L’Ospedale di Livorno resterà in città

 

Apprendiamo con piacere che le nuove posizioni politiche del Presidente Rossi abbiano condizionato un cambio di rotta completo sulla decisione relativa allo spostamento dell’Ospedale di viale Alfieri presso l’area di Montenero bassa. Un travaglio per Livorno e i suoi cittadini, durato dieci anni oggi finalmente si conclude.

All’epoca della proposta, era già evidente la posizione miope del Presidente Rossi – al tempo solo Assessore Regionale alla Sanità toscana – e di altri amministratori in quota al PD, sul piano urbanistico, logistico, funzionale ed economico.

Non bastò nemmeno il risultato di un referendum a convincerli a desistere e il risultato ottenuto oggi è quello di aver comunque sprecato risorse e tempo prezioso.

Speriamo che le mutate posizioni del Presidente siano dovute davvero ad un’improvvisa folgorazione sulla via del socialismo, sia mai che la nuova immagine che egli vuole restituire di sé, sia da collegarsi solo ad un’ennesima boutade elettorale in attesa delle elezioni europee del 2020.

Restiamo in attesa di capire, perché il suo ravvedimento è senz’ altro tardivo, ma non irrimediabile.

Ci rallegra che al contrario di quanto prospettato negli anni, al netto di tutto ciò che si è speso e si è atteso, almeno i fondi di 3, 5 milioni destinati alla viabilità di quel progetto, restino al Comune di Livorno per risolvere un problema molto serio di sicurezza stradale. Rimane l’amarezza di aver visto imbalsamata per troppo tempo non solo l’offerta sanitaria in questa città, con l’abbassamento e la contrazione della qualità del servizio ospedaliero sciamata nell’attesa di una decisione, ma anche l’impossibilità di vedere realizzati interventi organici dal punto di vista organizzativo e strutturale sul manufatto esistente per migliorarne la funzionalità e l’accessibilità.

Queste ‘non scelte’ si sono pesantemente aggiunte negli anni all’improvvida traduzione di parole come ‘riorganizzazione’ e ‘ottimizzazione’ del servizio sanitario toscano, pronunciate dall’Assessore Saccardi, braccio armato del Presidente Rossi. Tutto l’insieme ha peggiorato ulteriormente l’equilibrio già molto precario della sanità livornese e messo a dura prova la vita dei cittadini. La creazione delle tre mega ASL di area, lo svuotamento progressivo dei percorsi diagnostici di cura e prevenzione, governata dalla mano pubblica, a oggi costringe i cittadini a curarsi altrove o a rivolgersi sempre più alla sanità privata.

E’ lo specchio di una fragilità evidente nelle scelte regionali che va risolta subito. Le lunghissime liste di attesa, la questione del super ticket hanno chiuso definitivamente il cerchio:chi è malato, oggi sempre più diffusamente è costretto a rinunciare alle cure perché non può pagarsele.

Per questo, il ruolo futuro dell’Assessore Saccardi non è marginale, andrà adeguato alla linea del Governatore Rossi in odor di socialismo.

Prima di pensare al contenitore che pure è fondamentale, così come le bonifiche richieste giustamente dal Comune, conveniamo sulla richiesta di nuova gara d’appalto che elimini le ombre delle inchieste. Più nel merito, è fondamentale recuperare ciò che è possibile recuperare sull’esistente, ed è evidente che la strada del scelta che abbina nuova costruzione a quella esistente e ristrutturata sia la più felice. Il nodo da sciogliere è la necessità di un radicale ripensamento del contenuto in termini di servizio e qualità dell’offerta sanitaria. Per il Circolo Territoriale di Sinistra Italiana di Livorno – Collesalvetti, tutto l’intorno relativo alla struttura deve essere valutato e soppesato, quindi è certamente un bene che l’area intera dell’isolato ritorni davvero al centro del dibattito sul progetto.

Attendiamo qui dal Sindaco Nogarin, proposte nel merito che possano dare corpo e sostanza per contribuire fortemente a risolvere un problema annoso che nemmeno lui e la sua Giunta hanno saputo aggredire fin dall’inizio del loro mandato.

