Solidarietà ai cinque lavoratori ALP ingiustamente licenziati

 

Apprendiamo con rabbia e sgomento la notizia del licenziamento dei 5 lavoratori di ALP e rimarchiamo ancora una volta quanto in questa città come altrove sia divenuta triste quotidianità colpire il mondo del lavoro senza motivazioni chiare, disattendendo regole e diritti sindacali.

C’è più di un sospetto che ci porta a pensare quanto la tecnica della rappresaglia sia utilizzata ormai in modo largo per soffocare il dissenso contro chi denuncia la violazioni di norme di sicurezza, di accordi sindacali o obblighi contrattuali e la eserciti in modo del tutto impunito.

Questo è ciò che forse è accaduto a 5 lavoratori di ALP?

Crediamo di sì, anche se l’unica certezza al momento è una lettera di licenziamento recapitatagli tre giorni fa.

Leggendo i comunicati CIB – UNICOBAS e USB, usciti per denunciare il loro licenziamento, è chiaro per noi l’ennesimo atto di forza esercitato da parte di Massimo Provinciali.

La supponenza delle sue risposte ci dà nuovamente il segno della sua incapacità ad esercitare il ruolo di imparzialità adeguata al tipo di incarico che ricopre, dal lato tecnico come Segretario Generale AdSP, in aspettativa in capo al Ministero delle Infrastrutture e dall’altro come Presidente di una partecipata al 49% proprio da AdSP.

Le motivazioni addotte a giustificare il licenziamento al momento non sono chiare. Per questo chiediamo con forza di capire se l’atto di insubordinazione che ha scatenato il licenziamento sia solo l’ennesima scusa per colpire lavoratori forse troppo attenti ai loro diritti violati.

Ci atteniamo alle informazioni uscite, anche se sappiamo bene che rispondono ad un comportamento ormai consolidato in cui a vincere è sempre lo stesso gioco al ribasso, alla guerra che si scatena fra lavoratori messi l’uno contro l’altro utilizzando in modo improprio il servizio aziendale di intermediazione di manodopera.

E sono cose purtroppo non nuove che ben rappresentano le dinamiche del lavoro all’interno del porto di Livorno e che coinvolgono in modo forse troppo silenzioso la stragrande maggioranza degli addetti in tutti i porti italiani dove la sostituzione in corsa di addetti art.17 con addetti art.16, sta diventando una insana abitudine e tiene sotto scacco, nell’incertezza più assoluta, un numero esorbitante di lavoratori che perdono ogni volta rispetto e garanzie sui loro diritti.

Attendiamo la conferenza stampa di martedì prossimo convocata dai lavoratori per capire in realtà cosa sia accaduto, auspicando che le parti sindacali giungano con forza e nel più breve tempo possibile ad un accordo con l’azienda per il reintegro immediato dei 5 lavoratori licenziati dal Presidente di ALP, Massimo Provinciali.

Per inciso e lo ricordiamo qui, 5 lavoratori rappresentano 5 famiglie perché oggi, soprattutto per via della crisi, in questa città molte di esse sono monoreddito e si reggono su un solo stipendio.

Per questi motivi, ci impegniamo a mettere a disposizione i Parlamentari di Sinistra Italiana affinché, tramite interrogazioni dirette al Ministro Toninelli si possa giungere nel più breve tempo possibile ad un chiarimento sulle motivazioni, le posizioni e le scelte che hanno portato al licenziamento dei 5 lavoratori, chiedendone il reintegro immediato, sottolineando che l’attività sanzionatoria che dovrà attivarsi da parte del Ministero, colpisca le reali violazioni del diritto dei lavoratori per non creare pericolosi quanto inopportuni precedenti.

Sinistra Italiana – Esecutivo Federazione di Livorno

 

Dietro front sulla cancellazione della senologia a Livorno

 

La Federazione di Sinistra Italiana di Livorno accoglie favorevolmente e con soddisfazione il ravvedimento a livello regionale in merito alla chiusura del servizio Breast Unit. Ci eravamo espressi in modo molto critico per commentare le voci trapelate ieri, 20 giugno sulle pagine de ‘Il Tirreno’, in merito all’allontanamento volontario del Primario Casella in vista della soppressione del progetto interno all’ospedale decollato 18 mesi orsono.

Riteniamo che le eccellenze vadano premiate con il potenziamento come annunciato oggi, soprattutto in virtù del ruolo e delle ricadute che un servizio pubblico può o meno garantire su un territorio vasto che valica i confini provinciali e diventa supporto utile nella gestione senza esercitare concorrenza ma invece ampliando le possibilità di intervento in sinergia, dal momento che le patologie femminili come quelle legate al tumore alla mammella, sono purtroppo in pericolosissimo aumento e quindi tempi e modalità rapide di intervento sono la strategia di cura più adatta ad affrontare il problema garantendo la sopravvivenza ad un numero sempre più alto di donne sottoposte a prevenzione e trattamento chirurgico e ricostruttivo.

