Il Governo recepisce molte proposte di miglioramento del SSN avanzate da @SinistraIt_

Roma, 30/10/2016 – Comunicato Stampa del Forum Salute Italia di Sinistra Italiana

Nell’aula di Montecitorio il 25 Ottobre Sinistra Italiana ha presentato una mozione a difesa del Sistema Sanitario Nazionale affinchè il governo venisse sollecitato su argomenti di interesse fondamentale per i cittadini italiani.

Il governo ha recepito alcuni dei suggerimenti di Sinistra Italiana per il miglioramento dello stato del SSN e si impegna fin d’ora in alcune delle proposte presentate nella mozione.

Ecco sinteticamente i punti sui quali il governo recepisce gli impegni da parte di Sinistra Italiana:

Aumentare il finanziamento del Sistema Sanitario Nazionale

1 – Assumere iniziative per incrementare le risorse del fondo sanitario nazionale e rivedere la previsione del documento di economia e finanza 2016 di una riduzione della spesa sanitaria in rapporto al prodotto interno lordo per i prossimi anni, prevedendone invece un significativo incremento sia in valori assoluti che in rapporto al prodotto interno lordo in relazione ai fabbisogni reali individuati dalle regioni.

Assumere e stabilizzazione dei precari

2 – Assumere iniziative per stanziare le opportune risorse finanziarie – prevedendo le eventuali deroghe alla normativa vigente in materia – volte a consentire lo sblocco del turn over nel Servizio sanitario nazionale, in particolare per il personale medico, infermieristico, tecnico e socio sanitario di supporto, e la stabilizzazione dei precari su base regionale, attraverso lo sblocco del turn over al 100 per cento e l’indizione di concorsi regionali per disciplina e profilo con graduatorie regionali al fine di consentire la riorganizzazione e la riqualificazione dei servizi sanitari con particolare attenzione al territorio

Valorizzazione degli operatori socio sanitari

3 – Assumere iniziative per riconoscere e valorizzare quei profili professionali, quali gli operatori sociosanitari, indispensabili per rafforzare il sistema assistenziale e contribuire al miglior funzionamento dei servizi.

Ridurre la spesa per il cittadino e migliorare l’accesso al sistema pubblico

4 – Valutare la possibilità di procedere nell’immediato all’abrogazione del cosiddetto superticket e successivamente abolire gradualmente le compartecipazioni alla spesa sanitaria, soprattutto in presenza di disabilità, al fine di garantire l’universalità delle cure e l’accesso ai servizi da parte dei cittadini, con l’obiettivo di evitare la sempre più frequente rinuncia forzata di molti cittadini all’acquisto di farmaci o all’accesso alle prestazioni sanitarie pubbliche, col conseguente ricorso ai privati

Far ripartire l’edilizia sanitaria per il miglioramento dei luoghi di cura

5 – Attuare un piano di edilizia sanitaria, supportato da adeguate risorse finanziarie, finalizzato alla messa in sicurezza alla manutenzione e al recupero delle strutture, con abbattimento delle barriere architettoniche, ottenimento dell’efficienza energetica e umanizzazione dei luoghi di lavoro per gli operatori sanitari e gli utenti

Lotta agli sprechi e alla corruzione

6 – Attivare efficaci iniziative, anche normative, volte a intensificare il contrasto alle frodi e alla corruzione, nonché alle diseconomie e agli sprechi interni alla sanità, prevedendo che tutte le risorse certificate liberatesi vengano reinvestite unicamente nel Servizio sanitario nazionale

Trasparenza negli appalti e nella spesa pubblica in sanità

Riduzione dei servizi in esternalizzazione

7 – Assumere iniziative per introdurre specifiche previsioni in materia di appalti pubblici nel settore della sanità pubblica, al fine di eliminare le distorsioni legate al troppo frequente ricorso a proroghe automatiche e taciti rinnovi di appalti, nonché per incrementare la trasparenza e il controllo nelle procedure che riguardano i meccanismi di spesa.