Ora chi governa la Regione dimostri con i fatti, di voler procedere alla concertazione fra le istituzioni senza agire d’imperio partendo da zero con un nuovo accordo di programma, smetta di vendere promesse e fumo perché la sanità è una cosa troppo seria.

L’Assessore Saccardi, dalla quale il nuovo piano prende il nome, è avvisata, a Livorno così come altrove, sulla sanità non si gioca.

Andrea Cionini

Coordinatore Circolo Territoriale SI Livorno – Collesalvetti

 

 

Giovedì 29 marzo ore 21 in piazza Repubblica adesione fiaccolata dei sindacati

 

La Federazione di Sinistra Italiana ed il Circolo Territoriale Sinistra Italiana di Livorno Collesalvetti, sono al fianco di CGIL CISL e UIL di Livorno che hanno indetto 8 ore di sciopero per la giornata di oggi ad articolazione varia.

Comunichiamo la congiunta adesione con la partecipazione alla fiaccolata che avrà luogo questa sera dalle ore 21.00 a Livorno, con partenza da piazza della Repubblica e arrivo presso gli Scali Rosciano sede di Adsp di Livorno.

Crediamo convintamente che tutta la città debba essere unita in questo momento così difficile, piangere i morti e pretendere un’indagine approfondita è essenziale così come la presa di coscienza dei rischi connessi alle attività interne al Porto di Livorno. Pertanto auspichiamo che la manifestazione non resti circoscritta ad un atto di solidarietà momentaneo, ma dia corpo ad una riflessione collettiva sul destino dell’area portuale che comprenda la sicurezza come obiettivo principale da rispettare, per i lavoratori e per la città intera.

Per questo motivo è richiesta la presenza forte degli iscritti di Sinistra Italiana alla manifestazione sopra citata.

Fraterni saluti.

Coordinamento Federazione Sinistra Italiana Livorno

Coordinamento Circolo Territoriale Sinistra Italiana Livorno Collesalvetti

 

Esplosione al porto di Livorno, la solidarietà di Sinistra Italiana

 

“Oggi piangiamo altre vittime sul lavoro. Servono più controlli e applicazione rigida delle regole di sicurezza”.

La Federazione di Sinistra Italiana di Livorno congiuntamente a Sinistra Italiana Toscana, piange le due vittime e i feriti dell’incidente avvenuto intorno alle 14 al Porto di Livorno. Due lavoratori della Labromare hanno perso la vita nell’esplosione accaduta al deposito costiero Neri, mentre erano impegnati in un’operazione di pulizia all’interno di un serbatoio di olio combustibile. Le attività sempre ad alto rischio in quell’area ci pongono domande che solo l’autorità giudiziaria potrà chiarire dopo un’indagine che chiediamo sia veloce e attenta sulle cause dirette e su quelle indirette. Resta aperto un interrogativo sulla qualità dei controlli e sulle misure di sicurezza che riguardano la quasi totalità dei lavoratori che operano in ambito portuale e che oggi avrebbero potuto perdere la vita perché distanti solo poche centinaia di metri dal luogo dell’incidente. Troppo spesso le scelte interne sulla destinazione delle attività nel porto di Livorno sono state condizionate più dall’interesse e dall’opportunità delle varie compagnie armatoriali, anziché dalla sicurezza dei lavoratori. Chiediamo pertanto a chi si occupa di pianificare le attività e le destinazioni d’uso delle aree più delicate, dedicate allo stoccaggio di materiali pericolosi, di riflettere e provvedere velocemente, oltre che con controlli serrati e applicazione senza deroghe delle regole di sicurezza, ad avviare un percorso pianificatorio che metta al riparo non solo i tanti lavoratori impegnati 24h su 24 nelle aree portuali circostanti, ma, di riflesso, anche le aree residenziali, densamente popolate, nella zona nord della città.

