Interdizione per Corsini e Provinciali non può paralizzare il porto, subito il commissariamento e il rispetto delle regole e delle leggi


Negli ultimi mesi sono stati numerosi i richiami e gli allarmi lanciati dalla sinistra livornese per portare all’attenzione del ministero per le Infrastrutture e i Trasporti, anche in Parlamento, la situazione del Porto di Livorno.
A rispondere oggi, è la magistratura, con una richiesta paventata un mese fa e divenuta realtà. Si svela una crisi non solo congiunturale ma di oggetiva perdita di fiducia nei confronti di un’istituzione e del suo governo che di fatto, perché travolto dalle inchieste, rischia di pregiudicare il futuro così come ogni certezza di sviluppo, di un territorio intero.


L’interdizione dai pubblici uffici per un anno del presidente dell’Autorità portuale Corsini e del segretario generale Provinciali, di fatto mostrano uno scenario inquietante, aprendo un fronte di emergenza che coinvolge non solo il porto di Livorno, ma anche quello di Piombino che condivide la stessa conduzione ed è da anni già piegata dalla pesantissima crisi occupazionale delle acciaierie.
I porti di Livorno e Piombio non possono permettersi, a prescindere dall’esito delle indagini, un pericoloso periodo di ‘vacatio’ che ingesserebbe completamente le attività portuali, mettendo in predicato una fase già delicatissima, dominata dalle attese, che di fatto già oggi hanno tenuto investitori, aziende e migliaia lavoratori.

Ed è utile ricordare che la privatizzazione di Porto 2000 è stato uno dei motivi che hanno dato corpo e sostanza alle indagini in corso, con un incrocio di denuncie ed esposti da parte di chi pretendeva che per legge fosse dato compimento al risultato della gara e chi aveva fatto altre scelte che ne pregiudicasserro il risultato. Devono perciò essere utilizzati immediatamente strumenti straordinari per garantire il funzionamento e le attività portuali, ma soprattutto serve una garanzia per i lavoratori e per le imprese dell’indotto. Per questo, auspicare un veloce commissariamento, è la soluzione più immediata che chiediamo e la più necessaria.

Ricordiamo che la richiesta di invio degli ispettori, mesi fa avrebbe di fatto garantito un percorso più veloce nella risoluzione dei problemi attuali, inoltre, avrebbe portato in luce, con largo anticipo, il progressivo allentamento di controllo su temi fondamentali come quelli relativi alle concessioni agli armatori, alle autorizzazioni arbitrarie di articoli 16 che hanno di fatto manomesso e pregiudicato l’equità di trattamento e di rispondenza alle leggi ordinarie nell’affido del lavoro e dei servizi ad esso collegati. A Livorno è nuovamente prevalsa fra chi aveva il compito di gestire un bene pubblico, più l’interpretazione della legge, piuttosto che la sua applicazione. Si tratta di un atteggiamento purtroppo non nuovo, ma proprio per questo da correggere per poter cambiare davvero e poter aspirare ad un futuro diverso per questa città.

Partito della Rifondazione Comunista

Sinistra Anticapitalista

Sinistra Italiana

Nicola Fratoianni: Dal settembre scorso chiedo inutilmente al governo di fare chiarezza sul porto di Livorno.

Oggi intervento magistratura con interdizione dei vertici.

C’è bisogno di svolta e di un sostegno ad un settore strategico della vita di quella città * “È dal settembre scorso che aspetto inutilmente una risposta da parte del governo sulla situazione del Porto di Livorno e sul comportamento dei suoi vertici in vari episodi. Oggi arriva un’ ulteriore iniziativa della magistratura con l’interdizione dai pubblici uffici di presidente e segretario dell’autorità portuale.” Lo afferma il segretario nazionale e deputato di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, che nel settembre 2018 ha depositato un’interrogazione al ministro Toninelli per fare luce su quanto avviene nel porto della cittadina toscana. “Avevo chiesto e sono rimasto senza risposta – prosegue il leader di SI – che venisse attuata una verifica ispettiva che facesse chiarezza sui troppi episodi che coinvolgono i vertici di uno dei settori fondamentali per la vita della citta di Livorno. Ancora una volta il governo non risponde ed affida alla magistratura il compito di sbrogliare le matasse.” “Cosi non va proprio, c’è bisogno di una svolta. Subito. A partire dalla ricerca in Parlamento di un impegno il più ampio possibile per dare risposte ad città come Livorno – conclude Fratoianni- che ha bisogno di un sostegno per poter uscire da una crisi economica e sociale pesante, e che non può permettersi di avere il porto bloccato”

