L’urgenza di far cassa con le strisce blu

Creare sviluppo in una città è difficile quando mancano le risorse per gli investimenti utili al suo rilancio, serve scegliere le opere necessarie, ma se rimpinguare le casse significa rendere invivibile e affaticare una città, creando disagio ai cittadini, il discorso cambia.

La vivibilità di una città si misura anche sulla capacità di muoversi con facilità all’interno di essa, da qui deriva il successo o l’insuccesso di ogni operazione volta a migliorare accessi,aree di sosta, fluidità e scorrimento organico, ma tutto questo va fatto con intelligenza, considerando sia la peculiarità dei luoghi, sia l’omogeneità complessiva con criterio programmato su ampia scala, capace di modificarsi anche stagionalmente. La città è un corpo vivo, che muta ed è essenziale stabilirne le connessioni, le variabili così come le relazioni fra chi interagisce all’interno di essa e con essa.

Un piano corretto della mobilità comprende la mappatura di servizi, aree commerciali, individuazione di percorsi turistici e non, legati alle abitudini consolidate dei fruitori abituali, così come all’attitudine ad accogliere chi arriva senza conoscere tracciati e certamente non può ‘a naso’ utilizzare al meglio per se e per noi livornesi, ovvero con le migliori ricadute, la sua presenza in città seppure breve.

A Livorno tutto questo manca, forse da sempre, ed è evidente dalla tipologia degli interventi eseguiti soprattutto negli ultimi mesi che vanno in una direzione votata al cambiamento ma ancora debole e disorganica. I percorsi ciclabili tracciati, mostrano a oggi la volontà di un cambio di passo e la volontà progressiva di educare i cittadini ad un uso  corretto e sostenibile, rispettoso dell’ambiente e della sicurezza dei percorsi, ma sono rimasti a metà, incompiuti e quindi privi di efficacia reale; le rotonde costruite per disciplinare il traffico e aumentare la sicurezza hanno creato strozzature e canalizzazioni dei percorsi che in certe ore della giornata provocano la paralisi, in particolare in zona porto, immediatamente a ridosso del centro e della zona adiacente alla Fortezza Vecchia, togliendo scorrimento verso il centro ed il lungomare con code interminabili e interminabili attese a motore acceso.

Oggi si aggiungono modifiche sostanziali in alcuni assi portanti della viabilità semicentrale: il ripristino del doppio senso di marcia in Borgo Cappuccini, modificato nel passato per togliere carico e aumentare lo scorrimento, creerà non solo aumento di caotico di traffico, ma anche un il taglio di un numero consistente di posti auto per residenti e fruitori delle attività commerciali e artigiane di quella zona densamente abitata. Il tutto avviene apparentemente nell’ inconsapevolezza che quest’area sta cambiando volto e sta assumendo una vocazione particolare con l’apertura di locali a fruizione serale prevalentemente giovanile e avrebbe invece bisogno di un incentivo sulle zone di sosta, tale da rendere appetibile e facile il parcheggio, da ciò deriverebbe il rilancio di una zona semi centrale che ha le caratteristiche di cerniera fra centro e lungo mare. Porta a Mare avrebbe finalmente un ruolo altro, contestualizzato al suo intorno e ripensare ad una parte del progetto dell’insediamento che comprendesse anche un’area scoperta dedicata al parcheggio in prossimità dell’ex cantiere Orlando consentirebbe di eliminare un problema di congestione anche delle strade interne con l’utilizzo programmato delle soste e dei parcheggi sia per quanto riguarda il servizio all’area del lungomare, liberando il waterfront dalle auto durante le ore diurne, sia la sera per la sosta dei residenti che dei fruitori della movida livornese. Un ricalcolo reso reale dai bisogni collettivi  servirebbe anche a calmierare le tariffe e rimodularle in base a fasce orarie precise, in altre parole garantirebbe uguali ricadute se la concertazione sulle decisioni fosse attuata coinvolgendo le associazioni di categoria interessate e i residenti. Esistono modalità di prenotazione dei parcheggi in molte città italiane, gestite attraverso il servizio ‘Infomobilità’, si potrebbe partire da qui, avviando una prima fase sperimentale del servizio tale da tranquillizzare residenti ed esercenti. Disincentivare l’uso dell’auto propria è difficile, si tratta di un lavoro lungo che deve essere supportato aiutando i cittadini a capirne le ricadute positive, anche perché ogni cittadino ha il diritto di muoversi nei luoghi dove vive, accedere ai servizi, parcheggiare, avere a disposizione mezzi pubblici efficienti e organizzati. Se questo non accade è la paralisi, e non si tratta solo di traffico, ma di un black out che coinvolge lo sviluppo e crea un danno permanente all’ambiente che invece dovremmo salvaguardare.