Simona Ghinassi – Sinistra Italiana – Coordinatrice Federazione di Livorno

Marco Sabatini e Daniela Lastri – Sinistra Italiana – Coordinatori Toscana

 

Nicola Fratoianni (Deputato Liberi e Uguali): Vicini alle famiglie e alla città di Livorno

 

Continua strage senza fine. Si pone anche il tema sicurezza area industriale in città

“Due operai morti al porto di Livorno e feriti gravi, per effetto dell’esplosione di una cisterna. Altri vari incidenti sul lavoro oggi in Toscana.
Prosegue con numeri incredibili una vera e propria guerra nel mondo del lavoro in Italia, che continua a vedere morti e infortuni in aumento. Solo lo scorso anno oltre 1.400, ma questa guerra non è stata materia di campagna elettorale, eppure ha a che fare con le scelte della politica. “
Lo afferma il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni di Liberi e Uguali.
“Non conosciamo ancora le cause certe del disastro – prosegue l’esponente di Leu – e mi auguro che si accertino quanto prima le responsabilità, ma c’è un punto che riguarda non solo la sicurezza dei lavoratori, ma anche la sicurezza di una intera area della città di Livorno: il porto è pieno di cisterne, in una zona in cui ci sono altre attività, in cui vicino c’è una raffineria e che è zona di passaggio persino per semplici cittadini. Sarebbe il caso di iniziare a lavorare per una delocalizzazione degli impianti e per una maggiore sicurezza. L’esplosione di oggi è un brutto segnale che va colto.”
“Alle famiglie dei lavoratori, alla città di Livorno – conclude Fratoianni – l’abbraccio di tutti noi.”

 

Due operai morti al porto di Livorno e feriti gravi, per effetto dell’esplosione di una cisterna. Prosegue con numeri…

Gepostet von Nicola Fratoianni am Mittwoch, 28. März 2018

Documento dell’Assemblea Federale del 23 marzo 2018

 

Assemblea Federale del 23 marzo 2018 a Vada

 

Analisi

Sono passate poco più di due settimane dal voto del 4 marzo e le analisi post elettorali dei risultati esprimono un chiaro quadro di fallimento sul consenso attribuito alla lista LeU. Il trend nazionale del 3, 8%, sui territori e solo per meriti nominali, ha raggiunto medie superiori, ma si tratta di fenomeni isolati, collegati alla novità nella proposta di candidatura che hanno in molti casi trascinato le candidature ritenute più forti e blindate, che al contrario hanno espresso tutta la debolezza del messaggio politico proposto: invece di guardare avanti abbiamo continuato a riproporre quel passato scomodo che abbiamo sempre condannato per le scelte fatte immediatamente alle spalle e mai smentite a chiare parole nemmeno in campagna elettorale. Aver scelto vecchie facce improponibili ci ha fortemente danneggiato e ha danneggiato anche i volti nuovi che con grandissima fatica eravamo riusciti ad esprimere. Con 18 rappresentanti in un Parlamento dove saremo irrilevanti, non c’è stato nemmeno un gesto di ringraziamento per chi si è preso i calci in faccia sui territori per difendere i vari Bersani, D’Alema, Epifani ecc.. Tutto questo è profondamente grave così come lo è continuare una folle corsa che porterà a estinguerci definitivamente. Ciò che si deve ad un paese è il rispetto di quello schiaffo meritato che andrà smentito con il lavoro duro di chi è stato eletto e deve essere presente sui territori per garantire collegamento e conoscenza per agire. Noi in Toscana non avremo una rappresentanza legata a questo territorio, ed è bene dirselo che queste non sono state elezioni che hanno premiato il buon lavoro e la continuità parlamentare, ma solo le vecchie logiche che hanno vinto per l’ennesima volta ed è stato un grave errore lasciare che questo accadesse. Inutile dare la colpa del frutto avvelenato al Rosatellum era facile prevedere che sarebbe accaduto visto il ricco portfolio della Toscana.

