e protezione solo per chi ha diritto e requisiti per viverci.
 
 
 
Andrea Cionini
 
Coordinatore Circolo Territoriale SI Livorno – Collesalvetti
 
Simona Ghinassi
 
Coordinatrice Sinistra Italiana – Federazione di Livorno