Promuovere, per quanto di competenza, un sistema di accreditamento rigoroso e di qualità all’interno della programmazione pubblica con valutazione dei risultati, che non penalizzi l’occupazione, ma tenga conto, nei casi di responsabilità o inefficienza del privato, della possibilità di reinternalizzare e regionalizzazione gli operatori, i servizi e le attività esternalizzati, appaltati o accreditati

Riforma delle cure primarie e promozione delle Case della Salute

Aumentare risorse alle persone non autosufficienti

Ripensare i punti nascita

8 – Assumere iniziative per rinnovare con adeguate risorse il sistema delle cure primarie, investendo sulla prevenzione e sull’assistenza domiciliare e territoriale, soprattutto ad alta integrazione sociale (anziani, salute mentale, disabilità), salvaguardando, nell’ambito della razionalizzazione delle reti ospedaliere, i piccoli presidi in zone disagiate, rivedendo peraltro, sotto questo aspetto, le stesse norme relative alla chiusura dei punti nascita con meno di 500 parti, norme nell’ambito delle quali al dato quantitativo non si somma nessun dato qualitativo o di particolarità territoriale;

Assumere iniziative per incrementare le risorse destinate alle non autosufficienze e a interventi di assistenza domiciliare per le persone affette da disabilità gravi e gravissime;

Implementare l’assistenza territoriale, le reti di poliambulatori collegati telematicamente con gli ospedali e nuove forme organizzative in grado di erogare prestazioni assistenziali sulle 24 ore, assumendo le iniziative di competenza per sospendere e rivedere quindi il nuovo atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione di medicina generale approvato nell’aprile 2016 alla luce delle forti criticità esposte in premessa;

Realizzare le case della salute, come luogo di partecipazione dei cittadini e programmazione della sanità territoriale nell’ambito di politiche complessive che assicurino continuità assistenziale e una rete di servizi extraospedalieri, senza limitarsi alla mera riconversione in poliambulatori di strutture sanitarie dismesse, con la necessaria innovazione della sanità di iniziativa

Promuovere la medicina di genere

Difendere la legge 194 pianificando in modo omogeneo la sua applicazione su tutto il territorio

9 – Promuovere politiche di genere finalizzate ad eliminare la disuguaglianza secondo il principio di equità e appropriatezza delle cure, incentivando la presenza di tavoli di coordinamento regionali;

Sviluppare un’efficace programmazione delle politiche sanitarie e sociosanitarie secondo indicatori «genere correlati» e a implementare la medicina di genere in ambito di ricerca e universitario e con percorsi di educazione medica continua;

Valorizzare e ridare piena centralità ai consultori, quale servizio per il sostegno alla sessualità libera e alla procreazione responsabile, attraverso un adeguamento delle risorse, della rete di servizi, degli organici e della loro formazione, delle sedi, nonché secondo la piena attuazione della legge n. 405 del 1975 e del progetto obiettivo materno infantile;

Garantire la piena applicazione della legge n. 194 del 1978 in tutte le strutture e su tutto il territorio nazionale, nel rispetto del principio della libera scelta e del diritto alla salute delle donne e della maternità e paternità responsabili, assumendo tutte le iniziative, nell’ambito delle proprie competenze, finalizzate anche all’assunzione di personale non obiettore per garantire il servizio di interruzione volontaria di gravidanza;

Assumere le opportune iniziative normative affinché in ogni regione siano individuate le strutture sanitarie pubbliche nelle quali istituire servizi dedicati a compiti relativi alla diagnostica prenatale e allo svolgimento delle procedure e interventi di interruzione volontaria della gravidanza, anche oltre il novantesimo giorno, con personale composto obbligatoriamente da non obiettori di coscienza;

Assumere iniziative perché ogni struttura pubblica o del privato accreditato (sia essa un ospedale o un consultorio) applichi pienamente la legge, in modo tale che solo a fronte di questo impegno possa essere concesso l’accreditamento

Farmaci e terapie innovative, impegni di spesa, accesso alle cure

10 – Assumere iniziative per rifinanziare il fondo per il rimborso alle regioni per l’acquisto di medicinali innovativi, istituito con la legge di stabilità per il 2015, incrementandone sensibilmente la dotazione finanziaria e rivedendo contestualmente i criteri di priorità, in modo che tutti i pazienti possano usufruire dei trattamenti innovativi;

Valutare la possibilità di – riguardo ai farmaci per l’epatite C – avviare quanto prima le opportune iniziative volte a modificare l’attuale normativa nazionale al fine di ricomprendere anche l’«emergenza sanitaria» (di cui all’accordo TRIPs) tra le condizioni per la concessione dell’uso del brevetto senza il consenso del titolare, e ad adottare conseguentemente tutte le iniziative in sede internazionale per chiedere quindi, sulla base del citato TRIPs, la prevista deroga alla protezione brevettuale attraverso la «licenza obbligatoria» per i nuovi farmaci antivirali ad azione diretta contro il virus dell’epatite C, al fine di produrli a costo contenuto garantendo l’accesso al trattamento a tutti coloro che ne hanno bisogno