Simona Ghinassi

Sinistra Italiana – Coordinatrice Federazione di Livorno

Spegnere l’eccellenza, una pratica consolidata verso la sanità livornese

 

Con l’annuncio del congelamento da parte della Regione Toscana del progetto Breast Unit che riguarda l’unità operativa di senologia attivata solo 18 mesi fa presso il nosocomio Livornese, si scoprono definitivamente le carte di un gioco politico vergognoso perpetrato non da mesi ma da anni nei confronti della sanità e della salute pubblica a Livorno e in Toscana.

Gli annunci del Presidente Rossi, hanno una duplice e schizofrenica interpretazione: il suo grido di allarme ‘più risorse per la sanità Toscana’ si traduce inesorabilmente con un nulla osta regionale al potenziamento del privato, mentre l’abbattimento di spesa si manifesta con un danno continuo esercitato contro gli investimenti sul pubblico i sanità.

Progettare un ospedale avendolo spogliato dei suoi servizi fondamentali, significa svuotarne appeal offerta di cura.

Spegnere un servizio di questo genere, che per peculiarità è rivolto alla sfera femminile e alla cura di patologie tanto diffuse quanto curabili è un vero affronto nei confronti dell’altra metà del cielo e denota un marchio ancora più indegno se ne valutiamo la matrice civile e politica .

Cosa grave è che sia proprio una donna a premere il pulsante dello stop. Cecità doppia quindi.

L’Assessore Stefania Saccardi pensa a riequilibrare gli accessi in altri centri perché il troppo successo di un progetto innovativo fa ombra altrove e ciò significa che la concorrenza è sempre più importante della vita delle persone.

Si tratta di una decisione inaccettabile che tende ad appiattire l’offerta di eccellenza quando esiste ed è disponibile e accessibile all’interno del servizio pubblico, per tutti.

Il segno politico è quello della falsa sinistra che governa la regione per mano di Rossi, che avrà pure cambiato casacca passando dal PD ad Articolo Uno MdP, ma si muove come se nulla fosse cambiato in attesa di un ritorno a casa che gli garantisca un seggio in Europa alle prossime elezioni del 2020.

Rossi, ha raccolto e praticato l’idea che la sanità pubblica debba scomparire per assoggettarsi alle leggi più bieche del mercato: se ci si ammala di più senza prevenzione, si è costretti a curarsi di più.

A chi conviene? A chi guadagna sulla pelle degli altri perché chi non può permettersi le cure essenziali resta fuori, abbandonato al suo destino. E’ in sostanza una nuova tecnica di selezione perché il modello trasferito con forza va nella direzione di creare un solco sempre più profondo, fra cittadini di serie A e di serie B.

Non è un caso che tutto questo accada a Livorno, si tratta dell’ennesimo schiaffo politico perché dopo gli annunci di una collaborazione attraverso la firma di un protocollo fra il Presidente Rossi e il Sindaco Nogarin per la ricostruzione del nuovo ospedale, qualcosa è andato storto e la mossa ci appare legata al veloce montare di una campagna elettorale che sarà un bagno di sangue per i cittadini, in una provincia sempre più povera e sempre più in ginocchio perché condannata a subire.

Vorremmo che si levassero altre voci a denunciare l’accaduto, ma non succederà perché ormai lo schema è noto: l’ordine di scuderia dal PD è già partito e Rossi, scimmiotta parole imbarazzanti per chi conosce la condotta politica del suo passato lasciato in dote al suo braccio armato, l’Assessore Stefania Saccardi: chi comanda sulle scelte di una città non è chi la governa, ma chi decide altrove e riguardo all’area vasta delle mega Asl, si decide senza guardare la distribuzione e la qualità dei servizi sabotando le eccellenze che porta in dote il servizio pubblico.

Per questi motivi la Federazione di Sinistra Italiana di Livorno sosterrà l’interpellanza regionale che SI’ Toscana a Sinistra si appresta a presentare in Consiglio Regionale, perché imbrigliare scelte e posizioni in materia di sanità, è stato facile quando il PD era al Governo del paese e Rossi cerca di gestire in perfetta continuità. Sono molte le partite aperte che modificheranno lo scenario in questa regione, se da una parte ci fanno orrore le scelte dell’attuale maggioranza del neo eletto Governo, dall’altra ci auguriamo che lo status quo in Toscana possa cambiare, perché a prescindere dagli annunci ciò che ci governa qui non è diverso per messaggio trasferito e scelte attuate.

Gli immigrati o i clandestini in Toscana, a quanto pare sono i suoi cittadini, e chi lo sostiene da molto tempo, non è Salvini, ma il Presidente Enrico Rossi.