RESTA UMANA – Campagna tesseramento 2019 per Sinistra Italiana

Abbiamo bisogno di ognuna e ognuno di noi, di tutta l’intelligenza possibile, di curiosità, di braccia, gambe e sorrisi. Abbiamo bisogno di confrontarci e riconoscerci

Car* compagn*,
come annunciato alla Direzione Nazionale abbiamo deciso di rilanciare con convinzione la campagna di tesseramento a Sinistra Italiana per il 2019. Non lo facciamo per puro fatto liturgico, siamo consapevoli di tutti i limiti dell’attuale modello di organizzazione, lo facciamo perché abbiamo bisogno di attraversare la fase che ci aspetta con coesione, slancio, entusiasmo e forza. Abbiamo bisogno di ognuna e ognuno di noi, di tutta l’intelligenza possibile, di curiosità, di braccia, gambe e sorrisi. Abbiamo bisogno di confrontarci e riconoscerci. La nostra comunità, seppur delicata e fragile, si è contraddistinta sempre per la sua generosità estrema, siamo nati con la consapevolezza di essere fondamentali ma mai autosufficienti. Avevamo l’obiettivo di costruire una sinistra larga, autonoma e plurale all’altezza della sfida del presente e non vogliamo minimante rinunciare a questa aspirazione.
Come sapete abbiamo alle spalle un anno complesso, segnato dalla sconfitta elettorale e dal fallimento del tentativo messo in campo con Liberi e Uguali. Tentativo generoso che ci ha permesso di riportare una piccola pattuglia in parlamento ma che purtroppo ha manifestato fin da subito l’impossibilità di trasformarsi in soggetto politico per evidenti diversità di analisi sulla fase e sulla prospettiva.
Abbiamo messo a dura prova la nostra tenuta politica e organizzativa, siamo stati attraversati da un dibattito interno acceso e dalla difficoltà di trovare una strada che mantenesse inalterato l’obiettivo di costruire l’alternativa all’attuale assetto di potere e dominio delle destre e delle tecnocrazie.
Perciò rilanciare Sinistra Italiana oggi non vuol significare in nessun modo rinchiuderci nella nostra piccola fortezza assediata, tutt’altro vogliamo ancora di più metterci tutte e tutti a disposizione di un percorso più largo, unitario, democratico e plurale.
Le elezioni Europee sono alle porte e il confronto avviato da alcune settimane con altri partiti e associazioni è ormai pronto a manifestarsi esplicitamente come appello per una lista di sinistra, civica e ecologista, aperta alla partecipazione di tutte e di tutti, nella consapevolezza che l’Europa che conosciamo ha bisogno di una radicale trasformazione, ma senza alcun cedimento o regressione nazionalista.
Per questo il 2019 sarà un anno importante e decisivo, per questo vi chiedo di produrre il massimo dello sforzo per rafforzare la nostra comunità politica. Il tesseramento, come sapete, in questo momento è una parte rilevante del nostro autofinanziamento nazionale e territoriale e sarà essenziale sia nella campagna elettorale per la lista della confluenza alle elezioni europee sia nell’eventuale percorso di costruzione del nuovo soggetto politico.