Il nuovo piano dei parcheggi messo in atto dell’amministrazione comunale, va ripensato prima che sia tardi, purtroppo non è frutto di concertazione e condivisione attuata con l’ascolto  dei principali fruitori della città, ma necessità di rimpinguare una borsa troppo vuota di risorse per sanare un bilancio magro e stentato. Gli effetti scatenati dalla scelta sono evidenti, punitivi visto che un folto gruppo di cittadini  si prepara a dare battaglia il 27 aprile per manifestare il dissenso davanti al Municipio durante il Consiglio Comunale, raccolte di firme si moltiplicano contro il nuovo assetto della viabilità, residenti scendono in strada e improvvisano conferenze stampa denunciando non solo le criticità di una scelta ma le evidenti pessime condizioni dello stato di fatto.

Seguire l’esempio di ciò che è accaduto a Roma sulla disciplina delle le strisce blu, non sarebbe una cattiva idea visto che sono state studiate in accordo con i commercianti sulla base di un criterio di pianificazione urbanistica coerente con il tessuto economico esistente.

Conoscere i propri cittadini è facile, basta chiedere ed essere razionali nelle scelte così come negli investimenti. Livorno ha bisogno di ricucire non solo la sua viabilità, ma anche la sua identità, complicare la sua vita dinamica fatta anche di soste e attese significherebbe non comprenderne i ritmi così da non poter correggere nemmeno ciò che ha bisogno di essere corretto nei comportamenti che la renderebbero certamente migliore di ciò che è oggi.

Andrea Cionini

Coordinatore Circolo Territoriale SI Livorno – Collesalvetti

‪Il 25 aprile‬ di oggi in attesa di quello di domani

Festeggiare il 25 aprile forse è considerato da qualcuno obsoleto, come qualcosa di acquisito in odor di nostalgia, qualcosa che non ha bisogno di difesa perché si tratta di un dato di fatto. Invece pare proprio che la liberazione di questo paese a guardalo ora, non ci sia mai stata fino in fondo e non si sia compiuta. Ci separano più di settant’anni da quel giorno che abbiamo sempre continuato a celebrare, declinando la parola Resistenza in mille modi diversi, per denunciare ogni torto subito, ogni sopruso che ci negasse la libertà della pratica democratica. Ma questo era secondo noi, per noi, non per tutti e così quella lotta fra le parti non si è mai spenta o risolta. Oggi, Resistenza e Liberazione, sono attuali più che mai, non si tratta di memoria da ravvivare con la deposizione di corone, gonfaloni, fasce tricolori e parate, serve resistere, così come liberare questo Paese, forse da se stesso e da ciò che è diventato.

Le forze democratiche che hanno nel passato tenuto vivo non solo il ricordo, ma praticato il principio, sono sempre più contratte, quella Sinistra diffusa che scendeva nelle piazze e camminava fianco a fianco nei cortei è quasi sparita dalle strade, così come dalle urne. Per dire no, ha scelto di non esserci o di guardare a chi la parola Resistenza o la ignora, o la detesta e tenta di sovvertirla da sempre restando nascosta nell’ombra.

E’ funzionale a chi vuole spegnere l’ordine democratico, il tentativo di far passare il concetto che destra e sinistra non esistano più nel tentativo di sopprimere la voce disgustata del dissenso che alza il velo ipocrita che copre tutto ciò che invece brucia sulla pelle e affonda il solco della differenza.

Un ‘verso’ esiste ma non tutti lo riconoscono più, hanno dimenticato, bevuto di nuovo il filtro magico dell’uomo solo al comando che ha piantato e fatto crescere un seme avvelenato, non solo qui in Italia, ma in tutta quell’Europa sognata da Altiero Spinelli. Era per lui ‘il desiderata’, quell’embrione nobile di giustizia, uguaglianza e democrazia, capace di raccogliere e accogliere i popoli di un continente, allargare oltre i nostri confini la coscienza di unità vera.