Valutare la possibilità di assumere le opportune iniziative normative affinché l’Aifa ricorra a bandi competitivi per la determinazione del prezzo di acquisto dei vaccini individuati come strategici nel piano nazionale vaccinazioni;

Avviare una politica di maggiori investimenti e incentivi finalizzati ad estendere la ricerca biomedica indipendente, con particolare riferimento alle biotecnologie e alla valutazione di efficacia degli interventi terapeutici e riabilitativi, per far crescere modelli innovativi dei servizi pubblici e nuove attività economiche, con ricadute importanti per la qualità dei servizi, l’occupazione e la ripresa economica;

Inoltre…

Molto sinteticamente è stata bocciata l’intera premessa, che conteneva l’analisi critica dello stato del SSN a seguito delle politiche governative. Tra gli impegni che la mozione chiedeva ne sono stati completamente respinti sei:

  1. inversione della politica di riduzione delle risorse al sistema di protezione sociale e interruzione della spinta verso le assicurazioni integrative
  2. facilitazione del ricorso all’IVG farmacologica
  3. rigetto delle decisioni sul fertility day
  4. iniziative in sede internazionale per porre in discussione il brevetto per i farmaci
  5. iniziative in sede europea per escludere le spese per i servizi socio-sanitari dal patto di stabilità
  6. modifiche della legge 833/78 per l’iscrizione al SSN dei senza fissa dimora.

 

Sono stati svuotati di effetti pratici e ridotti a generiche ipotesi da valutare i seguenti impegni:

  1. Abolizione immediata del superticket e graduale di tutti i ticket
  2. Deroga al brevetto e licenza obbligatoria per i farmaci per l’epatite C
  3. Bandi competitivi per la fissazione del prezzo dei vaccini
  4. Collaborazione tra ASL e agenzie ambientali per la prevenzione.

     

    salute-diritto

Tanto rumore per poco #accordodiprogramma #Livorno

Si è chiusa finalmente la fase documentale dell’Accordo di Programma per il rilancio della città di Livorno, chiuso fra Governo (in particolare il Mise ed il Mit), Regione Toscana, Autorità Portuale di Livorno, Rete Ferroviaria Italiana, i Comuni di Rosignano Marittimo, Collesalvetti e la vecchia amministrazione pre-Nogarin di Livorno (non è un caso se il sindaco di Livorno attuale, fortemente critico con tale programma, sia stato sistematicamente snobbato – complici anche i suoi atteggiamenti infantili, peraltro – e ieri una provvidenziale influenza lo abbia tenuto lontano dal tavolo romano dove si sono apposte le firme definitive).

L’Accordo è rilevante finanziariamente, soprattutto visti i tempi che corrono, e segnala quanto un Pd a trazione toscana sia preoccupato che nella terza città più grande della regione si sia insediata una Giunta pentastellata; per l’area dei tre Comuni citati, che include circa 208.000 abitanti, mette a disposizione 578 Meuro su un arco programmatico di 10 anni, fra fondi strutturali, Fondo Sviluppo e Coesione, risorse dell’Autorità Portuale e qualche spicciolo dei Comuni.

I dubbi provengono però dall’assetto programmatico e dai contenuti. Quanto al primo, come ebbi modo di scrivere quando ancora si era all’inizio del percorso, sarebbe stato necessario includere, dentro l’Accordo, anche Pisa e parte della Costa degli Etruschi e delle Valli di Cornia e di Cecina, in modo, da un lato, di conseguire una massimizzazione dell’integrazione logistica attorno al polo portuale di Livorno (essendo Pisa sede di un aeroporto internazionale) e dall’altro di costruire pacchetti integrati di attrazione turistica, sulla quale Livorno avrebbe potuto giocare la carta di scalo crocieristico (ed infatti di turismo e crociere nell’Adp non se ne parla proprio). Una opportunità persa.

Sotto il secondo aspetto, l’impressione è che l’Adp percorra una filosofia di intervento parzialmente obsoleta. Il cuore del rilancio dell’area di Livorno è imperniato sul potenziamento del traffico container del porto, attorno alla realizzazione del maxi-progetto di Darsena Europa, destinata ad accogliere le super-portacontainer da almeno 8.000 teu. Tale idea potrebbe però arrivare con almeno 10 anni di ritardo. Con il raddoppio del canale di Suez e l’apertura della “nuova via della Seta” dall’estremo oriente, gli scali container appetibili sono quelli del Mediterraneo orientale (il Pireo, non a caso oggetto di acquisto da parte di un grande terminalista cinese, i porti turchi, destinati ad un grande futuro, quelli egiziani di Damietta e Port Said, favoriti dal loro posizionamento allo sbocco del canale di Suez, in Italia Taranto e più in generale i porti della dorsale adriatica). Mentre la posizione decentrata verso Nord rende anche improponibile il transhipment.