Siamo stati sempre tra i primi a riflettere e sperimentare nuove forme di organizzazione perché eravamo e siamo consapevoli della difficoltà del modello partito novecentesco ad allargarsi ed essere espansivo ed attraversabile. Abbiamo con convinzione messo in campo strumenti digitali e costruito luoghi di prossimità nei quali incontrare parte di quella moltitudine che oggi non sente la giusta tensione con i partiti e la rappresentanza. Forse, anzi sicuramente, non abbiamo fatto tutto al meglio e abbiamo numerose cose da migliorare. In primis abbiamo l’urgenza di trovare una chiave, degli strumenti ed un linguaggio per parlare ai giovani e ai precari che dentro la crisi si sono allontanati soprattutto dalla sinistra. Abbiamo bisogno di non arrestarci sul terreno dell’innovazione e della ricerca, di non aver paura, di resistere restando lontani dalle piccole zone di confort per provare a nuotare sempre in mare aperto.
Tuttavia pur pensando tutto questo penso anche che lo strumento della tessera sia ancora un principio determinante che ha a che fare anche oggi con l’identità e la tenuta di un partito politico.
La nostra tessera 2019 graficamente avrà un’impronta rossa su uno sfondo nero e un messaggio forte e diretto, RESTA UMANA.
Le impronte sono usate, come si sa, per riconoscere le persone poiché uniche e sono sinonimo di identità e diversità. Nell’immaginario collettivo occidentale sono collegate al controllo ma in moltissimi paesi (in Asia, medio oriente e Sudamerica, ad esempio in Venezuela) sono la modalità di suffragio.
Il messaggio è chiaro, esplicito e diretto: RESTA UMANA con declinazione al femminile rivolta all’Italia, all’Europa e alla società.
Siamo convinti che in una fase storica come questa contrassegnata da xenofobia e rigurgiti razzisti e neofascisti la sinistra debba ricominciare a tracciare un perimetro ed una traiettoria ed avere come bussola l’umanità prima di tutto. La nostra è intenzionalmente una citazione del messaggio di Vittorio Arrigoni che ci ha ricordato, con la determinazione che lo ha contraddistinto sempre, che a qualunque latitudine ogni uomo, ogni donna, ogni bambino, ovunque nasca, ha diritto alla vita e alla dignità e quella lotta, in ogni parte del pianeta, per affermare questi diritti è la nostra lotta.
Per questo abbiamo animato con convinzione l’azione e la piattaforma Mediterranea perché proprio lì nel Mediterraneo, in quella che è diventata la frontiera più pericolosa al mondo, ci sia un avamposto di umanità.
Nel momento massimo di criminalizzazione delle ONG Mediterranea ha messo in campo un’azione di disobbedienza morale e di obbedienza civile. Abbiamo deciso di Disobbedire al discorso pubblico nazionalista e xenofobo e ai divieti irrazionali provando a testimoniare quello che succede ai migranti nel Mediterraneo. Mettendo in prima persona i nostri corpi.
Il lavoro di tutta Sinistra Italiana è stato come sempre generoso, encomiabile e indicativo del sentimento di connessione tra la nostra comunità e il progetto. Dobbiamo proseguire e allargare e per questo l’impronta rossa in un mare di nero, rappresentata sulla nostra tessera, raffigura alla perfezione il nostro sentimento. La nostra Umanità contro la loro crudeltà.
Ci aspetta un anno intenso, compagne e compagni, tanta strada da percorrere e diverse onde alte ancora da affrontare ma se continueremo come abbiamo fatto ad affrontarle assieme conserveremo la giusta forza e la necessaria vivacità per provare ancora a cambiare questo mondo.
Buon lavoro a tutte e tutti.