Capitalismo e neoliberismo hanno invece ammorbato con le illusioni l’aria imputridendola al punto da rendere insensibile a quel richiamo lontano chi governa l’Europa: il mercato ci impone di correre, è l’unica regola che determina equilibri squilibrati con norme capestro che umiliano e tengono sotto ricatto chi sta peggio e non tiene il passo per rispettare un trend insostenibile.

Liberarci, cambiando le regole del gioco per affrontare gli assalti del mercato e di un Europa più matrigna che madre, è la pratica di una Resistenza altra, adatta ai tempi che viviamo e alle condizioni in cui il paese si trova costretto da un cappio al collo, scollegato da chi legifera e da chi dovrebbe risolvere con leggi giuste i problemi che oggi ci impongono di cercare un’alternativa che ci salvi.

Sopravvivono in ognuno di noi echi di uguaglianza e giustizia e Anpi continua la sua missione tenendo accesa una luce ancora condivisa che viene passata di mano in mano, da città a città ogni volta che siamo costretti a difenderci.

Il nostro obiettivo è di restarle accanto, silenziosi quando serve esserlo, a viso aperto sempre. E se l’aria ormai viziata avvelena le istituzioni che ammiccano ormai nell’indecenza con la marea nera che avanza, noi siamo obbligati alla resistenza in difesa, contro le nostre stesse rappresentanze. E’ notizia oramai consumata il rifiuto annunciato il 21 aprile da parte del Comune di Todi di concedere il patrocinio della manifestazione all’Anpi locale per i festeggiamenti del 25 aprile, la scusa è quella di evitare una posizione di parte per il Comune. Ad ascoltare queste parole, scorre un brivido lungo la schiena che ci fa tornare indietro. Troppo indietro, perché il tempo cancella le paure e le nuove generazioni sono prive di memoria vissuta.

La consapevolezza dell’incoscienza che deriva dal non aver toccato con mano, dall’acquisire con leggerezza un dato storico pensando che non accadrà mai più è pericoloso, quindi dobbiamo insistere, continuare a spiegare, a raccontare non storie, ma la verità.

L’invito fatto da un esponente di LeU per andare tutti a Todi, Sinistra e Centro Sinistra insieme ad associazioni democratiche e partigiane per il 25 aprile è una goccia nel mare. Serve la costanza quotidiana che va oltre l’atto dimostrativo di un giorno.

La Resistenza va praticata e diffusa nel quotidiano perché non possiamo continuare a chiederci come mai l’obbligo morale di giurare sulla Costituzione valga così poco anche dentro le Istituzioni e ciò accade ogni giorno sulla pelle di chiunque. La sequela di posizioni simili a quella assunta dal Comune di Todi è lunga e dimostra non l’arrendevolezza o la debolezza, ma uno sciagurato lasciapassare regalato a chi non ha mai difeso la Costituzione Italiana e i suoi principi perché vuole rovesciarne ogni presupposto per imboccare una strada senza ritorno, cambiare la storia per farci tornare lì, dove noi siamo già stati e non vogliamo tornare più.Regole ingiuste ci affamano, ci soddisfano con gli inganni e poi ci incatenano.

La deriva è in atto da molto e si muove serpeggiante ormai senza freni inibitori, ma non getta ancora la maschera, aspetta solo  il momento giusto.Quindi domani cosa potrà accadere? Gli esiti del voto del 4 marzo ci hanno lanciato un pericoloso avvertimento perché una Nazione in ginocchio o risponde con stoltezza accettando ciò che ritiene inevitabile per inedia o ignavia, o si ribella.

Serve quindi scegliere da che parte stare, dichiararlo con il coraggio delle ragioni e con l’azione pacifica e democratica.Sinistra Italiana di Livorno fin dalla sua nascita ha scelto, le sue radici profonde sono piantate nell’antifascismo e indicano una strada precisa da proseguire. Per noi, l’attesa della Liberazione sarà stimolo per la lotta pacifica in difesa dei diritti di una comunità intera, così come sarà Resistenza quotidiana, non sarà mai resa incondizionata e rinuncia alla pratica della democrazia.

Spesso chi si sente debole può diventare forte se c’è qualcuno che lo prende per mano. Noi ci proveremo, nelle piazze e nelle strade di questa città e di questa provincia, terremo sempre mani aperte e saremo pronti a cercare, ad accogliere quelle di chi crede di non aver la forza di farcela da solo, e celebreremo il nostro 25 aprile ogni giorno dell’anno insieme.

