1 maggio 2020

 

Non servirà ostentare una normalità che non c’è.
Ognuno di noi vivrà in solitudine il 1 maggio come mai era successo prima d’ora, con l’ansia e a paura dentro al cuore, nella duplice chiave di lettura che contrappone la paura alla necessità di riappropriarsi della normalità.
Se c’è un momento sul quale ragionare sul significato del 1 maggio è proprio questo perché la festa dei lavoratori ogni anno è sempre stata un manifesto di accusa e di denuncia per le morti da confermare ad alta voce: gli incidenti, la precarizzazione, lo sfruttamento, la lotta per un salario più giusto, la parità fra i sessi, oggi assumono un’incertezza ancor più dilagante, aumentando il baratro fra ciò che è giusto e ciò che non lo è perché la leva del futuro che ci aspetta è imprevedibile.
L’unica certezza è che ci sarà una minoranza ancor più esigua che manterrà il potere fra le mani, le laute prebende fatte di privilegi e accumulo di capitali calpestando e travolgendo tutto il resto.
In questo frangente, la pandemia che ci ha paralizzato da quasi due mesi ha reso ancora più evidenti le storture di un sistema che è fuori controllo.
Il lavoro è un bene comune, una garanzia di dignità che oggi continua a restringersi seguendo l’andamento dei beni comuni essenziali violentati e alienati in nome del profitto personale, del trionfo del privato sul pubblico.
Nel lungo e triste elenco dei morti per il Covid19 erano inclusi anche i lavoratori della sanità, e ogni giorno abbiamo visto aumentare il numero di chi cadeva in servizio perché era stato lasciato solo o obbligato a fare a meno degli strumenti essenziali di difesa e sicurezza: erano dentro i nostri ospedali e dentro le RSA.
Nemmeno il mondo fuori si è fermato, per garantire a noi di sopravvivere altri sono morti, indifesi e soli.
Oggi si sprecano le lacrime di coccodrillo di chi ha deciso e legiferato nel passato aumentando la folle corsa neoliberista in nome del profitto, ora dice ‘Mai più, cambiamo tutto’.
Tutto vero?
Purtroppo abbiamo un grave difetto di memoria che ci perseguita dopo ogni strage, dopo ogni catastrofe per la quale chi aveva colpe ha subito pronunciato quella frase, ma è sempre bastata una manciata di ore per cancellarla e tornare a sbagliare ancora e ancora, in barba alle leggi e alle norme che disciplinano i diritti universali e le garanzie non solo dei lavoratori ma di ogni cittadino di questo Paese.
Siamo tutti parte lesa in qualche modo e a caduta, sono sempre i più deboli a pagare di più.
Domani saranno ancora di più.
Anche quei ‘vecchi delle RSA’ sono stati lavoratori un tempo, rappresentavano quella stessa generazione che ci ha consentito di emanciparci, studiare, migliorare e ha lottato per ottenere i diritti che oggi dovremo continuare a difendere contro leggi spesso ingiuste.
Loro non ci sono più per farlo al posto nostro.
Questo 1 maggio, lo dedichiamo ai morti di Covid19 e ai operatori sanitari morti per salvarli.
Non possiamo dimenticare la lotta e il sacrificio di ognuno di loro.

Esecutivo Sinistra Italiana – Federazione di Livorno

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