Nicola Fratoianni
Segretario nazionale

Simona Ghinassi

Coordinatrice Federazione di Livorno

Per iscriversi http://aderisci.sinistraitaliana.si

Ordine del giorno Direzione Nazionale SI del 9 febbraio 2019


A distanza di ormai un anno dalle elezioni politiche e di otto mesi dall’insediamento del Governo gialloverde, é possibile trarre un primo bilancio della fase politica.
L’Italia è ufficialmente in recessione, con aspettative molto ridotte di crescita economica nel 2019.
Questo dipende certamente da una congiuntura economica internazionale negativa, condizionata dalla fine delle manovre espansive da parte della maggiori banche centrali, dalla guerra commerciale fra USA e Cina, dall’approssimarsi del punto di massima espansione della bolla finanziaria cresciuta dopo la crisi del 2008-2014.
È tuttavia innegabile che le scelte compiute dalla maggioranza con la legge di bilancio 2019 contribuiscano a rendere l’Italia più fragile in un contesto di generale difficoltà.
Lo scontro con la UE si è infatti concluso con la ritirata del Governo, spinto ad accettare una manovra non espansiva dopo aver bruciato miliardi per l’aumento del costo del debito.
Tale manovra si caratterizza peraltro per la forte incidenza della spesa corrente e per lo scarso peso degli investimenti, che sarebbero invece indispensabili per il rilancio dell’economia.
Né si può affermare che si facciano passi avanti sul piano dell’uguaglianza e della giustizia sociale.
Apprezziamo infatti i timidi correttivi introdotti alla legge Fornero, anche se molto limitati nel tempo e nella platea potenziale, con particolare riferimento alle donne, di fatto escluse dalla cosiddetta quota 100.
Allo stesso tempo non neghiamo il valore di aver incrementato i fondi a disposizione della lotta alla povertá, destinati al cosiddetto reddito di cittadinanza.
Non possiamo d’altra parte non vedere che tali e tante sono le condizionalitá imposte a quello che dovrebbe essere uno strumento di welfare innovativo, da renderlo di fatto l’ennesimo fattore di spinta alla deflazione salariale e alla compressione dei diritti di chi lavora. Il vero limite di entrambi i provvedimenti è inoltre la totale assenza di qualsiasi vocazione redistributiva, che dovrebbe invece essere alla radice di interventi sul piano del welfare.
Le fonti di finanziamento non si sono infatti cercate sul lato della tassazione dei grandi patrimoni, sul rilancio della progressività fiscale, sulla lotta all’evasione fiscale.
Al contrario si è introdotta una sorta di Flat tax che discrimina il lavoro dipendente, si sono prodotti condoni di ogni tipo, si è escluso esplicitamente qualsiasi intervento sulla piccola minoranza che si è arricchita negli anni della crisi.
Quota 100 e reddito di cittadinanza sono pagati dal blocco delle assunzioni pubbliche, dall’aumento delle addizionali locali che peseranno sui redditi da lavoro, esattamente come le pesantissime clausole di salvaguardia sull’IVA, e dall’incremento del debito pubblico, tutto a carico dei contribuenti onesti.
Davanti a queste scelte, noi rilanciamo un programma di investimenti pubblici nelle piccole opere indispensabili ad un territorio sociale e ambientale sempre più fragile, un piano straordinario di assunzioni pubbliche nella scuola, sanità e assistenza, un disegno per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario e per la riconquista dei diritti fondamentali, a partire dall’art.18.
Siamo convinti che queste siano le necessità del paese, in sintonia anche con quanto emerso dall’ultimo congresso della CGIL, il cui esito salutiamo con grande soddisfazione.
Il più grande sindacato italiano ha dimostrato grande capacità di confronto democratico, di sintesi e di innovazione, e questo é un valore per tutta la sinistra e per la democrazia italiana.
Abbiamo bisogno oggi più che mai di un rinnovato protagonismo delle organizzazioni sociali, davanti ad un Governo che gioca sistematicamente ad alimentare, quando non a creare ad arte, la guerra fra i poveri.
Da quando Salvini siede al Viminale, siamo infatti impegnati in una lotta quotidiana contro la barbarie calata dall’alto e scagliata contro la parte più debole e indifesa della società, a partire dai migranti.
Abbiamo dovuto assistere alla politica dei porti chiusi in assenza di qualsiasi procedura legale, alla criminalizzazione delle ONG, alla complicità nei confronti dei criminali libici, all’utilizzo della vita delle persone come merce di scambio sul terreno della politica e della propaganda.
Il decreto sicurezza sta producendo quotidianamente i suoi effetti, marginalizzando e segregando migliaia di persone negli angoli bui del nostro paese, esponendole al peggiore sfruttamento e spingendole nelle mani della criminalità.
Lo stesso stato di diritto è in pericolo, nel momento in cui si afferma impunemente il diritto di un Ministro di sequestrare 177 persone per 5 giorni, violandone i diritti fondamentali, alla sola condizione che abbia una maggioranza parlamentare pronta a sostenerne la possibilità di abusare del proprio potere.