Simona Ghinassi

Coordinatrice Sinistra Italiana – Federazione di Livorno

Documento approvato dall’Assemblea Nazionale di Sinistra Italiana

 

Dopo le elezioni del 4 marzo che hanno visto la sconfitta elettorale della sinistra e di Liberi e Uguali è il momento di ripartire. È stata convocata per i giorni 14 e 15 Aprile 2018, l’Assemblea Nazionale di Sinistra Italiana, che si è svolta a Roma. Per Sinistra Italiana sono stati due giorni di riflessione e confronto intenso.

Alla conclusione dell’Assemblea è stato approvato un dispositivo:

L’assemblea nazionale di Sinistra Italiana approva la relazione introduttiva del Segretario Nazionale e impegna i propri organismi dirigenti a:

Investire sul processo apertosi con l’esperienza di Liberi e Uguali, evitando in questa fase qualsiasi precipitazione sul piano organizzativo.

Organizzare entro il mese di maggio congiuntamente agli altri soggetti promotori di Liberi e Uguali un’assemblea nazionale che abbia un carattere di massima apertura.

Garantire che questa assemblea sia il luogo in cui definire i temi fondamentali da sottoporre ad un dibattito pubblico aperto, che si rivolga a tutte le forme della sinistra sociale e politica, con un metodo che garantisca la massima partecipazione e trasparenza.

Inserire come nodi centrali della discussione i temi della linea strategica sulla UE e della collocazione europea, della definizione di un profilo di alternativa e autonomia sul terreno della politica nazionale, dell’individuazione di un nesso originale fra il tema del diritto del lavoro e del diritto a un reddito, del rilancio di nuove forme di welfare pubbliche e mutualistiche, dell’affermazione dei diritti civili e di libertà, della centralità del paradigma ecologico e di una politica estera fondata sulla pace e sul disarmo, della lotta per l’affermazione di diritti umani universali.

Dedicare uno spazio apposito di discussione ed elaborazione al tema dell’innovazione delle forme dell’organizzazione politica.

Portare la discussione su questi temi sui territori, favorendo attraverso pratiche quanto più inclusive e aperte la partecipazione e il protagonismo di chi ci abbia votato e anche di chi non lo abbia fatto, utilizzando anche le opportunità offerte dalla Rete.

Dare un tempo definito a questa fase di discussione, individuando nel mese di luglio la data in cui riconvocare l’Assemblea nazionale di Sinistra Italiana per una valutazione condivisa sugli esiti di questo percorso.

Inoltre a:

Raccogliere come emerso dal ricco dibattito dell’Assemblea Nazionale la sfida di reinvestire sulla propria comunità, sui propri militanti e sulle idee più innovative che molte esperienze e pratiche hanno saputo suggerire, puntando a coinvolgere anche chi può dare forza alle nostre battaglie, pur non potendo o volendo militare nelle forme tradizionali della politica.

Mettere al centro del lavoro di Sinistra Italiana la necessità di introdurre nuove pratiche, che sappiano mettere in diretta relazione il lavoro del gruppo parlamentare, le risorse umane ed economiche del partito con le vertenze e le mobilitazioni che chiedono giustizia sociale.

Approvato 129 favorevoli, 37 contrari e 25 astenuti

Relazione di Nicola Fratoianni

Gli ordine del giorno approvati

In difesa della 194

Appello urgente per Gaza

 

 

No all’uso braccialetto elettronico per controllare i lavoratori

 

Dopo lo stupore, la rabbia sale perchè è inaccettabile qui a Livorno come dovunque, il metodo che  Amazon ha cercato di far passare per controllare l’efficienza dei lavoratori obbligandoli ad indossare il braccialetto elettronico.

Ma indignarsi non basta perché il tentativo arriva da un’azienda che opera nella raccolta dei rifiuti per conto di Aamps, multi servizi al 100% municipalizzata di Livorno.

Non si tratta così di cronaca locale, ma di un pericoloso precedente per aprire un varco, tutto italiano ad una pratica che abbiamo più volte condannato e per la quale l’indignazione è diventata planetaria. Amazon è da un lato la rappresentazione plastica degli effetti della globalizzazione, dall’altro, l’estremizzazione in chiave futuristica di un concetto antico: la servitù e il controllo sulle capacità e il ritmo di lavoro legato alla produttività.

Un braccialetto al polso cambia la vita del lavoratore e questo accade perché abbiamo lasciato correre fra clientele e favori lasciando sciamare diritti e obblighi di rispetto per la vita dei lavoratori. Oggi vengono puniti tutti e così si giustifica l’azione verso quella quota di fannulloni fisiologica dentro ogni azienda.