Simona Ghinassi

Coordinatrice Sinistra Italiana – Federazione di Livorno

 

Guai a mettere il cappello della politica sui comitati

 

La campagna contro le strisce blu è un pretesto e c’è dell’altro, oppure la sollevazione di popolo (poco per la verità) nasconde un disagio vero e diffuso al quale si può trovare soluzione? Crediamo che il primo non escluda il secondo caso.

Dopo aver visto comparire su FB l’evento promosso dal CCN Modì che chiamava a raccolta i cittadini per una sollevazione pubblica e dimostrativa davanti al Comune di Livorno ieri mattina, abbiamo cercato di capire chi fossero gli organizzatori, quali i motivi e quali le proposte.

Encomiabili le finalità, ogni volta che cittadini si organizzano e cercano di far valere i loro diritti chiedendo ascolto alle Istituzioni.

Ma sorge qualche dubbio perchè in prima linea con la petizione in mano per la raccolta di firme, ci sono sempre le stesse facce.

Scatole cinesi? Speriamo di no, ma vale la pena fare qualche considerazione.

Una raccolta di firme a volte non legittima un problema, è molto facile cavalcare il malessere ma se non lo si indaga fino in fondo e non si arriva a ciò che lo ha generato davvero, serve davvero a poco per una comunità, ma può servire a qualcuno.

Se non si guardano le scelte di pianificazione sbagliate del passato e perseverate senza soluzione di continuità per inerzia nel presente, non si coglie l’origine di ciò che ha lasciato sguarnita la città di aree destinate alla sosta pubblica, perché si è deciso di fare altro, con operazioni commerciali e immobiliari che portano uno stesso segno e un colore prevalente che ci porta direttamente al PD.

Di fatto, la tutela dell’interesse privato è stato governato dalla solita mano, dalla solita arroganza di chi ha messo le mani sulla città e si è dimenticato improvvisamente di cittadini che per fedeltà hanno continuato ad accettare qualsiasi cosa.

Nessuna programmazione logica, nessuna tutela per le tasche di cittadini e commercianti. Si tratta di operazioni di facciata mai decollate, che hanno cambiato volto a vaste aree della città promettendo sviluppo e restando invece incompiute cattedrali nel deserto.

Oggi si raccolgono le firme contro le strisce blu, domani quale coniglio uscirà dal capello? Senza nulla voler togliere all’autodeterminazione dei cittadini è bene capire che siamo già in campagna elettorale e chi guida la protesta intestandosi la paternità di ogni iniziativa, non pensa che tutti quanti conoscano la storia recente e passata di azioni pesanti sulle scelte così come nei risvolti.

E’ scomodo fare politica oggi, come è scomodo dichiararlo, quindi c’è chi subdolamente agisce come movimento a nome e per conto della società civile, ma ha ben altri obiettivi per guadagnarsi un posto al sole.

Gli atti dimostrativi contano poco se si gratta sotto la superficie, ma l’importante per certi uni è che ci siano riflettori puntati e sempre accesi in attesa di scaldare i motori della competizione elettorale con la presentazione delle liste civiche, per carità!

Il percorso è già noto, così come a strategia: un piede in molte scarpe come garanzia per sopravvivere e soddisfare un io che non ha pace.

Il Sindaco ponga una correzione, utile ai cittadini onesti, ma ponga soprattutto fine alla diatriba, di sicuro domani si parlerà d’altro.

Circolo SI Territoriale Livorno-Collesalvetti

Adesione al presidio di Livorno “Aprite i porti”

 

Sinistra Italiana Federazione di Livorno aderisce alla mobilitazione Aprite i porti che si terrà Mercoledì 13 giugno ore 18 al Porto Mediceo di Livorno – Andana degli anelli – Arci, Anpi e Cgil promuovono una mobilitazione cittadina contro la scelta scellerata e sciagurata del nuovo governo italiano di negare lo sbarco, nei porti italiani, alla nave Aquarius.

Ritardare le operazioni di sbarco significa mettere a rischio la vita di 629 persone, che si trovano ancora in alto mare e che cercano di raggiungere il porto di Valencia.

Mobilitarsi è un dovere morale e civile come quello di chiedere con urgenza ai rappresentanti del governo italiano di riaprire immediatamente i porti italiani per accogliere i migranti.

La popolazione livornese, forte della propria cultura di accoglienza e solidarietà non può permettersi di stare in silenzio davanti a scelte di governo così disumane e irresponsabili. Il presidio voluto da Arci, Anpi e Cgil si svolgerà presso il Porto Mediceo, luogo simbolo della città di Livorno, per dare un segnale di apertura e solidarietà ai popoli in fuga e ai loro soccorritori perchè possano trovare nel mare un luogo di transito verso la salvezza e non un limbo da cui non si riesce ad uscire.
“Le porte possono anche essere sbarrate, ma il problema non si risolverà, per quanto massicci possano essere i lucchetti”.

Contro ogni frontiera, restiamo umani. #Apriteiporti