Davanti al decadimento progressivo e accelerato della qualità della nostra vita democratica imposto dalla Lega, il M5S ha assunto il ruolo di complice silenzioso, impegnato solo a occupare posizioni di potere e privilegio rilanciando battaglie di nessun peso sostanziale, ma piuttosto pericolose per l’equilibrio istituzionale, come l’ennesimo attacco alla Costituzione.
Nonostante abbia ottenuto al Sud un grandissimo successo, sembra disinteressato persino alla prossima approvazione della cosiddetta autonomia differenziata, che nasconde in realtà una vera e propria secessione delle regioni più ricche a discapito del mezzogiorno d’Italia. Ha inoltre tradito le aspettative generate sui temi ecologisti, a partire dal tradimento nei confronti del movimento no tav e no triv.
Nella stessa legge di bilancio nessuna politica di mitigazione dei cambiamenti climatici viene messa in campo, quando invece questa emergenza dovrebbe essere la premessa di qualsiasi azione di conversione ecologica dell’ economia, a partire dai programmi per le prossime elezioni europee.
D’altra parte il PD, impegnato in un Congresso di cui è difficile cogliere il tema di fondo, appare prigioniero di una linea di opposizione condotta in nome della conservazione dell’esistente e delle peggiori scelte del passato.
In questo quadro noi avvertiamo con la massima urgenza la forte necessità di mettere in campo un progetto di alternativa all’altezza della sfida pesantissima messa in campo dalla destra.
Si tratta di intervenire per allargare lo spazio politico di una proposta alternativa tanto al nazionalismo xenofobo, razzista e inconcludente, quanto al liberismo, alla supremazia del mercato, alla nostalgia dell’austerità.
Siamo tanto consapevoli che si debba agire in questa direzione, quanto della nostra assoluta insufficienza.
Abbiamo alle spalle un anno complesso, segnato dalla sconfitta elettorale e dal fallimento del tentativo messo in campo con Liberi e Uguali.
È stato un anno che ha messo a dura prova la nostra tenuta politica e organizzativa, caratterizzato da un dibattito interno acceso e dalla difficoltà di trovare una rotta che mantenesse inalterati gli obiettivi di cambiamento radicale dell’attuale assetto politico e sociale, e di unità delle forze della sinistra, adattandoli ad un quadro profondamente mutato dopo il terremoto del 3 marzo.
Abbiamo lavorato in particolare in due direzioni.
Da un lato il consolidamento delle esperienze a noi più vicine, a partire da una parte di quelle con cui avevamo condiviso l’esperienza di LeU, con lo scopo dichiarato di mettere fino in fondo Sinistra Italiana a disposizione di un processo di allargamento e unità.
Dall’altro un percorso di confluenza verso le elezioni europee con tutte le forze di sinistra, civiche, antirazziste e ambientaliste che condividano l’esigenza di allargare il terzo spazio fra liberismo e nazionalismo.
Oggi possiamo dire che si sono registrati importanti passi in avanti in entrambe le direzioni, che vanno interpretate come parte di un medesimo impegno per costruire una credibile alternativa alle destre che oggi governano l’Italia e l’Europa.
L’interlocuzione con ciò che si è raccolto intorno agli autoconvocati di LeU, ma anche con personalità e altri movimenti della sinistra, è nelle condizioni di aprire dopo le elezioni europee una fase che abbia l’ambizione di essere costituente.
Il confronto avviato da alcune settimane con partiti e associazioni in prospettiva delle elezioni europee è ormai pronto a manifestarsi esplicitamente come appello per una lista di sinistra, civica e ecologista, aperta alla partecipazione di tutte e di tutti, nella consapevolezza che l’Europa che conosciamo ha bisogno di una radicale trasformazione, ma senza alcun cedimento a regressioni nazionaliste.
Una lista di lotta politica, sociale e civile, che abbia l’obiettivo di contendere l’egemonia a Lega e M5S, ben lontana da qualsiasi ipotesi di fronte dei conservatori, come quello ipotizzato da Calenda.
Una lista che abbia l’ambizione di lanciare dall’Italia un ponte fra le culture politiche europee alternative al binomio PSE-PPE, appartengano esse alla storia della sinistra o dell’ambientalismo, aprendosi in Italia alle migliori esperienze civiche.
Una lista che sappia coniugare innovazione e valorizzazione delle lotte e delle esperienze di questi anni.
Riteniamo che Sinistra Italiana possa essere un soggetto in grado di dare un contributo determinante tanto per il successo della lista Europea, tanto per un processo costituente della sinistra del XXI secolo.
Per questo a partire da oggi lanciamo il tesseramento 2019 e chiediamo a tutte e tutto uno straordinario impegno per favorire l’adesione al nostro partito e il rilancio del finanziamento attraverso il 2 per mille.
Ringraziamo le compagne e i compagni impegnati negli importanti appuntamenti elettorali in corso in Abruzzo e Sardegna, e nella preparazione del prossimo turno delle amministrative, che rappresenteranno nel complesso una fondamentale tappa di reinsediamento e costruzione dell’alternativa.
Insieme, per cambiare l’Italia e l’Europa.