Livorno competerà, in futuro, su un segmento di traffico container provenienti dal Nord Africa e dalle briciole che i porti anseatici del Northern Range lasceranno al Mediterraneo dei traffici provenienti dalle Americhe. Istradati verso Livorno in short sea shipping dai porti spagnoli di Algeciras e Valencia, e dalla realtà marocchina in piena espansione di Tangeri. Su queste briciole, Livorno dovrà competere con almeno altri due scali container posizionati a meno di un’ora e mezza di autostrada, ovvero La Spezia e Genova. Nessuno ha ascoltato le recentissime previsioni fosche della Corte dei Conti Europea che, circa il progetto di Darsena Europa, segnalava come “ molti investimenti portuali risultino inefficaci e insostenibili”, citando proprio Genova, La Spezia, Livorno e Savona. Porti vicini, e in concorrenza tra loro nello stesso bacino di mercato, che secondo la Corte rischierebbero dunque di portare anche una specie di effetto “dumping” sulle tariffe (ed il costo del lavoro in banchina) perché ogni scalo cercherebbe di attrarre così i traffici supplementari.
Si pensa, forse, che la zona franca doganale (oramai prevista in ogni scalo container rilevante, e quindi non particolarmente innovativa in termini di competitività) e lo scavalco ferroviario che dal porto condurrebbe direttamente all’interporto di Guasticce, possano bastare per far vincere questa durissima competizione ad un porto oramai da decenni in ritardo sulla movimentazione dei contenitori rispetto ai due principali competitor liguri. L’esperienza dei porti container emergenti sottolinea però come ci voglia ben altro: infrastrutture di darsena e di intermodalità e zone franche sono le condizioni minime, ma non sufficienti. Una condizione molto rilevante è il posizionamento a ridosso del porto di una grande realtà produttiva, in grado di fare del porto il suo scalo “captive” per l’approvvigionamento di materie prime e semilavorati, e per l’invio del prodotto finito. L’esempio di Tangeri Med, gigantesco porto container sviluppatosi attorno alla presenza produttiva di Cevital, gigante nordafricano dell’agroalimentare e di numerosi altri settori produttivi fortemente dipendenti dai traffici marittimi, andrebbe meglio studiato. Così come sarebbe stato bene costruire il progetto di Darsena Europa attorno ad un concetto di molo polifunzionale, in grado di ospitare anche altri traffici, come il Ro-Ro o le rinfuse solide. Senza dimenticare il polo crocieristico, idea che appare oramai malinconicamente superata.

La parte dell’Adp dedicata alle attività produttive è poi disastrosa. Anziché dedicare attenzione al recupero e rilancio delle attività produttive già esistenti e spesso molto precarie ed in crisi (ad es. la raffineria Eni di Stagno) si punta, senza nemmeno una idea di tipo settoriale, ad una perenne diversificazione del tessuto produttivo, incentivando le nuove imprese, sia che esse siano start-up, sia che derivino da investimenti di imprese esterne. Non c’è di per sé niente di male nel concetto di greenfield, ma è una politica molto rischiosa, che va fatta con molta cognizione di causa: attenta selezione dei settori produttivi più idonei alle vocazioni del territorio, ed al contempo che segnalano prospettive di crescita negli anni a venire. Mentre non c’è nessuna idea settoriale nell’Adp, né una idea vaga di mettere in relazione le vocazioni produttive tradizionali dell’area con i nuovi settori sui quali intervenire con le agevolazioni. Con il risultato che, poiché, come tutti oramai sanno, gli investimenti esterni sono poco sensibili alle mere agevolazioni finanziarie (al netto dei raider di incentivi, che lasciano il deserto dietro di loro, vedi Ottana ed altri disgraziati casi di politica industriale nel nostro Paese) il non aver predisposto interventi di “embeddedness” che mettessero a disposizione dei nuovi investimenti le vocazioni locali, in termini di competenze e saperi, servizi specifici, infrastrutture e quant’altro, assisteremo al consueto fallimento italico delle politiche di attrazione di investimenti, ed al consueto patchwork italico di incentivi a piccole e micro imprese, che non esercitano effetti di trascinamento economico significativo.
Tra l’altro, le politiche greenfield richiedono una fortissima capacità di integrazione fra politiche industriali e interventi sulla scuola tecnica, l’Università, il sistema della ricerca e la formazione professionale in una direzione univoca (ancora una volta, se si fosse pensato di coinvolgere Pisa, forse il suo sistema universitario e della ricerca avrebbe avuto qualcosa di interessante da dire). Questa integrazione manca strutturalmente in Italia, né l’Adp prevede strumenti di governance particolari per garantirla, dato che la Cabina di regia è limitata ai soli soggetti finanziatori. Manca un sistema di valutazione degli interventi, che consenta di rimodularli alla bisogna, ma non manca, ovviamente, stante la tendenza dei personaggi in gioco, la comunicazione. Con una chicca che la dice tutta su come si sta finendo in questo Paese: gli esiti (non valutati) degli interventi saranno comunicati direttamente ai lavoratori, alle associazioni di categoria, ma non ai sindacati.