Gli errori

‘L’alternativa’ che abbiamo proposto con la lista in realtà non lo è mai stata e il miraggio di un posto in Parlamento è servito a giustificare una scelta quasi suicida, ma si sapeva ed è questo comportamento che deve essere sanzionabile. Ritenere che chi avrebbe dovuto esprimere consenso non abbia capito ciò che la lista esprimeva è un errore: coloro che volevamo ci ascoltassero, ci hanno ignorato e siamo stati noi a non capire. Per questo motivo serve un’analisi profonda dei cambiamenti avvenuti nella società e dei motivi di uno scollamento progressivo del voto nei confronti di ciò che noi continuiamo, sbagliando a proporre e a chiamare Sinistra ma non lo è. Basta un semplice calcolo per capire che chi ci ha votato non ha i problemi esistenziali che noi avremmo dovuto rappresentare. Dovuto per onestà e non voluto per calcolo basato sulla fedeltà nei secoli dei secoli di una massa che si è rivelata poi inesistente perchè ha votato M5s e Lega. L’approccio tiepido e incolore della comunicazione e dei contenuti proposti ha sbiadito una linea che partiva dalla base di pensiero come espressa nel programma di fondazione di Sinistra Italiana, col risultato di voler adesso buttare via il bambino con l’acqua sporca, cioè il nostro stesso partito. Il messaggio depotenziato e avvilito per ‘amor dell’unità’ ci obbliga a fermarci e a fare chiarezza, non sull’opportunità di riprendere un viaggio solitario, ma sulle scelte dei compagni di viaggio che hanno reali motivazioni coincidenti o perlomeno simili alle nostre. Sinistra italiana deve mettersi a disposizione per essere sostegno di un ragionamento più ampio e non monodirezionale, aprirsi senza pregiudizio e aiutare un processo unitario ampio che tocchi davvero la vita delle persone. Ma può farlo con gli attuali compagni di viaggio? Questa è una domanda dirimente dal momento che il nostro collaudato sodalizio anche a livello locale con Possibile è stato duramente messo in discussione per il peso sbilanciato delle tre componenti fra loro (vedi gestione candidature che hanno lasciato ai margini Possibile) e per il peso eccessivo volto sempre a condizionare e strattonare la linea politica della lista unitaria da parte di MdP Articolo Uno. Al momento Possibile è in fase congressuale, ma sta guardando altrove e questo dovrebbe dispiacere molto più di quanto appaia, MdP, invece continua la rincorsa a riprendersi la ditta territorio dopo territorio ed è un grosso guaio continuare a nasconderlo per coprire un evidente fallimento.

Nodi da sciogliere

Esistono nodi nazionali da sciogliere che hanno ricadute gravissime sui territori e un’analisi di ciò che si riflette sul singolo individuo andrebbe letta a fondo.

La nostra collocazione in Europa non è cosa da poco e ci identificherà a prescindere dalla nostra volontà di smarcarci con le proposte quindi è utile riflettere per capire se siamo davvero convinti che il PSE sia casa nostra dopo aver capito quanto parlare di socialdemocrazia sia divenuto obsoleto e controproducente dal momento che il modello è fallito e la sua traduzione non guarda a sinistra. Il nostro rapporto con l’idea di centro sinistra e conseguentemente con il PD è un altro aspetto determinante. Aver creato un precedente con l’appoggio a Zingaretti nel Lazio, ha aperto una serie infinita di problemi che riguardano le alleanze alle amministrative: la scadenza elettorale elettorale a breve giro risulta un’ulteriore scusa per una miriade di alleanze proposte con furbizia nei comuni al voto e l’atteggiamento troppo accondiscendente e possibilista di LeU rende la nostra immagine sempre meno credibile.

La presenza ingombrante del Governatore Rossi, fra i padri fondatori di MdP Articolo Uno e esponente di spicco di LeU, appare ai più come un tema regionale circoscritto, mentre in realtà ha portata nazionale dal momento che c’è una chiara sovrapposizione di voci nella rappresentanza di LeU. E in Toscana, ben conosciamo la smania di potere di un Presidente che per essere gradito a Renzi è andato oltre Renzi.

La sua presenza è per noi insostenibile all’interno della lista per il peso delle scelte praticate nell’arco della sua reggenza che a oggi si prefigura come votata al matrimonio certo con un PD.

D’altra parte gli fornisce l’ossigeno per continuare la sua folle corsa fino al 2020, quindi la ricetta auspicata di un manifesto condiviso con il PD a nome della lista LeU, ci lascia non attoniti, ma indignati per il tipo di contenuto che porta ad una riconferma assoluta della sua linea politica regionale proposta come modello. A poco servono gli appelli all’unità dal momento che l’abitudine è quella dell’agire d’imperio, con la certezza di una copertura: sappia Rossi che Livorno non la garantirà mai, resterà all’opposizione confermando il suo appoggio ai rappresentanti regionali di SI Toscana a Sinistra, perché abbiamo pagato troppo e troppo continuiamo a pagare scelte sbagliate contro questo territorio nel tentativo di comprimerlo e incatenarlo.