Riflessione sulla lettera di Giulio Cesare Ricci a Maurizio Landini

La lettera di Giulio Cesare Ricci , di congratulazioni e di soddisfazione per l’elezione del compagno Maurizio Landini alla segreteria generale della CGIL, pone un tema di ordine generale, del rapporto tra innovazione sia politica che tecnologica (nei rapporti sociali e politici) e valorizzazione dei valori storici positivi (in senso progressista) dall’angolazione fondamentale, dei valori culturali, molto importante.

La lettera di Giulio Cesare Ricci, apparsa qualche giorno fa, con le congratulazioni piene di soddisfazione per l’elezione del compagno Maurizio Landini alla segreteria generale della CGIL, pone un tema di ordine generale, nel rapporto tra innovazione sia politica che tecnologica, fra rapporti sociali e politici e nella valorizzazione dei valori storici positivi – in senso progressista – osservando l’angolazione fondamentale data da valori culturali che ci appartengono.

Premesso la ovvia considerazione, non come mero slogan, ma come postulato etico e politico che senza una piena consapevolezza delle proprie radici ” umane ” non si ha nessun futuro , rimane l’esigenza di coniugare questa premessa all’azione politica e sociale quotidiana.

Questo, accade sia nel contesto di una profonda modificazione dei rapporti sociali di produzione in senso prettamente marxiano, sia in quella dimensione che produce effetti nei rapporti interpersonali. Sostanzialmente, sia nei nuovi ambiti della vita economica che ha modificato il modo di produrre e di vedere il lavoro riconosciuto come segno di dignità di vita e non solo di sussistenza, sia nei contesti della vita sociale urbana, che include fenomeni nuovi di coesistenza con altre culture, si generano relative esplosioni di degrado sociale in assenza di integrazione reale. Tutto questo comporta un innalzamento del livello di degrado nei rapporti inter umani, tradotto con il con razzismo dell’intolleranza alla diversità purché sia, accompagnato dall’esaltazione di concetti di sopraffazione degli uni contro gli altri.

Ritengo questa una discussione non meramente accademica , ma come uno dei nodi cruciali di una nuova concezione “umanistica ” della vita politica.