Il ragionamento non regge, per chi svolge onestamente il suo lavoro rispettando le regole e questo affronto è l’ennesimo schiaffo che arriva dritto in faccia dopo le umiliazioni del Jobs act e la cancellazione dell’Articolo 18, senza pensare al resto che bene conosciamo delle riforme messe in campo dal PD.

A febbraio scorso il Ministro Calenda ci rassicurava con una dichiarazione che ad ascoltarla oggi ci fa gridare vendetta: – “I braccialetti elettronici al polso dei lavoratori non ci saranno mai” – detto, fatto, perché il Governo uscente ha completato il lavoro lasciando maglie talmente larghe da poter consentire che anche un braccialetto elettronico sia tollerabile per aumentare la produttività.

Servono regole, ma il controllo sulle modalità di efficienza durante lo svolgimento del lavoro è altro.

Per questo crediamo che una risposta forte e chiara debba giungere dalle istituzioni e dai sindacati in modo congiunto, bene ha fatto il Sindaco a dichiarare battaglia: Aamps è un’azienda al 100% pubblica e non deve consentire che nessun subappaltatore di servizi ad essa collegata applichi un metodo di controllo che si avvicina più all’umiliazione che alla crescita e allo stimolo dei lavoratori nell’adempimento dei loro compiti.

La consapevolezza non si acquisisce con l’asservimento, ma con l’educazione e con la responsabilizzazione, perché nella fattispecie il servizio ha funzione pubblica, sociale e sanitaria. La città è un bene da condividere con chi la abita. Se c’è qualcosa da inasprire, non sono i controlli sui lavoratori, ma le multe a chi approfitta per ‘sporcare’ la città. La vigilanza ambientale va esercitata e intensificata e serve insistere laddove ci sono i pericoli maggiori. Partiamo dal cestino ma arriviamo a ciò che accade dietro i cancelli di molte aziende, dove troppo spesso ormai non si chiude solo un occhio ma entrambi da parte di chi è preposto al controllo, con i risultati che bene conosciamo. Il tutto si può e si deve pretendere senza braccialetto elettronico e questa possibilità non può essere discrezionale fra pubblico e privato.

E’ giusto richiamare tutti gli organi preposti, dall’ispettorato del lavoro all’ Asl, si tratta di un autentico ricatto, legalizzato e giustificato dal generale impoverimento complessivo del panorama occupazionale in tutta la Provincia. Troppo è stato lasciato al caso, quando non all’intenzionalità di interpretare il ruolo dei lavoratori come merce di scambio attraverso l’avvilimento del lavoro in nome del profitto.

Il Sindaco eserciti il suo ruolo di tutela insieme ai sindacati, attendiamo una forte presa di posizione nel merito perché se da una parte si deroga sulla sicurezza, questo tipo di controllo, solo squalificante sui tempi e i modi del lavoro di ognuno di noi, potrebbe diventare a breve un modello che non protegge ma punisce il lavoro.

Sinistra Italiana non starà a guardare e si assocerà con la proposta di atti parlamentari a chi prenderà una posizione in netto contrasto con la scelta di obbligare i lavoratori ad indossare il braccialetto elettronico in questo Paese.

Simona Ghinassi

Coordinatrice Sinistra Italiana Federazione di Livorno

Sinistra Italiana parteciperà oggi alla commemorazione del 27° anniversario della strage del Moby Prince

 

Una delegazione di Sinistra Italiana Livorno parteciperà oggi a Livorno alle iniziative relative alla commemorazione nel 27° anniversario delle vittime della strage del Moby Prince.

Ogni anno si rinnova il dolore per la perdita di tante vite che ancora oggi non ha colpevoli. Ma la verità è  più vicina e il gruppo parlamentare di LeU, sia alla Camera dei Deputati, così come al Senato, sarà impegnato a non disperdere i risultati della Commissione parlamentare d’inchiesta le cui attività si sono appena concluse. Sono emersi inquietanti scenari che dovranno essere oggetto di indagine ulteriore per poter sollevare finalmente quel velo che impedisce a tutti noi, livornesi e non di comprendere cosa sia accaduto fino in fondo, non solo per dare pace alle 140 vittime e ai loro familiari, ma per onorare un debito che dura da 27 anni con la verità e il dramma di una città intera che non può e non vuole dimenticare.