Non accetteremo mai l’ingresso in Giunta Regionale di un membro di LeU, nemmeno se fosse di Sinistra Italiana per costituire il gruppo e seguire Rossi in maggioranza. Molti rumors parlano insistentemente di questo e non vorremmo ritrovarci a nostra insaputa con una rappresentanza combinata ad hoc utile a tacitare il dissenso interno alla lista.

L’azione di Rossi sulla Provincia di Livorno giace nell’evidente fallimento fotografato dagli errori commessi su Piombino, con la crisi delle acciaierie, sul sistema infrastrutturale costiero che comprende l’idea dell’autostrada linea Tirrenica per ora scongiurata, gli errori sul bando Darsena Europa, progetto strategico per risollevare Livorno dalla crisi, le scelte incaute e fuori controllo sulla gestione dei rifiuti e, non ultima per importanza la scelta di una contrazione del servizio sanitario regionale pubblico in favore della privatizzazione che ha visto, non sanzionata l’assessore di riferimento, ma premiata per il risultato raggiunto. Rossi ha recato pregiudizio sul sistema vitale dei cittadini toscani minando alla base temi costituzionali come diritto al lavoro, diritto di cura e tutela del territorio. E questo è per noi inaccettabile.

Una lezione da imparare

Ben vengano oggi i 4 Ddl già proposti in Parlamento per l’avvio delle attività dei 18 eletti, sarà forse utile sorvegliare le attività di Rossi per capire se continuano a divergere o meno nonostante i proclami. A questo proposito per noi servirebbe rovesciare il paradigma: guardare prima il dito e poi la luna. Ha vinto quel populismo che critichiamo tanto dall’alto ma che invece ha capito ciò che noi dall’alto non riusciamo a capire. Sulla luna ci siamo noi perché è mancata la vicinanza effettiva e ‘affettiva’, quel rapporto uno a uno fra politica e cittadino, abbiamo trasformato tutti i cittadini in precari che nessuno ascolta.

Non basta parlare dei temi fondamentali che riguardano i diritti umani ormai percepiti come troppo aerei e poco palpabili, va rimessa la lente sul dettaglio, sui beni primari dell’esistenza dei singoli per poter creare un precedente e rompere se necessario lo schema istituzionale capace di creare leggi che non solo non rispondo più ai bisogni, ma che vanno contro la vita e il diritto dei singoli di sentirsi di nuovo parte di una comunità. La politica deve essere fatta di empatia e di ascolto, e noi ci siamo adeguati e limitati a grattare leggermente la superficie.

Non bastano poi le rassicurazioni su un cambio di rotta, vanno osservate la pratica e l’azione diretta. Molti passaggi democratici sono stati sviliti e imbavagliati per consentire un triste lasciapassare che ha avuto tutto il sapore di una beffa nei confronti dei territori. Scarsa rappresentanza e scarsa partecipazione conseguente sono il risultato di un’operazione asettica decisa nella stanza dei bottoni e chi ha deciso dovrà assumersi la piena responsabilità di aver quasi distrutto in un colpo solo tutto ciò che come partito ci eravamo impegnati a costruire da più di un anno a questa parte con la rete capillare dei circoli e delle federazioni.

La riproposizione di un modello già fallito e già punito a Livorno avrebbe dovuto insegnarci che gli schiaffi ricevuti a livello locale si possono prendere anche a livello nazionale per gli stessi motivi. Questo territorio aveva già punito la logica dell’eterno ritorno scardinando un sistema settantennale nel 2014 con l’elezione di Nogarin, ma non è bastato nemmeno questo dato a farci capire che non si sarebbe trattato di un caso isolato ma un precedente da osservare con cura. Eppure le facce punite allora ce le siamo ritrovate di nuovo qui ‘a vendere parole e promesse ciò che nessuno giustamente ha voluto comprare.’