Anche nel nostro, ridotto contesto locale , partendo anche dalle tradizioni di eticità culturale, legate all’umiltà popolare, rappresentata da storici valori di solidarietà e accoglienza, espressi nella fierezza delle tradizioni di una vita sociale che faceva della livornesità un sinonimo di schiettezza, ma anche di fraternità, vediamo che si sono contratte fino a scomparire inghiottite da egoismi, personalismi e visioni spesso spregevoli di interesse che fanno del danno al prossimo, atteggiamento quotidiano e diffuso.

Non richiamo gli ovvi processi mondiali e nazionali su globalismo , e i portati che oggi fanno in modo pauroso pensare che la difesa del proprio personalissimo ‘io’, comporti la contrazione dei diritti di quella presunta minaccia rappresentata dagli ultimi , ma mi riferisco a come oggi nessuno o pochi si pongano, senza operazioni buoniste di facciata a coniugare in modo felice ed autentico, questi valori con le prospettive politiche in questo territorio.

Partendo ad esempio da una visione urbanistica che non sia solo espansiva su nuovi insediamenti ma con politiche concrete di difesa del tessuto urbano ” antico ” : ad esempio frenando l’esodo di “migrazione urbana dei più poveri “abitanti dei borghi, attraverso scelte di vivibilità concreta degli stessi. Concretamente con interventi di riqualificazione ed abbellimento urbano cose minime (di decoro urbano ), come più impegnative di sicurezza , intesa in senso più generale ,dei più deboli non lasciando questo termine , come da anni succede , alla propaganda di destra .

Superando , ad esempio , lo stancante dibattito sulla sanità vista solo come ospedalizzazione quale unica via di cura possibile e non come prioritario diritto alla salute più in generale, garantito per il benessere sia singolo che collettivo , attraverso scelte atte a creare una reale rete di protezione larga e diffusa, non di concentrazione per l’organizzazione dei presidi sanitari sul territorio.

Per arrivare appunto a una concezione della “cultura ” come valore di crescita del “pil individuale “, si deve ( non solo economico ma umano in “toto” ) passare obbligatoriamente per l’inversione di tendenza che deve far rinascere i presidi culturali sul territorio, impoveriti dalla chiusura delle librerie, dalla chiusura dei cinema e dalla mancanza di luoghi aggregazione aperti, che riguardano i valori storici e collettivi della città. Il fertile tessuto da ricreare non può essere sostituito da una multisala in periferia o dalla episodicità di avvenimenti, organizzati dagli stessi volti noti che hanno qualche entratura nei luoghi che contano o hanno un progettino garantito, finanziato e patrocinato da un ente pubblico. La soluzione passa da una multiformità di idee e di proposte, a più dimensioni, partendo da forme di aggregazione popolare, fino a spingersi verso l’eccellenza.
Ed eccellenza significa come accade da anni accettare passivamente l’avvilimento progressivo di manifestazioni come “un effetto Venezia”, degradato a mediocre bancarellificio con una ristorazione sempre più approssimativa e al contempo poco accessibile per tutti.

Sono solo utopie ? Credo si possa cambiare e ridare valore a ciò che ci rappresenta con l’umiltà di una ricostruzione fondamentale dei processi culturali, anche se ravviso non ci sia traccia nella “grida” in senso manzoniano , sentite da parte di formazioni di “sinistra “, troppo spesso beceramente identitarie, elitarie e talmente gelose della gestione del ‘gruzzolo culturale’ da farlo scomparire nella pochezza dei suoi presunti rappresentanti.
Senza questi presupposti, la proposta di Livorno capitale della cultura , sinceramente la considero solo una “boutade ” con poco senso, perchè andrà ad ingrassare i soliti noti che già si sfregano le mani in attesa del premio, sì perché, è bene sapere che spesso i soldi arrivano per consolazione anche se non si guadagna il titolo di vincitori.

Forse è tardi per ripensare anche proposte concrete, in questo senso , per il prossimo appuntamento elettorale , ma se non ci poniamo noi questo compito non vedo che altri possano assolverlo.
La cultura è un bene democratico, prezioso e quella che si definisce Sinistra, non può non difenderlo per la suo ruolo fatto di trasversalità ed universalità.