Inutile dire che il fallimento delle politiche industriali comporterà l’altrettanto consueta irrilevanza degli interventi formativi e di riqualificazione professionale dei lavoratori, un bacino di vero e proprio parassitismo senza sbocco, alimentato dal FSE, in tutte le aree in cui si applica.

La verità vera è che gli interventi di rilancio delle aree di crisi industriale non li sa fare nessuno, nel nostro Paese.

Riccardo Achilli – Sinistra Italiana Livorno

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Sanità a #Livorno basta chiacchiere occorre fare presto !

Rompere gli indugi per superare questa situazione estenuante di stallo e il primo atto da compiere.
La città e la sanità Livornese hanno necessità di sapere quale futuro avranno. In concreto, nel rimbalzo delle responsabilità politiche tra Comune, ASL e Regione , i servizi sanitari sotto il peso dei ticket, continuano ad essere penalizzati ad essere erogati con difficoltà; il personale carente, liste di attesa incomprensibili per visite esami , la medicina d’iniziativa, la presa in carico del paziente per fare più prevenzione e gestione delle situazioni fragili stenta a decollare (ma non doveva essere risolto quasi tutto con l’istituzione della area vasta) imposta con forza dalla Regione Toscana ?
Il presidio ospedaliero aspetta decisioni risolutive una volta per tutte, una delle priorità è aprire finalmente il secondo padiglione, renderlo operativo per dare nuovi ambienti a pazienti e operatori .
Il coinvolgimento di tutti gli operatori sanitari in questa fase e in quelle successive è determinante per preparare la città alla sfida per una sanità sempre più preventiva , inclusiva, appropriata e efficace.

Sinistra Italiana Livorno – Forum Salute

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Andiamo avanti! Campagna per il No e Congresso fondativo.

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Care e cari,

siamo già nel pieno della campagna referendaria e molti di voi sono meritoriamente occupati ad organizzare le centinaia di iniziative con cui attraverseremo il paese per spiegare le ragioni del nostro No alla riforma costituzionale.
Sono in arrivo sui territori manifesti e volantini della campagna StavoltaNO che Sinistra Italiana ha fatto stampare per rendere più agevole il lavoro dei tanti attivisti impegnati sui territori in vista del 4 dicembre. In ogni caso vi ricordiamo che trovate tutto il materiale, le news e le iniziative anche sui nostri sitiwww.sinistraitaliana.si e www.noidiciamono.it. Inoltre ogni giorno sulla pagina facebook Noi diciamo No trovate contenuti e materiali da diffondere sui social network, ricordando che siamo a disposizione presso la sede centrale (06/44700403 int. 1) nel caso in cui incontriate qualsiasi tipo di ostacolo o difficoltà. Sulla piattaforma Commo trovate anche un nutrito dibattito che vi può aiutare meglio ad approfondire le ragioni che ci dicono che questa riforma altro non è che un progetto per un’Italia con un uomo solo al comando, ancora una volta pensata sulla testa e sulla pelle dei suoi cittadini.