Chi ha lavorato con impegno alla costruzione sui territori è stato spesso utilizzato come cavallo di Troia e questo non è accettabile. Evidenti a Livorno comportamenti viziati che hanno pregiudicato la costruzione di un percorso elettorale sereno e proficuo della lista LeU.

La diversità di obiettivi è parsa chiara fra noi di Sinistra Italiana e Possibile, nei confronti di MdP fin dal primo momento con l’impossibilità di costruire un coordinamento operativo e politico che condividesse non solo l’organizzazione ma una visione comune. Abbiamo assistito ad atteggiamenti sempre volti al condizionamento delle posizioni, praticati con l’assenza di collegialità, la scarsa trasparenza sulle risorse e la mancanza di un dialogo sincero fra le parti a causa di comportamenti che fanno capo a vecchi di schemi relativi all’insana abitudine di esercitare forzature inopportune attraverso la sopraffazione delle voci plurali.

Alle sollecitazioni per un grande incontro assembleare pubblico risponderemo non appena saranno chiarite le posizioni nazionali sopra riportate sperando che le difficoltà possano essere superate dal momento che sul territorio la presenza di coordinamenti di LeU si è dimostrata più collegiale, anche se a prescindere dai rapporti, infruttuosa sul piano del coinvolgimento e dei risultati elettorali raggiunti.

A nulla serve velocizzare un percorso che va lasciato decantare, la velocità andava impressa attraverso l’organizzazione di iniziative unitarie nel momento della costruzione elettorale per restituire credibilità al progetto di LeU, farlo ora sarebbe un grosso limite ed esporrebbe la lista stessa ad un pericolo di implosione che al momento non serve davvero.

Attendiamo con fiducia la prossima assemblea di Sinistra Italiana regionale dell’8 aprile sperando di poter cogliere l’inizio di un percorso di rinnovamento anche e soprattutto nella struttura regionale, dal momento che sia prima che durante la campagna elettorale sono emerse evidenti criticità non solo nel metodo organizzativo e operativo di vicinanza ai territori, ma è spesso mancato il supporto politico nell’approccio ai problemi sul territorio. La dualità di conduzione ha rivelato tutte le sue criticità e secondo questa Federazione non può proseguire in modo sereno l’attività politico organizzativa del Partito perché lo scenario è profondamente cambiato.

Non può esserci una visione a due velocità diverse di pensiero e traduzione nel messaggio politico espresso da Sinistra Italiana in ambito regionale, così come i nostri rapporti verso l’esterno che non possono avere evidenti diversità di linea, nelle modalità e nell’approccio. Occorre ripensare ad un organismo snello che sia davvero operativo e che sia efficiente nei tempi di risposta soprattutto in ragione delle difficili sfide che dovremo affrontare.

Ci aspettiamo una conferma a breve giro dell’appuntamento con l’assemblea nazionale per il 14 marzo, riteniamo sia un passaggio obbligatorio per l’esercizio della democrazia interna al partito che possa restituire immediatamente ai territori qualsiasi scelta interna venga fatta prima di prendere impegni su un futuro attualmente troppo nebuloso per decidere.

Esiste uno Statuto che fino a prova contraria garantisce l’ordine dei passaggi e la disciplina di comportamento da adottare in frangenti difficili come quello attuale. Ciò ci tiene al riparo e ci indica un percorso da seguire, troppe volte ultimamente abbiamo soprasseduto e abbozzato, ma l’elasticità non può essere solo praticata verso l’esterno, va anche pretesa. Per questo, auspichiamo modalità condivise senza forzature.

Il futuro

Ci aspetta sulla città e sul territorio Livornese un duro lavoro di costruzione per le amministrative del 2019, per le Europee e le Regionali del 2020, intendiamo confrontarci con chiunque si muova a sinistra e sia compatibile con noi di Sinistra Italiana, ma non ci lasceremo sopraffare dalla fretta, da richieste inaccettabili condizionate dalle opportunità personali di una poltrona da preconfezionare per sanare favori o risolvere obblighi, saremo aperti e chiari, guarderemo sempre fuori da noi, ma non dimenticheremo mai chi siamo e perché Sinistra Italiana è nata un anno fa.

Il futuro si può riscrivere, basta volerlo.

Assemblea Federale Sinistra Italiana – Federazione di Livorno