Premesso la ovvia considerazione (non come mero slogan ma come postulato etico e politico) che senza una piena consapevolezza delle proprie radici ” umane ” non si ha futuro, rimane l’esigenza di coniugare questa premessa all’azione politica e sociale quotidiana .

Questo ,sia nel contesto di una profonda modificazione dei rapporti sociali di produzione (in senso marxiano), ma anche in quella dimensione che produce effetti nei rapporti interpersonali . Sostanzialmente sia nei nuovi ambiti della vita economica (con la modificazione del modo di produrre e di avere il lavoro come dignità di vita e non solo di sussistenza), sia nei contesti della vita associativa urbana , con i fenomeni nuovi di coesistenza con altre culture e con esplosioni di degrado sociale, che comportano degrado nei rapporti interumani, con razzismo intolleranza e anche esaltazione di concetti di sopraffazione degli uni contro gli altri.

Ritengo questa una discussione non meramente accademica , ma come uno dei nodi cruciali di una nuova concezione “umanistica ” della vita politica .

Anche nel nostro , ridotto , contesto locale , partendo anche dalle tradizioni (passate purtroppo ..) di eticità culturale ,anche nella sua umiltà popolare, con i valori di solidarietà (non buonismo sciocco !) e di fierezza delle tradizioni di vita sociale che faceva della livornesità un sinonimo di schiettezza ma anche di fraternità, che si sono contratte se non scomparse , in egoismi e visioni spesso spregevoli di interesse personale a danno dl prossimo .

Non richiamo gli ovvi processi mondiali e nazionali su globalismo , e i portati che oggi fanno in modo pauroso pensare che la difesa del proprio personale , comporti la contrazione dei diritti di quella presunta minaccia rappresentata dagli ultimi , ma mi riferisco a come oggi nessuno o pochi si pongano (senza slogan generali e generici ) a coniugare questi valori con le prospettive politiche .

Partendo ad esempio da una visione urbanistica che non sia solo espansiva su nuovi insediamenti ma con politiche concrete di difesa del tessuto urbano “antico” : ad esempio frenando l’esodo di “migrazione urbana dei più poveri” abitanti dei borghi, attraverso scelte di vivibilità concreta degli stessi .

Concretamente con interventi di riqualificazione ed abbellimento urbano cose minime (di decoro urbano ), come più impegnative di sicurezza , intesa in senso più generale ,dei più deboli non lasciando questo termine , come da anni succede , alla propaganda di destra .

Superando , ad esempio , lo stancante dibattito sulla sanità vista solo come ospedalizzazione e basta ,e non come prioritario diritto alla salute più in generale come diritto individuale ,di benessere sia singolo che collettivo , attraverso scelte di diffusione (e non concentrazione ) di presidi sanitari sul territorio.

Per arrivare appunto a una concezione della “cultura ” come valore di crescita del “pil individuale ” (non solo economico ma umano in “toto”) che passa da una inversione della presenza dei presidi della cultura sul territorio (chiusura librerie , chiusura di cinema , mancanza di aggregazione sui valori storici e collettivi ) non sostituite da una multisala o episodicità di avvenimenti. Questo passa da una multiformità di idee e e proposte ( che minime non necessitano avvenimenti eclatanti )attraverso forme di aggregazione popolare (non come “un effetto Venezia” degradato a bancarellificio o ristorazione più o meno approssimativa) .

Sono solo utopie ? Non ho la risposta compiuta, ma osservo che di ciò non c’è traccia nella “grida in senso manzoniano” di formazioni di “sinistra ” e gelose della pochezza di alcuni loro rappresentanti, più che in veri e propri programmi di sinistra .

Senza questi presupposti la proposta di Livorno capitale della cultura , sinceramente la considero solo una “boutade ” con poco senso .

Forse è tardi per ripensare anche proposte concrete, in questo senso , per il prossimo appuntamento elettorale , ma se non ci poniamo noi questo compito non vedo che altri possano assolverlo.

Massimo Ghilarducci

iscritto Sinistra Italiana