VERSO IL CONGRESSO FONDATIVO DI SINISTRA ITALIANA
Nel frattempo si sta avviando il percorso che ci porterà al nostro primo congresso fondativo. Il calendario dei lavori e il regolamento saranno proposti ufficialmente dall’Esecutivo Nazionale al Comitato Promotore Nazionale nei prossimi giorni. Lo spostamento della consultazione referendaria al 4 dicembre rende necessario infatti posticipare la data del nostro congresso di qualche settimana rispetto a quanto previsto a Cosmopolitica. In ogni caso si è già proceduto, come da mandato del Comitato Promotore, ad individuare i componenti delle due commissioni che avranno il compito di elaborare il materiale congressuale da sottoporre alla consultazione degli iscritti e delle realtà sociali, politiche, intellettuali con cui intendiamo collaborare. Entrambe, quella ‘Progetto’ che avrà il compito di produrre le bozze dei testi politici su cui incardinare la discussione e quella ‘Forma Partito’ che dovrà preparare una bozza di Statuto, sono state convocate per sabato 15 ottobre alle ore 10.30, e prima di quella data saranno messe in condizione di lavorare anche avendo a disposizione una proposta per quanto riguarda i tempi e le modalità di tutto il percorso congressuale.
Il percorso è cominciato: il futuro di Si e la definizione del nostro ruolo nel paese sarà messo nelle mani dei suoi iscritti ed attivisti (aderisci.sinistraitaliana.si) attraverso un congresso democratico e partecipativo, animato da una discussione di merito, sui contenuti, trasparente e sicuramente utile a delineare quella innovazione organizzativa e teorica di cui abbiamo bisogno per cogliere le sfide che ci attendono.

MARCIA PER LA PACE
Come sapete domenica si è svolta la Marcia Della Pace Perugia-Assisi. E’ stata una grande manifestazione, partecipata da tanti e tante provenienti da tutte le regioni di Italia per ribadire che c’è una strada possibile per fermare la guerra e il terrorismo. Anche Sinistra Italiana era presente: sono stati molti i compagni che hanno percorso i 24 km della marcia, un nostro banchetto ha distribuito materiale all’altezza di Santa Maria degli Angeli e una delegazione di parlamentari ha portato la nostra voce e il nostro punto di vista sulle tragiche notizie che giungono dal Aleppo e dalla Siria, ma anche da tante altre parti del mondo.
A questo link trovate un breve racconto della Marcia e qui un articolo di Erasmo Palazzotto, Vice-Presidente della commissione esteri della Camera dei deputati.

SFRUTTAMENTO 2.0?
Da sabato sono in agitazione i fattorini torinesi di Foodora, azienda attiva attraverso un app a Milano e Torino nella consegna di pasti a domicilio. I fattorini, che vengono pagati poco più di 2 euro a consegna, hanno chiesto che vengano completamente eliminati il co.co.co e il cottimo e che si passi a un contratto part time verticale con una paga oraria fissa di 7,50 euro netti e un bonus di un euro a consegna fisso. Un’ulteriore rivendicazione riguarda gli strumenti di lavoro, bicicletta e smartphone, che sono a totale carico dei fattorini e per i quali questi lavoratori atipici hanno richiesto un contributo da parte dell’azienda. A seguito della mobilitazione due promoter sarebbero state licenziate attraverso la loro cancellazione dal gruppo WhatsApp su cui venivano comunicati gli incarichi e i turni di lavoro.
Sul caso è intervenuto il nostro deputato Giorgio Airaudo che ha chiesto che “Il governo convochi immediatamente Foodora Italia, la start up di take away on line.” – e ha aggiunto – “Renzi e il ministro Poletti, che hanno speso tante parole per i giovani, non possono non intervenire di fronte ai primi licenziamenti via WhatsApp. La new economy produce comportamenti vecchi: sfruttamento e licenziamenti. Questi lavori devono avere delle regole.”
Per approfondire puoi leggere questo articolo di Marco Grimaldi (Capogruppo in Regione Piemonte).
E ancora, sempre sul tema della precarietà del lavoro nel settore del commercio, segnaliamo questo articolo che Chiara Casasola ha pubblicato su Commo, la nostra piattaforma di discussione, per aprire un dibattito programmatico che ci aiuti ad individuare proposte efficaci e politiche alternative. Ricorda che puoi contribuire dicendo la tua o pubblicando un tuo articolo sulla piattaforma.
Infine ci sono molti altri temi di cui ci siamo occupati in questi giorni, dalle mobilitazioni del centro Baobab a Roma, passando per il caso della sponsorizzazione dell’agenzia di scommesse Intralot alla nostra Nazionale di calcio (trovi tutto nella sezione ‘Comunicati’ del sito) fino naturalmente al caso dei conti che non tornano nel Def predisposto dal governo Renzi.

Continuiamo a lavorare per dare all’Italia una sinistra all’altezza del tempo presente. Facciamolo insieme.

Un caro saluto a tutti e tutte.